DIOR A VENEZIA, INTRAMONTABILI ELEGANZE

Christian Dior a Venezia 1951, un anno magico. Gli scorci più intriganti della città erano coprotagonisti dalla campagna che in tutto il mondo diffondeva le proposte del sarto più popolare del momento.

“Intramontabili eleganze. Dior a Venezia” è il titolo della mostra fotografica, a cura di Vittorio Pavan e di Luca Del Prete, dedicata al grande couturier francese e al suo legame con Venezia, dal 12 aprile al 3 novembre nel Museo Villa Pisani, a Stra (Riviera del Brenta).

Sempre nel 1951, il 3 settembre, si celebrava a Palazzo Labia il “Ballo del Secolo”, quel Bal Oriental voluto da Don Carlos de Beistegui y de Yturbe, che richiamò mille protagonisti del jet set. Un ballo in maschera che impegnò Dior con Dalì, il giovane Pierre Cardin, Nina Ricci e altri, come creatori dei costumi per gli ospiti. Un evento che mostrò al mondo i fasti del Settecento veneziano. Testimoni di entrambi gli eventi furono i fotografi di Cameraphoto, l’agenzia fotografica veneziana fondata nel ’46 da Dino Jarach, che in quegli anni documentava tutto ciò che di speciale accadeva a Venezia e oltre. Per volontà di Vittorio Pavan, attuale conservatore dell’imponente Archivio di Cameraphoto (la parte storica vanta oltre 300mila negativi schedati) e di Daniele Ferrara, direttore del Polo Museale Veneto, le immagini di quei due eventi vengono ora esposte al pubblico a Villa Nazionale Pisani, a Stra, la “regina” delle Ville Venete, impreziosita dagli affreschi di Giambattista Tiepolo. Artista che dominò, dai soffitti di Palazzo Labia, la memorabile festa del 1951.

Per la mostra Pavan ha selezionato 40 immagini della collezione messa in scena a Venezia da Dior. In quegli anni ogni sfilata presentava poco meno di 200 modelli. Dior era l’idolo della moda del dopoguerra. Le sue collezioni erano attese dal mondo. Si valuta che solo per vedere e acquistare le sue proposte sorvolassero l’Oceano, ogni anno, 25mila persone.

Ogni suo cambiamento di linea e ogni stagione ne imponeva uno, che veniva accolto con entusiasmo o con critiche feroci. Ma nessuna donna che volesse essere alla moda poteva ignorare i dettami del couturier parigino di Avenue Montaigne, dalla maison nata da appena 5 anni che impegnava già un migliaio di collaboratori.

Il suo New look dominava la moda. Nel 1950 aveva imposto la Linea Verticale, nel ’51 – come documentano le immagini esposte a Villa Pisani – la donna non poteva che vestire in Ovale: spalle arrotondate e maniche a raglan, tessuti modellati come una seconda pelle. Complemento indispensabile, il cappellino, per cui Dior si ispirò, quell’anno, ai copricapi dei coolies, alla cinese quindi. Per l’autunno creò invece la linea “Princesse” in cui la vita dava l’illusione di estendersi sotto al seno. Nelle immagini di Cameraphoto le belle modelle vestite da Dior duettano con Venezia. La mostra ha l’obiettivo di contribuire alla valorizzazione dell’archivio fotografico Cameraphoto, dichiarato di eccezionale interesse culturale dal Mibac.

Il secondo nucleo della mostra è dedicato al Gran Ballo di Palazzo Labia, per il quale il 3 settembre a Venezia giunsero da tutto il mondo mille invitati doc, su invito di don Carlos, popolare come Il Conte di Montecristo. Dior, con giovani sarti e con Dalì, creò abiti ispirati al Settecento di Goldoni e Casanova per i Duchi di Windsor, i Grandi di Spagna, l’Aga Khan III, il Re Faruq d’Egitto, Winston Churchill, re, principi e principesse, milionari, artisti, stilisti come Balenciaga e Schiaparelli, protagonisti del jet set come Barbara Hutton, Orson Welles, Daisy Fellowes, Cecil Beaton, i Polignac, Rothschild. Ad accoglierli Don Carlos svettante su platform alte 40 centimetri, abbigliato da Re Sole. Erede di un’immensa fortuna creata in Messico, viveva tra Parigi, dove possedeva una casa disegnata da Le Courbusier e decorata da Dalì, e un castello di campagna. Aveva acquistato e restaurato Palazzo Labia ed ora lo offriva ai suoi amici.

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