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L’albergatore svizzero ha avviato i lussuosi pacchetti di quarantena “Covid-19” forniti con un test antivirus

Con il rallentamento economico, uno dei settori più colpiti comprende l’ospitalità. Gli hotel di tutto il mondo stanno sperimentando un calo delle vendite, tuttavia, Le Bijou Hotel & Resort ha deciso di combattere questo con l’innovazione. Nel proteggere i ricavi, la catena del lusso ha introdotto quello che definisce il pacchetto esclusivo “Covid-19”. 

Rivolto a clienti facoltosi che desiderano mettere in quarantena con stile, il “Covid-19 Service” include un soggiorno di lusso con consegna di pasti e servizi medici, compresi i test antivirus. Gli ospiti possono effettuare il check-in e il check-out automatici con una minima interazione con il personale dell’hotel e persino usufruire dei servizi medici in camera forniti su chiamata da Double Check, una clinica sanitaria privata in Svizzera. I servizi sono disponibili negli hotel di Le Bijou a Basilea, Berna, Ginevra, Lucerna, Zugo e Zurigo e includono $ 500 – test del CORONAVIRUS, $ 1.800 – check-in infermieristico due volte al giorno e $ 4.800 – assistenza infermieristica 24 ore su 24.

Commentando l’accordo esclusivo, Alexander Hübner, CEO e co-fondatore della catena, ha dichiarato: “All’inizio di marzo, i ricavi sono diminuiti in modo significativo. Abbiamo detto, va bene, dobbiamo reagire immediatamente a questo. ” Ha inoltre aggiunto: “All’inizio avevamo solo due richieste al giorno. Ora è aumentato fino a quattro, cinque, sei al giorno, e abbiamo appena iniziato, credo, una settimana, 10 giorni fa. ” .

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Coronavirus. Pensando al futuro. Pasquale Torrente: ecco come cambierà il Convento

È proprio in questo momento di inattività forzata che occorre progettare il futuro. E Pasquale Torrente sta già pensando a come rinnoverà il suo Convento di Cetara.

Di lui abbiamo conosciuto la spontaneità e quella capacità istintiva di leggere il suo tempo Pasquale Torrente è uno dei grandi cuochi di tradizione; uno di quelli che hanno saputo rinnovarsi, migliorare, e apportare continui aggiustamenti senza mai perdere la rotta, da bravo uomo di mare. Del resto lui il mare ce l’ha a un passo, in quella Cetara che ha contribuito a rendere familiare in Italia e fuori, anche grazie alla lunga collaborazione con Eataly che lo ha portato qua e là per il mondo. “Sto sempre con la valigia, e ora mi sono dovuto fermare: in 10 anni è la prima volta che dormo per più di un mese nello stesso letto” dice, raccontando di una vita da globetrotter della cucina, “c’è stata una sovraesposizione che ha fatto bene a tutti, soprattutto a me”.

Il rientro a Cetara

Oggi la scelta è di fermarsi in un orizzonte più intimo, lasciando il palcoscenico internazionale per tornare a Cetara e a una dimensione più familiare: “usciamo da Eataly, lo avremmo annunciato proprio in questi giorni” spiega. Poi il coronavirus ha scombinato questi ed altri piani. Ma intanto la direzione è chiara: torna per riappropriarsi di ritmi più tranquilli e per rispetto dei sentimenti: “sono diventato nonno, voglio godermi la mia nipotina”, ma anche per accompagnare un cambio generazionale alla guida del locale, con il figlio Gaetano in cucina e lui in sala, a fare gli onori di casa. Sarà lì per accogliere, consigliare e creare un servizio che non si esaurisce nel piatto ma accompagna tutto il pasto, in cerca di un’interazione frutto di una innata energia comunicativa. “Ora più che mai il rapporto umano è limitato, credo che dopo si tornerà al contatto; noi abbiamo la fortuna di trasmettere un bel calore umano, una cosa che oggi ci manca moltissimo e speriamo di riprendere quanto prima”. E di farlo sotto le volte del Convento, anche grazie a quella cucina che è lì a un passo, un ben visibile a chi vuole coglierne lo spettacolo. Una decrescita per crescere” lo chiama questo rientrare a casa. Un’esigenza che non si ferma sulla soglia del ristorante, ma entra anche in cucina.

La semplicità aumentata del Convento

La chiusura forzata imposta dall’emergenza Covid-19 lo trova deciso a rimodulare, ancora una volta, il suo Convento, e ancora una volta farlo senza cambiarne l’anima. “La mia cucina bene o male è sempre stata quella: territorio, prodotti poveri. Eravamo già su questa strada”. Ora però preme sull’acceleratore (o forse il contrario, chissà), per arrivare a quella semplicità aumentata che è il futuro del Convento. “In questo momento c’è da riflettere su tutto”, cercando di immaginare come sarà dopo, e interpretare il futuro che verrà. Così che questo tempo fermo si trasformi in un tempo pieno di opportunità, nonostante tutto. “Se uno si mette a pensare ai danni che ha avuto, non si muove; invece bisogna pensare a come fare incoming e come fidelizzare i clienti”.

Il ristorante che verrà

Pensiamo a tutto: “magari prima la pizza la facevi solo a cena, e ora ti chiedi se non sia il caso di farla anche a pranzo, per esempio”. Oppure di cambiare volto ad alcune proposte storiche. “Lo abbiamo già cominciato a fare, con gli antipasti in condivisione”, le amate alici, per esempio “con pane e burro, con provola, marinate, alla scapece o in forma di polpettina”. E poi i crudi di pesce: “avrà ancora senso avere in carta un piatto a 25 euro? Magari puoi pensare a fare degli assaggi, tipo tapas, a un prezzo più basso”. Prodotti dell’orto e non quarta gamma Il tutto orientato a una maggiore fruibilità, a contenere i costi, a minimizzare gli scarti, “usare tutto, ogni parte, bucce e ritagli inclusi. Gli scarti di una grande ricciola li usi per una puttanesca. Lo fanno anche nei grandi ristoranti, gli stessi che negli ultimi tempi hanno cominciato a usare anche cose meno costose: una volta c’erano solo astici e aragoste, poi sono arrivati sgombri e altri prodotti meno nobili” anche perché ci sono costi fissi da ammortizzare. “Anche per quello dovremo valutare bene come organizzare il lavoro di tutti”.

La cucina, invece?

Parola d’ordine: semplicità. Ma non senza consapevolezza del valore di certe tradizioni e delle potenzialità di tecniche e conoscenze attuali: “Parliamo sempre di vedere la tradizione a 10 km di distanza come dice Massimo (Bottura, ndr). E allora il nostro polpo arrosto lo mettiamo con una crema di melanzane arrostite fatta da Gaetano con tecniche nuove. È lo stesso principio della genovese di tonno”. E poi via, a raccontare ricette su ricette: dallo spaghetto con i ricci “che si farà con le cozze appena aperte, che hanno la stessa cremosità e sono perfette se le sai aggiustare nella sapidità”, all’aglio olio e peperoncino “facciamo tre cotture: una prima in cui bruciamo aglio, poi una seconda a metà e quella finale in padella, con altro olio e aglio fresco. È divertente e buona. Ma semplicissima”. E poi la polpetta di totani e patate – “meno filetti e più polpette” dice – che rilegge la grande tradizione della Costa d’Amalfi, con una salsa ketchup campana, con San Marzano, alici sotto sale e un po’ di colatura, e il pesto cetarese, “una cosa interessantissima”: menta prezzemolo basilico e colatura di alici. E continua con la pasta con fondo di tonno e buccia di limone “Era una grande ricetta del mastro Cosentino, il papà di una generazione di cuochi campani. È lui che ha insegnato a usare a 360 gradi tutti i prodotti che si hanno in cucina”.

Bere il territorio

Un ritorno alla centralità del territorio anche in cantina: “stiamo pensando a fare una carta con i vini della Costa d’Amalfi, ci ragionavamo su da un po’, ora siamo convinti. Anche perché” aggiunge “le persone quando si spostano vogliono bere i vini locali”. Un modo per farsi ambasciatori della propria terra e diventare un riferimento per i produttori locali, senza per questo dimenticare gli Champagne o altri vini più importanti.

Cambio di prospettiva

“Siamo tornati con i piedi per terra” dice spiegando, con un paragone che gli è caro, che è come per un calciatore quando si spengono i riflettori a fine carriera, “non essere più al centro dell’attenzione può metterti in crisi. Ora è così per tutti” riflette. E continua “ci siamo resi conto finalmente che non siamo niente. Che da un giorno all’altro si può capovolgere la nostra vita, le nostre abitudini, il nostro quotidiano. È dura, ti rendi conto che alla fine non siamo niente. A volte ci sentiamo immortali e non lo siamo”. Un cambio di prospettiva? “Sì, per noi e spero per i clienti, a loro dico ‘venite con meno astio al ristorante’: sedetevi con la tranquillità, e se sbagliamo qualcosa ditecelo subito, cerchiamo di correggerci, magari ci beviamo un bicchiere insieme.

Cerchiamo di stare bene. In fondo” conclude “facciamo solo da mangiare, non siamo medici, non salviamo vite umane”.

Al Convento – Cetara (SA) – piazza S. Francesco, 16 – 089 261039 – www.alconvento.net

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Bentley ha aperto un raffinato ristorante pop-up sulla montagna più alta degli Emirati Arabi Uniti

Bentley ha recentemente creato un ristorante di lusso pop-up per i suoi clienti sulla cima della montagna più alta degli Emirati Arabi Uniti, Jebel Jais. Appropriatamente chiamato “The Peak of Luxury”, è stato costruito per celebrare il lancio in Medio Oriente della nuova Continental GT e del SUV di lusso Bentley Bentayga V8. In stile tenda araba, fu aperto per soli sette giorni e servì un menu appositamente progettato di piatti classici britannici con un tocco mediorientale, creato dal famoso chef Colin Clague. La lussuosa sala da pranzo Bentley si trovava a 1.934 metri sul livello del mare e il percorso per raggiungere la posizione è costituito da alcune delle più belle strade tortuose delle colline che gli Emirati Arabi Uniti hanno da offrire.

Il menu di cinque portate nel ristorante includeva prelibatezze britanniche come il salmone scozzese Lock Fyne, bistecche di manzo britanniche e budini dello Yorkshire. Bentley ha affermato di voler “dimostrare i livelli di lusso su misura che Bentley offre attraverso esperienze davvero straordinarie” e “descrive la posizione come una” sala da pranzo di lusso “con mobili contemporanei e spettacolari viste panoramiche sulla cima della montagna. “Lavorare con Bentley – che è un’icona britannica – per un progetto così innovativo è stata un’esperienza davvero unica”, ha affermato Colin Clague, che si è preso una settimana di distanza dal suo ruolo di chef esecutivo presso Ruya a Mayfair. “Nel corso della mia carriera ho lavorato in molte cucine in molti paesi del mondo, ma non ho mai servito la cena in un ristorante completamente su misura sulla montagna più alta degli Emirati Arabi Uniti.

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“Care aziende, guai a stare fermi adesso. Ecco le parole chiave per difendersi”

Semplicità, sobrietà, autenticità e socialità. Ecco le parole che saranno “protagoniste” del dopo emergenza-coronavirus che ha rivoluzionato l’Italia e gli italiani. Da un primo momento di confusione, gli italiani stanno tentando di sviluppare una sorta di vita in digitale. E sono aumentati, proprio negli ultimi giorni, gli acquisti di smartphone, pc e televisori. Segno che gli italiani si stanno attrezzando per rimanere in casa. “E’ normale, però che ci sia una contrazione dei consumi su tutti i fronti. Ci si ferma ovviamente. Ma di fronte a questa situazione la reazione non può che essere emotiva, questo perché non ci sono certezze, c’è un continuo cambiamento delle abitudini giornaliere su quello che si può fare o non può fare, si guardano le foto della gente in fila davanti ai supermercati.

Ma lo sguardo è ormai proietato al futuro, quando questa emergenza sarà solo un brutto ricordo. Tutto tornerà come prima? “Cito Giampaolo Fabris e il suo libro “La società post-crescita. Consumi e Stili di vita” pubblicato nel 2010, che racconta tutto quello che è successo dalla grande crisi del 2008. Come sono cambiati e in maniera radicale, i comportamenti dei consumatori. La ricerca del superfluo, l’eccesso del lusso, la fedeltà alle marche sono tutte cose che vengono completamente meno. Ecco, credo che questo è quello che potrebbe accadere quando passerà l’emergenza coronavirus.

Si accentueranno alcune cose, in particolar modo i consumatori andranno a cercare la semplicità, la sobrietà e l’autenticità. Penso ai prodotti biologici, naturali, fatti in casa, fatti bene, del territorio, insomma tutte cose che garantiscono autenticità del territorio e che saranno di grandissimo interesse”.

Si manifesterà soprattutto nel tessuto agroalimentare, che ha una grande valenza emozionale, simbolica e psicologica. “Se dovesse continuare questa emergenza sarebbe la recessione economica più grave della storia dell’umanità”. Rimane il problema di cercare di capire come fare a sapere qual è “meno a più valore””.

Intanto le aziende non possono rimanere con le mani in mano: “Ci sono troppe aziende silenti e questo è un suicidio. Le aziende, intanto, possono fare due cose: da una parte cercare di trovare alternative distributive, come il delivery però supportato da piattaforme digitali, quindi dei siti ben fatti e fruibili. Mi pare che sia necessario fare un lavoro importante sull’e-commerce che poi rimarrà come eredità.

La seconda cosa è la brand reputation. Se l’azienda blasonata non vuole finire nella gdo, deve dare delle alternative al suo cliente. Ecco allora una situazione di brand reputation, cioè devono dirmi dove trovare, per esempio quel vino, comunicare dove poterlo andare a prendere, quali sono le enoteche che ce l’hanno, se fanno delivery. Insomma bisogna attrezzarsi per dare informazioni. La brand reputation, però, si costruisce nel tempo”.

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SMART WORKING, COSA È E PERCHÈ PUÒ ESSERE UNA POSSIBILITÀ IN TEMPI DI CORONAVIRUS

Cambiamento culturale e vantaggi per l’ambiente

“C’era una volta, neppure tanti anni fa, l’ufficio tradizionale, dove si doveva tutti essere presenti alle 9 al massimo, e dove tutti gli impiegati lavoravano fino alle 18, timbrando un cartellino cartaceo quattro volte al giorno”. Il Lessico della Felicità”, un manuale nato con l’obiettivo di spiegare attraverso 33 parole chiave come affrontare lo stravagante disturbo che è la vita, compresa quella lavorativa. L’idea che ci debba essere una presenza fisica in ufficio è  ancora nella testa di molti: una azienda italiana su due non ha mai preso in considerazione l’ipotesi – se non in questa situazione di emergenza da coronavirus – che i suoi dipendenti possano lavorare con lo smart working. 

Lo smart working, qui sta l’opportunità e al tempo stesso la difficoltà, non è solo una possibilità tecnologica come si pensa comunemente: in realtà presuppone un approccio manageriale nuovo in cui le persone godono di autonomia nella scelta di dove lavorare (da casa, in un coworking, in un caffè) e di quando lavorare, perché sono responsabilizzati sui risultati e non oggetto di micromanagement come faceva il capufficio di qualche decennio fa.

Quali sono i vantaggi? Per l’ambiente è evidente che far lavorare una percentuale maggiore di persone da remoto ha un impatto ambientale positivo molto forte: traffico, emissione di CO2, trasporti pubblici meno ingolfati, ecc. Inoltre, lo smart working è percepito come un vero e proprio benefit dai lavoratori, che già in fase di colloquio porta a preferire le aziende che lo offrono regolarmente.

Per le aziende questa modalità di lavoro è invece il frutto di una nuova cultura manageriale che, a fronte di una maggiore responsabilizzazione del lavoratore, offre più flessibilità e autonomia: lo smart working richiede quindi non solo un cambiamento tecnologico, ma un vero e proprio cambiamento culturale nella leadership. Presuppone infatti una riflessione organizzativa in cui i vecchi modelli di postazione di ufficio fissa e di orario imposto non funzionano più, a fronte dei cambiamenti che il nostro modo di lavorare ha avuto negli ultimi anni, prima fra tutte con la digital transformation. 

E’ dimostrato dagli studi, a fronte di questo maggiore empowerment del lavoratore, un impatto positivo sulla produttività, e anche un risparmio di costi: le aziende non devono più prevedere sedi monstre, con una scrivania per ogni singolo lavoratore, ma spazi condivisi più piccoli, sulla base del bisogno effettivo di essere presenti in azienda. Il pregiudizio che lo smartworker non lavori, paura di manager con uno stile fortemente orientato al micromanagement, è assolutamente infondato, dice l’esperto, è vero il contrario.

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FRAGRANZE PER AMBIENTE, ARRIVANO QUELLE ANTIBATTERICHE

Nella moda e nel lusso c’è un nuovo trend, quello dell’emotional branding”. Multisensorialità è la parola chiave che sempre più viene usata per descrivere l’approccio a clienti e utenti e garantisce esperienze immersive ed emozionali che coinvolgono tutti i sensi per ottenere stati di benessere, ma anche per spingere al riacquisto, spendere di più, fidelizzare ad un brand.


Tra tutti i sensi, quello che maggiormente crea ricordo lasciando un incisivo imprinting nella memoria è l’olfatto. Alcuni test scientifici dimostrano che il nostro cervello dopo sei mesi ricorda molto più facilmente un aroma che un’immagine e che il nostro umore migliora del 40% grazie a una piacevole fragranza.

In particolare, le note di testa di un profumo rimangono impresse nella memoria, le note di cuore sono quelle che evocano emozioni, quelle di fondo creano un legame che rimane nel tempo. Gli odori, tramite gli umori e le emozioni, condizionano i processi cognitivi, che rappresentano il secondo mezzo attraverso cui i profumi agiscono sul comportamento. Il marketing olfattivo quindi, si presenta come una efficace arma competitiva efficace per i retailer in tempi in cui gli acquisti in Italia e nel mondo avvengono principalmente online.

I giapponesi hanno scoperto prima di altri le proprietà del profumo per accrescere la produttività, ridurre gli errori e lo stress, favorire l’armonia tra le persone e stimolare la creatività. In Giappone infatti il profumo è diffusamente impiegato nell’ambiente di lavoro, la Borsa di Tokyo da anni diffonde nel pomeriggio una profumazione alla menta per restituire energia agli agenti.


Lo sa bene Lorenzo Cotti CEO di Integra Fragrance, eccellenza italiana che dal 2006 sviluppa identità olfattive per ambienti di prestigiosi brand il 48 paesi del mondo, che spiega: “Oggi le fragranze per ambiente non sono solo usate nel lusso e nel retail, ma anche nell’industria alberghiera, ospedali, compagnie aeree, banche, uffici pubblici, eventi, trasporti urbani. Oltre a donare esperienze multisensoriali infatti, molte delle essenze usate nello sviluppo di un profumo possiedono forti attività antibatteriche. Se contenuti all’interno di una fragranza diffusa in ambiente, gli oli essenziali, fra gli altri, di cannella, origano, timo, chiodi di garofano, citronella, tea tree, litzea cubeba sono in grado di ridurre la presenza di batteri lieviti e funghi fino all’80%. Senza aggiungere alcun componente chimico quindi”, conclude Cotti “profumare l’aria con fragranze che contengono queste sostanze garantisce un’azione battericida naturale al 100%”.

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BOUTIQUE CON STANZA. I NEGOZI DOVE FERMARSI A DORMIRE

Dalla libreria alla panetteria, fino ai concept store di lusso: i negozi più chic del mondo accolgono i clienti anche dopo l’orario di chiusura. Con camere di design esclusive.

C’è una tendenza tutta nuova nella ricezione turistica italiana e internazionale che nasce dal bisogno di offrire ai clienti degli alberghi (e ai viaggiatori in generale) un’esperienza in più, qualcosa di davvero unico: sono le boutique con le stanze incorporate, oppure le stanze con boutique annesse, mettetela come volete. Allora, in Scozia si pernotta sopra a una vera libreria e, intanto, si possono vendere libri e gestire il negozio. A Barcellona, nel quartiere chic di Eixample, invece, la panetteria è gourmet, ma è pure hotel di design. Come anche a Milano: da Pandenus si mangiano ottime pagnotte e si dorme in locanda (per esempio nella sede di via Mercato).

Per chi ama lo shopping poi cosa c’è di meglio che restare nei paraggi del proprio concept store preferito? Restando a Milano, 10 Corso Como è tempio del lusso e di marchi sperimentali, ma anche tre suite per brevi o lunghi soggiorni; mentre ad Anversa, il negozio più bello della città, Graanmarkt 13, offre pure un magnifico attico di design per sei fortunati ospiti.

E per i golosi? Per loro c’è un nuovo, formidabile abbinamento: è quello fra dolcetti e hotel di lusso. Si uniscono deliziosamente a Parigi per esempio, dove Fauchon, la pasticceria-gastronomia più famosa di Francia, ha aperto il suo primo albergo a cinque stelle (proprio nei pressi del negozio originale, in place de la Madaleine). E a Roma, città in cui da poco più di un anno è nato l’hotel The First Roma Dolce con la sua pasticceria Velo da mille e una «monoporzione» (da sballo il passion fruit cheescake).

Se invece amate la musica ma dopo un concerto piuttosto impegnativo non vi va di prendere la macchina, a Los Angeles c’è l’hotel con il teatro-icona incorporato (lo United Artist Theatre) che fa per voi. Infine, il vero binomio pennichella-shopping compulsivo: al Dubai Mall, negli Emirati Arabi, il centro commerciale più grande del mondo (con 1.200 negozi), c’è Sleep ‘n Shop, capsule in cui concedersi un meritato riposino fra un acquisto e l’altro.

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Suite della settimana – Valley View Suite at Four Seasons Las Vegas

Ci sono molte ragioni per amare Las Vegas, è famosa in tutto il mondo con sfavillanti luci al neon e ricche località a tema; le meraviglie di Sin City ti garantiranno un soggiorno diverso da qualsiasi cosa tu abbia mai provato prima. Uno dei posti in cui è possibile trascorrere un soggiorno peccaminosamente lussuoso è al Four Seasons di Las Vegas. Se sei in cerca di lusso stravagante, tranquillità e una vista killer, allora la loro Valley View Suite è la stanza che fa per te.


L’hotel ha un ingresso privato al largo di Las Vegas Boulevard e le sue camere e suite sono situate tra il 35 ° e il 39 ° piano della torre della baia di Mandalay. Dal momento che è arroccato in alto sopra la scintillante striscia di Las Vegas, puoi essere sicuro di ottenere viste insuperabili sul Las Vegas Boulevard e sul paesaggio desertico circostante. Non sorprende quindi che la Valley View Suite abbia ampie vedute della valle e delle cime frastagliate della Black Mountain.

A Las Vegas, le dimensioni contano e più grande è, meglio è. La tua suite rimane fedele a questo ed è sovradimensionata, rendendola flessibile per le famiglie. Con una superficie di 170 metri quadrati, comprende soggiorno e sala da pranzo separati, camera da letto, bagno, stanza per gli ospiti, uno studio privato, due armadi di grandi dimensioni e un’ampia cucina. La suite presenta eleganti elementi di design contemporaneo ispirati all’era glamour Art-Deco. La tavolozza dei colori di beige, oro e verde completa molto bene l’art déco e sottolinea l’eleganza come ci si aspetterebbe da un hotel Four Seasons.

Il cuore della suite: la camera da letto ha un letto king size con piumini e cuscini che sicuramente ti manderanno in un beato stato di sonno. La suite dispone anche di un divano letto pieghevole che lo rende perfetto se sei una famiglia o un gruppo.

Goditi una cena accogliente nella sala da pranzo privata che può ospitare sei persone, un servizio di tè e caffè di lusso e vari altri elettrodomestici per la tua comodità. Il bagno (personalmente, il mio spazio preferito) è un posto che non vorrai mai lasciare. Trascorri del tempo in questo lussuoso bagno in marmo e lascia che la doccia completi il tuo risveglio i tuoi sensi o semplicemente scivoli in uno stato di oblio nella vasca da bagno. Quando finalmente decidi di uscire, avvolgiti in un lussuoso accappatoio di spugna e trascorri il resto della giornata senza fare nulla.

Las Vegas ha una reputazione per l’eccellenza culinaria e Four Seasons Las Vegas non delude. Il loro ristorante Veranda offre autentici piatti della cucina italiana e cocktail speciali tra vetrate, un bar e posti a sedere in stile lounge. Oppure vai da Charlie Palmer, dove il famoso chef Charlie Palmer sazierà la tua fame e le tue voglie di pesce abbinate a una lista di vini eclettica.

Prima di fare il check-out, assicurati di regalarti un po ‘di tempo nella loro rinnovata Spa Five Star Spa. Dispone di 12 sale per trattamenti, tra cui due suite per coppie di grandi dimensioni e una Zen Lounge ampliata e un’area commerciale al dettaglio, e utilizza prodotti eco-compatibili come Naturopathica, Phytomer e Pure Fiji.

Costo: 879 USD
Dimensioni: 170 mq.
Occupazione: 4 adulti o 2 adulti e 3 bambini

Perché dovresti andarci?
Con vista sulla città e sul deserto, la suite offre il perfetto mix di stile, serenità e lusso. Le dimensioni della stanza e le funzionalità aggiuntive offerte come un divano letto pieghevole che lo rende perfetto per le famiglie. Dovremo dire che è tutto quello spazio extra che rende questa suite degna di essere vissuta.

Dove: Four Seasons Hotel Las Vegas
3960 Las Vegas Boulevard South
Las Vegas, Nevada 89119
Telefono: +1 (702) 632-5000


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Le scarpe sportive Alex De Pase: un nuovo brand, una nuova idea di lusso

LUSSO E ARTIGIANALITÀ LE BASI DEL BRAND CHE HA GIÀ CONQUISTATO IL MERCATO DEL MEDIO ORIENTE

Tra le tante novità nel mondo dello street wear ci sono le scarpe sportive Alex De Pase. Si tratta però di un progetto che guarda solo in parallelo a quell’universo che si contraddistingue per un mix di abbigliamento sportivo, denim e t-shirt bianche in cotone. Infatti è il mondo del tatuaggio il punto di partenza di un progetto innovativo e inaspettato dedicato alla calzatura di lusso. Ed è proprio quest’ultima parola – lusso – a scandire ogni fase del progetto voluto dal maestro del tatuaggio realistico Alessandro Depase assieme al collettivo creativo Kardif. Il sodalizio sintetizza un’estetica votata al design e spirito ribelle: un binomio che punta a diventare must-have tra gli appassionati di moda.

Manifattura e ispirazione danno vita a una gamma, sia per l’uomo che per la donna, che comprende sneaker e scarpe da corsa e anche un mocassino slip-on. Da qui i creativi non si smuovono. E dichiarano: “La scarpa è forse l’accessorio che più di tutti definisce il nostro stile” afferma il team “così abbiamo pensato che sarebbe stato incredibile poterla rendere speciale. Il tatuaggio realistico è trasporto emotivo, arte, ribellione e l’idea di poter trasferire queste emozioni in una scarpa è davvero una nuova sfida creativa”. “Per la prima volta”, proseguono, “il tatuaggio si declina su una pelle diversa”. I pellami, infatti, sono scelti tra i migliori del made in Italy.

Tuttavia è la suola a contenere il vero saper fare delle scarpe sportive Alex De Pase. Qui, i tatuaggi diventano elemento decorativo e identità stilistica. Sulla superficie, il vitello nappato conversa con la pelle scamosciata, in un continuo mesh up dove il tessuto tecnico incontra il dettaglio decorativo. Gli spike metallici diventano increspature a definire l’allure rock e impertinente della scarpa.

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“Arua: Lì, dove la tranquillità trova casa”

In dialetto altoatesino, “A rua” significa pace, spazi personali e affrancarsi dalla quotidianità. Il risultato è un luogo unico per rigenerarsi e sentirsi liberi da ogni pensiero; un complesso creato nel rispetto della natura che lo circonda.

Qui, sopra Merano, troverete un’oasi in cui il tempo si cristallizza nell’attimo del piacere: il design elegante e indimenticabili esperienze culinarie sposano la bellezza dei vigneti, degli alberi di olivo e dei frutteti della zona, rendendo le nostre ville un “rifugio dell’anima”. Per l’anima. Cogliete quell’attimo e date alla vostra vita un ritmo nuovo.

SEI APPARTAMENTI, SEI SOLUZIONI CONCETTUALI

Ambienti in cui sentirsi liberi. Fino in fondo.

L’ampiezza degli ambienti, le finestre che si affacciano su un paesaggio meraviglioso e i materiali naturali plasmano un’atmosfera incantevole. Qui, un design classico ricco di stile, mobili senza tempo e studiati dettagli costituiscono un inscindibile trait d’union.
L’esterno diventa interno con la terrazza che si pone come un’amabile estensione dello spazio abitativo. Dulcis in fundo, un panorama da acquerello in grado di ispirare.

Respirate l’atmosfera mediterranea del giardino impreziosito da un vigneto di 2,5 ettari, magari godendovi una buona lettura. In contrasto con questo scenario, cime scoscese, splendide e maestose, a portata di mano e di cuore…

Non importa se passeggiando nel nostro uliveto, tra quelli situati più in quota qui in Alto Adige, nuotando nell’Infinity Sole Pool riscaldata o rilassandosi nell’apposita sala relax con ampia vetrata: lasciate che la forza e la bellezza della natura vi infondi nuove energie.

Sapori

La colazione sarà servita ogni mattina direttamente nella vostra villa. Dolci e abbondanti prelibatezze regionali assicurano un inizio di giornata fenomenale.

E di sera, fiorisce un bouquet di squisite possibilità…

L’Arua Dinner: nel raffinato ristorante “Texel” situato al piano terra e con caratteristica cucina a vista. In vostra presenza viene proposto un allettante menu di 4 portate, che può essere gustato avendo il tramonto come sfondo.

Ready to cook: se si preferisce cenare da soli, invece, consegneremo le pietanze desiderate direttamente in villa. Dovrete solo terminarne la preparazione passandole, ad esempio, in padella. Per una favolosa cena intima con ingredienti e… ricetta compresi.

Dinner out: il padrone di casa, Otto Mattivi, vi vizierà nel ristorante Hidalgo proponendo il meglio della tradizione culinaria mediterranea. La pasta fatta in casa, i classici altoatesini, le specialità di carne e pesce alla griglia e il famoso Wagyu Beef Tasting, seguiti da dolci eccezionali, delizieranno il vostro palato.

Dall’autunno 2019, potrete godervi il piacere della carne di prima classe: Nel nuovo ristorante di specialità Aomi, anch’esso gestito da Mattivi, diverse varianti del delizioso Wagyu & Kobe Beef vi attenderanno a tavola. Un’esperienza di gusto indimenticabile…

Attraverso il servizio navetta, saremo lieti di organizzare le vostre trasferte per i ristoranti di Postal, situati a circa 25 minuti di trasbordo.

E cosa sarebbero queste delizie culinarie senza l’accompagnamento di un buon bicchiere di rosso o bianco? Potrete trovare vini selezionati anche nella vostra villa, a magnifica conclusione della serata. La possibilità di scelta è sontuosa grazie alle 600 pregiate etichette tra cui optare.

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Lago Arredamenti: capacità innovativa e visionaria

Il territorio dà, il territorio riceve. È così che devono andare le cose. Certo, se l’azienda non fosse nata in un contesto come quello veneto – padovano per la precisione – puntellato di piccole aziende con le competenze necessarie a dare forma a molti suoi progetti, sarebbe stato difficile raggiungere i risultati attuali e quelli futuri a cui oggi aspira. Ma la capacità innovativa e visionaria dei figli di Giuseppe Lago – fondatore dell’azienda di arredamento negli anni 80 – è stata a sua volta motore di innovazione per un territorio e un modello imprenditoriale che, in certi casi, dimostrava di aver segnato il passo.

Ma andiamo con ordine: Daniele Lago – ultimo dei dieci figli di Giuseppe – è amministratore delegato dell’azienda di famiglia, mente e anima di un’evoluzione che, in poco più di dieci anni, ha portato da 3 a 35 milioni di euro il fatturato della società, presente in tutto il mondo con 400 punti vendita indiretti, 13 monomarca in Italia e quattro al’estero, e quasi 200 dipendenti . E che, soprattutto, ha imposto il brand come uno dei più dinamici del design italiano, artefice non soltanto di soluzioni per l’arredo originali e attente alle esigenze di un mondo in trasformazione, ma anche di formule commerciali e di marketing inedite, che in taluni casi hanno fatto scuola. Come il «Lago Apartment» lanciato nel 2009, ovvero la possibilità per un partner di mettere il proprio appartamento a disposizione dell’azienda, che ne cura l’interior, in cambio dell’impegno di aprire le porte di casa per promuovere i prodotti stessi di Lago, con eventi e attività di vario genere. Nel 2014 il progetto si è esteso alle strutture ricettive e commerciali, agli uffici e agli spazi real estate. Oggi il «Lago Design Network» è una rete che conta oltre 200 luoghi in tutto il mondo.

Ed è questa la cosa fondamentale per Daniele Lago: essere una comunità: «Quello che accade intorno a un tavolo è più importante del tavolo stesso», è uno dei suoi mantra. La comunità è quella da cui si parte, quella in cui si affondano le radici, certo: è la tradizione di ebanisteria ereditata dai nonni, sono i valori e la cultura che si respirano nella terra in cui si cresce.

Ma poi bisogna cambiare, evolvere: «C’è un’inerzia nei modelli familiari di impresa che ancora resiste nel Nord-Est e in generale in Italia – osserva -. Per me uscire da questa familiocrazia è fondamentale». Ed è quello che ha fatto Lago: «Pur riconoscendo il valore positivo e la qualità del lavoro di nostro padre – racconta – per prima cosa abbiamo cambiato la governance, aprendo a manager e collaboratori esterni, che hanno contribuito con un grande apporto di creatività e innovazione nella progettazione, nei processi produttivi e nella comunicazione».

Lago punta sui mercati esteri con in Marketing digitale

Oggi i fratelli Lago operativi in azienda sono tre: gli altri hanno preso altre strade. Perché, osserva Daniele, «la cosa più importante per fare innovazione è fare ciò che si ama, e non sempre in una famiglia tutti hanno voglia di lavorare nella propria azienda». Il capitalismo del domani, osserva Lago, si fonda sulla capacità di incentivare e motivare i propri dipendenti, facendone una squadra, mettendo assieme le idee. L’evoluzione digitale ha aiutato, costringendo le aziende a rivoluzionare i paradigmi di business, che oggi devono comprendere l’intero ciclo di vita di un prodotto, dalla sua progettazione alla sua commercializzazione e anche oltre, perché oggi un oggetto vive anche nella condivisione sui social del suo utilizzo e Lago è una delle più grandi community digitali del mondo dell’arredo, seconda soltanto a Ikea.

Adesso per l’azienda la sfida è diventare più internazionali: oggi l’export vale circa il 30% del fatturato ma, entro 4-5 anni, l’obiettivo è di rovesciare queste percentuali, anche facendo leva sul modello distributivo e di marketing molto incisivo, diverso da quello dei competitor, che va al di là del prodotto e parla a 25 milioni di persone attraverso i canali digitali.

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DAI RIMEDI PER IL SONNO ALLA MUSICOTERAPIA, DIECI TREND MONDIALI DEL WELLNESS

Nel mondo si spendono 432 miliardi di dollari per riposare meglio e ancora non dormiamo. Entro il 2024 la ‘sleep economy’, che include i metodi alternativi per migliorare il riposo notturno, raggiungerà i 585 miliardi di dollari. Devices che controllano come dormiamo, luci ‘circadiane’ biodinamiche per gli ambienti di casa, App con le dosi di luce/buio per i frequent flyers vittime del jet lag, diete calmanti, integratori ed erbe rilassanti, materassi e guanciali pro sonno, massaggi e terme pro-riposo sono in cima alla top ten del wellness a cura del Global Wellness Institute, organizzazione statunitense che monitora le tendenze di palestre, club fitness, studio privati, personal trainer, industrie e clienti di tutto il mondo.

Al secondo posto della classifica i rimedi wellness per i nuovi giovani: gli ultrasessantenni. L’età è riscritta, la generazione di over sessanta è diversa da quella che li ha preceduti, è ancora nel pieno del lavoro, corre le maratone, va in palestra e cura il proprio aspetto in modo puntuale. “La vecchiaia è più bella di quanto pensi”, si legge nel report che punta alla silver wellness economy ricordando che nel 2050 la popolazione over 60 raddoppierà passando dal 12 al 22 per cento. Il business del benessere si prenderà cura non solo della forma fisica dei nuovi anziani e i club del fitness iniziano ad offrire anche corsi contro l’incontinenza e i sintomi fastidiosi della menopausa. Anche la moda considera gli anziani e Maye Musk, modella settantunenne, è fra le nuove cover girl di molte riviste patinate. Non mancano i colossi della cosmetica che puntano al pubblico più vecchio come Shiseido che – segnala il report – in Giappone ha lanciato recentemente ‘Prior’, un brand per pelle molto matura, idem ha fatto la statunitense Pause Well Aging.

Occupa la terza postazione il fitness dal Giappone anche in previsione delle imminenti Olimpiadi (sono attesi 600.000 visitatori fra luglio ed agosto prossimi e non si limiteranno solo a guardare le gare). Il Paese ha alle spalle una tradizione wellness secolare che sarà di grande tendenza per i prossimi anni. Saranno sempre più seguiti i bagni green nelle ‘foreste’, gli Onsen terapeutici, i monasteri buddisti per ritiri meditativi e piatti salutari ‘ shojin ryori’ che includono verdure selvatiche stagionali. Segue la filosofia ‘ikigai’ che invita a svegliarsi al mattino vedendo le cose in modo positivo e, grande ritorno, gli incensi naturali ad azione purificante e rilassante (il 70% prodotti nell’isola di Awaji-shima). Il Giappone abbina alle tradizioni una grossa spinta innovativa introducendo robot anti-stress e anti-depressione negli ospedali e nei centri benessere. Inoltre tecnologie avanzatissime nel campo della cura della pelle, come APP per l’iPhone che analizzano e quantificano le dosi ottimali di sieri in base alle necessità cutanee con ben 80.000 possibili combinazioni diverse (Future Skin, di Fine Fiber Technology). E’ made in Japan anche un nuovo rimedio che combina un siero cosmetico ad una membrana ultrasottile veicolata da un diffusore hi-tech che nutre la pelle la notte (di proprietà del brand Kao) .

Quarto posto per il benessere mentale che traslocherà dal lettino dell’analista al computer di cassa e ai trattamenti olistici e alternativi. Nel 2019, a livello globale, abbiamo speso circa il 15% in più rispetto all’anno precedente e arriveremo a 2.31 miliardi nel 2022. Per combattere l’ansia crescente e la depressione, i problemi di coppia e le difficoltà nelle relazioni umane ci affideremo sempre più agli analisti virtuali. Segnalano gli studiosi che chatbot, robot e piattaforme di consulenza psicologica e terapia di coppia sono destinati ad aumentare e che l’80 per cento delle cure può già traslocare in remoto riducendo i costi delle consulenze ed allargando in modo esponenziale la platea. Ad oggi le APP per la salute mentale sono oltre 10.000, quelle per la meditazione raggiungono un business di miliardi di dollari, i software per il ‘benessere delle relazioni’ crescono del 14,8% ogni anno e raggiungeranno i 2.3 miliardi di dollari entro il 2022.

Quinto posto per la medicina energetica. Olistica, alternativa e da sempre bocciata da quella ufficiale, inizia ad avere una aria più seria, scrivono gli studiosi. Il potenziale dei campi magnetici, delle luci e dei suoni per aumentare l’energia del corpo sono presi sempre più in considerazione nei centri benessere e perfino inclusi nella progettazione di case pensate per il benessere.

Sesta postazione per il wellness sabbatico, per chi può permettersi un ritiro prolungato dalle attività quotidiane per ritrovare la forme fisica e mentale. Il sabbatico deve durare almeno 20 giorni ed è offerto nelle principali Spa, centri termali ed hotel di lusso (con la possibilità di lavorare dal posto, in caso di astinenza).

Al posto numero sette i trattamenti per la salute riproduttiva. Si fanno meno figli e le strategie per averli si intensificano. Meditazione, cibi salutari, attività fisica mirata, test per la fertilità connessi con App e smartphone che includono la conta della ‘riserva ovarica’, congelamento ovuli (che crescerà del 25% nei prossimi due anni) e così via.

All’ottavo posto dei trend del wellness 2020 del Global Wellness Institute la musica per il benessere. Dalla musico-terapia (ne bastano 78 minuti al dì per migliorare il benessere mentale, secondo la British Academy of Sound Therapy), al suono del Gong per calmare l’ansia, dalle tracce musicali per sessioni di mega-meditazione fino alla musica di precisione con l’aiuto di nuove tecnologie applicate con il supporto di neuro scienziati.

Al nono posto gli analisti inseriscono l’importanza della scienza dietro le industrie. Nel mondo wellness è pieno di fake, elisir miracolosi e frodi. Gli analisti citano lo ‘sproporzionato ‘ successo del sito internet Goop di Gwyneth Paltrow, che vende delle sue uova vaginali alle candele profumate di odori corporei come mezzi per stare bene (con un giro d’affari che si avvicina ai 250 milioni di dollari) . Cosa fa davvero bene? Il settore del wellness ha grande bisogno di maggiori prove scientifiche e regole tanto che gli studi in corso rientrano nella nuova classifica.

Al decimo posto: Terme di Relilax Boutique Hotel & SPA a Montegrotto – Lo stress e il superlavoro possono causare dolori, malessere, insonnia. Qui, grazie alle cure termali e al medico in sede, si possono affrontare e può bastare un weekend per sentirsi già meglio. Merito anche della conduzione familiare e dell’atmosfera rilassante, unite al lusso pacato tipico del Relilax. Un’ultima nota sulle opzioni food: se scegliete la versione light – detox, è comunque top.

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“GLI ABITI E I GIOIELLI CHE HANNO CREATO LO ‘STILE MILANO’

In mostra a Palazzo Morando cambiamenti ed evoluzioni dagli anni ’50

Ogni città ha il suo stile e Milano, con la sua sobrietà, fatta di capi impeccabili e dettagli preziosi, frutto di alta artigianalità, è la capitale della moda: la mostra ‘Stile Milano’, aperta a palazzo Morando, dal 21 gennaio al 29 marzo, racconta come lo è diventata, grazie ad artigiani, spesso donne, che hanno permesso la nascita dei grandi brand.

Le ‘Storie di eleganza’ della mostra ideata da Mara Cappelletti, curata dalla stessa Cappelletti e Cristina Ongania con la collaborazione di Anna Cecilia Russo, uniscono il mondo dell’abito e del gioiello made in Milano sottolineando lo stretto legame che esiste tra il vestito e l’ornamento dagli anni Cinquanta a oggi. Dal dopoguerra in poi le sartorie, da Biki a Jole Veneziani, e i gioiellieri milanesi, da Buccellati a Cusi, da Faraone a Calderoni, hanno creato per le loro clienti abiti e gioielli personalizzati che esprimono un lusso non gridato ma ricercato e ‘su misura’. E nel 1952 le Case di Moda di Jole Veneziani, Vanna, Noberasko, Germana Marucelli, partecipando alla storica sfilata della sala bianca di Palazzo Pitti a Firenze, contribuiscono alla nascita dell’Alta Moda Italiana.

Two models in dresses designed by Jole Veneziani, 1956, Courtesy The Art Archive, Mondadori Portfolio, Electa Uno degli ‘ensemble’ in mostra al V&A-Victoria and Albert Museum di Londra in occasione della mostra dedicata all’ apporto che l’Italia ha dato al mondo della moda dalla Seconda guerra mondiale a oggi, Londra, 16 Marzo 2014.

Contemporaneamente nascono e prosperano altri atelier milanesi come Fercioni, Giuseppina Tizzoni, Ferrario, Selia, Pirovano, Biki e Gigliola Curiel. Questa – per le curatrici – è l’origine di ciò che eleggerà Milano capitale della moda.

La creatività non è solo nella realizzazione di oggetti, ma anche nel modo di indossarli, nella comunicazione, nel giornalismo, come mostra la ricerca svolta dalle curatrici in diversi archivi privati e pubblici, come quello del Gruppo Rcs e della Rai, dove sono state raccolte memorie, documenti e testimonianze delle sartorie e dei gioiellieri, la cui storia si interseca con quella delle famiglie milanesi.

 “La collaborazione con il Centro di Produzione Rai di Milano – spiega Cappelletti – ha permesso una ricostruzione e un’interpretazione dello stile, rendendo accessibile al pubblico un percorso che riporta nel presente quello che era la realtà dei diversi periodi del passato riguardante la città e i suoi personaggi. La ricerca ha permesso anche di rileggere, attraverso alcune delle penne più ironiche, intelligenti e fantasiose del giornalismo italiano, tra cui Camilla Cederna, Lina Sotis e Marisa Rusconi, i modi e le mode dell’uso e dell’acquisto del gioiello sullo sfondo degli avvenimenti sociali ed economici che hanno, in maniera diretta o indiretta, contribuito ai cambiamenti dello stile dal dopoguerra al giorno d’oggi”.

Ed ecco nell’allestimento, ideato da Maurizio Favetta e Antonio Pio Giovanditto, sfilare il boom degli anni ’50, i rivoluzionari anni ’60, gli anni di piombo, la spensieratezza degli anni ’80, il pop degli anni ’90 e il nuovo millennio.

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La lana di pecora delle antiche razze: da Vittorio Veneto alla fashion week di Milano

VITTORIO VENETO – Coperte in edizione limitata prodotte dal Lanificio Bottoli, e con il nome di Vittorio Veneto riportato nell’etichetta, nelle mani di Irama, i Negramaro, Andrea Pirlo, Carolina Daur, Pelayo Diaz e di altri importanti ospiti della maison Etro durante la Fashion Week a Milano. «Vittorio Veneto e il Veneto non sono solo territorio di prosecco, ma anche di moda» sottolinea Roberto Bottoli che dal 1978 porta avanti l’attività che venne fondata dai suoi avi nel 1861.

L’imprenditore vittoriese ha fortemente voluto che il nome della città comparisse su queste coperte. «Per questo progetto – sottolinea -, tutta l’azienda ha lavorato molto duro e questo risultato è importante soprattutto per i giovani che hanno deciso di lavorare con noi e che vedono il prodotto da loro creato in mano a personaggi famosi».

L’azienda vittoriese, specializzata nella produzione di filati made in Italy, è stata scelta dallo stilista Etro per una nuova collaborazione. «Per la prima volta nella storia della maison, un grande marchio come Etro ha dato visibilità ad un fornitore, affiancando il suo marchio al nostro – racconta Ettore Bottoli -. Etro ci ha scelto per la produzione di 550 coperte ecologiche esclusive».

Le coperte sono state realizzate con lana di pecora delle antiche razze Sopravvissana e Gentile di Puglia. “Abbiamo lavorato con il Lanificio Bottoli per realizzare una coperta in edizione limitata: 550 esemplari in 100% lana merinos italiana nei colori del vello naturale. La lana, tosata sull’Appennino, è stata filata e tessuta a Vittorio Veneto” si legge nell’etichetta.

«Espressamente abbiamo chiesto che venisse menzionata la sede del lanificio» precisa Roberto Bottoli. Il lanificio ha deciso di puntare su prodotti made in Italy, recuperando anche antichi filati che rischiavano con il tempo di scomparire.

«Molte azienda – conclude l’imprenditore – hanno scelto di delocalizzare, altre di vendere. Noi abbiamo puntato sul vero made in Italy, made in Veneto per l’esattezza, e sulla qualità del nostro prodotto. Farci apprezzare da una delle più famose case di moda ci rende orgogliosi. E ci dà anche l’energia per continuare in un mondo dove la concorrenza sleale cinese, e purtroppo anche di alcuni lanifici italiani, rende sempre più difficile la sopravvivenza di aziende come la nostra».

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Sartoria d’eccezione: Latorre

La Sartoria Latorre nasceva nel lontano 1965; era una piccola impresa locale, fondata da Michele Latorre, che inizialmente creava abiti su misura. Negli anni, Michele acquisiva maturità ed esperienza, lavorando dapprima per clienti locali, nel suo piccolo laboratorio artigianale a Locorotondo, delizioso borgo nel cuore della Valle d’Itria, in Puglia.

Ma il suo sguardo lungimirante e la sua curiosità imprenditoriale lo portavano oltre le mura del suo paese, verso quell’alta sartoria che faceva del Made in Italy una forza internazionale.

La sartoria napoletana, per esempio, è sempre stata per Michele un punto di riferimento fondamentale; ed è da questa ispirazioni che partono, ancora oggi, le sue creazioni, apprezzate, ormai dopo tanti anni, non solo più a livello locale. I suoi figli (Vito, Alberto, Luciano ed Alessio) hanno saputo far tesoro dell’esperienza paterna, accordandola con un nuovo spirito imprenditoriale, giovane e frizzante, ma con un occhio sempre rivolto alla manualità del classico metodo sartoriale, sinonimo di qualità e alta precisione.

I processi produttivi della Sartoria Latorre sono molteplici, provenienti dall’antica tradizione di una sartoria d’altri tempi. Ago, filo e ditale: sono l’anima del loro lavoro, cuore insostitubile di un lavoro meticoloso e sopraffino; questi oggetti, semplici e fondamentali, si sono evoluti negli anni, attraverso un connubio tra tradizione ed innovazione.

L’utilizzo di tecnologie ultra moderne da mani sapienti garantiscono una produzione sartoriale, che mira alla perfezione. Un capo Latorre si riconosce dalla vestibilità, dai dettagli numerosi ed ineccepibili, dall’eleganza di un capo creato su misura, tutti ingredienti fondamentali per uno stile unico e al passo coi tempi.

I migliori tessuti, finiture curate nei minimi dettagli, una cura meticolosa nella scelta degli accostamenti, una perfetta vestibilità: questa è la Sartoria Latorre. Oggi la Sartoria Latorre è orgogliosa di realizzare i suoi capi totalmente in Italia, in quella che un tempo era una piccola impresa a conduzione familiare, a Locorotondo, dove ora circa 150 operai specializzati creano capi unici e di altissima qualità.

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Dalle docce intelligenti attinenti allo stress alle vasche da bagno artistiche – Ecco come si sono evoluti i bagni moderni per offrire un senso di benessere

È l’unico posto nella casa in cui una persona può davvero essere sola, per indulgere in riti che leniscono, riposano e ripristinano. Quindi, nel progettare progetti di lusso per i suoi clienti, la designer di Rowena Gonzales, di Liquid Interiors, cerca ogni opportunità per incorporare elementi di benessere che nutrono e ispirano.

Bagni che sono fuori dall’ordinario portando un’atmosfera di spa in casa, rendono il benessere un’esperienza quotidiana, piuttosto che un lusso, dice: Antoine Besseyre Des Horts, vicepresidente del design presso Lixil Water Technology Asia, concorda sul fatto che l’elevato ruolo del bagno di un tempo umile ha alimentato la domanda di prodotti per il benessere che supportano le nostre esigenze di vita in modo sano, responsabile e bello.

Per soddisfare tali criteri, afferma, il bagno moderno “deve essere facile da usare e pulito, ergonomico, sicuro, fornire un senso di benessere ed esprimere il proprio stile personale”.

Specialmente, sottolinea il designer, il bagno è un’altra area della casa in cui i confini tradizionali si stanno dissolvendo. Proprio come la cucina si è fusa con il soggiorno per creare un nuovo spazio sociale, il bagno si fonde sempre di più con la camera da letto per formare un rifugio privato. Ciò richiede una maggiore attenzione al design, in modo che l’illuminazione, i colori e i materiali scelti riflettano lo stato mutevole della stanza.

Se hanno spazio, molte persone vogliono ancora una vasca da bagno in modo da poter lussureggiare ininterrottamente in un lungo bagno caldo. Le vasche da bagno dal design ergonomico offrono il massimo del comfort e non c’è dubbio sul fascino visivo di una vasca autoportante glamour, come la sinuosa vasca da bagno Veil di Kohler, o il richiamo di un bagno giapponese ispirato alla sorgente di acqua calda nelle nuove linee INAX S600 e S400 , lanciato a livello globale alla Milano Design Week 2019.

Questo non è l’unico modo per godersi una sessione di idroterapia riparativa a casa ora che le esperienze spa sono integrate nelle docce.

Il nuovo sistema doccia Euphoria Smart Control di Grohe, ad esempio, ti consente di personalizzare la tua esperienza con il semplice tocco di un pulsante. “A seconda del tuo umore o dell’ora del giorno, puoi scegliere uno spray potente e corroborante per un inizio energizzante al mattino o rilassarti con uno spray rilassante, morbido come la pioggia estiva”, dice Besseyre Des Horts. La tecnologia assicura che la temperatura dell’acqua rimanga esattamente come piace a te.

Per ottenere l’atmosfera rilassante desiderata e soddisfare la necessità di maggiore comodità e comfort nel bagno, tutto nello spazio dovrebbe essere intuitivo e facile da usare. “Non devi dover giocherellare con controlli diversi”, sottolinea.

In termini di colori, il bianco è pulito, minimal, elegante e senza tempo. Ma con il comfort, un obiettivo generale del design del bagno, emergono trame morbide come finiture in venature del legno, tonalità della terra e ceramica mentre i proprietari di case cercano di fare una dichiarazione forte nel loro ritiro privato.

Nel frattempo, Kohler sta definendo “la rinascita dei colori” la principale tendenza per il bagno del momento. Il marchio riporta la continua domanda per la sua gamma di servizi igienici, vasche e vanità neri, ma coloro che non sono in grado di fare un passo così grande possono sempre immergere il dito del piede nel colore semplicemente cambiando le rubinetterie.

Clutter è un killer della passione, e in nessun luogo più che in un bagno. Il comodo vano portaoggetti nel cassetto progettato per accessori per il trucco e la rasatura dei capelli tiene fuori dalla vista le necessità quotidiane, mentre è a portata di mano. Per semplificare l’aspetto, nascondi i punti di potere all’interno dell’armadietto.

Per finire, aggiungi le piccole cose che faranno la differenza. Asciugamani di alta qualità, soffici, splendido sapone per le mani e prodotti per il bagno, coccole per il corpo e l’uso di candele e diffusori profumati trasformeranno il bagno di casa in una lussuosa esperienza spa.

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Eco-lusso da città: ecco la nuova bici elettrica Carrer

Ecologica, Elegante ed Elettrica. Sono queste le tre E per la nuova bicicletta made in Italy di Carrer, che mantiene il cuore di legno (il telaio, unico e artigianale) e un’anima moderna e tecnologica.

Una bicicletta interamente Made in Italy, perfetta per la città, a cui è stato aggiunto il motore tedesco Ansmann, unico componente estero.

Dopo le prime e-bike Carrer arrivate nel mercato nel 2016, la ricerca è stata indirizzata verso un motore elettrico performante, capace di maggiore autonomia rispetto ai modelli precedenti. La e-bike Carrer è utile a chi vuole muoversi in città o percorrere tragitti lunghi senza grandi sforzi. La nuova versione elettrica è applicabile a tutti i modelli di city bike: Bibione, Valgrande e Venezia. Il motore non compromette il design sinuoso delle linee: è celato in una elegante borsa artigianale in cuoio italiano conciato al vegetale e tamponato a mano.

La bicicletta CarrerBikes si caratterizza per il perfetto equilibrio tra tradizione e innovazione, la sicurezza e le ottime prestazioni di guida.

CarrerBikes è il marchio italiano di biciclette di design che unisce tecnologia a un telaio in legno realizzato a mano da maestri d’ascia. L’unica bicicletta in legno al mondo costruita in un cantiere nautico, dove la conoscenza dei materiali e la lavorazione del legno hanno raggiunto i livelli massimi di performance e bellezza.

Ausmann e telaio fatto a mano in legno di rovere da Maestri d’Ascia veneti. Sella Brooks, manubrio Metropolis, ruote artigianali Pippowheels, borsa in cuoio personalizzata Bambulé

Fonte:carrer

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SENTIER: “Non si può descrivere la passione, la si può solo vivere”.

In un momento dove non serve più nulla e tutti hanno tutto, anche un paio di babbucce può fare la differenza. L’azienda trevigiana Sentier propone la sua collezione rispettano tradizioni e territorio. Totalmente Made In Italy, un tempo si realizzavano in casa, con stoffe di recupero di vecchi abiti dismessi ed utilizzando come suola vecchi copertoni di bicicletta, e oggi come allora sono realizzate artigianalmente per Sentier con stoffe selezionate di alta qualità, cucite e confezionate interamente a mano evitando l’uso di colla. La suola in gomma riciclabile, trapuntata con filo cerato, riproduce fedelmente il vecchio copertone di bicicletta.

Credo in un artigianato rinnovato e capace di mantenere intatta la propria identità nel tempo», racconta la fondatrice di Sentier, ex buyer di moda che nel 2007 ha creato la sua piccola azienda specializzata in scarpe per la montagna: le mitologiche pedule, realizzate interamente a mano da una famiglia di artigiani di Montebelluna, la patria di questo genere di calzature.

Tutto è iniziato grazie all’incontro con il marito Nicola, vigile del fuoco, che ha ispirato e supportato il progetto. «Mi ero innamorata  di un suo paio di pedule acquistate più di 30 anni prima: ormai introvabili. Dopo molti mesi di ricerca, però, finalmente sono riuscita a rintracciare l’artigiano che le aveva “prodotte” con le proprie mani e che, ritrovando le forme ormai dimenticate da tempo, è riuscito a creare prima il mio 37 e poi una piccola collezione da distribuire nelle località turistiche montane, il mio primo cliente a Cortina d’Ampezzo, oggi Sentier è presente nel mondo e accanto alle pedule, vendono le tradizionali babbucce friulane.

Nell’ultimo anno è stato inaugurato anche l’e-commerce “fatto su ordinazione”, che permette da un lato di soddisfare i clienti più lontani geograficamente ma anche di supportare i punti vendita già esistenti. «Il tutto spiegano perseguendo l’obiettivo principale, ossia contribuire a salvaguardare il nostro artigianato, specialmente nell’era della delocalizzazione, della produzione e globalizzazione di prodotti che risultano senza “anima”.

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Store della settimana: Room 19.21 Milano

Room 19.21: apre a Milano la boutique di Maurizio Modica e Pierfrancesco Gigliotti, inaugurato al civico 8 di via Piacenza, a MilanoRoom 19.21 è il nuovo Pop Wear Store firmato Maurizio Modica e Pierfrancesco Gigliotti, due stilisti ben noti nel panorama fashion italiano, che oggi presentano il loro punto di riferimento per lo shopping in città.

Uno spazio creativo e colorato, arredato come un salotto ricercato, con mobili, tappeti, poltrone, quadri e ritratti che fanno da cornice alle collezioni donna realizzate dal duo creativo, tra capi d’abbigliamento e accessori che colgono ogni genere di spunto: epoche, tendenze e stili tra i più disparati.

Nello specifico, l’estroso punto vendita accoglie le linee rigorosamente Made in Italy a marchio MG4Coulture in tirature limitate, una scelta che permette di rendere l’offerta sempre più varia e fresca. Così come dichiarato da Gigliotti: “La caratteristica del nostro lavoro oggi è la grande velocità, le nostre idee si trasformano rapidamente nel prodotto che arriva subito in negozio direttamente dai produttori. Non abbiamo altri passaggi né filtri per cui possiamo pensare oggi i capi che proporremo tra qualche settimana. Con questa nuova modalità ci siamo resi conto che il prodotto, in fase di vendita, viene caricato di un entusiasmo e di una emotività nostra personale come mai prima d’ora”.

Il punto di forza di Room 19.21? Accompagnare le clienti in una shopping experience coinvolgente e customizzata. “Oggi ci consideriamo degli artigiani che aprono la bottega ogni giorno, è una bella sensazione. Ci rendiamo contro di aver intrapreso un percorso un po’ controcorrente, in un’epoca in cui l’e-commerce è in crescente sviluppo, soprattutto nella moda – ha spiegato Maurizio Modica – Noi da sempre abbiamo cercato il rapporto con la nostra clientela e oggi comprendiamo che tante donne amano frequentare la boutique, provare i capi e ascoltare i nostri consigli per scegliere l’outift perfetto”.

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FESTE DI LUSSO? IN VILLE ED ATTICI PER ‘SENTIRSI A CASA’

Feste (e capricci) da ricchi  e ghirlande ovunque nell’attico della Grande Mela, sculture di ghiaccio sulla terrazza panoramica dell’appartamento di Parigi, biglietti garantiti per spettacoli ed eventi già sold-out nelle capitali del mondo. Autisti, guide ed auto di lusso per visite culturali, shopping e Vip tour nei parchi a tema (come gli Universal e Disney) per i ragazzi. Cacce al tesoro e giochi a tema ‘sopravvissuti’ in giro per l’isola di Saint John delle Antille o sulle caraibiche Turks e Caicos. Cenone in casa ordinando menù “delivery” cucinati espressi nei migliori ristoranti stellati della città. E, per le cene di festa, tavole apparecchiate a tema con centrotavola di fiori di stagione, tavoli e posti a sedere in aggiunta per gli ospiti degli ospiti. Questi alcuni esempi delle numerose richieste che i più ricchi del globo, famiglie al seguito, esprimono quando prenotano ville, penthouse e appartamenti di lusso dove alloggiare per le vacanze.


La scelta della casa al posto dell’albergo non riguarda solo il ceto medio, piace sempre di più anche a quella minoranza di popolazione che detiene lo scettro del portafogli più pieno. Le case sono più comode se si viaggia con i parenti al seguito e gli alloggi di altissimo livello includono amenities a cinque stelle, inclusa la possibilità di esaudire ogni capriccio.

Appartamento di lusso nel Greenwich Village di New York

Il fenomeno è in crescita tanto che anche il noto portale di affitti brevi, AirBnb, ha inaugurato recentemente la sezione luxury che include, fra le altre, anche Villa Fleming, casa giamaicana dello scrittore Ian Fleming e interi atolli nella Polinesia Francese . “I viaggiatori di lusso oggi desiderano molto più di un alloggio esclusivo, – ha dichiarato Brian Chesky, co-fondatore e amministratore delegato della piattaforma. – Vogliono un cambiamento ed esperienze che li uniscano e li divertano”.


La casa diventa così destinazione e non più solo un bell’alloggio: per il pubblico più facoltoso è a disposizione un team di professionisti e creativi che offrano amenities a cinque stele ed esaudiscano i sogni di tutti. “I nostri ospiti possono godere di qualcosa in più rispetto al bellissimo appartamento che li ospita – sottolinea Lavinia Liyanage, Chief Markets Officier- City Collection di Onefinestay, agenzia londinese con ville e appartamenti di lusso in Europa, Stati Uniti, Australia, Messico, Caraibi e Hawaii. – Offriamo loro un’esperienza che celebri il loro stile di vita individuale e valorizzi la vacanza, come ad esempio rifornire anticipatamente la cucina con i prodotti alimentari preferiti dall’intera famiglia oppure prenotare in uno dei migliori ristoranti di Roma o gestire richieste più complesse come organizzare la perfetta esperienza parigina”.

Parigi, appartamento per vacanze di lusso preferite dalle famiglie

“A New York abbiamo reso ‘baby proof’ l’intera casa, Jane Street Townhouse II, per una coppia di celebrity, – precisa Liyanage. – In un altro appartamento abbiamo ritirato e stirato un abito così da essere perfettamente pronto per il Met Gala del Metropolitan per una celeb nota nel mondo, in tempo per il suo arrivo a casa. In occasione della festa del papà abbiamo pianificato una cena per clienti che avevano prenotato un appartamento a New York. Avevano espressamente richiesto un menù con capesante da un ristorante di lusso che però ci avvisò di non averne nei parametri richiesti espressamente dagli ospiti. Il nostro service manager è andato di ristorante in ristorante per NYC per trovarle perché erano il main focus di questa cena. Per il Natale ci richiedono di preparare alberi riccamente addobbati e ghirlande per decorare la casa in modo da farli sentire il più possibile a casa”.


Gli hotel non stanno a guardare e non mancano le catene che aprono sezioni ‘home’ e alloggi privati in case e ville di lusso, come Marriott, HomeAway, Oliver’s Travel. Nascono progetti ‘ibridi’ con accordi fra alberghi di lusso e proprietari di ville mozzafiato e perfino start-up per aprire hotel pop-up, come l’agenzia WhyHotel di Washington che trasforma interi condomini in temporary-home a cinque stelle e staff disponibile 24 ore su 24.


Anche i Vip arrotondano mettendo a disposizione le loro magioni e l’agenzia The Agency, sede a Beverly Hills e ad Spen, gestisce gli affitti brevi in villoni di Hollywood. Come quella della cantante Rihanna (a 35.000 dollari per un mese). Non è la più costosa: la villa East Hamptons, progettata dall’interior designer David Kleinberg, è stata pagata 125.000 dollari per la stagione estiva scorsa e la cantante non è l’unica ad avere deciso di affittare. Le fanno compagnia anche Leonardo DiCaprio, Sandra Bullock, Brooke Shields, Orlando Bloom e Felicity Huffman, come segnala Architectural Digest.

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“Colori e Richiami”

Bea Bongiasca è una delle jewelry designer italiane più interessanti del panorama contemporaneo, ha definito la gioielleria come una fine arte da esibire, da indossare. L’abbiamo incontrata in occasione dell’opening della sua prima boutique, locata in via Solferino 25 a Milano, arrivata dopo il successo del pop-up store presso La Rinascente meneghina.

La scelta di Milano è significativa: luogo dove è nata e cresciuta, nonché tra le città più sensibili all’arte della gioielleria, qui si concentrano grandi nomi, nuovi talenti e scuole orafe, appena si varca la porta del monomarca, si viene catapultati in una femminile realtà pop, tra fiori virtuali, neon e teche post-industriali, tutto nelle diverse e più sfumature del rosa.

Una piccola casa del gioiello nel cuore di Brera, dove Beatrice ci ha accolto con pieno entusiasmo, mostrandoci le diverse collezioni che hanno scandito il suo percorso creativo, come No Rise, No Life o You Are So Vine. Un viaggio che ha percorso dall’Occidente all’Oriente, riportandola poi nella sua cara Milano.

Perché hai scelto Milano per aprire la prima boutique?

Ho scelto Milano perché è la città dove sono cresciuta e dove abito quindi non c’è posto migliore dove aprire la prima boutique! Inoltre Milano, e in particolare la zona di Brera, sono universalmente sinonimo di creatività e di italianità: perfetto per noi che crediamo molto nel Made in Italy e facciamo qui tutti i nostri gioielli a mano.

Com’è stato concepito il negozio nel rapporto con la sua clientela?

Questa prima boutique nasce un po’ come la casa dei miei gioielli. È tradizionale nella funzionalità ma sicuramente non nell’immagine. Ho scelto lo stesso architetto che ha disegnato la mia camera quando avevo quindici anni e che sa esattamente che tipo di estetica ha il marchio, Massimiliano Locatelli di Locatelli Partners. Ci sono tutti i riferimenti: i fiori, i neon e il colore, in questo caso il rosa, che domina tutto. Di certo non è uno spazio tradizionale ma neanche esasperatamente moderno: è molto accogliente, eye-catching e di certo kawaii.

Quanto è importante il rapporto con la clientela oggi, visto il digitale?

Penso che sia esattamente per via del digitale che aprire un negozio nel 2019 ha un senso diverso che aprirlo vent’anni fa. Mette in contatto reale il marchio con le persone che prima potevano vedere i gioielli tramite Instagram o e-commerce: venendo in negozio sono immersi nel nostro mondo kawaii e nell’estetica IRL – ndr in real life -. Sono sicuramente una fan dei social media ma sono anche convinta che, anche se molte persone comprano online, vedere e provare un gioiello dal vivo è un’altra cosa. I gioielli sono sempre più belli indossati…

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ESPERIENZE ED EMOZIONI NELLA LISTA DEI DESIDERI

Soggiorni in case patrizie, hotel di lusso con musica dal vivo, importante è sorprendere.

Il Natale da ricchi? Meno formale e più emozionante, leggero e divertente. Anche nella scelta dei doni le cose stanno cambiando e i ‘giocattoli’ per adulti prendono il posto di gioielli e orologi d’oro. Console di design per giochi in tv, roller per fare da sé sigarette di cannabis in oro 24 carati, mazze da golf (di Bentley), motociclette per viaggi on the road (prezzo su richiesta) spuntano nella lista dei regali di Natale dedicata ai miliardari appena stilata da Forbes. Le esperienze e il divertimento sono ora al primo posto per i più facoltosi che iniziano ad abbandonare le vecchie abitudini di shopping e i luoghi di ritrovo appositamente pensati per loro, quando troppo formali e privi di calore.


I super ricchi viaggiano anche con la famiglia al completo e il divertimento dei figli è adesso in cima alla lista dei desideri di Natale. La giocosa confusione dei bambini riempie i luoghi del lusso e alberghi, agenzie, negozi e ristoranti si organizzano anche con il supporto di apposite Kids-App divertenti che i nativi digitali apprezzano molto. Per i tour culturali con mamma e papà le agenzie specializzate abbinano adesso giochi interattivi e percorsi a premi a misura di bambini.
Il lusso non è più formale e serioso. Si sta spostando verso le esperienze divertenti, autentiche.

L’ironia è, ad esempio, divenuta l’eccellenza, ai ristoranti stellati che possono apparire algidi e rigorosi, molti clienti preferiscono gustare una vera pasta e fagioli o l’amatriciana nelle trattorie tipiche della penisola perché piene di calore ed emozioni e perfino andare nelle cucine delle case o delle locande. L’obiettivo dei viaggi, ad esempio, non è più visitare i paesi ma conoscere le persone. Americani, australiani e canadesi in testa, seguiti da brasiliani e messicani, amano moltissimo fare parte della ‘vita da romano’ ma la richiesta vale per tutti i nostri magnifici territori della penisola. Ricercano l’alta convivialità e il cuore delle persone con cui diventano anche amici di lunga data”.

L’esperienza vale più del possesso. Si possono organizzare visite di ‘panettone experience’ accompagnando i clienti a visitare il ‘dietro le quinte’ delle piccole produzioni artigianali di dolci, come la pasticceria e i laboratori specializzati. Qui si sente il profumo delle festività, si scopre la lavorazione di questo dolce noto in tutto il mondo. Sempre più richiesti i mercatini autentici, in cima quello di Piazza Navona a Roma perché in un contesto unico di opere che sorprende, oltre a quelli di Torino e Milano. In questo periodo piace la caccia al Christmas tree, con tracce divertenti da seguire. Non si tratta di trovare gli alberi addobbati nei luoghi classici, ma quelli nascosti in chiostri, giardini, scorci, nelle case e negli hotel. Il gioco termina con lo shopping di decori natalizi”.

Case storiche, proprietà di conti e contesse si aprono per ospitare i multimilionari che le preferiscono agli hotel di lusso. “Con l’ospite amano discutere anche di politica, assaggiano i vini, si creano alchimie. Fra le case più richieste un appartamento storico a Monti, quartiere centrale della capitale, che appartiene ad un collezionista di pianoforti degli anni trenta e di reperti. C’è anche un ipogeo sotterraneo con i resti di un tempio dedicato a Mitra” ci confida Leonardo di Ingredienti Magazine.


In cima alle case più ambite ci sono inoltre, a Firenze, un appartamento dotato di un chiostro ed un giardino, rari in questa città. E’ di un noto pianista, anche collezionista di opere d’arte antica. Il proprietario, affabile e empatico, offre anche concerti ai suoi ospiti. In Sicilia c’è la casa del Gattopardo dove si può prendere un caffè con la proprietaria che racconta la storia del palazzo e di Palermo.

Hotel Eden Rome

Anche i luoghi lussuosi per eccellenza, come gli hotel a cinque stelle, ripensano l’offerta a misura di emozioni autentiche. “La formalità è in calo negli alberghi di lusso dove regnava il silenzio e si parlava sotto voce. Ora si punta alle emozioni. Dall’ora dell’aperitivo a mezzanotte, nella libreria, nel giardino e nel ristorante si fa musica dal vivo, niente più dj-set o sottofondi musicali. Musicisti professionisti ci permettono di produrre musica di alta qualità tanto che recentemente un ospite dell’albergo, Sir Paul McCartney, ha voluto fare i complimenti ai musicisti perché non si aspettava fosse tutto dal vivo.

Alla clientela piace essere stupita, meravigliata ed emozionata e la musica ha questo compito principale. Perciò abbiamo pensato anche ad un tenore ed un soprano al bar, al tavolo, che si alternano con arie dalla Tosca. Per le feste di fine anno, si potrebbe pensare di trascorrerlo a Roma all’Hotel Eden, dove gli spettacoli non mancano, ad esempio si esibiranno 15 artisti con opere per soprano e baritono, da Mozart a Verdi, swing con canzoni degli anni cinquanta cantate anche con il megafono come le originali e dj set con una violinista-artista in chiusura. La formalità è in calo, è il momento delle emozioni”.

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Hotel Ciel sarà il più alto del mondo, è in arrivo a Dubai e avrà una splendida piscina a sfioro.

Le persone potrebbero presto avere un nuovo motivo per visitare Dubai. Se hai fatto qualche viaggio e hai visto tutto, allora il fatto che è il più alto al mondo, l’hotel aprirà a Dubai presto potrebbe rendere la cosa più esclusiva. Burj Khalifa o Gevora, sono da anni le strutture architettoniche più apprezzate e Dubai è nota per la sua costante reinvenzione da record. 

Ecco perché abbiamo un nuovo concorrente, l’hotel Ciel. L’edificio di 360 metri con 82 livelli è tutto per fare nuovi record in quanto sarà quattro metri più alto dell’attuale detentore dell’Emirato. Distribuito su 82 livelli, l’edificio alto ospiterà fino a 1.209 suite di hotel di lusso che sfoggiano interni contemporanei con un lato di lusso e spazi verdi assegnati. 

La parte più affascinante di questo hotel deve essere il tetto. Chi non vorrebbe essere su una piattaforma di osservazione in vetro con vista a 360 gradi sulla Marina di Dubai, The Palm Jumeirah e il Golfo Persico? Il tetto del Ciel Hotel avrà anche un ponte per il tempo libero, un bar e una piscina a sfioro che sarà una delle più alte del mondo. Se vivere nel punto più alto è mai diventato un concetto pratico, qui lo troverete, puoi goderti il ​​momento migliore della tua vita qui, con panorami, bevande e tante delizie culinarie nei quattro nuovi ristoranti di Ciel. Due di questi ristoranti saranno situati sul pittoresco tetto con molto più di un fantastico cibo da offrire.

Il Ciel Hotel sarà situato a Dubai Marina, proprio di fronte alla Cayan Tower. È un progetto di The First Group, che sono gli sviluppatori dietro le aperture di hotel tra cui Millennium Place Dubai Marina, Wyndham e TRYP di Wyndham.

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STORE DELLA SETTIMANA: Michele Inzerillo

Michele Inzerillo, il bello di essere gentiluomo.

Fondata negli anni ’50 dai fratelli Inzerillo, ancora oggi, la storica boutique Michele Inzerillo, è un forte punto di riferimento di una moda da veri e propri gentlemen.

Situata su Viale Alcide De Gasperi a Palermo, la boutique propone un’ampia scelta di capi che soddisfano l’esigenza dell’uomo che veste con sofisticata eleganza, apprezza la qualità dei tessuti e non trascura la ricercatezza dei dettagli.

L’attenta selezione di tessuti di pregio e dei colori, la precisione dei tagli, la cura delle preziose cuciture di derivazione sartoriale, sono le linee guida che caratterizzano l’assortimento delle proposte che si basano principalmente su un mix di tradizione ed eleganza.

Per Michele Inzerillo la rappresentazione del bello è essenziale, ma mai fine a se stesso ed è così che si giustificano l’attenzione per il particolare, il comfort e la vestibilità impeccabile, dimostrando che l’estetica è sì uno dei pregi del “bel vestire”, ma sicuramente non l’unico.

Dal 2006 a prendere le redini dell’azienda è Marco Inzerillo, che dà un nuovo spunto internazionale alla boutique. Negli ultimi anni, infatti, il nome di Michele Inzerillo arriva ben oltre i confini nazionali, da un lato grazie al lancio dell’e-commerce, dall’altro ai trunk show itineranti a Mosca, San Pietroburgo, New York, ma anche Tokyo e Hong Kong.

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Brand della settimana: Hevò

Da un lato il desiderio di guardare al futuro. Hevolution. Dall’altro la consapevolezza della bellezza del passato. Hevocation. I capi Hevò, brand nato a Martina Franca, città nel cuore della Valle d’Itria da sempre con una forte vocazione sartoriale, sono il frutto di un lungo percorso di sintesi tra l’evocazione della tradizione e l’interpretazione dei gusti e delle esigenze contemporanee.

Nascono così capispalla che si ispirano ai modelli iconici degli anni ’50, ’60 e ’70, reinterpretati nei volumi e nei tessuti in chiave odierna: cappotti, gilet, trench e parka dallo stile casual e facili da abbinare, comodi da poter indossare in tutte le occasioni, ma con un tocco di originale autenticità.

Per un uomo sempre più stylist di se stesso, che ama contaminare generi, stili e linee per creare il proprio, unico e personale, look.

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Viaggio nella nuova capitale alpina del lusso

Esclusiva, chic, costosa. Ma anche autentica. Ai piedi del massiccio del Gottardo, quello che fino a non molto tempo fa è stato un piccolo villaggio tra le Alpi svizzere e anche teatro, nel 1799, di uno scontro tra le truppe napoleoniche e quelle russe, oggi è nel radar delle mappe turistiche di chi ama la montagna, apprezza il buon cibo, punta a fare relazioni. Andermatt, nella valle Ursener Tal, immersa in un gigantesco anfiteatro di monti e di vette, sormontate da ghiacciai che alimentano il Rodano, ha l’ambizione di diventare la nuova destinazione di lusso non solo sulle piste ma per godere della montagna tutto l’anno, alla stregua di Gstaad e di Saint Moritz. A scommetterci è stato un gruppo finanziario che fa capo al miliardario egiziano Samih Sawiris, uno dei rampolli della ricchissima famiglia egiziana, amministratore delegato della Orascom Development e imprenditore molto concentrato sul settore dell’ospitalità. Una delle sue società ha investito più di 2 miliardi di franchi svizzeri per trasformare Andermatt e dintorni in una nuova culla del turismo internazionale.

A lavori ultimati, infatti, qui ci saranno sei hotel a 4 e 5 stelle, 42 condomini per 500 appartamenti, 25 ville singole, un nuovo comprensorio sciistico che unisce Andermatt a Sedrun (la nuova SkiArena diventerà il più grande comprensorio sciistico della Svizzera Centrale e, grazie alla sua varietà e all’innevamento garantito, uno dei più interessanti della Svizzera) e una linea ferroviaria, Cervino-San Gottardo. Il campo dal golf a 18 buche, Andermatt Swiss Alps Golf, c’è già. Gli appartamenti sono in stile alpino, progettati con materiali sostenibili e tradizionali, legno e pietra.

Un’operazione chiamata Andermatt Swiss Alps che, assicurano, sarà totalmente rispettosa dell’ambiente e utilizzerà le tecnologie più innovative per ridurre l’impatto sul territorio. Acqua calda e riscaldamento vengono da una centrale a biomassa giù in valle. Gli edifici sono ad alta efficienza energetica e ventilazione dolce. Tutto il legno usato è stato certificato sostenibile; niente prodotti chimici; tutti i materiali edili sono locali e naturali. A regime si arriverà direttamente con il treno e il resort sarà completamente pedonale. All’interno del villaggio turistico Andermatt Reuss negli ultimi mesi si sta ultimando la costruzione di tre nuove palazzine. In più, con ogni probabilità entro l’estate 2018, saranno operativi l’hotel Radisson Blu (inizio estate 2018), i Gotthard Residences e l’auditorium sinfonico Andermatt Reuss.

Bellezza e cifre stellari. Il primo grande albergo è a metà tra il lusso orientale e l’atmosfera internazionale dei grandi hotel del mondo. È stato inaugurato nel 2013 e si chiama The Chedi Andermatt disegnato dall’archistar Jean-Michel Gathy con 118 camere e 5 suite. Una struttura extralusso di bellezza assoluta e dal servizio sopraffino, che già si è conquistata un posto tra gli alberghi più esclusivi e più ricercati d’Europa. Nell’hotel è appena stata inaugurata una suite di tutta eccezione: una penthouse da 350 metri quadri che può ospitare fino a 10 persone e si chiama Gotthard. Il costo a notte? Si parte da 18 mila franchi svizzeri. Il cuore pulsante dell’hotel è il The Restaurant: 4 cucine atelier a vista preparano piatti della cucina svizzera, europea e asiatica contemporanea. Altre chicche sono il ristorante di specialità giapponesi The Japanese, la Wine- and Cigar Library, The Bar con The Livingroom, dove si tengono anche concerti e la sala di degustazione dei migliori formaggi locali, mantenuti al giusto grado di umidità in una grande e fornita vetrina.

Cosa fare. L’investimento per reinventare piste e impianti è costato 130 milioni di franchi svizzeri. Da 85 chilometri di estensione si è passati a 120, per tutti i gusti. Ci sono anche piste da fondo, snowboard, curling, pattinaggio sul ghiaccio e freeride. Poi ci sono i giri in carrozza a slitta, trainata dai cavalli. In estate mountain bike, camminate (la Urserental è un paradiso escursionistico), nordic walking e golf. Una bellissima esperienza è la visita al Sasso San Gottardo: si può camminare per chilometri nel cuore delle Alpi, in gallerie scavate durante la Seconda guerra mondiale. In questa zona delle Alpi sgorgano i grandi fiumi Reno, Rodano, Reuss e Ticino, si incontrano le quattro aree linguistiche e culturali della Svizzera e si incrociano le strade che provengono dai tre grandi passi alpini: Gottardo, Furka e Oberalp. Da vedere è anche la gola di Schöllenen con il leggendario ponte del diavolo del 1200. Da provare, in inverno, è l’attraversamento delle Alpi da ovest a est sul Glacier-Express dal Vallese ai Grigioni, come l’attraversamento del Furka sulla storica tratta a cremagliera della ferrovia a vapore o l’esclusiva corsa nostalgica sul postale trainato da cinque cavalli attraverso il passo del San Gottardo nei mesi estivi.

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Bottega Veneta ha aperto un caffè a Osaka

Il primo caffè in assoluto del marchio si trova nel grande magazzino Hankyu Men’s e offre un menu di autentici aperitivi e vini

La trama intrecciata firmata di Bottega Veneta è uno dei motivi più distintivi della moda, una sorta di logo senza logo che rende immediatamente riconoscibile la pelletteria della casa. Ora, sarai in grado di trovare il modello in un contesto completamente nuovo – sulle sedie in pelle intrecciata nel primo caffè in assoluto del marchio in Giappone.

Situato nel grande magazzino Hankyu Men’s di Osaka, il Bottega Cafè riflette gli sforzi del marchio per affinare il suo fascino per una generazione più giovane, sotto la direzione del capo creativo Daniel Lee. Direttamente accessibile dalla boutique del secondo piano, lo spazio sembra destinato a un post cafe hopping su Instagram. Progettato per offuscare i confini tra interno ed esterno, l’accogliente spazio di 55 mq è punteggiato da tre grandi finestre e una parete da giardino in vetro che evidenzia una vegetazione lussureggiante.

Un lungo bar nella tonalità distintiva della casa di tavoli blu intenso e giallo sole punteggia il pavimento di Terrazzo Palladiano, evocando un pomeriggio mite sotto il sole del Mediterraneo. Una panca di legno corre lungo una parete e l’altra è rivestita da grandi specchi in un’illusione di profondità. La segnaletica al neon rosa brillante indica ” Bottega Cafè ” in lettere scorrevoli vicino all’ingresso, mentre i sedili in pelle intrecciata in espresso fanno riferimento alla casa in modo più sottile.  

Il menu è composto da graffette tradizionali italiane, tra cui caffè, tè, succhi di frutta e vino, insieme a dessert e aperitivi salati. Fedele alle radici di Bottega Veneta, la selezione di vini comprende esclusivamente bottiglie della regione nord-orientale del Veneto, dove il marchio è stato fondato nel 1966 (Bottega Veneta significa letteralmente negozio veneziano in italiano).

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Lago, 40 milioni nel 2019 e nuovo format di negozio

Uno spazio di 250 metri quadri all’ombra del bosco verticale è il nuovo progetto che parla di un marchio maturo e forte.

È una Lago adulta, coerente e con un ruolo progettuale e commerciale molto ben definito quella che viene rappresentata dal nuovo flagship store di Milano Porta Nuova, inaugurato ieri, 21 novembre, in via Galileo Galilei. Uno spazio commerciale che traduce in modo molto chiaro la grande evoluzione dell’azienda negli ultimi 14 anni, con un fatturato che oggi è vicino a 40 milioni di euro.

Visionario, giovane, carismatico, Daniele Lago è l’imprenditore dietro alla storia di successo di Lago Arredamenti, e con la curiosità infinita di un bambino che esplora di continuo nuove strade, con una strategia di comunicazione, di prodotto, di vendita totalmente innovativa nel proprio settore e un business model che si evolve di continuo,

“Il nostro focus”, conferma Daniele Lago, CEO e presidente del marchio veneto, “è lo sviluppo di una strategia commerciale che alterna in modo fluido on line e off line, con un catalogo che integra  pezzi da acquisto immediato a veri e propri alfabeti progettuali e di stile”.

Le collezioni su cui scommette questo primo layout del negozio sono quelle presentate al Salone del Mobile degli ultimi due anni. “Abbiamo investito molto, sia commercialmente che dal punto di vista progettuale, sui prodotti che declinano la tecnologia XGlass, digital print su vetro con legno, tessuto e metallo. E naturalmente continuiamo a concentrarci sulla proposta della configurazione personalizzata on line”.

Questo nuovo flagship store, secondo Daniele Lago, è il prototipo di quelli che verranno in futuro, sia in Italia che all’estero. Uno spazio progettato direttamente in azienda e sviluppato con partner locali. Duecentocinquanta metri quadri in una zona di Milano in grande fermento architettonico e urbanistico.  “Anche questo store diventerà uno spazio culturale: credo che sia inevitabile”, conclude Lago. “E’ la nostra cifra da sempre ed è anche una delle principali caratteristiche della nostra identità: il design del quotidiano, uno stile versatile e ancora un po’ dissacratore, il bisogno di fare molta ricerca con un intento esplorativo.

È così che siamo cresciuti e che abbiamo raccolto i risultati che oggi ci consentono di fare progetti commerciali ambiziosi con una buona dose di ottimismo.” Un periodo di conferme e di nuovi slanci, in cui ancora una volta per il marchio veneto la strategia di un’integrazione fluida fra tangibile e intangibile è il segno di una gestione che si adegua al mercato contemporaneo.

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STORE DELLA SETTIMANA: Cotton Club Monza

A pochi passi dal Duomo ci sono due negozi gemelli, uno in via Napoleone e l’altro in via Lambro, gestiti dal 1984 dalla famiglia Sangalli. Entrare qui dentro è un viaggio nell’innovazione e nel design. Le strutture sono lineari, segmentate di acciaio, pulite e fanno da contraltare con l’ambiente storico e antico che le circonda. Curve sinuose, ambiente minimal, colonne portanti e luci che illuminano e evidenziano. È questo l’ambiente pensato per accogliere le griffe internazionali di Cotton Club. Due negozi che dentro hanno una storia decennale.

I fondatori, Giovanni “Gianni” Sangalli e Luisa Gatti, entrambi 64enni, hanno deciso di tentare l’avventura commerciale ai primi anni Ottanta. Lui era grafico pubblicitario, lei lavorava da commessa per un grande magazzino. “Ma le occupazioni ci andavano strette e avevamo voglia di tentare l’avventura in proprio”, racconta Giovanni. “E così abbiamo deciso di aprire il primo negozio”. Il gusto estetico e la capacità relazionale dei due si sono uniti e dalla commistione ne è nato un punto di vendita tanto efficace da non bastare più a sé stesso. “Dopo qualche anno abbiamo deciso di raddoppiare”, spiega ancora Giovanni. “Due negozi da ottanta, cento metri quadri. Uno per la donna e uno per l’uomo, per dare spazio e respiro ai nostri abiti”. Nonostante la crisi, nonostante la concorrenza, nonostante tutto nel corso degli anni il business famigliare è cresciuto.

Anche perché a dare una mano c’era pure Manuel, oggi 42enne, il figlio della coppia. Che poco a poco si è specializzato nell’acquisto di griffe internazionali e nella ricerca, da vero talent scout della stoffa, di nuovi creativi e nuovi produttori in tutto il mondo.

“Viaggia in continuazione tra Parigi e Milano, i due centri della moda”, spiega orgoglioso il padre. “Ormai seleziona lui i nostri prodotti. E spesso anticipiamo le mode, investendo su creativi, che qui all’inizio nessuno conosce”. Per farvi un’idea di cosa possa voler dire, provate a dare un occhio al loro sito http://www.cottonclubshop.com. E provate a contare: i loro designer per uomo sono 60, quelli per donna 80. In tutto, 140 griffe diverse da provare, capire, studiare, amare. E dentro ognuna di queste griffe c’è un concetto, un’idea estetica di donna o di uomo inimitabile.

Ecco, provate a cliccare un po’ ancora sul sito, e così non vi stupirete quando vi diremo che, oggi, metà del fatturato dell’azienda proviene dall’estero, grazie all’e-commerce. “Abbiamo uno staff di cinque persone che ci segue”, prosegue Giovanni. “Ma lo stupore maggiore è che i grandi affari li stiamo facendo con la Cina. Comprano on line sempre, e spendono. Sanno che da noi c’è qualità, sanno che la selezione degli abiti nella nostra boutique è preziosa e raffinata. Così siamo riusciti ad uscire dalla crisi, aumentando il fatturato. E ora mi scusi, ma sta entrando un cliente”. Ci giriamo, e tra le perfette linee del negozio appare una donna, cinese. “Che le dicevo? Ci conoscono ovunque”.

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Suite della settimana – Fuga suite duplex sul mare a Cheval Blanc St-Tropez

Questo luogo si qualifica per essere una delle migliori destinazioni per una vacanza e, sicuramente non possiamo dirti che questo luogo è tra i primi 5 o anche i primi 10 al mondo, ma possiamo aiutarti a fare scelte piene di esperienze di lusso e ineguagliabili e luoghi in cui puoi solo avere il migliore confort. 

Uno di questi posti è Cheval Blanc Saint Tropez, mantenendo intatto lo spirito del Mediterraneo, sono gli interni progettati, costruiti con elementi naturali come legno e pietra, l’uso intelligente del blu conferisce un’atmosfera nautica all’intero ambiente. 

La suite in cui dovresti alloggiare è The Duplex Sea Suite, progettata da Jean Michel Wilmotte. Comprende non una ma una doppia dose di eleganza con due piani spettacolari. Una terrazza privata con vista sulla baia di Saint-Tropez può essere la tua zona preferita della suite e anche quella in cui trascorri la maggior parte del tempo con la persona amata. Parliamo dell’ultimo piano molto sfarzoso che rende omaggio all’artista Roger Capron. Gli ospiti saranno sicuramente affascinati da questa camera da letto piena di luce che ospita doppi spogliatoi e un fantastico bagno.

Ci sono molte cose da apprezzare non solo visivamente ma anche gastronomicamente. Il tuo amore per il cibo quadruplicherà al Cheval Blanc St-Tropez, per la cucina dello chef Arnaud Donckele, onorato con tre stelle dalla Michelin ti colpirà. I buongustai avranno a disposizione una varietà di piatti ricchi di ingredienti locali di stagione e prodotti creati da chi ha una passione per la qualità. Prima di partire, esci dalla tua incantevole suite ed entra nella Spa Cheval Blanc di Guerlain, un paradiso assolutamente tranquillo e spazioso, dedicato al benessere e al relax.

Tariffa: € 1950 a notte
Occupazione: 3 persone

Dove: Cheval Blanc Saint-Tropez
Plage de la Bouillabaisse
83990 Saint-Tropez, Francia
Telefono: +33 4 94 55 91 00





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Rosewood Hong Kong ha aperto un rifugio benessere urbano di 3700 mq.

Il benessere sono oggi la massima priorità di tutti, tutti ai nostri giorni, la routine ruotano attorno al concetto di benessere. Fin dal primo momento, ci svegliamo, ciò che mettiamo nei nostri corpi ai nostri regimi di fitness è tutto mirato a un obiettivo. Ma quanti di noi possono mantenere intatta questa routine quando abbiamo bisogno di una pausa dal lavoro? Uno di questi luoghi in cui la tua salute è di fondamentale importanza è Asaya, uno spettacolare rifugio di benessere urbano a Hong Kong. 

Rosewood Hotels and Resorts ha lanciato il suo concetto di destinazione benessere Asaya nell’hotel a 27 piani Rosewood Hong Kong, progettato dall’interior designer newyorkese Tony Chi.

Lo spazio di 3.716 Mq. si estende su due piani e comprende piscine private di idroterapia in marmo con vista sul porto, esperienze di vapore, sauna, doccia con getto di ghiaccio e laconio tutti sono stati progettati, forniti e installati da specialisti della zona umida, Barr + Wray.

Originariamente lanciato a Rosewood Phuket, il concetto di benessere Asaya si basa su cinque pilastri: equilibrio emotivo, fitness e nutrizione, terapie fisiche, salute della pelle e comunità.

I trattamenti vengono effettuati in sette suite private Sanctuary urbane, ognuna con un bagno in marmo riscaldato, vasca da bagno e doccia a pioggia sensoriale che conducono a un giardino privato per il relax pre e post trattamento.

In alternativa, gli ospiti possono ricevere trattamenti nei due Asaya Lodges, progettati per coloro che partecipano a programmi all-inclusive. Le casette possono ospitare sia trattamenti singoli che doppi.

La destinazione comprende anche una Tranquility Lounge di 107 mq, con le sue sale di consultazione, che offre tecnologia per facilitare la meditazione autoguidata e le terapie del sonno sia prima che dopo il trattamento.

Tre strutture benessere extra sono state progettate per gli ospiti per personalizzare i prodotti: l’Asaya Aroma, Tonic e Beauty Ateliers.

Nell’atelier Tonic, sali, argille e fanghi sono miscelati con erbe fresche per creare scrub personalizzati per gli ospiti per i loro rituali di balneazione personalizzati nelle Urban Sanctuary Suites.

Nell’aroma Atelier in stile farmacia, gli aroma terapeuti stimolano gli ospiti, indirizzandoli a soluzioni guidate dall’aromaterapia e aiutandoli a creare intrugli personalizzati utilizzando oli del marchio inglese per la cura della pelle vegana Votary e il marchio francese Maison Caulières.

Beauty Atelier commercializza marchi come Votary, i marchi statunitensi di skincare Sunday Riley e OA ed EviDenS de Beauté – una casa di prodotti che fonde la cura della pelle francese e giapponese. È inoltre presente la tecnologia 3-D Skin Analysis per fornire informazioni sulla struttura della pelle degli ospiti, sugli effetti dell’invecchiamento e sui danni del sole.

L’offerta benessere di Asaya Hong Kong si estende anche ai programmi mirati, che combinano terapie tradizionali e alternative per curare, curare e ispirare, come la consulenza per la crescita personale e schemi alimentari sani.

I servizi aggiuntivi includono una palestra attrezzata Technogym, un parrucchiere e un salone di bellezza, uno spazio sociale e un concetto di ristorazione  la cucina Asaya  che serve una cucina attenta alla salute ispirata alle influenze giapponesi e mediterranee.

Ad oggi esistono due destinazioni benessere Asaya ma il gruppo Rosewood sta sviluppando altri 11 siti in tutto il mondo.

Dove: Palissandro Hong Kong
Palissandro Hong Kong No18, Salisbury Rd,
Tsim Sha Tsui, Hong Kong
Telefono: +852 3891 8888









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VERY RALPH, RITRATTO DI RALPH LAUREN, EMBLEMA DEL FASHION USA

60 anni di carriera del primo stilista che ha reso eleganti gli abiti di tutti i giorni

Ralph Lauren è l’emblema del fashion americano in tutto il mondo. Ora alla vigilia di 60 anni di attività, riflette sul suo viaggio da quando era un giovane ragazzo del Bronx che non sapeva cosa fosse uno stilista, fino a diventare l’amato stilista. Very Ralph è il documentario che lo racconta: sabato 16 novembre è in prima visione su Sky Arte il documentario Hbo sullo stilista, presentato al Met di New York a fine ottobre e in anteprima italiana alla Festa del Cinema di Roma. Nel film Lauren condivide alcuni aspetti inediti della sua vita e del suo lavoro e ricorda durante diverse interviste, la sua infanzia, i suoi cinquant’anni di matrimonio, gli albori della sua società di moda, le sue reazioni alle critiche, le sue creative campagne pubblicitarie e la sua visione pioneristica della moda.

Ralph Lauren è stato infatti il primo stilista a creare una linea completa dedicata alla vita di tutti i giorni e a portarla nelle case; uno dei primi a sapersi contraddistinguere nel mondo della moda e in quello della pubblicità e infine il primo stilista ad aver creato delle catene di abbigliamento all’avanguardia capaci di trasformare l’esperienza stessa dello shopping.

Prodotto e diretto da Susan Lacy, vincitrice di Emmy e produttrice di titoli come Jane Fonda in Five Acts e Spielberg, Very Ralph cerca di raccontare l’uomo che si cela dietro l’icona della moda e uno dei più grandi brand di successo nella storia della fashion industry. Con un’innata abilità di convertire i suoi sogni in realtà, Ralph Lauren ha trasformato le sue aspirazioni in un impero mondiale e multimilionario, diventando la prova vivente dell’ottimismo americano e dell’American Dream.

Per più di cinquant’anni egli ha celebrato l’iconografia dell’America ridefinendone lo stile, traducendo la sua visione e la sua ispirazione in uno dei brand più conosciuti al mondo. Nel film c’è una full immersion nell’archivio del marchio, con interviste alla sua famiglia, ai colleghi di vecchia data e agli esponenti più influenti del fashion biz come Anna Wintour, Karl Lagerfeld, André Leon Talley, Hillary Clinton, Jason Wu, Naomi Campbell, Martha Stewart, Calvin Klein, Diane von Furstenberg, Tyson Beckford, Tina Brown, Jessica Chastain, Vanessa Friedman e Paul Goldberger.

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Eledor: un inno alla friendship

Cosa hanno in comune Elena Dorella di Eledor Borse? Una passione per l’artigianato e la qualità. Questi due elementi si sono incontrati in una capsule collection composta da eleganti borse in pelle e, usando un occhio per i dettagli come siamo abituati noi di Ingredienti Magazine.

Qualsiasi sia la definizione che ne vogliamo dare, la borsa è la fedele compagna della donna moderna, che nasconde al suo interno un intero ufficio di oggetti smarriti e poi ritrovati: dal mazzo di chiavi che aprono porte che non ricordiamo nemmeno più di aver chiuso a interi beauty case che permetterebbero di presentarsi, all’ora di cena, perfette.

Creatività, Artigianalità e Contemporaneità, queste sono le caratteristiche che per noi rispecchiano il “Made in Italy”, ci dice Elena di Eledor,in aggiunta il processo stesso di creazione delle nostre collezioni, partendo da materie prime eccellenti, rispecchia tutta la tradizione artigianale, l’arte del bello e l’attenzione al dettaglio che fa la differenza in tutte le cose ben fatte.

“La collezione è intrisa di design italiano con un look che si esprime in modo interessante. Mi piace la loro praticità tanto quanto l’estetica. È bello realizzare borse che siano desiderabili ma siano anche funzionali.” 

La collezione Eledor è disponibile nei negozi, dove?

  • Videolook – Padova
  • Vanda Boutique – Riva del Garda
  • Rosy Boutique – Desenzano del Garda
  • Eternity Store – Piove di Sacco
  • Camomilla – Albignasego
  • Porticò – Merano
  • First – Villafranca Veronese



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IL GARAGE SI TRASFORMA, DIVENTA UN’OASI DI LUSSO

Il garage diventa un’oasi di lusso, si reinventa in maniera originale, unica. La casa lo ingloba rendendolo parte integrante e connotandolo come area ancora più appartata, un’intima area di relax razionale e intelligente, perfettamente integrata all’interno della propria casa senza perdere la vera essenza del garage, ovvero l’auto o la moto parcheggiate al suo interno. E’ la Design Box per abitazioni di lusso e spaziose quella che ripensa il concetto di garage.

L’azienda vicentina Ad Dal Pozzo ha lanciato a EICMA 2019 – l’Esposizione internazionale del ciclo e del motociclo tenutasi a Rho Fiera Milano – un servizio di progettazione e ideazione di garage di lusso. Nato dalla partnership con 3D Beta, new-co del Gruppo Beta Utensili SpA dedicata all’architettura dell’officina moderna, Design Box punta a trasformare il garage in una zona dedicata alle proprie passioni e ai momenti di svago dove auto e moto sono al centro di uno spazio personalizzato.

UN’OASI DI LUSSO, FRA INNOVAZIONE E LIFESTYLE

Il garage si trasforma in un autentico mini appartamento da sfruttare in svariate occasioni e in cui creare un’area di relax intima e nascosta. Con Design Box è possibile inserire ad esempio un accogliente angolo bar, dotato di mobile e sgabelli dove sorseggiare un drink, chiacchierando sulle ultime novità nel campo dei motori o concedersi una zona relax dotata di tutti i comfort: divani in pelle, sistema audio surround, cantinetta vini, sufficienti per sentirsi nel garage dei propri sogni.

ALCUNI ESEMPI SORPRENDENTI PER ARREDARE IL GARAGE

Le soluzioni possono essere innumerevoli e possono declinarsi in tantissimi modi diversi, giungendo a soluzioni incredibili che cambiano totalmente il concetto di garage arrivando a creare spazi lussuosi ed elitari.

Il salottino. Bastano un divano, una poltrona e un piccolo mobile per rendere il garage un salottino ospitale.

Il piccolo box arredato. Se il box auto è piccolo arredarlo con tutti i confort lo renderà il garage dei sogni.

La relax room. Una sala in cui rilassarsi, magari con una vasca idromassaggio.

La taverna. Il sogno più comune, un luogo in cui rifugiarsi.
L’officina privata. Un’officina in casa per gli amanti dei motori dove prendersi cura del proprio bolide.

Lo sky garage. In città come Dubai, Melbourne e Singapore, sempre più spesso la scelta è lo “sky garage”. Un ascensore porta le auto direttamente dentro casa.

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Un sontuoso viaggio aereo di lusso! Un lusso deve avere?

Come uno yacht di lusso e un iPhone incrostato d’oro, i viaggi aerei di lusso definiscono l’opulenza. Qui, il tuo duro lavoro viene premiato in quanto puoi evitare problemi di volo, mantenere il tuo mondo esclusivo e goderti i migliori servizi.

Ci sono ragioni pratiche per volare con jet privato. Circa trentamila voli vengono cancellati al mese e oltre mezzo milione in ritardo in tutto il mondo e, questo può togliere il desiderio a qualsiasi viaggio, indipendentemente dalla destinazione.

Il noleggio del proprio aereo rimuove l’inconformità del volo, hai il meglio del meglio nel cielo ed è tutto tuo.

Noleggiare il proprio jet
Noleggiare un jet non potrebbe essere più semplice grazie a JetApp , un’app dinamica progettata per questo scopo. Ti consente di prenotare un volo dal palmo della tua mano. Quando noleggi un volo, puoi raggiungere luoghi che le compagnie aeree commerciali non possono raggiungere. Questo mette più mondo a portata di mano. È anche significativamente più conveniente. Decollare da piste di atterraggio più piccole che possono essere un’ottima opzione se si vola internamente o su un volo a corto raggio.

Noleggiare il tuo jet porta anche:

Ottimo cibo – Un volo charter degno del suo genere arriva con chef eccellenti che preparano un menu secondo le tue specifiche.
Vola direttamente – La vita è troppo breve per i trasferimenti e il tempo è denaro.
Spazio: il tuo aereo sarà come un ufficio o un salotto nel cielo. Avrai spazio per lavorare o la stanza per rilassarti. Eccellente equipaggio di cabina– Sarai curato dal momento in cui decollerai al momento in cui atterrerai. Check-in e sicurezza– Questo accade così in fretta che sembrerà di arrivare all’aeroporto e di salire sull’aereo. Nessuna attesa o ritardi prolungati. Volate al vostro programma–Non è necessario piegare il programma per vedere a che ora arrivano e partono gli aerei. Definisci il programma. Funziona secondo i tuoi desideri.

Sono disponibili altre opzioni in cui puoi decidere come raggiungere l’aeroporto. Ciò include limousine con autista o viaggio in elicottero. Le scelte sono tue e puoi personalizzare ogni volo.

Affari e piacere
Sia che viaggiate per affari o per piacere, noleggiare un aereo è il lusso che deve avere un’opzione. Tu e i tuoi team potete lavorare come se foste in un ufficio, arrivi rinfrescato, ringiovanito e pronto a fare gli affari. Non arriverai mai stanco, in ritardo e bisognoso di una doccia e di un pò di riposo.

Se stai volando per piacere, ben arrivi al tuo hotel pronto per esplorare, piuttosto che avere il mal di testa nel superare la dogana e la raccolta dei bagagli, il tuo servizio prioritario ti vedrà sfrecciare verso il tuo hotel o villa. 

Puoi noleggiare un jet per qualsiasi tipo di volo ti venga in mente. Ciò include visite guidate su uno splendido paesaggio, fino alle soste in città in cui il tuo aereo ti porterà in giro per il mondo, permettendoti di visitare città per città.

Le opzioni sono infinite. Le opzioni sono tue.

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Van Gogh, Monet e Degas sbarcano in Italia: la suggestiva mostra a Padova

Van Gogh, Monet e Degas sbarcano a Padova. Dal 26 ottobre prossimo la città ospiterà l’attesa mostra “The Mellon Collection of French Art from the Virginia Museum of Fine Arts”.

Circa 70 tele potranno essere ammirate a Palazzo Zabarella. Le opere appartengono alla collezione privata che Paul e Rachel ‘Bunny’ Lambert Mellon donarono in eredità al Virginia Museum of Fine Arts.

La mostra celebra due tra i più importanti e raffinati mecenati del XX secolo ma porterà in esclusiva in Italia oltre 70 capolavori di Edgar Degas, Eugène Delacroix, Claude Monet, Pablo Picasso e Vincent van Gogh.

Organizzata dal Virginia Museum of Fine Arts, la mostra aprirà i battenti il 26 ottobre 2019 e sarà visitabile fino al 1° marzo 2020.

Le opere coprono un arco cronologico che va dalla metà dell’Ottocento fino all’Impressionismo. La mostra si apre con Mounted Jockey (Fantino a cavallo) di Théodore Géricault e Young Woman Watering a Shrub (Giovane donna che annaffia un arbusto) di Berthe Morisot.

Non mancano altri capolavori di Géricault con una serie di opere a soggetto equestre, tra cui anche i ritratti di cavalli di Eugène Delacroix e scene di competizioni ippiche di Degas. Del maestro francese saranno esposte anche quattro sculture.

Alfred Sisley, Vincent van Gogh, Henri Fantin-Latour, Odilon Redon saranno presenti con diversi quadri di natura morta, mentre per i quadri di figura umana e di ritratto sarà possibile ammirare dipinti di Courbet, Degas, Monet, Renoir, Cézanne e altri.

Il percorso espositivo trascina il visitatore anche nella campagna francese per ammirare opere come Field of Poppies, Giverny (Campo di papaveri, Giverny) di Claude Monet, e altre tele di piccole dimensioni di Georges Seurat, Kees van Dongen e Vincent van Gogh.

Fiore all’occhiello anche una raffinata selezione di opere impressioniste, con due paesaggi di Monet, un ritratto di Renoir e una delle famose ballerine di Degas.

Informazioni e biglietti

La mostra“Van Gogh, Monet, Degas. The Mellon Collection of French Art from the Virginia Museum of Fine Arts” sarà allestita, come anticipato, a Palazzo Zabarella, in via degli Zabarella 14 e sarà aperta tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.

Aperture straordinarie: Venerdì 1° novembre 2019, Domenica 8 dicembre 2019, Giovedì 26 dicembre 2019, Mercoledì 1° gennaio 2020, Lunedì 6 gennaio 2020, dalle 9.30 alle 19.00. Martedì 24 dicembre 2019 e martedì 31 dicembre 2019, dalle 9.30 alle 17.00.

Il costo dei biglietti è di 13€ per quello intero, 11€ per il ridotto (Over 65, dai 18 ai 25 anni compiuti, persone diversamente abili o con invalidità, membri del FAI, membri del Touring Club Italia, titolari di convenzioni).

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Hand Picked: il luxury denim italiano

Ricerca e attenzione ai materiali come chiave del successo

Gusto sartoriale, materiali di altissima qualità, dettagli preziosi e rispetto dell’ambiente. È questo il segreto del successo di HAND PICKED, il marchio di luxury denim di proprietà del Gruppo Giada (licenziatario di Jacob Cohën, Karl Lageferld Denim, Vilebrequin) fondato da Franco Catania, che propone un’estetica moderna e sofisticata che fonde abilità sartoriali e passioni creative. Ispirata dai colori, profumi e texture di una preziosa foglia scura della foresta amazzonica, la linea HAND PICKED asseconda i concetti di materia eccelsa, millesimato, deep selection.

E lo fa attraverso la ricerca attenta dei materiali, nella cura maniacale dei tagli e dei dettagli, e nelle lavorazioni. Il risultato? Una collezione portabilissima, raffinata, dalle linee fresche ed essenziali, in cui colori minimal si fondono nella natura, utilizzando cotone biologico, ecosostenibile e raccolto a mano, tessuti preziosi, tutti perfezionati da tagli e dettagli sartoriali come nella collezione primavera/estate 2020 presentata in anteprima a Taormina durante l’evento “Hand Picked outshines in Taormina”.

Il guardaroba della prossima estate è interamente declinato nei colori della natura: dal rosso all’arancio del tramonto, dal blu intenso del mare al bianco, dal marrone al verde della savana alle sfumature sabbia. 140 capi, tutti rigorosamente confezionati in Italia, dal taglio alla cucitura, che comprendono gli iconici cinque tasche (modello di punta della collezione) proposti in denim giapponese, con fibra ecologica o in tessuti dalle fantasie multicolor, che si arricchiscono di nuovi modelli chino.

E poi ancora i bermuda, perfetti per la stagione calda, da indossare sotto camicie, maglie, polo e T-shirt, e anche giacche urban tailoring per uno stile più sofisticato ma sempre rilassato.

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LO STORE DELLA SETTIMANA: Al Duca d’Aosta Venezia

Per la rubrica” STORE DELLA SETTIMANA” oggi facciamo una gita a Venezia per presentarvi la realtà della boutique Al Duca d’Aosta.

L’attuale boutique Al Duca d’Aosta nasce sulle basi di un negozio di tessuti per camicie, aperto nel 1902 a Venezia, esattamente sotto il ponte di Rialto.

Sotto la guida di Emilio Ceccato però, l’attività si espande trasformandosi da semplice rivenditore di tessuti per camicie ad una vera e propria filiera di produzione delle stesse.

Negli anni seguenti, attraverso il susseguirsi delle varie generazioni, Al Duca d’Aosta procede a grandi passi nella propria evoluzione, fino ad arrivare ad essere oggi un forte retail multibrand nel settore dell’abbigliamento di lusso.

Nel 2009 il processo di crescita si espande anche nel mondo digitale con la nascita della vendita online attraverso il proprio canale e-commerce che, grazie a servizi dedicati e spedizioni veloci in tutto il mondo, si distingue nella realtà digitale, rappresentando un’ampia parte del business aziendale.

L’attenta selezione dei più importanti brand di lusso e la costante ricerca di nuove proposte rendono il retail multibrand Al Duca d’Aosta un imprescindibile punto di riferimento per uno stile modernoelegante e raffinato.

Oltre 100 top fashion designer uomo e donna sono selezionati dai buyer per offrire al cliente qualitàeleganza, ma soprattutto esclusività, attraverso i prodotti più ricercati e iconici del momento.

I negozi Al Duca d’Aosta ad oggi, sono presenti nelle più importanti città del Triveneto, precisamente in ordine di apertura  a Venezia, Padova, Verona, Mestre, Treviso, Udine e Portopiccolo.

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The Brand: People Of Shibuya

Un quartiere visionario di Tokyo, ma anche il nome di un brand che, in comune con il mondo nipponico, ha l’amore per i dettagli, la cura dei particolari, la ricerca della funzionalità. E’ People of Shibuya, brand ri-lanciato dal gruppo Golden Season che ha subito conquistato i cultori dell’abbigliamento tecnico, che amano i capispalla sportwear.

In ogni giacca People of Shibuya, infatti, convivono due anime: una sartoriale, che garantisce una perfetta vestibilità e una cura del fit, l’altra tecnologica, grazie all’utilizzo di tessuti hipertech, dalle massime prestazioni anche in condizioni estreme. Per un outfit perfetto a qualsiasi latitudine e condizione atmosferica.  

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“Villa Parens, una storia da raccontare”

Villa Parens è una storia da raccontare, tante esperienze da condividere e la grande abilità di winemaker di Giovanni Puiatti e la sorella Elisabetta, con i loro vini accolgono gli ospiti che arrivano a Farra d’Isonzo in visita. Come viaggiatori nel tempo, in una dimensione spazio temporale parallela fatta di futuro e di tradizioni, una natura che contraccambia con generosità le attenzioni che le vengono riservate. Un’esperienza emozionale unica.

Racconto di una avventura, vissuta insieme alla sorella Elisabetta, costruita sul solco tracciato dal padre Vittorio. Insieme a Felluga, Schiopetto furono i pionieri di quella viticoltura che ha trasformato il Friuli  tra le regioni più interessanti dal punto di vista enoico.

Una realtà recente, nata solo nel 2014, a riaffermare quell’identità costruita da papà Vittorio. Negli anni settanta e ceduta all’apice del suo successo per un’ideale di globalizzazione poi naufragato.

Un nuovo corso che riparte dai sei ettari del Cru Ruttars, rimasti di proprietà della famiglia, dall’edifico ereditato dal nonno materno che risale al 1860 divenuto ora cantina e dall’esperienza di una famiglia che ha fatto la storia del vino.

Villa Parens riassume le vicende di anni di attività svolta ad alti livelli e conosciuta ovunque nel mondo, ma rappresenta anche la continuità della tradizione e dei valori condivisi. Un nome latino Parens, che significa genitori ma anche avi, per ricordare sempre le proprie radici. Come la riassume Giovanni Puiatti: «il futuro della tradizione».

Ancora oggi, come ai tempi di papà Vittorio, la filosofia aziendale rimane la stessa: «meno alcool e niente legno». Una rivoluzione per la fine degli anni sessanta che si dimostra vincente ancora oggi. Mai più di 12 – 12 gradi e mezzo e nessuna alterazione delle fragranze apportata da elementi esterni.

A raccontare la storia più bella però,  rimangono i vini. Grande pulizia e freschezza, tanta eleganza ed una forte identità, espressione netta del territorio e del il vitigno. Tre metodi classici, il Blanc de Blanc extra Brut, i Blanc de noir e Rosè de noire a dosage zero; spumanti dalla grande personalità, così eleganti e fragranti che nulla hanno da invidiare ai francesi. E i quattro Ruttars: Chardonnay, Ribolla Gialla, Sauvignon e Pinot Nero, dalla grande eleganza, fragranti e profumati, espressione pura del territorio e del vitigno. Ed ancora le preziose riserve, ed il «Gran finale» un vendemmia tardiva di Sauvignon e Ribolla Gialla per concludere in dolcezza.

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CRAVATTA, 10 MOTIVI PER NON RINUNCIARE AD UN ACCESSORIO SENZA TEMPO

I numeri parlano chiaro: nell’ultimo decennio il settore delle cravatte ha vissuto un calo costante e, stando ai dati del Centro Studi di Confindustria Moda, solo nell’ultimo anno l’export ha registrato una diminuzione del 9,6%. Gli uomini non amano più questo accessorio? Non proprio.

Riconoscendone l’importanza prestano massima cura ai dettagli al momento dell’acquisto e si assicurano di comprare un prodotto di qualità, confezionato a mano, prediligendo fibre naturali selezionate. Meno acquisti quindi, ma più attenzione alla qualità con un solo metro di giudizio al momento della scelta: la sartorialità. A resistere nel settore è, infatti, il ramo artigianale. La cravatta sartoriale non conosce quindi crisi e risultano innumerevoli i buoni motivi per continuare ad indossarla e celebrarla ogni anno in occasione del Cravatta Day, ricorrenza ufficializzata nel 2008 quando il Parlamento Croato ha dichiarato all’unanimità il 18 ottobre il giorno della cravatta.

“Acquistare una cravatta confezionata artigianalmente significa scegliere in maniera consapevole un prodotto di qualità e versatile, che potrà essere indossato a lungo e in molteplici momenti della propria vita, aggiungendo un tocco di stile e personalità all’outfit – spiega Stefano Bigi, amministratore unico di Bigi Cravatte Milano, una piccola realtà virtuosa che lo scorso anno ha venduto circa 45 mila cravatte realizzate completamente a mano nel suo laboratorio milanese a Porta Ticinese, per un fatturato di quasi 2 milioni di euro, dei quali oltre la metà provenienti dalle esportazioni – Se per i signori l’attenzione ai materiali e la ricerca di motivi e righe classiche sono le motivazioni che spingono all’acquisto, per le giovani generazioni è il desiderio di cimentarsi con un look nuovo e ricercato, in controtendenza con lo stile casual che spesso popola il guardaroba dei millennials, il motore che li muove ad avvicinarsi a un accessorio versatile e sofisticato come la cravatta.”

Ma quali sono i 10 buoni motivi che spingono ad acquistare e indossare una cravatta sartoriale?


1) Riscoprire il valore dell’artigianalità: il sapere che solo uno storico laboratorio artigianale sa trasmettere e tradurre con efficacia e la precisione e l’accuratezza di un lavoro che ancora si basa sull’esperienza di mani abili costituiscono un tesoro dal valore inestimabile. Acquistare una cravatta frutto di questo processo produttivo significa, quindi, indossare un prodotto unico ed esclusivo.

2) Prestare attenzione alla sostenibilità: in un tempo in cui la salvaguardia dell’ambiente ricopre sempre più importanza si modificano anche i comportamenti di acquisto, soprattutto quelli dei giovani. Sempre più persone si orientano verso prodotti realizzati artigianalmente, nell’ottica di acquistare creazioni più sostenibili e in grado di durare più a lungo. Tempi bui per il fast fashion, quindi, altamente dannoso per il Pianeta: secondo il New York Times, infatti, dal 1960 ad oggi i rifiuti tessili sono aumentati del 750%.

3) Impreziosire un look casual: è finita l’era in cui la cravatta si indossava solo ed esclusivamente con completo e scarpa elegante, oggi c’è spazio per nuovi accostamenti più moderni e cool, che affiancano un classico senza tempo a soluzioni più casual, mixando lo stile formale a quello informale. Attenzione, però, a bilanciare in modo corretto queste due anime: l’ispirazione per un look impeccabile arriva dall’attore Eddie Redmayne che, come riporta il Daily Mail, sul red carpet del Toronto Film Festival ha sfoggiato una giacca in pelle nera accompagnata da una cravatta skinny con eleganti punti spillo. D’esempio anche Mariano Di Vaio che ha osato ancor di più con una giacca da motociclista e cravatta petrolio, in un look che lui stesso ha definito “casual gentle”.

4) Aggiungere personalità a un outfit: i tessuti e le fantasie di una cravatta raccontano storie e descrivono, più di qualsiasi altro capo maschile, la personalità di chi la indossa. Che si tratti di uomini che scelgono di osare, amanti del classico o ragazzi sempre attenti alle ultime tendenze, per ognuno esiste la cravatta perfetta. O più d’una, come dimostra lo statunitense Ian Squires che, racconta l’Alabamas’s News Reader, è riuscito a trovare ben 1600 cravatte in grado di parlare di lui: l’uomo ha infatti scelto di indossare ogni giorno una cravatta diversa, appendendole di volta in volta in ufficio. Un’incredibile collezione che racconta tutte le sue sfumature!

5) Fare da passe-partout per il mondo del lavoro: la cravatta può rivelarsi la chiave per chi è alla ricerca del primo impiego o deve muovere i primi passi in ufficio. Quando ci si presenta ad un colloquio è, infatti, fondamentale dare una buona impressione di sé sin dal primo sguardo, mettendo vestiti appropriati. Indossare giacca e cravatta si rivela spesso la scelta giusta poiché testimonia precisione e cura della persona. È importante, però, portarla nel modo corretto: vietati i nodi allentanti o troppo importanti e i tessuti stropicciati o macchiati. Attenzione anche al colore a seconda di ciò che si vuole trasmettere: da un energico rosso, a un rilassante blu, passando per un serioso nero.

6) Aumentare la fiducia in se stessi: tra i diversi lati positivi di indossare la cravatta si annovera anche il suo potere di far sentire più sicuri. Gli studi in questo campo affondano le loro radici nel XIX quando lo psicologo William James assicurava che i vestiti scelti da una persona influiscono sulla formazione della sua personalità. Anche in ufficio la cravatta rende più sicuri, un effetto che gli psicologi hanno ribattezzato “enclothed cognition” e che, riporta The Sidney Morning Herald, permette alle persone che indossano un vestito formale di aumentare la propria capacità di pensiero astratto.

7) Accrescere il proprio fascino: le donne spesso sembrano preferire l’uomo in giacca e cravatta, in controtendenza con un mondo che pare tendere al casual. Sembra che una buona parte del gentil sesso subisca oggi, come nel passato, il fascino dell’uomo elegante, ammirandone il senso di sicurezza emanato dall’outfit formale e uno charme intramontabile.

8) Distinguersi soddisfacendo un vezzo estetico: portare la cravatta oggi non è più un obbligo imposto dalla società ma un piacere personale. Si tratta di una scelta consapevole dettata dal desiderio di soddisfare un bisogno estetico e di distinzione. Un vezzo sempre più diffuso anche in contesti informali, come un aperitivo tra amici, dove a fare la differenza è proprio l’attenzione al dettaglio.la scelta giusta poiché testimonia precisione e cura della persona. È importante, però, portarla nel modo corretto: vietati i nodi allentanti o troppo importanti e i tessuti stropicciati o macchiati. Attenzione anche al colore a seconda di ciò che si vuole trasmettere: da un energico rosso, a un rilassante blu, passando per un serioso nero.

9) Riflettere un valore affettivo: la cravatta può avere riflessi altamente simbolici e significativi sull’uomo che la indossa, soprattutto se viene regalata da persone care o addirittura da un genitore al figlio. Rappresenta, infatti, un accessorio senza tempo che ricorda inevitabilmente la persona che l’ha donata.

10) Valorizzare le piccole realtà locali: l’attenzione verso le eccellenze artigianali del territorio è il primo passo per valorizzare le potenzialità delle piccole e medie imprese che contribuiscono a sostenere l’economia del Paese. Una fitta rete di realtà imprenditoriali virtuose, agili e snelle che custodiscono i segreti di generazioni, reinterpretandoli e adattandoli ai cambiamenti del mercato, e che hanno permesso al Made in Italy di affermarsi a livello mondiale.

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Removed: la serie fotografica che ci mostra come gli smartphone ci isolano dal resto del mondo

Come sarebbe la nostra vita se improvvisamente scomparissero gli smartphone? Provate per un attimo a pensarvi concentrati sullo schermo del cellulare, come probabilmente sta accadendo ora mentre leggete, e immaginate che svanisca nel nulla. Vi ritrovereste immobili di fronte alla vostra mano leggermente piegata, in una posa che ha dell’assurdo.

Forse l’immaginazione non basta per rendere bene l’idea ma la fotografia sicuramente sì, specialmente se nasce da un artista come Eric Pickersgill, fotografo americano che ha dato vita alla curiosa e inquietante serie “Removed”.

Gli scatti immortalano diverse persone intente a utilizzare degli smartphone “invisibili”, perché rimossi volutamente dal set. E mostrano come quella posa che assumiamo tutti indistintamente mentre teniamo in mano l’amico tecnologico, venendo letteralmente assorbiti dallo schermo, sia surreale e assurda.

Ma le fotografie evidenziano anche la nostra totale dedizione allo smartphone, che ci fa dimenticare chiunque ci stia intorno, dai parenti agli amici, in qualunque occasione, rendendoci inconsapevoli schiavi.

“La Bolla che parla di noi: Borgo Veritas”

#Borgo Veritas è una realtà aziendale in equilibrio tra tradizione e modernità, è in grado di consegnare l’eccellenza dei suoi prodotti ai suoi clienti. L’impegno profuso nelle attività di cantina e l’attenta selezione delle uve, ha portato questa azienda a distinguersi nel tempo, producono una Ribolla Gialla da emozione.

Noi di MadeRural abbiamo fatto proprio così, abbiamo incontrato Valentina Greguol, resp.commerciale Italia di Borgo Veritas, azienda che fa capo a Leonardo Mascherin (fondatore), discende da una famiglia di agricoltori da 5 generazioni, per farci raccontare e rispondere alle nostre domande.

*Valentina, perché comprare i vostri vini?

I nostri vini raccontano la nostra storia e quella della nostra terra, cerchiamo di versare storia nei calici, perché il nostro concetto di concepire il vino ci porta a misurarci sempre con le sfide sempre più difficile del mercato, perché in viticoltura non ci sono formule strabilianti, ne ricette preconfezionate, ma esistono ragionamenti che conducono a costruirsi ogni giorno a stretto contatto con la vigna, un’idea che porti al risultato finale: qualità.

*Il vostro cavallo di battaglia?

La Ribolla Gialla spumatizzato, è un’esplosione di fragranza e, se permettete noi aggiungiamo: al primo impatto gustativo si ha una piacevolissima ed emozionante esplosione, elegante.

Le emozioni ci spingono all’azione; ci fanno ridere, gridare e piangere, ci inducono a parlare, condividere e fare acquisti. Oggi più che mai non beviamo vino per alimentarci, per scaldarci, per curarci o altro, beviamo vino per conoscere, emozionarci, condividere, il vino bisogna conoscerlo (di persona).

www.borgoveritas.com