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Zanellato si riprende la voglia d’estate: le bag made in Italy

Il produttore di borse da Vicenza rilancia la moda per la bella stagione. Un inno alla positività che esprime il saper fare italiano.

Quella che si vede in foto di apertura è Postina, la icon bag espressione dello stile di vita italiano che è la punta della collezione primavera/estate 2020 di Zanellato. Il produttore di borse e accessori da desiderare, collezionare da Vicenza, non ha mai smesso di sfornare prodotti eleganti, sofisticati e autentici, una delle più inconfondibili espressioni della qualità made in Italy.

Ancora oggi, per i prodotti di questa collezione 2020, le “regole” di produzione sono quelle dell’ateliér, dove il rispetto della tradizione e la continua ricerca di nuovi design si fondono in perfetta armonia per creare pezzi ricercati, iconici, che esaltano il vero saper-fare Italiano.

Zanellato è oggi uno dei brand di riferimento negli accessori di lusso, e, sotto la guida di Franco Zanellato, propone un nuovo “stile di vita”, dove una creazione di lusso, discreto e impeccabile, diventa un accessorio irrinunciabile da amare, indossare, desiderare e, soprattutto, custodire.

Era il 1999 quando Franco Zanellato, forte di una tradizione famigliare nel campo della pelletteria, diede vita al proprio sogno, creando una piccola realtà per la produzione di preziosi accessori di lussuosa bellezza, trattati e lavorati con scrupolosa cura. Il lusso ricercato e il gusto made in Italy risuona nelle boutique di Milano, Mosca e Tokyo. I prodotti, eleganti, sofisticati e autentici, sono una delle più inconfondibili espressioni della qualità di queste borse ricercate. Con la graduale riapertura dei negozi, restiamo accanto al fatto in Italia di qualità.

La limited edition Sakura, l’anno scorso, si ispirava a questa opera d’arte del mondo, con colori e linee che richiamano il romantico fiore di ciliegio, protagonista della fioritura orientale che da secoli ispira gli artisti di tutto il mondo. Da qui derivava questo splendido allestimento che riportiamo in foto, che richiamava un trend primaverile nei negozi Zanellato.

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Le vacanze più esclusive (e distanziate) quest’estate si fanno in villa.

Una Jacuzzi sopra un faro vicino Siracusa. Un castello immerso nella natura pugliese. Una piscina che si affaccia sui campi di grano di Marsala. Residenze esclusive, silenziose, volutamente poco pubblicizzate, ideali per gli amanti del lusso non ostentato e della privacy, come quella che cercano anche molti personaggi pubblici internazionali. Luoghi unici, che appartengono a famiglie antiche a cui, fino a poco tempo fa, si accedeva solo attraverso il passaparola.

Quando Rossella e Huw si sono incontrati, quella sera di 22 anni fa a Parigi, a una festa di un amico americano, mai avrebbero pensato di occuparsi un giorno delle vacanze degli altri. Lei, originaria di Palermo, era appena atterrata da New York e stava completando un dottorato di ricerca in biologia cellulare. Lui Huw Beaugié, ingegnere londinese, stava lavorando per una casa automobilistica ma con ambizioni che lo portavano, almeno col pensiero, lontano da lì. Da quella sera non si sono più lasciati e per passare del tempo di qualità insieme hanno stravolto i loro piani. «Dopo una lunga primavera piovosa a Parigi, siamo volati sull’Isola di Stromboli per una breve vacanza. Volevo fargli conoscere il sole della mia terra e lì, in quel posto magico, si è accesa la scintilla», racconta Rossella. «Huw si è innamorato dell’Isola e del calore della Sicilia.  E io, che fino a quel momento avevo viaggiato per tutto il mondo, l’ho riscoperta. Così abbiamo iniziato a sognare e progettare. E dopo qualche anno il sogno è diventato una società, Thinking Traveller». Complice il grande network di conoscenze di entrambi, in poco tempo sono diventati il punto di riferimento delle vacanze di inglesi e americani, tra cui cantanti famosi e attori di Hollywood di cui non vuole svelare le identità.

«Ci siamo concentrati sulla qualità delle ville. Ne curiamo 140 in esclusiva, tra Sicilia, Puglia e Toscana. Fuori dall’Italia ne abbiamo in Grecia, Corsica e Turchia. Le conosciamo una per una, gli standard sono alti, quelli che ogni nostro ospite si aspetta. E così qualche volta ci capita di non accettare l’incarico. Magari sono case storiche, che appartengono alla stessa famiglia da secoli ma che non offrono quel comfort che noi garantiamo. E ammetto che in certi casi non è facile dire di no», spiega Rossella.

Chi li contatta per i soggiorni spesso sono amici di amici. Col tempo la clientela si è allargata, è principalmente straniera, arriva soprattutto da New York, Londra e Lugano. Alcuni sono personaggi noti alla ricerca del buon gusto, ma anche di silenzio e discrezione. «Si fidano, sono abituati a vivere in un mondo di comodità e la cercano anche in vacanza. Con noi sono certi di evitare il rischio. Quando consigliamo una casa, sappiamo che è quella giusta per le esigenze di chi ce la chiede. Le conosciamo tutte, i nostri occhi sono i loro». I prezzi vanno dai 3 ai 20 mila euro a settimana, gli stranieri apprezzano l’Italia anche più di chi ci vive tutto l’anno. «Amano i paesaggi, la cucina, apprezzano l’olio appena uscito dal frantoio, il vino locale, il formaggio appena fatto dal contadino, cercano le esperienze. Per questo quando forniamo una cuoca per l’intero soggiorno vogliamo che sia una vera signora di casa, che sappia cucinare piatti locali». Certo, capita anche qualche imprevisto e che gli ospiti non sempre capiscano a che cosa vanno incontro. Come quella volta che una coppia americana aveva scelto una villa isolata, raggiungibile solo attraverso una strada sterrata, e poi voleva affittare una Ferrari. «Gli abbiamo fatto capire che sarebbe stato meglio un fuoristrada», sorride Rossella, abituata a non perdere il suo aplomb davanti alle richieste più complesse. Come far cantare un soprano di fama internazionale per il compleanno a sorpresa di un ospite. O far recapitare un pianoforte a coda in giardino, in una villa a picco sul mare.

Con l’incognita del Covid e i divieti di circolazione aerea, quest’anno il passaparola ha coinvolto anche molti italiani. Che dal 3 giugno potranno circolare tra regioni. «La villa garantisce il distanziamento sociale richiesto, per questi molti le cercano. Sul nostro sito, da poco in lingua italiana, si possono trovare le soluzioni. Chi ama il mare e le isole troverà anche ville a Favignana e Marettimo, Lipari e Capraia. Sono tra le più belle d’Italia», conclude Rossella. «Su questo garantisco io».

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È questo il futuro dell’alta cucina? In questo ristorante di Amsterdam è ora possibile cenare in una serra individuale

Mentre il blocco finirà prima, il coronavirus ci ha sicuramente indotto a valutare i nostri stili di vita. Soprattutto il settore alberghiero è tenuto a intensificare il suo gioco con i clienti che stanno ripensando alle loro esigenze di mangiare fuori! Tuttavia, per garantire che gli affari procedano senza intoppi – un ristorante di Amsterdam ha avuto un’idea unica per infallibile l’unica cosa di cui i clienti sono preoccupati al momento – Sicurezza.

Per garantire il rispetto delle norme sul distanziamento sociale, Mediamatic ETEN, un ristorante vegano situato nel Dijksgracht nel quartiere Oosterdok di Amsterdam, invita ora gli ospiti a cenare in serre individuali. Le strutture in vetro racchiuse sono dotate di un tavolo per due o tre commensali e assicureranno che la società di 1,5 metri sia facilitata dopo tutto!

Commentando la nuova iniziativa, il socio fondatore di Mediamatic Willem Velthoven in una dichiarazione a NL Times ha dichiarato: “Questa è stata una delle idee più fattibili da un ampio elenco di idee che abbiamo avuto durante il brainstorming”, ha aggiunto inoltre, “Ne abbiamo altre, più grandi serre, ma il loro utilizzo dipende da come tutto finisce. I gruppi più grandi potrebbero [venire] ora ma poi dovrebbero essere famiglie. Per ora, i gruppi più grandi vengono scoraggiati perché, per nostra esperienza, sono solo più rumorosi e quindi ottieni il comportamento eccitato che fa volare lo sputo e così via, e questo è il tipo di comportamento che farebbe diffondere il virus più velocemente. ”

Gli appassionati di cibo possono prenotare in anticipo un menu di 4 portate a base vegetale nelle serre di quarantena di Mediamatic ETEN dalle 18:00 alle 20:30 o dalle 20:30 alle 23:00, sebbene le prenotazioni non siano attualmente disponibili fino a giugno.

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ARRIVA IL BIKINI CON MASCHERINA COORDINATA

I primi due modelli li ha fatti per gioco, in casa, scherzando con le due figlie ma appena la foto è stata messa sui social ha iniziato ad essere virale ed è finita anche su Striscia la Notizia. E’ di Tiziana Scaramuzzo, romana di nascita, ma da 45 anni residente a Falconara Marittima, l’idea del trikini da spiaggia all’epoca della mascherina obbligatoria e del distanziamento sociale:ai classici due pezzi del costume è abbinata la mascherina della stessa fantasia del bikini. «Non pensavo potesse avere tutta questa risonanza – si schermisce Scaramuzzo – e invece ha colpito. L’idea è venuta davvero per gioco.Ho un negozio artigianale, Elexia Beachwear, i costumi li faccio io e vendo soprattutto in questo periodo: Ma con l’attività chiusa, parlando con le mie figlie ho detto che se proprio dovevamo convivere con le mascherine, che mascherine siano, anche al mare.

Ho fatto due prototipi, avevo già i costumi da bagno e ho abbinato loro la mascherina dello stesso colore e della stessa stampa. Poi ho pubblicato le foto sulla mia pagina Facebook e su quella Instagram”. Da lì le foto hanno cominciato a fare il giro dei social e sono arrivate le prime richieste . “Se mi copiano l’idea? Pazienza, io non vedo l’ora solo di riaprire il negozio, poi potrò fare il trikini a tutte” dice Scaramuzzo”.

Nel frattempo ha riconvertito la produzione e ha cominciato a realizzare mascherine munite di tasca. “La gente le ordina sia al telefono che attraverso i social. Per fuori comune facciamo le spedizioni – spiega -. Sono tutte in cotone, sono lavabili, non sono certificate come quelle mediche, ma possono contenere la mascherina chirurgica perché hanno una taschina”.. La negoziante ha scelto un prezzo calmierato di 5 euro per la vendita

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MODA MADE IN ITALY, LA RICETTA PER RIPARTIRE IN TRE PUNTI

Gradualità, sicurezza e puntare al reshoring riportando produzioni nel paese

La moda italiana e la sua filiera, unica al mondo per la qualità dei prodotti, è quasi del tutto ferma da un mese e mezzo circa. E’ necessario ripartire per non perdere la leadership, ma con nuove regole per la sicurezza nelle aziende ed anche con nuove strategie, magari approfittando della situazione per riportare in Italia produzioni che si facevano all’estero (reshoring), senza perdere tempo, per non minare per sempre la preziosa filiera italiana, fatta anche di migliaia di piccole imprese e di artigiani. “La moda è una filiera stagionale.

Ci sono date importanti, non comprimibili – ha detto  il presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, Carlo Capasa intervenendo a L’Italia che investe su Corriere.it – noi dobbiamo presentare le collezioni a giugno per venderle, prepararle e consegnarle alle boutique di tutto il mondo. Non dimentichiamo che ieri in Cina a Canton, ha riaperto la boutique di Hermes, incassando la cifra record di 2,5 milioni di dollari”.   “Si riparte tutelando la salute – sottolinea Matteo Lunelli che con Altagamma riunisce 107 eccellenze del made in Italy -. Devono riavviarsi le piccole imprese e settori come il design, completamente bloccati da un mese e mezzo. Gli associati di Altagamma, Camera Moda e Confindustria Moda vogliono ripartire rispettando le regole, gradualmente”.   

“Lo smart working va benissimo per la parte commerciale e amministrativa delle imprese – spiega  il presidente di Confindustria Moda Claudio Marenzi (Herno)- ma la produzione va fatta sul campo. Insisto sul tema sicurezza perché abbiamo firmato in Confindustria un protocollo con i sindacati, che poi verrà discusso con il comitato scientifico e con il Mise. Ma abbiamo una filiera unica al mondo e stiamo fermi. In Spagna, Turchia, Portogallo, hanno continuato a lavorare, in sicurezza certo. Qualcuno potrebbe cominciare a pensare di produrre fuori abbandonando la filiera italiana. Se non ripartiamo subito rischiamo di perdere il supporto del made in Italy, la filiera. Tra la bolla 1998 – 2008 abbiamo perso centinaia di migliaia di addetti ai lavori. Se la filiera la perdi è finita, non si ricrea. Ricordiamo che siamo la seconda manifattura in Europa con il 40% della produzione, poi viene la Germania con l’11%”.

“Bisogna ripensare al reshoring – sottolinea Marenzi – lavorando sul cuneo fiscale e valutando certi fattori come il costo dell’energia che in Italia è il 30% in più degli altri paesi europei. Bisogna pensare anche al costo del lavoro e sono sicuro che ripartirebbe anche tanta occupazione al Sud Italia”. “Noi siamo in primi in qualità – incalza Capasa –l’occupazione del settore riguarda un milione di persone. Stiamo rischiando di distruggere la migliore azienda italiana”. “Io con Herno sono ripartito da quattro settimane in sicurezza” rivela Marenzi. “Le nostre aziende daranno la priorità alla salute delle persone- conferma Lunelli -. Ricordiamo inoltre che gli associati di Altagamma hanno donato per l’emergenza sanitaria 41 milioni di euro e hanno pagato tutti e i fornitori con grande senso di responsabilità sociale.

A questo proposito aggiungo che garantire al sicurezza dei dipendenti vuol dire anche pensare a dettagli come organizzare i turni nella pausa pranzo per evitare assembramenti nelle mense”.  “La riapertura dovrà essere graduale – conclude Marenzi – la parte commerciale e amministrativa può continuare in remoto, ma bisogna riaprire almeno il 50% di ogni azienda, per fasce di età, cominciando dai più giovani, pensando ai trasporti più sicuri o consigliando spostamenti con mezzi propri”. 

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Dove si sono rifugiati gli ultraricchi durante la pandemia

La crisi del Covid-19 sta esponendo le differenze di status come raramente era successo in questi anni. Il reddito e la classe sociale di appartenenza condizionano i luoghi dell’abitare, la vicinanza ai servizi essenziali, oppure l’accesso all’assistenza sanitaria. Chi può permetterselo, si è messo subito alla ricerca di luoghi per sfuggire alla pandemia, lontano dalle folle. Che si tratti di superyacht noleggiati in fretta e furia o di tenute di campagna simili a fortezze, gli ultraricchi di tutto il mondo stanno trovando un modo per rendere più gradevole una situazione da molti paragonata a una guerra.

L’amministratore delegato della società di noleggio di yacht Burgess Jonathan Beckett, in un’intervista al Telegraph ha spiegato che la domanda per i suoi servizi è schizzata dall’inizio della pandemia: “Uno yacht con un bel clima non è un brutto posto per isolarsi”. Il prezzo per noleggiare le sue navi? Tra i 53mila dollari e il milione di dollari a settimana. Beckett ha spiegato che adesso molti clienti prenotano le navi per diversi mesi: “Una famiglia ha noleggiato uno yacht per nove settimane e abbiamo anche avuto due prenotazioni a lungo termine per yacht da 39 e 70 metri”. I clienti pianificano già lezioni on-line a bordo per i loro figli, o fanno salire in barca direttamente i professori, con lezioni di cucina dallo chef per mamma e papà. Le destinazioni più di tendenza: l’Alaska, le isole del Pacifico e il Cile meridionale.

Se l’industria dei viaggi è stata colpita duramente dalla pandemia, non tutti i comparti soffrono allo stesso modo. Le compagnie aeree aspettano il salvataggio dei governi e gli alberghi si sono svuotati, ma gli aerei e gli elicotteri privati vanno alla grande. NetJets, una società statunitense che vende la proprietà parziale di aerei privati, sta cercando di collaborare con altre imprese per fare in modo che i clienti possano evitare gli aeroporti commerciali. Approfittando del momento d’oro, NetJets si è anche offerta in compenso, di mettere a disposizione parte della propria flotta per consegnare in tempi rapidi mascherine protettive da una parte all’altra degli Stati Uniti.

C’è anche un’altra ragione, non meno importante del lusso, che spinge i ricchi a scegliere gli yacht: mentre i porti delle navi da crociera sono chiusi in tutto il mondo, le marine da diporto sono ancora aperte. Il motivo sarebbe che gli yacht sono mediamente più puliti e al tempo stesso meno “monitorati” delle navi passeggeri. Del resto, le scarse possibilità di completa igienizzazione sono una delle ragioni per cui la nave Diamond Princess è diventata uno dei più famosi focolai di Covid-19 al mondo, con un numero di contagi passato da 10 a 700 nel giro di due settimane.

Ogni yacht è invece disinfettato da cima a fondo tra un noleggiante e l’altro, e alcuni includono speciali filtri per l’aria condizionata pensati apposta per ridurre la diffusione di agenti patogeni. Come se non bastasse, mentre nelle marine chi scende e chi sale resta quasi tutto il tempo all’aperto, mentre una squadra di pulizie si occupa della sua imbarcazione, i terminal delle crociere sono quasi sempre affollati da centinaia di passeggeri e personale di bordo. Il risultato è che – pur nel bel mezzo di un’emergenza sanitaria globale – l’affitto delle navi di lusso è incoraggiato  mentre tutto il resto del settore nautico è costretto in casa.

“I ricchi sono più resilienti dei poveri di fronte alle epidemie, in funzione delle maggiori risorse di cui dispongono”, ha speigato Richard Keller, professore di storia medica e bioetica all’Università del Wisconsin. Quando al presidente Donald Trump è stato chiesto perché gli atleti e altre persone più “interconnesse” ottengano i tamponi prima di tutti gli altri, ha risposto: “Forse è perché così è la vita”. Per chi non può solcare i mari proibiti alla gente comune, esiste l’opzione della fuga via terra. Negli Stati Uniti, le persone con la seconda o terza casa si sono allontanati dai focolai del Covid, come New York, verso spazi più bucolici: gli Hamptons, Cape Cod nel Massachusetts, Hilton Head in Carolina del Sud oppure Palm Beach, in Florida, sono stati presi d’assalto.

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Ispirato alle supercar, questo concetto di yacht di lusso hard-top da 27 m viene chiamato “Lamborghini of the seas”

L’anno scorso, lo studio di design di yacht Officina Armare con sede a Milano ha rivelato un concetto di motoscafo a cielo aperto chiamato A43 che è stato ispirato da uno dei più malvagi hypercar in edizione limitata mai realizzati: la Lamborghini Centenario Roadster. Lo studio di design è tornato quest’anno con l’ennesimo concetto di nave di lusso che attinge fortemente dal mondo delle automobili esotiche. Il nuovo sorprendente A88 Gransport è un concetto di yacht di lusso hard-top da 27 m con molti elementi di design presi in prestito dalle supercar.Il Rapporto Robb lo ha definito “Huracan Evo del mare”, e ci sono motivi sufficienti per sostenerlo. Il corpo aerodinamico dello yacht evoca la forma di una supercar aerodinamica. Inoltre, l’arco muscoloso, le prese d’aria multiple, l’hardtop aerodinamico simile a una coupé, i quattro scarichi d’acqua e gli spoiler in fibra di carbonio per gli aiuti aerodinamici sono elementi che vengono sollevati direttamente dalle auto performanti.

I due motori diesel 16 valvole A88 da 2.600 cavalli che generano una potenza cinque volte maggiore rispetto al motoscafo A43 dell’anno scorso. È sufficiente dare allo yacht di 27m una velocità massima di 46 mph, mentre la portata massima dichiarata è di 400 miglia a velocità di crociera di 40 mph. L’A88 può ospitare fino a 8 persone in 4 cabine: due Master Suite e due cabine doppie. Il layout può anche essere interamente personalizzato per soddisfare le esigenze del suo proprietario. Il master a tutto baglio presenta un letto king-size, un bagno privato con doccia a sedere e una propria area mini-lounge. Il ponte di prua presenta due grandi prendisole e una copertura per bimini in tela, mentre il ponte di poppa vanta un divano in pelle e una zona pranzo all’aperto. 

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Il designer Yves Behar ha introdotto uno specchio intelligente alimentato dall’intelligenza artificiale che funge anche da sistema di fitness domestico all-inclusive

Con COVID-19 , gli allenamenti casalinghi hanno guadagnato un’enorme popolarità. E contribuendo in modo equo alla tendenza sono il designer Yves Behar e l’imprenditore Trent Ward che hanno recentemente svelato uno specchio intelligente che non solo funge da aggiunta estetica alla tua casa, ma ti aiuta anche a rimanere in forma! 

Progettato come un sistema di fitness domestico all-in-one , ‘Forme’ come viene chiamato fornisce proiezioni di lezioni di fitness secondo la scelta dell’utente. Lo specchio a figura intera è dotato di altoparlanti, un microfono e una videocamera e può contenere attrezzature per l’allenamento di resistenza ad alta tecnologia all’interno della sua struttura. È dotato di pulegge e bracci regolabili in fusione di alluminio di alta qualità che possono essere regolati secondo le proprie preferenze e il dispositivo può essere montato a parete e mantenuto indipendente per soddisfare le diverse esigenze di arredamento.

In definitiva, Forme mira a creare un’esperienza coinvolgente raccogliendo i dati dell’utente da allenamenti precedenti e lanciando raccomandazioni personalizzate sui pesi corretti, esercizi ottimali basati su età e peso e la quantità ideale di attività a proprio vantaggio. Commentandolo, Behar in una dichiarazione ha dichiarato: “Giriamo gli allenamenti in un modo che ci fa sentire come se l’utente fosse effettivamente nella stessa stanza del loro allenatore”, ha aggiunto inoltre, “Tutti sono occupati, il che rende più difficile allenarsi un paio di volte a settimana per il tuo benessere. Forme fa molto per risolvere questo problema. “

L’esclusivo sistema di fitness a casa con mirroring intelligente costa 4.000 Euro ed è ora disponibile per il pre-ordine online. Sarà lanciato per la vendita al dettaglio a Los Angeles e New York nell’agosto di quest’anno. Bene, sembra che gli allenamenti a casa abbiano appena avuto un significato completamente nuovo!

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Excellence Fashion Diaries: Calicanto Luxury Bags, la Linea Sottile tra Moda e Architettura.

Ci sono quegli oggetti magnifici, che piacciono perché non sono solo belli, ma sono interessanti, sono irresistibili e desiderabili come un’opera d’arte. Il libro Il lato oscuro del design mette in luce quei prodotti appunto definiti paradossalmente di design, quando in realtà non adempiono alla loro vera funzione d’uso pratico che migliora un’azione quotidiana, ma svelano solo la propria anima estetica, elitaria. Uno fra tutti? Lo spremiagrumi di Philippe Starck, un esempio di oggetto cult la cui appartenenza ne comunica uno status symbol e la soddisfazione del desiderio del fruitore.

Così, questi prodotti fanno breccia nel cuore delle persone per le implicazioni emozionali che celano. Vi chiederete, che legame c’è tra il titolo e la prima parte dell’articolo? Mi è venuto in mente il libro di Dario Russo, quando ho letto un’intervista di Pietro Leonardi. Architetto per professione e direttore creativo per passione di Calicanto, brand di borse luxury di famiglia, Leonardi ha affermato che il marchio intende essere riconoscibile con garbo discreto, senza ostentazioni, desiderabile come un oggetto di design di cui ci si innamora per la forza evocativa che ha in sé. Senza perdere di vista la funzione contenitiva, quella primaria, di una borsa.

Se questo è dunque l’obiettivo di Calicanto, devo ammettere che personalmente con me è riuscito a raggiungerlo. Ho scoperto il marchio in una pagina di uno dei magazine mensili che sfoglio abitualmente, in una campagna pubblicitaria dove l’heritage veneziano dialoga con l’allure blasé della modella che mostra la borsa Mini Flap green rafia.

Calicanto sintetizza il mix di cultura della pelletteria di una famiglia di artigiani di Riviera del Brenta, combinandolo con le tecnologie avanzate. Emblema della squisita manifattura Made in Italy, la collezione della label è scandita da ricerca e design. Si riconosce una certa futurabilità dei modelli, risultato del background tecnico-progettuale di Leonardi.

L’ispirazione è Venezia in tutte le sue sfumature e complessità: dal blu delle fodere delle borse uguale a quelle delle coperture delle gondole fino ad alcuni nomi degli accessori: vi sono Lido, dal dettaglio in legno, e Biennale, una it piece dalle linee tridimensionali in cui il pellame è tagliato e assemblato manualmente attraverso una lavorazione di alta manifattura. La collezione Autunno Inverno 2020-21 esplora invece il rapporto della città lagunare con la capitale bizantina Costantinopoli.

Poche linee composte da variante caratterizzano la selezione di Calicanto, che per la stagione primaverile 2020 ha introdotto tinte pastello: Biennale e Lido sono proposte nelle nuance aloe, gardenia e acquamarina.

Micro-architetture in pelle: quel che si dice un alleato di stile al quadrato per cosmopolite che amano lo stile deciso!

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L’albergatore svizzero ha avviato i lussuosi pacchetti di quarantena “Covid-19” forniti con un test antivirus

Con il rallentamento economico, uno dei settori più colpiti comprende l’ospitalità. Gli hotel di tutto il mondo stanno sperimentando un calo delle vendite, tuttavia, Le Bijou Hotel & Resort ha deciso di combattere questo con l’innovazione. Nel proteggere i ricavi, la catena del lusso ha introdotto quello che definisce il pacchetto esclusivo “Covid-19”. 

Rivolto a clienti facoltosi che desiderano mettere in quarantena con stile, il “Covid-19 Service” include un soggiorno di lusso con consegna di pasti e servizi medici, compresi i test antivirus. Gli ospiti possono effettuare il check-in e il check-out automatici con una minima interazione con il personale dell’hotel e persino usufruire dei servizi medici in camera forniti su chiamata da Double Check, una clinica sanitaria privata in Svizzera. I servizi sono disponibili negli hotel di Le Bijou a Basilea, Berna, Ginevra, Lucerna, Zugo e Zurigo e includono $ 500 – test del CORONAVIRUS, $ 1.800 – check-in infermieristico due volte al giorno e $ 4.800 – assistenza infermieristica 24 ore su 24.

Commentando l’accordo esclusivo, Alexander Hübner, CEO e co-fondatore della catena, ha dichiarato: “All’inizio di marzo, i ricavi sono diminuiti in modo significativo. Abbiamo detto, va bene, dobbiamo reagire immediatamente a questo. ” Ha inoltre aggiunto: “All’inizio avevamo solo due richieste al giorno. Ora è aumentato fino a quattro, cinque, sei al giorno, e abbiamo appena iniziato, credo, una settimana, 10 giorni fa. ” .

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Coronavirus. Pensando al futuro. Pasquale Torrente: ecco come cambierà il Convento

È proprio in questo momento di inattività forzata che occorre progettare il futuro. E Pasquale Torrente sta già pensando a come rinnoverà il suo Convento di Cetara.

Di lui abbiamo conosciuto la spontaneità e quella capacità istintiva di leggere il suo tempo Pasquale Torrente è uno dei grandi cuochi di tradizione; uno di quelli che hanno saputo rinnovarsi, migliorare, e apportare continui aggiustamenti senza mai perdere la rotta, da bravo uomo di mare. Del resto lui il mare ce l’ha a un passo, in quella Cetara che ha contribuito a rendere familiare in Italia e fuori, anche grazie alla lunga collaborazione con Eataly che lo ha portato qua e là per il mondo. “Sto sempre con la valigia, e ora mi sono dovuto fermare: in 10 anni è la prima volta che dormo per più di un mese nello stesso letto” dice, raccontando di una vita da globetrotter della cucina, “c’è stata una sovraesposizione che ha fatto bene a tutti, soprattutto a me”.

Il rientro a Cetara

Oggi la scelta è di fermarsi in un orizzonte più intimo, lasciando il palcoscenico internazionale per tornare a Cetara e a una dimensione più familiare: “usciamo da Eataly, lo avremmo annunciato proprio in questi giorni” spiega. Poi il coronavirus ha scombinato questi ed altri piani. Ma intanto la direzione è chiara: torna per riappropriarsi di ritmi più tranquilli e per rispetto dei sentimenti: “sono diventato nonno, voglio godermi la mia nipotina”, ma anche per accompagnare un cambio generazionale alla guida del locale, con il figlio Gaetano in cucina e lui in sala, a fare gli onori di casa. Sarà lì per accogliere, consigliare e creare un servizio che non si esaurisce nel piatto ma accompagna tutto il pasto, in cerca di un’interazione frutto di una innata energia comunicativa. “Ora più che mai il rapporto umano è limitato, credo che dopo si tornerà al contatto; noi abbiamo la fortuna di trasmettere un bel calore umano, una cosa che oggi ci manca moltissimo e speriamo di riprendere quanto prima”. E di farlo sotto le volte del Convento, anche grazie a quella cucina che è lì a un passo, un ben visibile a chi vuole coglierne lo spettacolo. Una decrescita per crescere” lo chiama questo rientrare a casa. Un’esigenza che non si ferma sulla soglia del ristorante, ma entra anche in cucina.

La semplicità aumentata del Convento

La chiusura forzata imposta dall’emergenza Covid-19 lo trova deciso a rimodulare, ancora una volta, il suo Convento, e ancora una volta farlo senza cambiarne l’anima. “La mia cucina bene o male è sempre stata quella: territorio, prodotti poveri. Eravamo già su questa strada”. Ora però preme sull’acceleratore (o forse il contrario, chissà), per arrivare a quella semplicità aumentata che è il futuro del Convento. “In questo momento c’è da riflettere su tutto”, cercando di immaginare come sarà dopo, e interpretare il futuro che verrà. Così che questo tempo fermo si trasformi in un tempo pieno di opportunità, nonostante tutto. “Se uno si mette a pensare ai danni che ha avuto, non si muove; invece bisogna pensare a come fare incoming e come fidelizzare i clienti”.

Il ristorante che verrà

Pensiamo a tutto: “magari prima la pizza la facevi solo a cena, e ora ti chiedi se non sia il caso di farla anche a pranzo, per esempio”. Oppure di cambiare volto ad alcune proposte storiche. “Lo abbiamo già cominciato a fare, con gli antipasti in condivisione”, le amate alici, per esempio “con pane e burro, con provola, marinate, alla scapece o in forma di polpettina”. E poi i crudi di pesce: “avrà ancora senso avere in carta un piatto a 25 euro? Magari puoi pensare a fare degli assaggi, tipo tapas, a un prezzo più basso”. Prodotti dell’orto e non quarta gamma Il tutto orientato a una maggiore fruibilità, a contenere i costi, a minimizzare gli scarti, “usare tutto, ogni parte, bucce e ritagli inclusi. Gli scarti di una grande ricciola li usi per una puttanesca. Lo fanno anche nei grandi ristoranti, gli stessi che negli ultimi tempi hanno cominciato a usare anche cose meno costose: una volta c’erano solo astici e aragoste, poi sono arrivati sgombri e altri prodotti meno nobili” anche perché ci sono costi fissi da ammortizzare. “Anche per quello dovremo valutare bene come organizzare il lavoro di tutti”.

La cucina, invece?

Parola d’ordine: semplicità. Ma non senza consapevolezza del valore di certe tradizioni e delle potenzialità di tecniche e conoscenze attuali: “Parliamo sempre di vedere la tradizione a 10 km di distanza come dice Massimo (Bottura, ndr). E allora il nostro polpo arrosto lo mettiamo con una crema di melanzane arrostite fatta da Gaetano con tecniche nuove. È lo stesso principio della genovese di tonno”. E poi via, a raccontare ricette su ricette: dallo spaghetto con i ricci “che si farà con le cozze appena aperte, che hanno la stessa cremosità e sono perfette se le sai aggiustare nella sapidità”, all’aglio olio e peperoncino “facciamo tre cotture: una prima in cui bruciamo aglio, poi una seconda a metà e quella finale in padella, con altro olio e aglio fresco. È divertente e buona. Ma semplicissima”. E poi la polpetta di totani e patate – “meno filetti e più polpette” dice – che rilegge la grande tradizione della Costa d’Amalfi, con una salsa ketchup campana, con San Marzano, alici sotto sale e un po’ di colatura, e il pesto cetarese, “una cosa interessantissima”: menta prezzemolo basilico e colatura di alici. E continua con la pasta con fondo di tonno e buccia di limone “Era una grande ricetta del mastro Cosentino, il papà di una generazione di cuochi campani. È lui che ha insegnato a usare a 360 gradi tutti i prodotti che si hanno in cucina”.

Bere il territorio

Un ritorno alla centralità del territorio anche in cantina: “stiamo pensando a fare una carta con i vini della Costa d’Amalfi, ci ragionavamo su da un po’, ora siamo convinti. Anche perché” aggiunge “le persone quando si spostano vogliono bere i vini locali”. Un modo per farsi ambasciatori della propria terra e diventare un riferimento per i produttori locali, senza per questo dimenticare gli Champagne o altri vini più importanti.

Cambio di prospettiva

“Siamo tornati con i piedi per terra” dice spiegando, con un paragone che gli è caro, che è come per un calciatore quando si spengono i riflettori a fine carriera, “non essere più al centro dell’attenzione può metterti in crisi. Ora è così per tutti” riflette. E continua “ci siamo resi conto finalmente che non siamo niente. Che da un giorno all’altro si può capovolgere la nostra vita, le nostre abitudini, il nostro quotidiano. È dura, ti rendi conto che alla fine non siamo niente. A volte ci sentiamo immortali e non lo siamo”. Un cambio di prospettiva? “Sì, per noi e spero per i clienti, a loro dico ‘venite con meno astio al ristorante’: sedetevi con la tranquillità, e se sbagliamo qualcosa ditecelo subito, cerchiamo di correggerci, magari ci beviamo un bicchiere insieme.

Cerchiamo di stare bene. In fondo” conclude “facciamo solo da mangiare, non siamo medici, non salviamo vite umane”.

Al Convento – Cetara (SA) – piazza S. Francesco, 16 – 089 261039 – www.alconvento.net

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Ispirazione femminile secondo Hebe Studio

Hebe Studio – Gea Antonini, Federica Croce e Laura Zama sono tre designer italiane che hanno scelto di creare tailleur da donna, abilmente confezionati su misura e basati sulla tradizionale sartoria maschile, aggiungendo un tocco divertente e femminile.

Hebe Studio – L’idea di abito femminile è decisamente cambiata. Non è solo per uomini. Non è più relegato a occasioni formali e super eleganti e si sposa benissimo con tutti i momenti della vita quotidiana.  La diversità di tessuti, colori e tagli rende l’abito adatto ai vari impegni della giornata, a lavoro e non, versatile e soprattutto pratico. Si può giocare con gli accessori e diversificarne l’uso in base alle proprie esigenze. L’abito può essere abbinato al tacco a spillo per una cena romantica o un evento serale e anche a sneakers sgargianti durante il giorno.

Ciò fa capire come la donna può essere elegante e femminile restando comoda e sentendosi sempre sé stessa nell’abito che sceglie di indossare.

Una donna vestita Hebe Studio non passa mai inosservata. È una donna indipendente, fine che vuole sentirsi unica.

Stilisti e designer dovrebbero essere un’ispirazione, una guida, ma in nessun modo dovrebbero imporre la propria creatività. Questo è quello che Gea, Federica e Laura hanno deciso di perseguire la loro passione condivisa e credere nel loro sogno. Alla base di tutto una grande intuizione, un concept solido. Essere una guida, un’ispirazione e dare spazio all’idea di unicità. Non imporre il loro stile di design ma creare una linea continua tra l’abito e la donna che lo indossa.

Hebe Studio intuisce un nuovo modo di personalizzare: portare il processo di progettazione più vicino alle donne, per far esprimere il proprio stile e la propria creatività.

Ispirazioni

The Hebe Suit è una reinterpretazione dei classici abiti da uomo: nuovi stili, colori e tessuti. Esaltare l’indipendenza, l’eleganza e la femminilità di una donna, senza mai trascurare la praticità richiesta per la sua routine quotidiana.  Un abito ben fatto è versatile e adattabile ad ogni occasione. È un classico eterno, per ogni stagione e ogni donna. Le combinazioni di colore e tessuto sono le caratteristiche fondamentali.

Sartoria made in Italy

La modernità abbraccia la tradizione artigianale per garantire la migliore qualità. I designer lavorano a fianco di sarti tradizionali e seguono personalmente il processo di sviluppo di ogni singolo abito, dall’inizio alla fine: dalla selezione dei tessuti alla combinazione dei colori, e rivedere tutti i dettagli fatti a mano per garantire una vestibilità perfetta. Scegli tra diversi tessuti e infinite opzioni di colore.

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Bentley ha aperto un raffinato ristorante pop-up sulla montagna più alta degli Emirati Arabi Uniti

Bentley ha recentemente creato un ristorante di lusso pop-up per i suoi clienti sulla cima della montagna più alta degli Emirati Arabi Uniti, Jebel Jais. Appropriatamente chiamato “The Peak of Luxury”, è stato costruito per celebrare il lancio in Medio Oriente della nuova Continental GT e del SUV di lusso Bentley Bentayga V8. In stile tenda araba, fu aperto per soli sette giorni e servì un menu appositamente progettato di piatti classici britannici con un tocco mediorientale, creato dal famoso chef Colin Clague. La lussuosa sala da pranzo Bentley si trovava a 1.934 metri sul livello del mare e il percorso per raggiungere la posizione è costituito da alcune delle più belle strade tortuose delle colline che gli Emirati Arabi Uniti hanno da offrire.

Il menu di cinque portate nel ristorante includeva prelibatezze britanniche come il salmone scozzese Lock Fyne, bistecche di manzo britanniche e budini dello Yorkshire. Bentley ha affermato di voler “dimostrare i livelli di lusso su misura che Bentley offre attraverso esperienze davvero straordinarie” e “descrive la posizione come una” sala da pranzo di lusso “con mobili contemporanei e spettacolari viste panoramiche sulla cima della montagna. “Lavorare con Bentley – che è un’icona britannica – per un progetto così innovativo è stata un’esperienza davvero unica”, ha affermato Colin Clague, che si è preso una settimana di distanza dal suo ruolo di chef esecutivo presso Ruya a Mayfair. “Nel corso della mia carriera ho lavorato in molte cucine in molti paesi del mondo, ma non ho mai servito la cena in un ristorante completamente su misura sulla montagna più alta degli Emirati Arabi Uniti.

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Coronavirus:"Le aziende ora pensino a nuove forme di comunicazione"

Lo sentiamo per commentare l’emergenza Coronavirus che ha investito tutta l’Italia e che sta modificando il tessuto economico. Anche quello delle aziende del food e beverage. Il rinvio di tutti gli eventi enogastronomici sarà una grave conseguenza per le aziende di settore: “E’ un po’ presto per dire che cosa potrebbe cambiare -, ma siamo tutti d’accordo nel sostenere che piangersi addosso è la cosa più facile e inutile del mondo”. Dovremmo cercare di trovare delle buone opportunità da una grave situazione di emergenza: “in generale la comunicazione, anche a causa di questo evento, sarà soggetta a importanti cambiamenti.

Dal punto di vista della comunicazione l’Italia è molto arretrata rispetto a molti altri paesi del mondo. Sappiamo tutti che la pubblicità classica sta attraversando una grossa crisi. Questo perché nel nostro paese non siamo stati in grado di sfruttare le opportunità che internet e i social ci consentono. Tutto quello che siamo stati in grado di fare, e mi riferisco anche al settore enogastronomico, è stato quello di trasferire le pubblicità classiche nei social. Una cosa inutile. Perché in realtà bisognava imparare prima il loro linguaggio, e soprattutto quello dei video”.

“In rete circolano video bellissimi, ma non sono nostri, sono di paesi come gli Stati Uniti, la Francia, l’Inghilterra. La mia impressione è questa. Da un lato questa emergenza Coronavirus il segno lo lascerà. Perché ci saranno pochissimi eventi enogastronomici in giro per l’Italia.

A quel punto il mondo enogastronomico dovrà pensare a nuove forme di comunicazione”. Che possono andare in due direzioni complementari ed opposte allo stesso tempo: “Da una parte la rinuncia da parte delle aziende ai grandi numeri – dice – quindi la scelta di lavorare con poche persone, invitarle magari in cantina, nelle enoteche, appuntamenti con pochi opionion leder o pochi buyer, quasi inviti ad personam; dall’altro un recupero dell’advertising tradizionale, ma non per mandare in tv i soliti spot che in Italia sono inguardabili da oltre 20 anni, ma utilizzando le strategie e le tecnologie che la rete ci garantisce”.

Ed ecco le nuove sfide che le aziende devono affrontare: “Uno spot non può mai darci una sensazione gustativa reale – dice – ma proprio qui sta la sfida alla comunicazione. Ci sono dei settori che lo hanno saputo risolvere in maniera egregia. Ci riescono con quella che viene chiamata sinestesia, ossia riescono a fornire delle sensazioni gustative a partire dalle immagini; penso per esempio alle aziende che producono caffé o merendine, oppure il cioccolato. Ma guardando non solo al mondo del food e beverage, anche il campo dei profumi riesce a darci, attraverso gli spot, delle sensazioni olfattive. E allora perché non provare con il vino? Certo, c’è un vincolo semiotico, perché un’immagine è un’immagine e il gusto è il gusto. Ma questo deve essere il nostro punto di partenza, non di arrivo. Il limite che deve essere pensato come una sfida da affrontare e sperabilmente vincere”.

Insomma è tempo di cercare nuove strategie di comunicazione, e bisogna farlo con i professionisti della comunicazione.E bisogna muoversi in fretta: “Sto notando come le aziende in questo momento investano sempre meno in comunicazione.

Questo perché stanno usando quell’onda lunga che anni si chiama “gastromania”, cioè il fatto che i prodotti dell’enogastronomia si vendono un po’ per moda. Ma le mode ad un certo punto passano. E allora poi non si saprà più come fare, come vendere.

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“Care aziende, guai a stare fermi adesso. Ecco le parole chiave per difendersi”

Semplicità, sobrietà, autenticità e socialità. Ecco le parole che saranno “protagoniste” del dopo emergenza-coronavirus che ha rivoluzionato l’Italia e gli italiani. Da un primo momento di confusione, gli italiani stanno tentando di sviluppare una sorta di vita in digitale. E sono aumentati, proprio negli ultimi giorni, gli acquisti di smartphone, pc e televisori. Segno che gli italiani si stanno attrezzando per rimanere in casa. “E’ normale, però che ci sia una contrazione dei consumi su tutti i fronti. Ci si ferma ovviamente. Ma di fronte a questa situazione la reazione non può che essere emotiva, questo perché non ci sono certezze, c’è un continuo cambiamento delle abitudini giornaliere su quello che si può fare o non può fare, si guardano le foto della gente in fila davanti ai supermercati.

Ma lo sguardo è ormai proietato al futuro, quando questa emergenza sarà solo un brutto ricordo. Tutto tornerà come prima? “Cito Giampaolo Fabris e il suo libro “La società post-crescita. Consumi e Stili di vita” pubblicato nel 2010, che racconta tutto quello che è successo dalla grande crisi del 2008. Come sono cambiati e in maniera radicale, i comportamenti dei consumatori. La ricerca del superfluo, l’eccesso del lusso, la fedeltà alle marche sono tutte cose che vengono completamente meno. Ecco, credo che questo è quello che potrebbe accadere quando passerà l’emergenza coronavirus.

Si accentueranno alcune cose, in particolar modo i consumatori andranno a cercare la semplicità, la sobrietà e l’autenticità. Penso ai prodotti biologici, naturali, fatti in casa, fatti bene, del territorio, insomma tutte cose che garantiscono autenticità del territorio e che saranno di grandissimo interesse”.

Si manifesterà soprattutto nel tessuto agroalimentare, che ha una grande valenza emozionale, simbolica e psicologica. “Se dovesse continuare questa emergenza sarebbe la recessione economica più grave della storia dell’umanità”. Rimane il problema di cercare di capire come fare a sapere qual è “meno a più valore””.

Intanto le aziende non possono rimanere con le mani in mano: “Ci sono troppe aziende silenti e questo è un suicidio. Le aziende, intanto, possono fare due cose: da una parte cercare di trovare alternative distributive, come il delivery però supportato da piattaforme digitali, quindi dei siti ben fatti e fruibili. Mi pare che sia necessario fare un lavoro importante sull’e-commerce che poi rimarrà come eredità.

La seconda cosa è la brand reputation. Se l’azienda blasonata non vuole finire nella gdo, deve dare delle alternative al suo cliente. Ecco allora una situazione di brand reputation, cioè devono dirmi dove trovare, per esempio quel vino, comunicare dove poterlo andare a prendere, quali sono le enoteche che ce l’hanno, se fanno delivery. Insomma bisogna attrezzarsi per dare informazioni. La brand reputation, però, si costruisce nel tempo”.

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SMART WORKING, COSA È E PERCHÈ PUÒ ESSERE UNA POSSIBILITÀ IN TEMPI DI CORONAVIRUS

Cambiamento culturale e vantaggi per l’ambiente

“C’era una volta, neppure tanti anni fa, l’ufficio tradizionale, dove si doveva tutti essere presenti alle 9 al massimo, e dove tutti gli impiegati lavoravano fino alle 18, timbrando un cartellino cartaceo quattro volte al giorno”. Il Lessico della Felicità”, un manuale nato con l’obiettivo di spiegare attraverso 33 parole chiave come affrontare lo stravagante disturbo che è la vita, compresa quella lavorativa. L’idea che ci debba essere una presenza fisica in ufficio è  ancora nella testa di molti: una azienda italiana su due non ha mai preso in considerazione l’ipotesi – se non in questa situazione di emergenza da coronavirus – che i suoi dipendenti possano lavorare con lo smart working. 

Lo smart working, qui sta l’opportunità e al tempo stesso la difficoltà, non è solo una possibilità tecnologica come si pensa comunemente: in realtà presuppone un approccio manageriale nuovo in cui le persone godono di autonomia nella scelta di dove lavorare (da casa, in un coworking, in un caffè) e di quando lavorare, perché sono responsabilizzati sui risultati e non oggetto di micromanagement come faceva il capufficio di qualche decennio fa.

Quali sono i vantaggi? Per l’ambiente è evidente che far lavorare una percentuale maggiore di persone da remoto ha un impatto ambientale positivo molto forte: traffico, emissione di CO2, trasporti pubblici meno ingolfati, ecc. Inoltre, lo smart working è percepito come un vero e proprio benefit dai lavoratori, che già in fase di colloquio porta a preferire le aziende che lo offrono regolarmente.

Per le aziende questa modalità di lavoro è invece il frutto di una nuova cultura manageriale che, a fronte di una maggiore responsabilizzazione del lavoratore, offre più flessibilità e autonomia: lo smart working richiede quindi non solo un cambiamento tecnologico, ma un vero e proprio cambiamento culturale nella leadership. Presuppone infatti una riflessione organizzativa in cui i vecchi modelli di postazione di ufficio fissa e di orario imposto non funzionano più, a fronte dei cambiamenti che il nostro modo di lavorare ha avuto negli ultimi anni, prima fra tutte con la digital transformation. 

E’ dimostrato dagli studi, a fronte di questo maggiore empowerment del lavoratore, un impatto positivo sulla produttività, e anche un risparmio di costi: le aziende non devono più prevedere sedi monstre, con una scrivania per ogni singolo lavoratore, ma spazi condivisi più piccoli, sulla base del bisogno effettivo di essere presenti in azienda. Il pregiudizio che lo smartworker non lavori, paura di manager con uno stile fortemente orientato al micromanagement, è assolutamente infondato, dice l’esperto, è vero il contrario.

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LENNY KRAVITZ DESIGNER A NEW YORK DI UN CONDOMINIO DI LUSSO

Edificio su 75 Kenmare è a due passi da Little Italy a New York.

In un mondo dove tutto è ‘cross-contamination’, perché non mischiare musica e design? Ci ha pensato Lenny Kravitz, factotum della musica, che ha disegnato gli interni di uno degli ormai tanti condomini di lusso a New York. Si tratta di ’75 Kenmare’, situato sull’omonima strada e numero civico, a NoLita (North of Little Italy), quartiere una volta popolato da squatter e ora diventato l’ultimo di quelli chic della Grande Mela, abitato soprattutto da ricchi millennial e Generazione Z.

75 Kenmare è stato progettato da Andre’ Kikoski, l’architetto di One Hudson Yards, mentre per Kravitz si tratta del primo progetto residenziale newyorkese per la sua azienda di design Kravitz Design fondata nel 2003. Per la società immobiliare DHA Capital che ha costruito l’edificio sfruttando un ex parcheggio-garage si trattava di trovare un designer che avesse conoscenza della zona e che potesse trasmettere il vibe del downtown cool. Non hanno dovuto cercare lontano visto che non a caso la Kravitz Design ha i suoi uffici a solo pochi isolati di distanza, su Crosby Street, a Soho. Kravitz, che tra le altre cose da giovane bazzicava a NoLita, è stato l’anello di congiunzione tra il quartiere e la visione dell’edificio. “Si trattava di restituire un po’ del sapore originario della downtown che ho vissuto negli anni ’80 – ha detto Kravitz in un’intervista -. Ricordo ancora quando tutti i miei amici occupavano loft che oggi costano 10 milioni di dollari l’uno!”.

Il designer ha quindi combinato quel senso di trasandato che caratterizzava il quartiere nel passato con le rifiniture di lusso che sono quasi di rigore della maggior parte degli edifici di lusso di Manhattan. 75 Kenmare è composto da 38 appartamenti su sette piani con un rooftop e un giardino terrazzato al secondo piano. Cosa caratterizza il design? “Ho voluto che fosse volubile, sexy e caldo” – ha detto Kravitz. Lo stile del design è un retro-feel con il vecchio che incontra il nuovo e cosi Kravitz, mantenendo fede all’ispirazione ’70 e ’80 della sua musica, mixa superfici lucide e dettagli eleganti a materiali e finiture più grezze, accostando ad esempio pareti a mosaico e superfici in nudo calcestruzzo. Non manca un tocco di Made in Italy con i piani cucina realizzati con marmo italiano. Gli appartamenti, inoltre, hanno grandi finestre che inquadrano lo skyline di New York.

L’edificio ha anche diverse amenità, tra queste una palestra, un garage all’avanguardia e negozi al piano terra. I prezzi degli appartamenti oscillano tra oltre un milione e 700mila di dollari a circa 12 milioni per un attico. Gli inquilini di 75 Kenmare, oltre ad avere il privilegio di vivere un appartamento dove aleggia il tocco artistico di Lenny Kravitz hanno anche a portata di mano alcuni dei ristoranti più alla moda della città, tra cui molti italiani, e negozi alla moda frequentati da trendsetter.


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FRAGRANZE PER AMBIENTE, ARRIVANO QUELLE ANTIBATTERICHE

Nella moda e nel lusso c’è un nuovo trend, quello dell’emotional branding”. Multisensorialità è la parola chiave che sempre più viene usata per descrivere l’approccio a clienti e utenti e garantisce esperienze immersive ed emozionali che coinvolgono tutti i sensi per ottenere stati di benessere, ma anche per spingere al riacquisto, spendere di più, fidelizzare ad un brand.


Tra tutti i sensi, quello che maggiormente crea ricordo lasciando un incisivo imprinting nella memoria è l’olfatto. Alcuni test scientifici dimostrano che il nostro cervello dopo sei mesi ricorda molto più facilmente un aroma che un’immagine e che il nostro umore migliora del 40% grazie a una piacevole fragranza.

In particolare, le note di testa di un profumo rimangono impresse nella memoria, le note di cuore sono quelle che evocano emozioni, quelle di fondo creano un legame che rimane nel tempo. Gli odori, tramite gli umori e le emozioni, condizionano i processi cognitivi, che rappresentano il secondo mezzo attraverso cui i profumi agiscono sul comportamento. Il marketing olfattivo quindi, si presenta come una efficace arma competitiva efficace per i retailer in tempi in cui gli acquisti in Italia e nel mondo avvengono principalmente online.

I giapponesi hanno scoperto prima di altri le proprietà del profumo per accrescere la produttività, ridurre gli errori e lo stress, favorire l’armonia tra le persone e stimolare la creatività. In Giappone infatti il profumo è diffusamente impiegato nell’ambiente di lavoro, la Borsa di Tokyo da anni diffonde nel pomeriggio una profumazione alla menta per restituire energia agli agenti.


Lo sa bene Lorenzo Cotti CEO di Integra Fragrance, eccellenza italiana che dal 2006 sviluppa identità olfattive per ambienti di prestigiosi brand il 48 paesi del mondo, che spiega: “Oggi le fragranze per ambiente non sono solo usate nel lusso e nel retail, ma anche nell’industria alberghiera, ospedali, compagnie aeree, banche, uffici pubblici, eventi, trasporti urbani. Oltre a donare esperienze multisensoriali infatti, molte delle essenze usate nello sviluppo di un profumo possiedono forti attività antibatteriche. Se contenuti all’interno di una fragranza diffusa in ambiente, gli oli essenziali, fra gli altri, di cannella, origano, timo, chiodi di garofano, citronella, tea tree, litzea cubeba sono in grado di ridurre la presenza di batteri lieviti e funghi fino all’80%. Senza aggiungere alcun componente chimico quindi”, conclude Cotti “profumare l’aria con fragranze che contengono queste sostanze garantisce un’azione battericida naturale al 100%”.

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Aman lancia un marchio alberghiero focalizzato sul benessere ‘Janu’

Aman, il marchio di hotel di lusso è amato da oltre tre decenni. Per passare il tempo lontano dalla routine quotidiana di lavoro, affari, persone e affaticamento e quando vuoi la tranquillità nel posto più bello possibile senza che nessuno ti parli troppo, il lussuoso resort Aman è il posto che fa per te. Tuttavia, questa società alberghiera, considerata la società alberghiera più lussuosa del mondo, sta ora lanciando un secondo marchio chiamato Janu. La struttura manterrà i suoi principi fondamentali di lusso, opulenza e design straordinario nelle sue proprietà, sebbene ciò che cambia (molti diranno in meglio) è che questa sorella minore è molto più vivace e molto meno isolata esperienza di viaggio che lo rende adatto a una generazione più giovane a cui non dispiacerebbe le conversazioni sane e le amicizie che spesso iniziano nei viaggi. Janu differisce da Aman con un’enfasi sul “benessere sociale”, un pensiero che mira a riunire connessione e comunità sotto lo stesso tetto. 

Come hanno intenzione di farlo accadere? Bene per cominciare, ci sono lezioni di fitness incentrate sul gruppo e spazi pubblici in cui incontrare e impegnarsi in conversazioni diventa favorevole. Si parla di tour di street art guidati da proprietà o in una serie di ristoranti e bar, alcuni dei quali avranno DJ e spettacoli dal vivo per tutta la settimana. Offrono anche camere più grandi anche se le loro tariffe premium rimangono invariate qui.

Janu aprirà a Tokyo, Sveti Stefan, Montenegro e Al Ula, Arabia Saudita. Rispetto al prezzo medio di Aman di € 1.400 a notte, Janu fluttuerà nella gamma di € 1.000 a notte.

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BOUTIQUE CON STANZA. I NEGOZI DOVE FERMARSI A DORMIRE

Dalla libreria alla panetteria, fino ai concept store di lusso: i negozi più chic del mondo accolgono i clienti anche dopo l’orario di chiusura. Con camere di design esclusive.

C’è una tendenza tutta nuova nella ricezione turistica italiana e internazionale che nasce dal bisogno di offrire ai clienti degli alberghi (e ai viaggiatori in generale) un’esperienza in più, qualcosa di davvero unico: sono le boutique con le stanze incorporate, oppure le stanze con boutique annesse, mettetela come volete. Allora, in Scozia si pernotta sopra a una vera libreria e, intanto, si possono vendere libri e gestire il negozio. A Barcellona, nel quartiere chic di Eixample, invece, la panetteria è gourmet, ma è pure hotel di design. Come anche a Milano: da Pandenus si mangiano ottime pagnotte e si dorme in locanda (per esempio nella sede di via Mercato).

Per chi ama lo shopping poi cosa c’è di meglio che restare nei paraggi del proprio concept store preferito? Restando a Milano, 10 Corso Como è tempio del lusso e di marchi sperimentali, ma anche tre suite per brevi o lunghi soggiorni; mentre ad Anversa, il negozio più bello della città, Graanmarkt 13, offre pure un magnifico attico di design per sei fortunati ospiti.

E per i golosi? Per loro c’è un nuovo, formidabile abbinamento: è quello fra dolcetti e hotel di lusso. Si uniscono deliziosamente a Parigi per esempio, dove Fauchon, la pasticceria-gastronomia più famosa di Francia, ha aperto il suo primo albergo a cinque stelle (proprio nei pressi del negozio originale, in place de la Madaleine). E a Roma, città in cui da poco più di un anno è nato l’hotel The First Roma Dolce con la sua pasticceria Velo da mille e una «monoporzione» (da sballo il passion fruit cheescake).

Se invece amate la musica ma dopo un concerto piuttosto impegnativo non vi va di prendere la macchina, a Los Angeles c’è l’hotel con il teatro-icona incorporato (lo United Artist Theatre) che fa per voi. Infine, il vero binomio pennichella-shopping compulsivo: al Dubai Mall, negli Emirati Arabi, il centro commerciale più grande del mondo (con 1.200 negozi), c’è Sleep ‘n Shop, capsule in cui concedersi un meritato riposino fra un acquisto e l’altro.

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Un sogno chiamato Christian Louboutin: a Parigi in mostra le scarpe del desiderio

Trenta anni di carriera raccontati in dieci stanze (più una) tra prime creazioni – quelle senza suola rossa – e scarpe iconiche. In un luogo dell’infanzia dello stilista, viaggio nel gusto e nelle fonti di ispirazioni di un genio 

Parigi, tra il parco Bois de Vincennes e la porta est della città, il piccolo Christian Louboutin – basco in testa e cartella alla mano – esce dal liceo Elisa Lemonnier, nel cuore del XII arrondissement, e come tutti i giorni torna a casa passando davanti al Palais de la Porte Dorée, il palazzo dalla porta dorata. Sono gli anni ’70, Christian ha circa 12 anni ma la visione di questo edificio gioello dell’Art Deco lo cattura. I bassorilievi, la ricchezza delle sale interne che ospitano il Museo nazionale delle arti dell’Africa e dell’Oceania e l’Acquario tropicale di Parigi.

Un universo, dove bellezza ed esotismo si incontrano, nel quale il giovane Louboutin ama immergersi soprattutto nelle domeniche pomeriggio. Al suo ingresso un cartello invita le visitatrici a non camminare sui mosaici e lo fa con il disegno di una una scarpa dal tacco stilizzata. Un’immagine destinata a diventare un’ossessione per Christian che proprio a quella silhoutte si ispirerà per creare Pigalle, uno dei suoi modelli più popolari: un classico decolleté nero lucido con suola rossa che, anni dopo,  trasformerà il suo creatore da disegnatore di scarpe a icona

Nasce così il sogno di una scarpa che ora viene celebrata a Parigi proprio al Palais de la Porte Dorée dal 26 febbraio al 26 luglio con la mostra “Christian Louboutin: the Exhibition[ist]” curata da Olivier Gabet, direttore del Museo delle arti decorative di Parigi. Un nome – che spiega lo stesso stilista francese – “gioca sul concetto di esibizione e di esibizionismo perché mi piace dare un approccio più sovversivo alla mostra, nel quale esibendo le mie opere mi espongo in prima persona in maniera più intima”. 

In un luogo dei ricordi così caro a Louboutin – non a caso una delle sue prima creazioni si chiama “Maquereau” (sgombro) come un pesce visto al Palais de la Porte Dorée- le sue scarpe vengono esposte per raccontare trenta anni di carriera. Ma non solo. Il percorso, diviso in dieci aree, approfondisce le fonti di ispirazione, i riferimenti, le passioni e le collaborazioni tra le quali spiccano quelle con David Lynch, con Blanca Li, con l’artista neozelandese Lisa Reihana che per lui ha costruito un affresco digitale biografico o con i maestri delle vetrate artistiche della Maison du Vitrail. 

“Lo spazio senza precedenti che Christian Louboutin occupa nella moda contemporanea è dovuto anche al fatto che il suo lavoro ha radici nella cultura popolare, nel senso più nobile della parola“, spiega il curatore Olivier Gabet. Ed è lui a dividere il percorso espositivo in dieci tappe, più una. Si parte dall’anticamera, dove troneggia un disegno delle scarpa con il tacco vietata dal quale tutto ebbe inizio: lo firma Louboutin che scrive “La mia ossessione arriva da questo disegno…dal quale tutto ha avuto origine”.

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L’artigianalità, Una Vera e Propria Forma Di Arte

Quando la passione si tramuta in professione vera e propria. Il nostro post della nostra ha come oggetto l’artigiano, il risultato di esperienza, eccellenza, volontà, impegno e cura dei dettagli. Essere artigiano rappresenta una scelta, la volontà di portare avanti la propria passione, nonostante tutto e tutti.

Parlando di lavoro, in ognuno di noi, infatti, esiste una passione nascosta. L’importante è riconoscerla, coltivarla e farla crescere. Se poi la stessa passione è condivisa da più persone, fare ciò che piace diventa più semplice. Facciamo un passo indietro. Per artigianalità si intende la particolare manifattura e/o produzione di tutto ciò che non è stato prodotto industrialmente e che è stato invece realizzato con lavoro prevalentemente, se non esclusivamente manuale, da parte di artigiani. Il significato più antico di artigianalità allude ad una vera e propria forma di arte.

Nella Grecia del V-IV secolo A.C., il significato di artigianalità era racchiuso in una parola, technè, che comprendeva insieme artigianato ed arte, proprio a dimostrare come questi due concetti siano legati fin dal passato. Manualità e artigianalità si traducono non solo nella qualità delle materie prime e del lavoro prestato, ma sono sinonimo anche di originalità, o unicità, e cura dei dettagli, per canoni estetici lontani da quelli imposti dalla grande industria. L’artigianalità, in quest’ottica, può essere anche sinonimo di lusso.

Passiamo anche a degli esempi pratici. Nell’alta moda, settore in cui l’Italia viaggia forte senza temere troppo la concorrenza, abiti e accessori vari sono caratterizzati, oltre che dalla rarità e qualità delle materie prime, anche e soprattutto dall’artigianalità, dal lavoro creativo e manuale di stilisti e maestri sarti. La manualità e artigianalità “made in Italy” racchiude tutta la bellezza dei nostri manufatti, la nostra cultura, la nostra identità. Pensiamo anche ai produttori di vino, professione che richiede una determinata professionalità, per studi, esperienza e acquisizione delle competenze necessarie in azienda. Una professione che impegna la gestione del vigneto in armonia con il clima e le disponibilità del luogo (idriche, nutrizionali, terreno, variabilità biologica), con le problematiche (sostanza organica, batteri, lieviti) al fine di ottenere il miglior risultato.

Essere riconosciuti come “industriali artigiani” è un valore costante nel tempo, e il mondo intero è affascinato dai prodotti della nostra terra, dalla cura nella scelta della materia prima, dalla ricerca di un’altissima qualità e creatività in ogni passaggio della filiera produttiva. E queste sono infatti le peculiarità di un artigiano con la A maiuscola, che deve essere il diretto responsabile nella scelta e nell’acquisto delle materie prime, attraverso la collaborazione con i migliori fornitori, selezionati sulla base dell’altissima qualità, affidabilità e capacità di innovazione dei materiali. Il rapporto con i fornitori è caratterizzato da stretti legami, frutto di un rapporto leale e duraturo nel tempo. In seguito, le elevate competenze dei protagonisti e la specializzazione nelle diverse fasi produttive fanno la differenza. E’ essenziale fornire un supporto attivo e costante, con controlli di qualità rigorosi e continui, che vengono implementati nelle diverse fasi di lavorazione.

In questo contento si inseriscono gli artigiani del caffè di qualità. Il mondo del caffè è ampio e variegato, ed è una sfida affascinante trasformare ogni chicco di caffè in emozione in tazza. Anche il nostro lavoro è il risultato di passione, davvero tanta passione. Dal 2013 nella nostra micro torrefazione mettiamo a frutto tutta l’esperienza di settore maturata negli anni e sperimentiamo ogni giorno nuovi caffè e nuovi profili di tostatura, ricercando sempre il perfetto equilibrio organolettico per ogni chicco. Con un occhio di riguardo alla tecnologia perché, si sa, bisogna restare sempre aggiornati.

Perché essere artigiani, come già detto e ribadito, rappresenta una vera e propria forma d’arte!

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Suite della settimana – Valley View Suite at Four Seasons Las Vegas

Ci sono molte ragioni per amare Las Vegas, è famosa in tutto il mondo con sfavillanti luci al neon e ricche località a tema; le meraviglie di Sin City ti garantiranno un soggiorno diverso da qualsiasi cosa tu abbia mai provato prima. Uno dei posti in cui è possibile trascorrere un soggiorno peccaminosamente lussuoso è al Four Seasons di Las Vegas. Se sei in cerca di lusso stravagante, tranquillità e una vista killer, allora la loro Valley View Suite è la stanza che fa per te.


L’hotel ha un ingresso privato al largo di Las Vegas Boulevard e le sue camere e suite sono situate tra il 35 ° e il 39 ° piano della torre della baia di Mandalay. Dal momento che è arroccato in alto sopra la scintillante striscia di Las Vegas, puoi essere sicuro di ottenere viste insuperabili sul Las Vegas Boulevard e sul paesaggio desertico circostante. Non sorprende quindi che la Valley View Suite abbia ampie vedute della valle e delle cime frastagliate della Black Mountain.

A Las Vegas, le dimensioni contano e più grande è, meglio è. La tua suite rimane fedele a questo ed è sovradimensionata, rendendola flessibile per le famiglie. Con una superficie di 170 metri quadrati, comprende soggiorno e sala da pranzo separati, camera da letto, bagno, stanza per gli ospiti, uno studio privato, due armadi di grandi dimensioni e un’ampia cucina. La suite presenta eleganti elementi di design contemporaneo ispirati all’era glamour Art-Deco. La tavolozza dei colori di beige, oro e verde completa molto bene l’art déco e sottolinea l’eleganza come ci si aspetterebbe da un hotel Four Seasons.

Il cuore della suite: la camera da letto ha un letto king size con piumini e cuscini che sicuramente ti manderanno in un beato stato di sonno. La suite dispone anche di un divano letto pieghevole che lo rende perfetto se sei una famiglia o un gruppo.

Goditi una cena accogliente nella sala da pranzo privata che può ospitare sei persone, un servizio di tè e caffè di lusso e vari altri elettrodomestici per la tua comodità. Il bagno (personalmente, il mio spazio preferito) è un posto che non vorrai mai lasciare. Trascorri del tempo in questo lussuoso bagno in marmo e lascia che la doccia completi il tuo risveglio i tuoi sensi o semplicemente scivoli in uno stato di oblio nella vasca da bagno. Quando finalmente decidi di uscire, avvolgiti in un lussuoso accappatoio di spugna e trascorri il resto della giornata senza fare nulla.

Las Vegas ha una reputazione per l’eccellenza culinaria e Four Seasons Las Vegas non delude. Il loro ristorante Veranda offre autentici piatti della cucina italiana e cocktail speciali tra vetrate, un bar e posti a sedere in stile lounge. Oppure vai da Charlie Palmer, dove il famoso chef Charlie Palmer sazierà la tua fame e le tue voglie di pesce abbinate a una lista di vini eclettica.

Prima di fare il check-out, assicurati di regalarti un po ‘di tempo nella loro rinnovata Spa Five Star Spa. Dispone di 12 sale per trattamenti, tra cui due suite per coppie di grandi dimensioni e una Zen Lounge ampliata e un’area commerciale al dettaglio, e utilizza prodotti eco-compatibili come Naturopathica, Phytomer e Pure Fiji.

Costo: 879 USD
Dimensioni: 170 mq.
Occupazione: 4 adulti o 2 adulti e 3 bambini

Perché dovresti andarci?
Con vista sulla città e sul deserto, la suite offre il perfetto mix di stile, serenità e lusso. Le dimensioni della stanza e le funzionalità aggiuntive offerte come un divano letto pieghevole che lo rende perfetto per le famiglie. Dovremo dire che è tutto quello spazio extra che rende questa suite degna di essere vissuta.

Dove: Four Seasons Hotel Las Vegas
3960 Las Vegas Boulevard South
Las Vegas, Nevada 89119
Telefono: +1 (702) 632-5000


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“Tradizione e innovazione, tra realtà e futuro: Villa Parens Wine”

Ogni vino ci racconta una storia,Prima di tutto è la storia delle sue origini, dei luoghi in cui è nato, delle terre che lo hanno generato e degli uomini che lo hanno prodotto. Sono storie ricche di umanità e di tradizioni, ed è bello lasciarsi sedurre dai racconti belli e seducenti, lasciarsi che accompagnano in un viaggio immaginario attraverso le terre del vino.

Il vignaiolo è competente e ricercatore, il ricercatore è colui che come tale non si accontenta, va avanti, persevera nello studio e nella sperimentazione, non si culla mai di aver valorizzato un territorio, inoltre perchè il vino ha bisogno di persone vere che si parlano guardandosi negli occhi.

Il vignaiolo ritiene di poter raccontare i suoi vini meglio di chiunque altro, non di rado a volte questa funzione si accosta ad alcuni personaggi, magari in tutt’altre faccende, viene assunta da opinionisti che poco o nulla sanno dei processi in vigna ed in cantina. Il consumatore attuale è (acculturato) cresciuto, è esigente, appassionato e pertanto cerca il vuole conoscere, ed è normale quindi che si rivolga a quella figura professionale che, dall’impianto del vigneto alla messa in bottiglia, può, con cognizione di causa, descrivere l’intero processo. 

Ecco perché risultano cosi determinanti, oltre al contenuto della bottiglia, il racconto della storia, delle origini, della fatica quotidiana, del rapporto con la terra, dei sogni realizzati, e di quelli ancora nel cassetto, per proporre e trasmettere emozioni, è fondamentale proporre emozioni.

Ce lo ha insegnato Giovanni Puiatti di Villa Parens, quando abbiamo chiacchierato con lui di vino.

Quanto conta raccontare il vino che si vuole vendere?
È fondamentale, perchè la qualità ormai è data come un prerequisito. Sapere aggiungere alle qualità organolettiche del prodotto un racconto, una storia,  che lo renda veramente unico, è quello che può determinarne il successo nel mercato. Soprattutto se nel messaggio si riesce a trasmettere un’emozione, oltre a chi siamo, che cosa facciamo e perché.

Che cosa va raccontato? il territorio, le persone o le caratteristiche del vino?

La componente umana è un elemento importante. Giovanni Puiatti è uomo che conosce il mercato internazionale, inoltre ci descrive che oggi essere imprenditore è passione, che deve alimentare un talento, in grado leggere il mercato. Per raccontare la sua, una storia lunga e vissuta, inizia con un padre innovatore ed esteta, che per primo cambia il rapporto con mondo vino, traslandolo da bevanda/alimento a momento emozionale/estetico, e quindi artistico. Perché, ci spiega, anche il vino prima di essere bevanda, è un’idea, nasce dall’uomo. Le storie aiutano a memorizzare quel che il produttore racconta, il perché lo fa, dove lo fa ed in generale tutti quegli elementi della sfera affettiva. La componente umana è l’elemento in più, per determinare il fascino ed il successo del mio vino.

Cosa conta nel racconto del vino?

Primo: Essere efficaci, riuscire, amo ad adottare il punto di vista del pubblico a cui ci rivolgiamo,se riusciamo ad intuire il cosa, i suoi interessi, trasmettere purezza e naturalezza. Le frasi fatte non trasmettono un messaggio emozionale.

Secondo: La strategia, perché è imprescindibile avere ben presente dove si sta andando, capire la comunicazione che ci circonda, sia dei competitor, che del territorio a cui si appartiene. Originalità, è la chiave per distinguersi e direi perseveranza.

Terzo: Evitare di concentrarci su dati statistici, aspetti tecnici, analisi chimiche. Il nostro cervello non è fatto per immagazzinare numeri, è più interessante dire come e per quale motivo è nato un vino o un progetto, ad esempio Villa Parens che rappresenta il sunto e la continuità della storia di famiglia, l’estensione di un sogno e la dichiarazione di un amore.

L’uomo è il protagonista del vino, l’interprete del suo farsi e con il ritmo del lavoro che rimane artigianale, condizionato dalla natura, dal tempo atmosferico, dagli usi, dalle tradizioni e dai gusti. Tutto questo ci conforta per il fatto che il vino non è mai casuale ne banale. Il vino è sempre portatore di valori sani, genuini, della terra e del gusto, della cultura alimentare. In una parola, quando l’amore per l’arte diventa vino è EMOZIONE.

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Le scarpe sportive Alex De Pase: un nuovo brand, una nuova idea di lusso

LUSSO E ARTIGIANALITÀ LE BASI DEL BRAND CHE HA GIÀ CONQUISTATO IL MERCATO DEL MEDIO ORIENTE

Tra le tante novità nel mondo dello street wear ci sono le scarpe sportive Alex De Pase. Si tratta però di un progetto che guarda solo in parallelo a quell’universo che si contraddistingue per un mix di abbigliamento sportivo, denim e t-shirt bianche in cotone. Infatti è il mondo del tatuaggio il punto di partenza di un progetto innovativo e inaspettato dedicato alla calzatura di lusso. Ed è proprio quest’ultima parola – lusso – a scandire ogni fase del progetto voluto dal maestro del tatuaggio realistico Alessandro Depase assieme al collettivo creativo Kardif. Il sodalizio sintetizza un’estetica votata al design e spirito ribelle: un binomio che punta a diventare must-have tra gli appassionati di moda.

Manifattura e ispirazione danno vita a una gamma, sia per l’uomo che per la donna, che comprende sneaker e scarpe da corsa e anche un mocassino slip-on. Da qui i creativi non si smuovono. E dichiarano: “La scarpa è forse l’accessorio che più di tutti definisce il nostro stile” afferma il team “così abbiamo pensato che sarebbe stato incredibile poterla rendere speciale. Il tatuaggio realistico è trasporto emotivo, arte, ribellione e l’idea di poter trasferire queste emozioni in una scarpa è davvero una nuova sfida creativa”. “Per la prima volta”, proseguono, “il tatuaggio si declina su una pelle diversa”. I pellami, infatti, sono scelti tra i migliori del made in Italy.

Tuttavia è la suola a contenere il vero saper fare delle scarpe sportive Alex De Pase. Qui, i tatuaggi diventano elemento decorativo e identità stilistica. Sulla superficie, il vitello nappato conversa con la pelle scamosciata, in un continuo mesh up dove il tessuto tecnico incontra il dettaglio decorativo. Gli spike metallici diventano increspature a definire l’allure rock e impertinente della scarpa.

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“Arua: Lì, dove la tranquillità trova casa”

In dialetto altoatesino, “A rua” significa pace, spazi personali e affrancarsi dalla quotidianità. Il risultato è un luogo unico per rigenerarsi e sentirsi liberi da ogni pensiero; un complesso creato nel rispetto della natura che lo circonda.

Qui, sopra Merano, troverete un’oasi in cui il tempo si cristallizza nell’attimo del piacere: il design elegante e indimenticabili esperienze culinarie sposano la bellezza dei vigneti, degli alberi di olivo e dei frutteti della zona, rendendo le nostre ville un “rifugio dell’anima”. Per l’anima. Cogliete quell’attimo e date alla vostra vita un ritmo nuovo.

SEI APPARTAMENTI, SEI SOLUZIONI CONCETTUALI

Ambienti in cui sentirsi liberi. Fino in fondo.

L’ampiezza degli ambienti, le finestre che si affacciano su un paesaggio meraviglioso e i materiali naturali plasmano un’atmosfera incantevole. Qui, un design classico ricco di stile, mobili senza tempo e studiati dettagli costituiscono un inscindibile trait d’union.
L’esterno diventa interno con la terrazza che si pone come un’amabile estensione dello spazio abitativo. Dulcis in fundo, un panorama da acquerello in grado di ispirare.

Respirate l’atmosfera mediterranea del giardino impreziosito da un vigneto di 2,5 ettari, magari godendovi una buona lettura. In contrasto con questo scenario, cime scoscese, splendide e maestose, a portata di mano e di cuore…

Non importa se passeggiando nel nostro uliveto, tra quelli situati più in quota qui in Alto Adige, nuotando nell’Infinity Sole Pool riscaldata o rilassandosi nell’apposita sala relax con ampia vetrata: lasciate che la forza e la bellezza della natura vi infondi nuove energie.

Sapori

La colazione sarà servita ogni mattina direttamente nella vostra villa. Dolci e abbondanti prelibatezze regionali assicurano un inizio di giornata fenomenale.

E di sera, fiorisce un bouquet di squisite possibilità…

L’Arua Dinner: nel raffinato ristorante “Texel” situato al piano terra e con caratteristica cucina a vista. In vostra presenza viene proposto un allettante menu di 4 portate, che può essere gustato avendo il tramonto come sfondo.

Ready to cook: se si preferisce cenare da soli, invece, consegneremo le pietanze desiderate direttamente in villa. Dovrete solo terminarne la preparazione passandole, ad esempio, in padella. Per una favolosa cena intima con ingredienti e… ricetta compresi.

Dinner out: il padrone di casa, Otto Mattivi, vi vizierà nel ristorante Hidalgo proponendo il meglio della tradizione culinaria mediterranea. La pasta fatta in casa, i classici altoatesini, le specialità di carne e pesce alla griglia e il famoso Wagyu Beef Tasting, seguiti da dolci eccezionali, delizieranno il vostro palato.

Dall’autunno 2019, potrete godervi il piacere della carne di prima classe: Nel nuovo ristorante di specialità Aomi, anch’esso gestito da Mattivi, diverse varianti del delizioso Wagyu & Kobe Beef vi attenderanno a tavola. Un’esperienza di gusto indimenticabile…

Attraverso il servizio navetta, saremo lieti di organizzare le vostre trasferte per i ristoranti di Postal, situati a circa 25 minuti di trasbordo.

E cosa sarebbero queste delizie culinarie senza l’accompagnamento di un buon bicchiere di rosso o bianco? Potrete trovare vini selezionati anche nella vostra villa, a magnifica conclusione della serata. La possibilità di scelta è sontuosa grazie alle 600 pregiate etichette tra cui optare.

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Lago Arredamenti: capacità innovativa e visionaria

Il territorio dà, il territorio riceve. È così che devono andare le cose. Certo, se l’azienda non fosse nata in un contesto come quello veneto – padovano per la precisione – puntellato di piccole aziende con le competenze necessarie a dare forma a molti suoi progetti, sarebbe stato difficile raggiungere i risultati attuali e quelli futuri a cui oggi aspira. Ma la capacità innovativa e visionaria dei figli di Giuseppe Lago – fondatore dell’azienda di arredamento negli anni 80 – è stata a sua volta motore di innovazione per un territorio e un modello imprenditoriale che, in certi casi, dimostrava di aver segnato il passo.

Ma andiamo con ordine: Daniele Lago – ultimo dei dieci figli di Giuseppe – è amministratore delegato dell’azienda di famiglia, mente e anima di un’evoluzione che, in poco più di dieci anni, ha portato da 3 a 35 milioni di euro il fatturato della società, presente in tutto il mondo con 400 punti vendita indiretti, 13 monomarca in Italia e quattro al’estero, e quasi 200 dipendenti . E che, soprattutto, ha imposto il brand come uno dei più dinamici del design italiano, artefice non soltanto di soluzioni per l’arredo originali e attente alle esigenze di un mondo in trasformazione, ma anche di formule commerciali e di marketing inedite, che in taluni casi hanno fatto scuola. Come il «Lago Apartment» lanciato nel 2009, ovvero la possibilità per un partner di mettere il proprio appartamento a disposizione dell’azienda, che ne cura l’interior, in cambio dell’impegno di aprire le porte di casa per promuovere i prodotti stessi di Lago, con eventi e attività di vario genere. Nel 2014 il progetto si è esteso alle strutture ricettive e commerciali, agli uffici e agli spazi real estate. Oggi il «Lago Design Network» è una rete che conta oltre 200 luoghi in tutto il mondo.

Ed è questa la cosa fondamentale per Daniele Lago: essere una comunità: «Quello che accade intorno a un tavolo è più importante del tavolo stesso», è uno dei suoi mantra. La comunità è quella da cui si parte, quella in cui si affondano le radici, certo: è la tradizione di ebanisteria ereditata dai nonni, sono i valori e la cultura che si respirano nella terra in cui si cresce.

Ma poi bisogna cambiare, evolvere: «C’è un’inerzia nei modelli familiari di impresa che ancora resiste nel Nord-Est e in generale in Italia – osserva -. Per me uscire da questa familiocrazia è fondamentale». Ed è quello che ha fatto Lago: «Pur riconoscendo il valore positivo e la qualità del lavoro di nostro padre – racconta – per prima cosa abbiamo cambiato la governance, aprendo a manager e collaboratori esterni, che hanno contribuito con un grande apporto di creatività e innovazione nella progettazione, nei processi produttivi e nella comunicazione».

Lago punta sui mercati esteri con in Marketing digitale

Oggi i fratelli Lago operativi in azienda sono tre: gli altri hanno preso altre strade. Perché, osserva Daniele, «la cosa più importante per fare innovazione è fare ciò che si ama, e non sempre in una famiglia tutti hanno voglia di lavorare nella propria azienda». Il capitalismo del domani, osserva Lago, si fonda sulla capacità di incentivare e motivare i propri dipendenti, facendone una squadra, mettendo assieme le idee. L’evoluzione digitale ha aiutato, costringendo le aziende a rivoluzionare i paradigmi di business, che oggi devono comprendere l’intero ciclo di vita di un prodotto, dalla sua progettazione alla sua commercializzazione e anche oltre, perché oggi un oggetto vive anche nella condivisione sui social del suo utilizzo e Lago è una delle più grandi community digitali del mondo dell’arredo, seconda soltanto a Ikea.

Adesso per l’azienda la sfida è diventare più internazionali: oggi l’export vale circa il 30% del fatturato ma, entro 4-5 anni, l’obiettivo è di rovesciare queste percentuali, anche facendo leva sul modello distributivo e di marketing molto incisivo, diverso da quello dei competitor, che va al di là del prodotto e parla a 25 milioni di persone attraverso i canali digitali.

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DAI RIMEDI PER IL SONNO ALLA MUSICOTERAPIA, DIECI TREND MONDIALI DEL WELLNESS

Nel mondo si spendono 432 miliardi di dollari per riposare meglio e ancora non dormiamo. Entro il 2024 la ‘sleep economy’, che include i metodi alternativi per migliorare il riposo notturno, raggiungerà i 585 miliardi di dollari. Devices che controllano come dormiamo, luci ‘circadiane’ biodinamiche per gli ambienti di casa, App con le dosi di luce/buio per i frequent flyers vittime del jet lag, diete calmanti, integratori ed erbe rilassanti, materassi e guanciali pro sonno, massaggi e terme pro-riposo sono in cima alla top ten del wellness a cura del Global Wellness Institute, organizzazione statunitense che monitora le tendenze di palestre, club fitness, studio privati, personal trainer, industrie e clienti di tutto il mondo.

Al secondo posto della classifica i rimedi wellness per i nuovi giovani: gli ultrasessantenni. L’età è riscritta, la generazione di over sessanta è diversa da quella che li ha preceduti, è ancora nel pieno del lavoro, corre le maratone, va in palestra e cura il proprio aspetto in modo puntuale. “La vecchiaia è più bella di quanto pensi”, si legge nel report che punta alla silver wellness economy ricordando che nel 2050 la popolazione over 60 raddoppierà passando dal 12 al 22 per cento. Il business del benessere si prenderà cura non solo della forma fisica dei nuovi anziani e i club del fitness iniziano ad offrire anche corsi contro l’incontinenza e i sintomi fastidiosi della menopausa. Anche la moda considera gli anziani e Maye Musk, modella settantunenne, è fra le nuove cover girl di molte riviste patinate. Non mancano i colossi della cosmetica che puntano al pubblico più vecchio come Shiseido che – segnala il report – in Giappone ha lanciato recentemente ‘Prior’, un brand per pelle molto matura, idem ha fatto la statunitense Pause Well Aging.

Occupa la terza postazione il fitness dal Giappone anche in previsione delle imminenti Olimpiadi (sono attesi 600.000 visitatori fra luglio ed agosto prossimi e non si limiteranno solo a guardare le gare). Il Paese ha alle spalle una tradizione wellness secolare che sarà di grande tendenza per i prossimi anni. Saranno sempre più seguiti i bagni green nelle ‘foreste’, gli Onsen terapeutici, i monasteri buddisti per ritiri meditativi e piatti salutari ‘ shojin ryori’ che includono verdure selvatiche stagionali. Segue la filosofia ‘ikigai’ che invita a svegliarsi al mattino vedendo le cose in modo positivo e, grande ritorno, gli incensi naturali ad azione purificante e rilassante (il 70% prodotti nell’isola di Awaji-shima). Il Giappone abbina alle tradizioni una grossa spinta innovativa introducendo robot anti-stress e anti-depressione negli ospedali e nei centri benessere. Inoltre tecnologie avanzatissime nel campo della cura della pelle, come APP per l’iPhone che analizzano e quantificano le dosi ottimali di sieri in base alle necessità cutanee con ben 80.000 possibili combinazioni diverse (Future Skin, di Fine Fiber Technology). E’ made in Japan anche un nuovo rimedio che combina un siero cosmetico ad una membrana ultrasottile veicolata da un diffusore hi-tech che nutre la pelle la notte (di proprietà del brand Kao) .

Quarto posto per il benessere mentale che traslocherà dal lettino dell’analista al computer di cassa e ai trattamenti olistici e alternativi. Nel 2019, a livello globale, abbiamo speso circa il 15% in più rispetto all’anno precedente e arriveremo a 2.31 miliardi nel 2022. Per combattere l’ansia crescente e la depressione, i problemi di coppia e le difficoltà nelle relazioni umane ci affideremo sempre più agli analisti virtuali. Segnalano gli studiosi che chatbot, robot e piattaforme di consulenza psicologica e terapia di coppia sono destinati ad aumentare e che l’80 per cento delle cure può già traslocare in remoto riducendo i costi delle consulenze ed allargando in modo esponenziale la platea. Ad oggi le APP per la salute mentale sono oltre 10.000, quelle per la meditazione raggiungono un business di miliardi di dollari, i software per il ‘benessere delle relazioni’ crescono del 14,8% ogni anno e raggiungeranno i 2.3 miliardi di dollari entro il 2022.

Quinto posto per la medicina energetica. Olistica, alternativa e da sempre bocciata da quella ufficiale, inizia ad avere una aria più seria, scrivono gli studiosi. Il potenziale dei campi magnetici, delle luci e dei suoni per aumentare l’energia del corpo sono presi sempre più in considerazione nei centri benessere e perfino inclusi nella progettazione di case pensate per il benessere.

Sesta postazione per il wellness sabbatico, per chi può permettersi un ritiro prolungato dalle attività quotidiane per ritrovare la forme fisica e mentale. Il sabbatico deve durare almeno 20 giorni ed è offerto nelle principali Spa, centri termali ed hotel di lusso (con la possibilità di lavorare dal posto, in caso di astinenza).

Al posto numero sette i trattamenti per la salute riproduttiva. Si fanno meno figli e le strategie per averli si intensificano. Meditazione, cibi salutari, attività fisica mirata, test per la fertilità connessi con App e smartphone che includono la conta della ‘riserva ovarica’, congelamento ovuli (che crescerà del 25% nei prossimi due anni) e così via.

All’ottavo posto dei trend del wellness 2020 del Global Wellness Institute la musica per il benessere. Dalla musico-terapia (ne bastano 78 minuti al dì per migliorare il benessere mentale, secondo la British Academy of Sound Therapy), al suono del Gong per calmare l’ansia, dalle tracce musicali per sessioni di mega-meditazione fino alla musica di precisione con l’aiuto di nuove tecnologie applicate con il supporto di neuro scienziati.

Al nono posto gli analisti inseriscono l’importanza della scienza dietro le industrie. Nel mondo wellness è pieno di fake, elisir miracolosi e frodi. Gli analisti citano lo ‘sproporzionato ‘ successo del sito internet Goop di Gwyneth Paltrow, che vende delle sue uova vaginali alle candele profumate di odori corporei come mezzi per stare bene (con un giro d’affari che si avvicina ai 250 milioni di dollari) . Cosa fa davvero bene? Il settore del wellness ha grande bisogno di maggiori prove scientifiche e regole tanto che gli studi in corso rientrano nella nuova classifica.

Al decimo posto: Terme di Relilax Boutique Hotel & SPA a Montegrotto – Lo stress e il superlavoro possono causare dolori, malessere, insonnia. Qui, grazie alle cure termali e al medico in sede, si possono affrontare e può bastare un weekend per sentirsi già meglio. Merito anche della conduzione familiare e dell’atmosfera rilassante, unite al lusso pacato tipico del Relilax. Un’ultima nota sulle opzioni food: se scegliete la versione light – detox, è comunque top.

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“GLI ABITI E I GIOIELLI CHE HANNO CREATO LO ‘STILE MILANO’

In mostra a Palazzo Morando cambiamenti ed evoluzioni dagli anni ’50

Ogni città ha il suo stile e Milano, con la sua sobrietà, fatta di capi impeccabili e dettagli preziosi, frutto di alta artigianalità, è la capitale della moda: la mostra ‘Stile Milano’, aperta a palazzo Morando, dal 21 gennaio al 29 marzo, racconta come lo è diventata, grazie ad artigiani, spesso donne, che hanno permesso la nascita dei grandi brand.

Le ‘Storie di eleganza’ della mostra ideata da Mara Cappelletti, curata dalla stessa Cappelletti e Cristina Ongania con la collaborazione di Anna Cecilia Russo, uniscono il mondo dell’abito e del gioiello made in Milano sottolineando lo stretto legame che esiste tra il vestito e l’ornamento dagli anni Cinquanta a oggi. Dal dopoguerra in poi le sartorie, da Biki a Jole Veneziani, e i gioiellieri milanesi, da Buccellati a Cusi, da Faraone a Calderoni, hanno creato per le loro clienti abiti e gioielli personalizzati che esprimono un lusso non gridato ma ricercato e ‘su misura’. E nel 1952 le Case di Moda di Jole Veneziani, Vanna, Noberasko, Germana Marucelli, partecipando alla storica sfilata della sala bianca di Palazzo Pitti a Firenze, contribuiscono alla nascita dell’Alta Moda Italiana.

Two models in dresses designed by Jole Veneziani, 1956, Courtesy The Art Archive, Mondadori Portfolio, Electa Uno degli ‘ensemble’ in mostra al V&A-Victoria and Albert Museum di Londra in occasione della mostra dedicata all’ apporto che l’Italia ha dato al mondo della moda dalla Seconda guerra mondiale a oggi, Londra, 16 Marzo 2014.

Contemporaneamente nascono e prosperano altri atelier milanesi come Fercioni, Giuseppina Tizzoni, Ferrario, Selia, Pirovano, Biki e Gigliola Curiel. Questa – per le curatrici – è l’origine di ciò che eleggerà Milano capitale della moda.

La creatività non è solo nella realizzazione di oggetti, ma anche nel modo di indossarli, nella comunicazione, nel giornalismo, come mostra la ricerca svolta dalle curatrici in diversi archivi privati e pubblici, come quello del Gruppo Rcs e della Rai, dove sono state raccolte memorie, documenti e testimonianze delle sartorie e dei gioiellieri, la cui storia si interseca con quella delle famiglie milanesi.

 “La collaborazione con il Centro di Produzione Rai di Milano – spiega Cappelletti – ha permesso una ricostruzione e un’interpretazione dello stile, rendendo accessibile al pubblico un percorso che riporta nel presente quello che era la realtà dei diversi periodi del passato riguardante la città e i suoi personaggi. La ricerca ha permesso anche di rileggere, attraverso alcune delle penne più ironiche, intelligenti e fantasiose del giornalismo italiano, tra cui Camilla Cederna, Lina Sotis e Marisa Rusconi, i modi e le mode dell’uso e dell’acquisto del gioiello sullo sfondo degli avvenimenti sociali ed economici che hanno, in maniera diretta o indiretta, contribuito ai cambiamenti dello stile dal dopoguerra al giorno d’oggi”.

Ed ecco nell’allestimento, ideato da Maurizio Favetta e Antonio Pio Giovanditto, sfilare il boom degli anni ’50, i rivoluzionari anni ’60, gli anni di piombo, la spensieratezza degli anni ’80, il pop degli anni ’90 e il nuovo millennio.

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La lana di pecora delle antiche razze: da Vittorio Veneto alla fashion week di Milano

VITTORIO VENETO – Coperte in edizione limitata prodotte dal Lanificio Bottoli, e con il nome di Vittorio Veneto riportato nell’etichetta, nelle mani di Irama, i Negramaro, Andrea Pirlo, Carolina Daur, Pelayo Diaz e di altri importanti ospiti della maison Etro durante la Fashion Week a Milano. «Vittorio Veneto e il Veneto non sono solo territorio di prosecco, ma anche di moda» sottolinea Roberto Bottoli che dal 1978 porta avanti l’attività che venne fondata dai suoi avi nel 1861.

L’imprenditore vittoriese ha fortemente voluto che il nome della città comparisse su queste coperte. «Per questo progetto – sottolinea -, tutta l’azienda ha lavorato molto duro e questo risultato è importante soprattutto per i giovani che hanno deciso di lavorare con noi e che vedono il prodotto da loro creato in mano a personaggi famosi».

L’azienda vittoriese, specializzata nella produzione di filati made in Italy, è stata scelta dallo stilista Etro per una nuova collaborazione. «Per la prima volta nella storia della maison, un grande marchio come Etro ha dato visibilità ad un fornitore, affiancando il suo marchio al nostro – racconta Ettore Bottoli -. Etro ci ha scelto per la produzione di 550 coperte ecologiche esclusive».

Le coperte sono state realizzate con lana di pecora delle antiche razze Sopravvissana e Gentile di Puglia. “Abbiamo lavorato con il Lanificio Bottoli per realizzare una coperta in edizione limitata: 550 esemplari in 100% lana merinos italiana nei colori del vello naturale. La lana, tosata sull’Appennino, è stata filata e tessuta a Vittorio Veneto” si legge nell’etichetta.

«Espressamente abbiamo chiesto che venisse menzionata la sede del lanificio» precisa Roberto Bottoli. Il lanificio ha deciso di puntare su prodotti made in Italy, recuperando anche antichi filati che rischiavano con il tempo di scomparire.

«Molte azienda – conclude l’imprenditore – hanno scelto di delocalizzare, altre di vendere. Noi abbiamo puntato sul vero made in Italy, made in Veneto per l’esattezza, e sulla qualità del nostro prodotto. Farci apprezzare da una delle più famose case di moda ci rende orgogliosi. E ci dà anche l’energia per continuare in un mondo dove la concorrenza sleale cinese, e purtroppo anche di alcuni lanifici italiani, rende sempre più difficile la sopravvivenza di aziende come la nostra».

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Sartoria d’eccezione: Latorre

La Sartoria Latorre nasceva nel lontano 1965; era una piccola impresa locale, fondata da Michele Latorre, che inizialmente creava abiti su misura. Negli anni, Michele acquisiva maturità ed esperienza, lavorando dapprima per clienti locali, nel suo piccolo laboratorio artigianale a Locorotondo, delizioso borgo nel cuore della Valle d’Itria, in Puglia.

Ma il suo sguardo lungimirante e la sua curiosità imprenditoriale lo portavano oltre le mura del suo paese, verso quell’alta sartoria che faceva del Made in Italy una forza internazionale.

La sartoria napoletana, per esempio, è sempre stata per Michele un punto di riferimento fondamentale; ed è da questa ispirazioni che partono, ancora oggi, le sue creazioni, apprezzate, ormai dopo tanti anni, non solo più a livello locale. I suoi figli (Vito, Alberto, Luciano ed Alessio) hanno saputo far tesoro dell’esperienza paterna, accordandola con un nuovo spirito imprenditoriale, giovane e frizzante, ma con un occhio sempre rivolto alla manualità del classico metodo sartoriale, sinonimo di qualità e alta precisione.

I processi produttivi della Sartoria Latorre sono molteplici, provenienti dall’antica tradizione di una sartoria d’altri tempi. Ago, filo e ditale: sono l’anima del loro lavoro, cuore insostitubile di un lavoro meticoloso e sopraffino; questi oggetti, semplici e fondamentali, si sono evoluti negli anni, attraverso un connubio tra tradizione ed innovazione.

L’utilizzo di tecnologie ultra moderne da mani sapienti garantiscono una produzione sartoriale, che mira alla perfezione. Un capo Latorre si riconosce dalla vestibilità, dai dettagli numerosi ed ineccepibili, dall’eleganza di un capo creato su misura, tutti ingredienti fondamentali per uno stile unico e al passo coi tempi.

I migliori tessuti, finiture curate nei minimi dettagli, una cura meticolosa nella scelta degli accostamenti, una perfetta vestibilità: questa è la Sartoria Latorre. Oggi la Sartoria Latorre è orgogliosa di realizzare i suoi capi totalmente in Italia, in quella che un tempo era una piccola impresa a conduzione familiare, a Locorotondo, dove ora circa 150 operai specializzati creano capi unici e di altissima qualità.

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Dalle docce intelligenti attinenti allo stress alle vasche da bagno artistiche – Ecco come si sono evoluti i bagni moderni per offrire un senso di benessere

È l’unico posto nella casa in cui una persona può davvero essere sola, per indulgere in riti che leniscono, riposano e ripristinano. Quindi, nel progettare progetti di lusso per i suoi clienti, la designer di Rowena Gonzales, di Liquid Interiors, cerca ogni opportunità per incorporare elementi di benessere che nutrono e ispirano.

Bagni che sono fuori dall’ordinario portando un’atmosfera di spa in casa, rendono il benessere un’esperienza quotidiana, piuttosto che un lusso, dice: Antoine Besseyre Des Horts, vicepresidente del design presso Lixil Water Technology Asia, concorda sul fatto che l’elevato ruolo del bagno di un tempo umile ha alimentato la domanda di prodotti per il benessere che supportano le nostre esigenze di vita in modo sano, responsabile e bello.

Per soddisfare tali criteri, afferma, il bagno moderno “deve essere facile da usare e pulito, ergonomico, sicuro, fornire un senso di benessere ed esprimere il proprio stile personale”.

Specialmente, sottolinea il designer, il bagno è un’altra area della casa in cui i confini tradizionali si stanno dissolvendo. Proprio come la cucina si è fusa con il soggiorno per creare un nuovo spazio sociale, il bagno si fonde sempre di più con la camera da letto per formare un rifugio privato. Ciò richiede una maggiore attenzione al design, in modo che l’illuminazione, i colori e i materiali scelti riflettano lo stato mutevole della stanza.

Se hanno spazio, molte persone vogliono ancora una vasca da bagno in modo da poter lussureggiare ininterrottamente in un lungo bagno caldo. Le vasche da bagno dal design ergonomico offrono il massimo del comfort e non c’è dubbio sul fascino visivo di una vasca autoportante glamour, come la sinuosa vasca da bagno Veil di Kohler, o il richiamo di un bagno giapponese ispirato alla sorgente di acqua calda nelle nuove linee INAX S600 e S400 , lanciato a livello globale alla Milano Design Week 2019.

Questo non è l’unico modo per godersi una sessione di idroterapia riparativa a casa ora che le esperienze spa sono integrate nelle docce.

Il nuovo sistema doccia Euphoria Smart Control di Grohe, ad esempio, ti consente di personalizzare la tua esperienza con il semplice tocco di un pulsante. “A seconda del tuo umore o dell’ora del giorno, puoi scegliere uno spray potente e corroborante per un inizio energizzante al mattino o rilassarti con uno spray rilassante, morbido come la pioggia estiva”, dice Besseyre Des Horts. La tecnologia assicura che la temperatura dell’acqua rimanga esattamente come piace a te.

Per ottenere l’atmosfera rilassante desiderata e soddisfare la necessità di maggiore comodità e comfort nel bagno, tutto nello spazio dovrebbe essere intuitivo e facile da usare. “Non devi dover giocherellare con controlli diversi”, sottolinea.

In termini di colori, il bianco è pulito, minimal, elegante e senza tempo. Ma con il comfort, un obiettivo generale del design del bagno, emergono trame morbide come finiture in venature del legno, tonalità della terra e ceramica mentre i proprietari di case cercano di fare una dichiarazione forte nel loro ritiro privato.

Nel frattempo, Kohler sta definendo “la rinascita dei colori” la principale tendenza per il bagno del momento. Il marchio riporta la continua domanda per la sua gamma di servizi igienici, vasche e vanità neri, ma coloro che non sono in grado di fare un passo così grande possono sempre immergere il dito del piede nel colore semplicemente cambiando le rubinetterie.

Clutter è un killer della passione, e in nessun luogo più che in un bagno. Il comodo vano portaoggetti nel cassetto progettato per accessori per il trucco e la rasatura dei capelli tiene fuori dalla vista le necessità quotidiane, mentre è a portata di mano. Per semplificare l’aspetto, nascondi i punti di potere all’interno dell’armadietto.

Per finire, aggiungi le piccole cose che faranno la differenza. Asciugamani di alta qualità, soffici, splendido sapone per le mani e prodotti per il bagno, coccole per il corpo e l’uso di candele e diffusori profumati trasformeranno il bagno di casa in una lussuosa esperienza spa.

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Eco-lusso da città: ecco la nuova bici elettrica Carrer

Ecologica, Elegante ed Elettrica. Sono queste le tre E per la nuova bicicletta made in Italy di Carrer, che mantiene il cuore di legno (il telaio, unico e artigianale) e un’anima moderna e tecnologica.

Una bicicletta interamente Made in Italy, perfetta per la città, a cui è stato aggiunto il motore tedesco Ansmann, unico componente estero.

Dopo le prime e-bike Carrer arrivate nel mercato nel 2016, la ricerca è stata indirizzata verso un motore elettrico performante, capace di maggiore autonomia rispetto ai modelli precedenti. La e-bike Carrer è utile a chi vuole muoversi in città o percorrere tragitti lunghi senza grandi sforzi. La nuova versione elettrica è applicabile a tutti i modelli di city bike: Bibione, Valgrande e Venezia. Il motore non compromette il design sinuoso delle linee: è celato in una elegante borsa artigianale in cuoio italiano conciato al vegetale e tamponato a mano.

La bicicletta CarrerBikes si caratterizza per il perfetto equilibrio tra tradizione e innovazione, la sicurezza e le ottime prestazioni di guida.

CarrerBikes è il marchio italiano di biciclette di design che unisce tecnologia a un telaio in legno realizzato a mano da maestri d’ascia. L’unica bicicletta in legno al mondo costruita in un cantiere nautico, dove la conoscenza dei materiali e la lavorazione del legno hanno raggiunto i livelli massimi di performance e bellezza.

Ausmann e telaio fatto a mano in legno di rovere da Maestri d’Ascia veneti. Sella Brooks, manubrio Metropolis, ruote artigianali Pippowheels, borsa in cuoio personalizzata Bambulé

Fonte:carrer

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SENTIER: “Non si può descrivere la passione, la si può solo vivere”.

In un momento dove non serve più nulla e tutti hanno tutto, anche un paio di babbucce può fare la differenza. L’azienda trevigiana Sentier propone la sua collezione rispettano tradizioni e territorio. Totalmente Made In Italy, un tempo si realizzavano in casa, con stoffe di recupero di vecchi abiti dismessi ed utilizzando come suola vecchi copertoni di bicicletta, e oggi come allora sono realizzate artigianalmente per Sentier con stoffe selezionate di alta qualità, cucite e confezionate interamente a mano evitando l’uso di colla. La suola in gomma riciclabile, trapuntata con filo cerato, riproduce fedelmente il vecchio copertone di bicicletta.

Credo in un artigianato rinnovato e capace di mantenere intatta la propria identità nel tempo», racconta la fondatrice di Sentier, ex buyer di moda che nel 2007 ha creato la sua piccola azienda specializzata in scarpe per la montagna: le mitologiche pedule, realizzate interamente a mano da una famiglia di artigiani di Montebelluna, la patria di questo genere di calzature.

Tutto è iniziato grazie all’incontro con il marito Nicola, vigile del fuoco, che ha ispirato e supportato il progetto. «Mi ero innamorata  di un suo paio di pedule acquistate più di 30 anni prima: ormai introvabili. Dopo molti mesi di ricerca, però, finalmente sono riuscita a rintracciare l’artigiano che le aveva “prodotte” con le proprie mani e che, ritrovando le forme ormai dimenticate da tempo, è riuscito a creare prima il mio 37 e poi una piccola collezione da distribuire nelle località turistiche montane, il mio primo cliente a Cortina d’Ampezzo, oggi Sentier è presente nel mondo e accanto alle pedule, vendono le tradizionali babbucce friulane.

Nell’ultimo anno è stato inaugurato anche l’e-commerce “fatto su ordinazione”, che permette da un lato di soddisfare i clienti più lontani geograficamente ma anche di supportare i punti vendita già esistenti. «Il tutto spiegano perseguendo l’obiettivo principale, ossia contribuire a salvaguardare il nostro artigianato, specialmente nell’era della delocalizzazione, della produzione e globalizzazione di prodotti che risultano senza “anima”.

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Store della settimana: Room 19.21 Milano

Room 19.21: apre a Milano la boutique di Maurizio Modica e Pierfrancesco Gigliotti, inaugurato al civico 8 di via Piacenza, a MilanoRoom 19.21 è il nuovo Pop Wear Store firmato Maurizio Modica e Pierfrancesco Gigliotti, due stilisti ben noti nel panorama fashion italiano, che oggi presentano il loro punto di riferimento per lo shopping in città.

Uno spazio creativo e colorato, arredato come un salotto ricercato, con mobili, tappeti, poltrone, quadri e ritratti che fanno da cornice alle collezioni donna realizzate dal duo creativo, tra capi d’abbigliamento e accessori che colgono ogni genere di spunto: epoche, tendenze e stili tra i più disparati.

Nello specifico, l’estroso punto vendita accoglie le linee rigorosamente Made in Italy a marchio MG4Coulture in tirature limitate, una scelta che permette di rendere l’offerta sempre più varia e fresca. Così come dichiarato da Gigliotti: “La caratteristica del nostro lavoro oggi è la grande velocità, le nostre idee si trasformano rapidamente nel prodotto che arriva subito in negozio direttamente dai produttori. Non abbiamo altri passaggi né filtri per cui possiamo pensare oggi i capi che proporremo tra qualche settimana. Con questa nuova modalità ci siamo resi conto che il prodotto, in fase di vendita, viene caricato di un entusiasmo e di una emotività nostra personale come mai prima d’ora”.

Il punto di forza di Room 19.21? Accompagnare le clienti in una shopping experience coinvolgente e customizzata. “Oggi ci consideriamo degli artigiani che aprono la bottega ogni giorno, è una bella sensazione. Ci rendiamo contro di aver intrapreso un percorso un po’ controcorrente, in un’epoca in cui l’e-commerce è in crescente sviluppo, soprattutto nella moda – ha spiegato Maurizio Modica – Noi da sempre abbiamo cercato il rapporto con la nostra clientela e oggi comprendiamo che tante donne amano frequentare la boutique, provare i capi e ascoltare i nostri consigli per scegliere l’outift perfetto”.

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FESTE DI LUSSO? IN VILLE ED ATTICI PER ‘SENTIRSI A CASA’

Feste (e capricci) da ricchi  e ghirlande ovunque nell’attico della Grande Mela, sculture di ghiaccio sulla terrazza panoramica dell’appartamento di Parigi, biglietti garantiti per spettacoli ed eventi già sold-out nelle capitali del mondo. Autisti, guide ed auto di lusso per visite culturali, shopping e Vip tour nei parchi a tema (come gli Universal e Disney) per i ragazzi. Cacce al tesoro e giochi a tema ‘sopravvissuti’ in giro per l’isola di Saint John delle Antille o sulle caraibiche Turks e Caicos. Cenone in casa ordinando menù “delivery” cucinati espressi nei migliori ristoranti stellati della città. E, per le cene di festa, tavole apparecchiate a tema con centrotavola di fiori di stagione, tavoli e posti a sedere in aggiunta per gli ospiti degli ospiti. Questi alcuni esempi delle numerose richieste che i più ricchi del globo, famiglie al seguito, esprimono quando prenotano ville, penthouse e appartamenti di lusso dove alloggiare per le vacanze.


La scelta della casa al posto dell’albergo non riguarda solo il ceto medio, piace sempre di più anche a quella minoranza di popolazione che detiene lo scettro del portafogli più pieno. Le case sono più comode se si viaggia con i parenti al seguito e gli alloggi di altissimo livello includono amenities a cinque stelle, inclusa la possibilità di esaudire ogni capriccio.

Appartamento di lusso nel Greenwich Village di New York

Il fenomeno è in crescita tanto che anche il noto portale di affitti brevi, AirBnb, ha inaugurato recentemente la sezione luxury che include, fra le altre, anche Villa Fleming, casa giamaicana dello scrittore Ian Fleming e interi atolli nella Polinesia Francese . “I viaggiatori di lusso oggi desiderano molto più di un alloggio esclusivo, – ha dichiarato Brian Chesky, co-fondatore e amministratore delegato della piattaforma. – Vogliono un cambiamento ed esperienze che li uniscano e li divertano”.


La casa diventa così destinazione e non più solo un bell’alloggio: per il pubblico più facoltoso è a disposizione un team di professionisti e creativi che offrano amenities a cinque stele ed esaudiscano i sogni di tutti. “I nostri ospiti possono godere di qualcosa in più rispetto al bellissimo appartamento che li ospita – sottolinea Lavinia Liyanage, Chief Markets Officier- City Collection di Onefinestay, agenzia londinese con ville e appartamenti di lusso in Europa, Stati Uniti, Australia, Messico, Caraibi e Hawaii. – Offriamo loro un’esperienza che celebri il loro stile di vita individuale e valorizzi la vacanza, come ad esempio rifornire anticipatamente la cucina con i prodotti alimentari preferiti dall’intera famiglia oppure prenotare in uno dei migliori ristoranti di Roma o gestire richieste più complesse come organizzare la perfetta esperienza parigina”.

Parigi, appartamento per vacanze di lusso preferite dalle famiglie

“A New York abbiamo reso ‘baby proof’ l’intera casa, Jane Street Townhouse II, per una coppia di celebrity, – precisa Liyanage. – In un altro appartamento abbiamo ritirato e stirato un abito così da essere perfettamente pronto per il Met Gala del Metropolitan per una celeb nota nel mondo, in tempo per il suo arrivo a casa. In occasione della festa del papà abbiamo pianificato una cena per clienti che avevano prenotato un appartamento a New York. Avevano espressamente richiesto un menù con capesante da un ristorante di lusso che però ci avvisò di non averne nei parametri richiesti espressamente dagli ospiti. Il nostro service manager è andato di ristorante in ristorante per NYC per trovarle perché erano il main focus di questa cena. Per il Natale ci richiedono di preparare alberi riccamente addobbati e ghirlande per decorare la casa in modo da farli sentire il più possibile a casa”.


Gli hotel non stanno a guardare e non mancano le catene che aprono sezioni ‘home’ e alloggi privati in case e ville di lusso, come Marriott, HomeAway, Oliver’s Travel. Nascono progetti ‘ibridi’ con accordi fra alberghi di lusso e proprietari di ville mozzafiato e perfino start-up per aprire hotel pop-up, come l’agenzia WhyHotel di Washington che trasforma interi condomini in temporary-home a cinque stelle e staff disponibile 24 ore su 24.


Anche i Vip arrotondano mettendo a disposizione le loro magioni e l’agenzia The Agency, sede a Beverly Hills e ad Spen, gestisce gli affitti brevi in villoni di Hollywood. Come quella della cantante Rihanna (a 35.000 dollari per un mese). Non è la più costosa: la villa East Hamptons, progettata dall’interior designer David Kleinberg, è stata pagata 125.000 dollari per la stagione estiva scorsa e la cantante non è l’unica ad avere deciso di affittare. Le fanno compagnia anche Leonardo DiCaprio, Sandra Bullock, Brooke Shields, Orlando Bloom e Felicity Huffman, come segnala Architectural Digest.

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“Colori e Richiami”

Bea Bongiasca è una delle jewelry designer italiane più interessanti del panorama contemporaneo, ha definito la gioielleria come una fine arte da esibire, da indossare. L’abbiamo incontrata in occasione dell’opening della sua prima boutique, locata in via Solferino 25 a Milano, arrivata dopo il successo del pop-up store presso La Rinascente meneghina.

La scelta di Milano è significativa: luogo dove è nata e cresciuta, nonché tra le città più sensibili all’arte della gioielleria, qui si concentrano grandi nomi, nuovi talenti e scuole orafe, appena si varca la porta del monomarca, si viene catapultati in una femminile realtà pop, tra fiori virtuali, neon e teche post-industriali, tutto nelle diverse e più sfumature del rosa.

Una piccola casa del gioiello nel cuore di Brera, dove Beatrice ci ha accolto con pieno entusiasmo, mostrandoci le diverse collezioni che hanno scandito il suo percorso creativo, come No Rise, No Life o You Are So Vine. Un viaggio che ha percorso dall’Occidente all’Oriente, riportandola poi nella sua cara Milano.

Perché hai scelto Milano per aprire la prima boutique?

Ho scelto Milano perché è la città dove sono cresciuta e dove abito quindi non c’è posto migliore dove aprire la prima boutique! Inoltre Milano, e in particolare la zona di Brera, sono universalmente sinonimo di creatività e di italianità: perfetto per noi che crediamo molto nel Made in Italy e facciamo qui tutti i nostri gioielli a mano.

Com’è stato concepito il negozio nel rapporto con la sua clientela?

Questa prima boutique nasce un po’ come la casa dei miei gioielli. È tradizionale nella funzionalità ma sicuramente non nell’immagine. Ho scelto lo stesso architetto che ha disegnato la mia camera quando avevo quindici anni e che sa esattamente che tipo di estetica ha il marchio, Massimiliano Locatelli di Locatelli Partners. Ci sono tutti i riferimenti: i fiori, i neon e il colore, in questo caso il rosa, che domina tutto. Di certo non è uno spazio tradizionale ma neanche esasperatamente moderno: è molto accogliente, eye-catching e di certo kawaii.

Quanto è importante il rapporto con la clientela oggi, visto il digitale?

Penso che sia esattamente per via del digitale che aprire un negozio nel 2019 ha un senso diverso che aprirlo vent’anni fa. Mette in contatto reale il marchio con le persone che prima potevano vedere i gioielli tramite Instagram o e-commerce: venendo in negozio sono immersi nel nostro mondo kawaii e nell’estetica IRL – ndr in real life -. Sono sicuramente una fan dei social media ma sono anche convinta che, anche se molte persone comprano online, vedere e provare un gioiello dal vivo è un’altra cosa. I gioielli sono sempre più belli indossati…

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ESPERIENZE ED EMOZIONI NELLA LISTA DEI DESIDERI

Soggiorni in case patrizie, hotel di lusso con musica dal vivo, importante è sorprendere.

Il Natale da ricchi? Meno formale e più emozionante, leggero e divertente. Anche nella scelta dei doni le cose stanno cambiando e i ‘giocattoli’ per adulti prendono il posto di gioielli e orologi d’oro. Console di design per giochi in tv, roller per fare da sé sigarette di cannabis in oro 24 carati, mazze da golf (di Bentley), motociclette per viaggi on the road (prezzo su richiesta) spuntano nella lista dei regali di Natale dedicata ai miliardari appena stilata da Forbes. Le esperienze e il divertimento sono ora al primo posto per i più facoltosi che iniziano ad abbandonare le vecchie abitudini di shopping e i luoghi di ritrovo appositamente pensati per loro, quando troppo formali e privi di calore.


I super ricchi viaggiano anche con la famiglia al completo e il divertimento dei figli è adesso in cima alla lista dei desideri di Natale. La giocosa confusione dei bambini riempie i luoghi del lusso e alberghi, agenzie, negozi e ristoranti si organizzano anche con il supporto di apposite Kids-App divertenti che i nativi digitali apprezzano molto. Per i tour culturali con mamma e papà le agenzie specializzate abbinano adesso giochi interattivi e percorsi a premi a misura di bambini.
Il lusso non è più formale e serioso. Si sta spostando verso le esperienze divertenti, autentiche.

L’ironia è, ad esempio, divenuta l’eccellenza, ai ristoranti stellati che possono apparire algidi e rigorosi, molti clienti preferiscono gustare una vera pasta e fagioli o l’amatriciana nelle trattorie tipiche della penisola perché piene di calore ed emozioni e perfino andare nelle cucine delle case o delle locande. L’obiettivo dei viaggi, ad esempio, non è più visitare i paesi ma conoscere le persone. Americani, australiani e canadesi in testa, seguiti da brasiliani e messicani, amano moltissimo fare parte della ‘vita da romano’ ma la richiesta vale per tutti i nostri magnifici territori della penisola. Ricercano l’alta convivialità e il cuore delle persone con cui diventano anche amici di lunga data”.

L’esperienza vale più del possesso. Si possono organizzare visite di ‘panettone experience’ accompagnando i clienti a visitare il ‘dietro le quinte’ delle piccole produzioni artigianali di dolci, come la pasticceria e i laboratori specializzati. Qui si sente il profumo delle festività, si scopre la lavorazione di questo dolce noto in tutto il mondo. Sempre più richiesti i mercatini autentici, in cima quello di Piazza Navona a Roma perché in un contesto unico di opere che sorprende, oltre a quelli di Torino e Milano. In questo periodo piace la caccia al Christmas tree, con tracce divertenti da seguire. Non si tratta di trovare gli alberi addobbati nei luoghi classici, ma quelli nascosti in chiostri, giardini, scorci, nelle case e negli hotel. Il gioco termina con lo shopping di decori natalizi”.

Case storiche, proprietà di conti e contesse si aprono per ospitare i multimilionari che le preferiscono agli hotel di lusso. “Con l’ospite amano discutere anche di politica, assaggiano i vini, si creano alchimie. Fra le case più richieste un appartamento storico a Monti, quartiere centrale della capitale, che appartiene ad un collezionista di pianoforti degli anni trenta e di reperti. C’è anche un ipogeo sotterraneo con i resti di un tempio dedicato a Mitra” ci confida Leonardo di Ingredienti Magazine.


In cima alle case più ambite ci sono inoltre, a Firenze, un appartamento dotato di un chiostro ed un giardino, rari in questa città. E’ di un noto pianista, anche collezionista di opere d’arte antica. Il proprietario, affabile e empatico, offre anche concerti ai suoi ospiti. In Sicilia c’è la casa del Gattopardo dove si può prendere un caffè con la proprietaria che racconta la storia del palazzo e di Palermo.

Hotel Eden Rome

Anche i luoghi lussuosi per eccellenza, come gli hotel a cinque stelle, ripensano l’offerta a misura di emozioni autentiche. “La formalità è in calo negli alberghi di lusso dove regnava il silenzio e si parlava sotto voce. Ora si punta alle emozioni. Dall’ora dell’aperitivo a mezzanotte, nella libreria, nel giardino e nel ristorante si fa musica dal vivo, niente più dj-set o sottofondi musicali. Musicisti professionisti ci permettono di produrre musica di alta qualità tanto che recentemente un ospite dell’albergo, Sir Paul McCartney, ha voluto fare i complimenti ai musicisti perché non si aspettava fosse tutto dal vivo.

Alla clientela piace essere stupita, meravigliata ed emozionata e la musica ha questo compito principale. Perciò abbiamo pensato anche ad un tenore ed un soprano al bar, al tavolo, che si alternano con arie dalla Tosca. Per le feste di fine anno, si potrebbe pensare di trascorrerlo a Roma all’Hotel Eden, dove gli spettacoli non mancano, ad esempio si esibiranno 15 artisti con opere per soprano e baritono, da Mozart a Verdi, swing con canzoni degli anni cinquanta cantate anche con il megafono come le originali e dj set con una violinista-artista in chiusura. La formalità è in calo, è il momento delle emozioni”.

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Hotel Ciel sarà il più alto del mondo, è in arrivo a Dubai e avrà una splendida piscina a sfioro.

Le persone potrebbero presto avere un nuovo motivo per visitare Dubai. Se hai fatto qualche viaggio e hai visto tutto, allora il fatto che è il più alto al mondo, l’hotel aprirà a Dubai presto potrebbe rendere la cosa più esclusiva. Burj Khalifa o Gevora, sono da anni le strutture architettoniche più apprezzate e Dubai è nota per la sua costante reinvenzione da record. 

Ecco perché abbiamo un nuovo concorrente, l’hotel Ciel. L’edificio di 360 metri con 82 livelli è tutto per fare nuovi record in quanto sarà quattro metri più alto dell’attuale detentore dell’Emirato. Distribuito su 82 livelli, l’edificio alto ospiterà fino a 1.209 suite di hotel di lusso che sfoggiano interni contemporanei con un lato di lusso e spazi verdi assegnati. 

La parte più affascinante di questo hotel deve essere il tetto. Chi non vorrebbe essere su una piattaforma di osservazione in vetro con vista a 360 gradi sulla Marina di Dubai, The Palm Jumeirah e il Golfo Persico? Il tetto del Ciel Hotel avrà anche un ponte per il tempo libero, un bar e una piscina a sfioro che sarà una delle più alte del mondo. Se vivere nel punto più alto è mai diventato un concetto pratico, qui lo troverete, puoi goderti il ​​momento migliore della tua vita qui, con panorami, bevande e tante delizie culinarie nei quattro nuovi ristoranti di Ciel. Due di questi ristoranti saranno situati sul pittoresco tetto con molto più di un fantastico cibo da offrire.

Il Ciel Hotel sarà situato a Dubai Marina, proprio di fronte alla Cayan Tower. È un progetto di The First Group, che sono gli sviluppatori dietro le aperture di hotel tra cui Millennium Place Dubai Marina, Wyndham e TRYP di Wyndham.

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STORE DELLA SETTIMANA: Michele Inzerillo

Michele Inzerillo, il bello di essere gentiluomo.

Fondata negli anni ’50 dai fratelli Inzerillo, ancora oggi, la storica boutique Michele Inzerillo, è un forte punto di riferimento di una moda da veri e propri gentlemen.

Situata su Viale Alcide De Gasperi a Palermo, la boutique propone un’ampia scelta di capi che soddisfano l’esigenza dell’uomo che veste con sofisticata eleganza, apprezza la qualità dei tessuti e non trascura la ricercatezza dei dettagli.

L’attenta selezione di tessuti di pregio e dei colori, la precisione dei tagli, la cura delle preziose cuciture di derivazione sartoriale, sono le linee guida che caratterizzano l’assortimento delle proposte che si basano principalmente su un mix di tradizione ed eleganza.

Per Michele Inzerillo la rappresentazione del bello è essenziale, ma mai fine a se stesso ed è così che si giustificano l’attenzione per il particolare, il comfort e la vestibilità impeccabile, dimostrando che l’estetica è sì uno dei pregi del “bel vestire”, ma sicuramente non l’unico.

Dal 2006 a prendere le redini dell’azienda è Marco Inzerillo, che dà un nuovo spunto internazionale alla boutique. Negli ultimi anni, infatti, il nome di Michele Inzerillo arriva ben oltre i confini nazionali, da un lato grazie al lancio dell’e-commerce, dall’altro ai trunk show itineranti a Mosca, San Pietroburgo, New York, ma anche Tokyo e Hong Kong.

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Brand della settimana: Hevò

Da un lato il desiderio di guardare al futuro. Hevolution. Dall’altro la consapevolezza della bellezza del passato. Hevocation. I capi Hevò, brand nato a Martina Franca, città nel cuore della Valle d’Itria da sempre con una forte vocazione sartoriale, sono il frutto di un lungo percorso di sintesi tra l’evocazione della tradizione e l’interpretazione dei gusti e delle esigenze contemporanee.

Nascono così capispalla che si ispirano ai modelli iconici degli anni ’50, ’60 e ’70, reinterpretati nei volumi e nei tessuti in chiave odierna: cappotti, gilet, trench e parka dallo stile casual e facili da abbinare, comodi da poter indossare in tutte le occasioni, ma con un tocco di originale autenticità.

Per un uomo sempre più stylist di se stesso, che ama contaminare generi, stili e linee per creare il proprio, unico e personale, look.

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Viaggio nella nuova capitale alpina del lusso

Esclusiva, chic, costosa. Ma anche autentica. Ai piedi del massiccio del Gottardo, quello che fino a non molto tempo fa è stato un piccolo villaggio tra le Alpi svizzere e anche teatro, nel 1799, di uno scontro tra le truppe napoleoniche e quelle russe, oggi è nel radar delle mappe turistiche di chi ama la montagna, apprezza il buon cibo, punta a fare relazioni. Andermatt, nella valle Ursener Tal, immersa in un gigantesco anfiteatro di monti e di vette, sormontate da ghiacciai che alimentano il Rodano, ha l’ambizione di diventare la nuova destinazione di lusso non solo sulle piste ma per godere della montagna tutto l’anno, alla stregua di Gstaad e di Saint Moritz. A scommetterci è stato un gruppo finanziario che fa capo al miliardario egiziano Samih Sawiris, uno dei rampolli della ricchissima famiglia egiziana, amministratore delegato della Orascom Development e imprenditore molto concentrato sul settore dell’ospitalità. Una delle sue società ha investito più di 2 miliardi di franchi svizzeri per trasformare Andermatt e dintorni in una nuova culla del turismo internazionale.

A lavori ultimati, infatti, qui ci saranno sei hotel a 4 e 5 stelle, 42 condomini per 500 appartamenti, 25 ville singole, un nuovo comprensorio sciistico che unisce Andermatt a Sedrun (la nuova SkiArena diventerà il più grande comprensorio sciistico della Svizzera Centrale e, grazie alla sua varietà e all’innevamento garantito, uno dei più interessanti della Svizzera) e una linea ferroviaria, Cervino-San Gottardo. Il campo dal golf a 18 buche, Andermatt Swiss Alps Golf, c’è già. Gli appartamenti sono in stile alpino, progettati con materiali sostenibili e tradizionali, legno e pietra.

Un’operazione chiamata Andermatt Swiss Alps che, assicurano, sarà totalmente rispettosa dell’ambiente e utilizzerà le tecnologie più innovative per ridurre l’impatto sul territorio. Acqua calda e riscaldamento vengono da una centrale a biomassa giù in valle. Gli edifici sono ad alta efficienza energetica e ventilazione dolce. Tutto il legno usato è stato certificato sostenibile; niente prodotti chimici; tutti i materiali edili sono locali e naturali. A regime si arriverà direttamente con il treno e il resort sarà completamente pedonale. All’interno del villaggio turistico Andermatt Reuss negli ultimi mesi si sta ultimando la costruzione di tre nuove palazzine. In più, con ogni probabilità entro l’estate 2018, saranno operativi l’hotel Radisson Blu (inizio estate 2018), i Gotthard Residences e l’auditorium sinfonico Andermatt Reuss.

Bellezza e cifre stellari. Il primo grande albergo è a metà tra il lusso orientale e l’atmosfera internazionale dei grandi hotel del mondo. È stato inaugurato nel 2013 e si chiama The Chedi Andermatt disegnato dall’archistar Jean-Michel Gathy con 118 camere e 5 suite. Una struttura extralusso di bellezza assoluta e dal servizio sopraffino, che già si è conquistata un posto tra gli alberghi più esclusivi e più ricercati d’Europa. Nell’hotel è appena stata inaugurata una suite di tutta eccezione: una penthouse da 350 metri quadri che può ospitare fino a 10 persone e si chiama Gotthard. Il costo a notte? Si parte da 18 mila franchi svizzeri. Il cuore pulsante dell’hotel è il The Restaurant: 4 cucine atelier a vista preparano piatti della cucina svizzera, europea e asiatica contemporanea. Altre chicche sono il ristorante di specialità giapponesi The Japanese, la Wine- and Cigar Library, The Bar con The Livingroom, dove si tengono anche concerti e la sala di degustazione dei migliori formaggi locali, mantenuti al giusto grado di umidità in una grande e fornita vetrina.

Cosa fare. L’investimento per reinventare piste e impianti è costato 130 milioni di franchi svizzeri. Da 85 chilometri di estensione si è passati a 120, per tutti i gusti. Ci sono anche piste da fondo, snowboard, curling, pattinaggio sul ghiaccio e freeride. Poi ci sono i giri in carrozza a slitta, trainata dai cavalli. In estate mountain bike, camminate (la Urserental è un paradiso escursionistico), nordic walking e golf. Una bellissima esperienza è la visita al Sasso San Gottardo: si può camminare per chilometri nel cuore delle Alpi, in gallerie scavate durante la Seconda guerra mondiale. In questa zona delle Alpi sgorgano i grandi fiumi Reno, Rodano, Reuss e Ticino, si incontrano le quattro aree linguistiche e culturali della Svizzera e si incrociano le strade che provengono dai tre grandi passi alpini: Gottardo, Furka e Oberalp. Da vedere è anche la gola di Schöllenen con il leggendario ponte del diavolo del 1200. Da provare, in inverno, è l’attraversamento delle Alpi da ovest a est sul Glacier-Express dal Vallese ai Grigioni, come l’attraversamento del Furka sulla storica tratta a cremagliera della ferrovia a vapore o l’esclusiva corsa nostalgica sul postale trainato da cinque cavalli attraverso il passo del San Gottardo nei mesi estivi.