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Hostaria in Certosa: Alajmo

VENEZIA.  Hostaria in Certosail nuovo pop-up restaurant estivo del Gruppo Alajmo apre sull’Isola La Certosa a Venezia in collaborazione con Vento di Venezia, la società fondata da Alberto Sonino che gestisce l’isola ed il Venezia Certosa Marina. Un locale informale con un menu di piatti semplici per un’estate in laguna, abbinato a un servizio giovane, simpatico e tipicamente Alajmo.

IL CONCEPT

La genesi dell’Hostaria ha inizio meno di due mesi fa nel pieno della pandemia. «È una storia incredibile», racconta Raffaele Alajmo. «Fino a sabato 25 aprile alle 9 del mattino non esisteva nemmeno l’idea, poi mi arriva un sms di Alberto Sonino e da qui ha inizio il concept di un nuovo format, un locale che nasce anche dal contributodelle idee di molti del nostro staff  animati dalla voglia di ripartire, di far rivivere Venezia, di animare la laguna ed accogliere i nostri ospiti».

L’Hostaria in Certosa èaperta 7 giorni su 7, dalle 9 a mezzanotte, dalla colazione del mattino, al tramezzino, allo spritz, al pranzo, al gelato soft nel pomeriggio, all’aperitivo, alla cena e al dopo cena con i cocktail del bartender del Gruppo, Lucas Kelm.

La struttura, che può ospitare circa un centinaio di persone all’aperto e una trentina all’interno, più lounges e salottini vari, sorge alla fine del pontile del vaporetto e presenta i tratti di una moderna Hostaria dal design semplice ma curato con molti dettagli nautici a partire dalle divise del personale realizzate con materiali tecnici che ricordano quelle utilizzate dagli equipaggi degli yacht. Sui tavoli le lampade di Davide Groppi creano intimità e scaldano l’atmosfera alla sera.

È inoltre disponibile un servizio di take-away gestito tramite una piattaforma digitale integrata sul sito Alajmo che consente di prenotare, ordinare e pagare con facilità, effettuando il ritiro direttamente dalla propria barca comodamente ormeggiata presso uno stallo dedicato.

L’ISOLA

«Fino ad poco più di un decennio fa», spiega Alberto Sonino, «la Certosa era una delle molte isole demaniali abbandonate della laguna. Nel recente passato ha ospitato attività Militari mentre in antichità vi sorgeva un magnifico complesso monastico. Strategicamente posizionata in adiacenza al centro di Venezia, tra il Lido e l’Arsenale, la Certosa è oggetto di un programma di rigenerazione urbana gestito dalla società Vento di Venezia che, attraverso un partenariato pubblico-privato col Comune di Venezia, ha bonificato l’isola e sta progressivamente trasformando lo stabilimento industriale militare dismesso in un grande parco naturale, attrezzato con servizi per gli ospiti e la nautica da diporto, ideale per passeggiate nel verde attraverso il variegato paesaggio naturale e gli scorci mozzafiato sulla laguna, picnic in famiglia e con amici: un’oasi aperta a tutti tra laguna, bocca di porto e centro storico».

L’isola è soprattutto una destinazione di yachting ed offre servizi per la nautica da diporto a partire da un porto turistico, con oltre trecento ormeggi per imbarcazioni di ogni dimensione, integrato ad una struttura alberghiera con spazi per convegni ed eventi, attività artigianali di costruzione e riparazione delle unità navali, scuola nautica, shipchandler, servizi di locazione e noleggio di kaiak e natanti tradizionali con propulsione elettrica. 

L’Hostaria completa l’opportunità che diportisti e visitatori hanno di vivere Venezia e la laguna con la propria barca, sia per un breve passaggio che per una permanenza più lunga che consente di vivere la propria barca come pied-à-terre veneziano. 


 

IL MENU

«Il desiderio di ritrovarsi in un ambiente libero in mezzo alla laguna ci consente di proporre una cucina facile, immediata, comprensibile che rassicuri tutti i palati e che racconti, attraverso la semplicità, la bellezza del nostro territorio», spiega Massimiliano Alajmo.

Il menù prevede piatti realizzati con ingredienti locali come: i moscardini all’aglio, olio, limone e prezzemolo con patate bollite; la tartare di ricciola con insalatina e salsa tartara; gli spaghetti alle vongole, olio extravergine, peperoncino, sedano e pomodoro; o lo scartosso di calamari, cipolla e fiori di zucchina, fritti.

Non mancano piatti di carne come il vitello in salsa tonnata con fagiolini e capperi all’aceto balsamico; e il Sandwich del Timoniere, un hamburger con patate fritte; e le preparazioni allo spiedo come il galletto alla senape e spezie rosse allo spiedo e la faraona alla salvia e rosmarino, tutte e due con patate arrostite.

Per chi cerca un pranzo o cena a base di verdura, troverà l’insalata di melone, anguria, cetrioli, sedano e basilico; riso bianco e nero, curry, peperoncino, curcuma, verdure estive, e passata di carote; la parmigiana di melanzane MariaPia; e una grigliata di verdure con olio e basilico.      

Tra i dessert, gelati soft, granite, dolci del laboratorio di pasticceria, MammaRita Lab, come la Torta Leone, la Torta Venezia e la Focaccia Mediterranea all’olio extravergine di oliva con origano, capperi, olive, peperoncino e limone canditi.

È stato inoltre creato un piccolo orto che, per il momento, fornisce erbe aromatiche e alcune varietà di pomodori. Un appezzamento che con il tempo verrà ampliato e sarà in grado di rifornire, in parte, il ristorante.

La proposta beverage prevede una selezione di vini curata dai nostri sommelier, birre artigianali realizzate in esclusiva per Alajmo dal birrificio Baladin, un’ampia proposta di apertivi e cocktails, oltre al caffè di Gianni Frasi, celebre torrefattore veronese del Laboratorio di Torrefazione Giamaica Caffè che ha creato una miscela unica in esclusiva per tutti i locali Alajmo.

LE INFO

Orari di apertura

Aperto tutti i giorni

Bar caffetteria 9 – 24
Cucina 12 – 15 / 19 – 22.30

Come prenotare

+ 39 347 0787755

COME ARRIVARE…

In vaporetto (fermata Certosa)

Dalle 06.00 alle 21.00, sono attive le linee 4.1 e 4.2, ogni 20 minuti

Dalle 21.00 alle 24.00, sono attive le linee 4.1 e 4.2 con frequenza di 30 minuti (fermata su richiesta)

SITO

www.alajmo.it/hostaria-in-certosa

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INSALATE DI BELLEZZA CON KALE, MELOGRANO, FICHI E ALTRI INGREDIENTI LA PELLE RISPLENDE

Multivitaminiche, antismog e booster, sono trend beauty

Cure di bellezza: è la volta delle ’beauty salad’, arricchite con fermenti. L’insalata mista è alla base dei nuovi rimedi come sieri, maschere e gelatine cosmetiche e filtri solari messi a punto nel mondo per l’estate 2020. Multivitaminiche, antismog e ad effetto ‘booster’ (rinforzante) sul sistema immunitario indebolito dalla quarantena, le insalate di vegetali e frutta di stagione, condite con gli enzimi dello yogurt, sono la soluzione del momento per avere una pelle migliore.

Quali ingredienti in particolare? Si va dal ‘kale’ (ovvero il nostrano cavolo riccio usato dalle nostre nonne ed ora consumato in grandi quantità in insalata dalle celebrities per il contenuto di vitamine che lo rendono un ‘super food’ anti rughe e anti smog,) al ravanello, dai fichi ai chicchi di melograno e d’uva. Magari una spolverata di tartufo bianco, ricco di aminoacidi essenziali, e di fermenti e enzimi probiotici. Per proteggersi dal sole le insalate contengono anche anguria, lampone e olio di karanja, albero asiatico dalla proprietà anti-age antiossidanti.

Contro l’acne invece, che pare affliggere non solo teenagers ma un adulto su venti, spopolano le creme a base di enzimi e fermenti. Questi gli ingredienti beauty provenenti da tutto il mondo, inclusi nel report dedicato ai trend di Cosmoprof Bologna, curato da Beautystreams, agenzia di trend statunitense di fama mondiale.“La bellezza riscopre la natura e l’importanza della salute e dei meccanismi innati di difesa dell’organismo, anche come conseguenza della pandemia, quindi il rispetto per l’ambiente e il riuso di confezioni e imballi, – spiegano gli analisti Beautystreams. “Le beauty salad danno una nuova carica vitaminica e di rinforzo diventando cibo per la salute della pelle. A questo trend segue il concetto di ‘clean beauty’, con detergenti sieri detossinanti, rinforzanti, anti smog, contro le imperfezioni e rinforzanti. Cresce l’impiego dei composti per potenziare il microbioma cutaneo e la salute. Anche sul fronte della protezione solare la tendenza per l’estate 2020 è l’arrivo di schermi anti UV green, ricavati da filtri minerali”.

Fra le novità anti UV i nuovi schermi al melograno, mallo di noce, olio di anguria e di karanja e le nuove creme anti ultravioletti senza conservanti. Inoltre make up e acetoni per le unghie vegani (anche al ravanello) e i nuovi rimedi contro l’acne a base di esteri di beta glucano da fermenti di lactobacillus, brevetto mondiale dell’imprenditore olandese Ralph Berkel (il nome del brand Anna is clear si ispira all’aver risolto grazie a questo siero e per la prima volta, le imperfezioni sulla pelle del viso di una fotomodella di nome Anna, di origini italiane).

Le novità sono esposte al WeCosmoprof 2020, fiera internazionale della bellezza di BolognaFiere che per questa edizione, per la prima volta dopo oltre 50 anni, è stata trasferita interamente online per fronteggiare i cambiamenti mondiali in corso conseguenti la pandemia. Niente padiglioni ima centinaia di workshop, meeting, presentazioni e oltre 8.000 prodotti nuovi da tutto il mondo disponibili sulla nuova piattaforma, inaugurata il 4 giugno e consultabile in modo gratuito fino al 10 giugno su http://www.cosmoprof.com/wecosmoprof/

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Zanellato si riprende la voglia d’estate: le bag made in Italy

Il produttore di borse da Vicenza rilancia la moda per la bella stagione. Un inno alla positività che esprime il saper fare italiano.

Quella che si vede in foto di apertura è Postina, la icon bag espressione dello stile di vita italiano che è la punta della collezione primavera/estate 2020 di Zanellato. Il produttore di borse e accessori da desiderare, collezionare da Vicenza, non ha mai smesso di sfornare prodotti eleganti, sofisticati e autentici, una delle più inconfondibili espressioni della qualità made in Italy.

Ancora oggi, per i prodotti di questa collezione 2020, le “regole” di produzione sono quelle dell’ateliér, dove il rispetto della tradizione e la continua ricerca di nuovi design si fondono in perfetta armonia per creare pezzi ricercati, iconici, che esaltano il vero saper-fare Italiano.

Zanellato è oggi uno dei brand di riferimento negli accessori di lusso, e, sotto la guida di Franco Zanellato, propone un nuovo “stile di vita”, dove una creazione di lusso, discreto e impeccabile, diventa un accessorio irrinunciabile da amare, indossare, desiderare e, soprattutto, custodire.

Era il 1999 quando Franco Zanellato, forte di una tradizione famigliare nel campo della pelletteria, diede vita al proprio sogno, creando una piccola realtà per la produzione di preziosi accessori di lussuosa bellezza, trattati e lavorati con scrupolosa cura. Il lusso ricercato e il gusto made in Italy risuona nelle boutique di Milano, Mosca e Tokyo. I prodotti, eleganti, sofisticati e autentici, sono una delle più inconfondibili espressioni della qualità di queste borse ricercate. Con la graduale riapertura dei negozi, restiamo accanto al fatto in Italia di qualità.

La limited edition Sakura, l’anno scorso, si ispirava a questa opera d’arte del mondo, con colori e linee che richiamano il romantico fiore di ciliegio, protagonista della fioritura orientale che da secoli ispira gli artisti di tutto il mondo. Da qui derivava questo splendido allestimento che riportiamo in foto, che richiamava un trend primaverile nei negozi Zanellato.

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Le vacanze più esclusive (e distanziate) quest’estate si fanno in villa.

Una Jacuzzi sopra un faro vicino Siracusa. Un castello immerso nella natura pugliese. Una piscina che si affaccia sui campi di grano di Marsala. Residenze esclusive, silenziose, volutamente poco pubblicizzate, ideali per gli amanti del lusso non ostentato e della privacy, come quella che cercano anche molti personaggi pubblici internazionali. Luoghi unici, che appartengono a famiglie antiche a cui, fino a poco tempo fa, si accedeva solo attraverso il passaparola.

Quando Rossella e Huw si sono incontrati, quella sera di 22 anni fa a Parigi, a una festa di un amico americano, mai avrebbero pensato di occuparsi un giorno delle vacanze degli altri. Lei, originaria di Palermo, era appena atterrata da New York e stava completando un dottorato di ricerca in biologia cellulare. Lui Huw Beaugié, ingegnere londinese, stava lavorando per una casa automobilistica ma con ambizioni che lo portavano, almeno col pensiero, lontano da lì. Da quella sera non si sono più lasciati e per passare del tempo di qualità insieme hanno stravolto i loro piani. «Dopo una lunga primavera piovosa a Parigi, siamo volati sull’Isola di Stromboli per una breve vacanza. Volevo fargli conoscere il sole della mia terra e lì, in quel posto magico, si è accesa la scintilla», racconta Rossella. «Huw si è innamorato dell’Isola e del calore della Sicilia.  E io, che fino a quel momento avevo viaggiato per tutto il mondo, l’ho riscoperta. Così abbiamo iniziato a sognare e progettare. E dopo qualche anno il sogno è diventato una società, Thinking Traveller». Complice il grande network di conoscenze di entrambi, in poco tempo sono diventati il punto di riferimento delle vacanze di inglesi e americani, tra cui cantanti famosi e attori di Hollywood di cui non vuole svelare le identità.

«Ci siamo concentrati sulla qualità delle ville. Ne curiamo 140 in esclusiva, tra Sicilia, Puglia e Toscana. Fuori dall’Italia ne abbiamo in Grecia, Corsica e Turchia. Le conosciamo una per una, gli standard sono alti, quelli che ogni nostro ospite si aspetta. E così qualche volta ci capita di non accettare l’incarico. Magari sono case storiche, che appartengono alla stessa famiglia da secoli ma che non offrono quel comfort che noi garantiamo. E ammetto che in certi casi non è facile dire di no», spiega Rossella.

Chi li contatta per i soggiorni spesso sono amici di amici. Col tempo la clientela si è allargata, è principalmente straniera, arriva soprattutto da New York, Londra e Lugano. Alcuni sono personaggi noti alla ricerca del buon gusto, ma anche di silenzio e discrezione. «Si fidano, sono abituati a vivere in un mondo di comodità e la cercano anche in vacanza. Con noi sono certi di evitare il rischio. Quando consigliamo una casa, sappiamo che è quella giusta per le esigenze di chi ce la chiede. Le conosciamo tutte, i nostri occhi sono i loro». I prezzi vanno dai 3 ai 20 mila euro a settimana, gli stranieri apprezzano l’Italia anche più di chi ci vive tutto l’anno. «Amano i paesaggi, la cucina, apprezzano l’olio appena uscito dal frantoio, il vino locale, il formaggio appena fatto dal contadino, cercano le esperienze. Per questo quando forniamo una cuoca per l’intero soggiorno vogliamo che sia una vera signora di casa, che sappia cucinare piatti locali». Certo, capita anche qualche imprevisto e che gli ospiti non sempre capiscano a che cosa vanno incontro. Come quella volta che una coppia americana aveva scelto una villa isolata, raggiungibile solo attraverso una strada sterrata, e poi voleva affittare una Ferrari. «Gli abbiamo fatto capire che sarebbe stato meglio un fuoristrada», sorride Rossella, abituata a non perdere il suo aplomb davanti alle richieste più complesse. Come far cantare un soprano di fama internazionale per il compleanno a sorpresa di un ospite. O far recapitare un pianoforte a coda in giardino, in una villa a picco sul mare.

Con l’incognita del Covid e i divieti di circolazione aerea, quest’anno il passaparola ha coinvolto anche molti italiani. Che dal 3 giugno potranno circolare tra regioni. «La villa garantisce il distanziamento sociale richiesto, per questi molti le cercano. Sul nostro sito, da poco in lingua italiana, si possono trovare le soluzioni. Chi ama il mare e le isole troverà anche ville a Favignana e Marettimo, Lipari e Capraia. Sono tra le più belle d’Italia», conclude Rossella. «Su questo garantisco io».

Grecia
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Cristina Parodi lancia Crida, marchio sussurrato di capi d’abbigliamento comodi e chic

Sorellanza di stile. Cristina Parodi e Daniela Palazzi si sono lanciate nel mondo dell’abbigliamento. Da questa settimana in boutique e on-line, debutta la prima capsule collection di Crida, il nuovo marchio nato dall’incontro della giornalista e volto tv con l’amante di arte e design. Entrambe mamme (in due hanno sette figli), condividono un’amicizia lunga vent’anni e la stessa idea della moda: sussurata più che gridata, sostenibile, facile da indossare, di qualità e completamente Made in Italy. Il sogno delle due amiche è diventato realtà nel momento più difficile dal dopoguerra. Come è nata l’idea, ce lo spiega al telefono Cristina Parodi: “Ci abbiamo pensato tanto, erano anni che ci facevamo confezionare vestiti in seta o in cotone immaginati da noi. Poi non avendo più un programma quotidiano in tv e con molto più tempo libero a disposizione, ci siamo dette: “ora o mai più” e ci siamo buttate con dieci abiti, una giacca e un trench. Chi avrebbe potuto immaginare che di lì a poco sarebbe successa una tale sciagura? All’ultima Fashion week milanese avevamo presentato la nostra capsule collection con tanti riscontri positivi, e tanti ordini soprattutto dall’estero. Eravamo contentissime. Poi quando eravamo pronte a fare il botto, non solo si è fermato tutto ma abbiamo avuto anche tante disdette, ci siamo dovute ridimensionare. La nostra collezione è online ma prima i nostri capi devono arrivare nei negozi, devono essere visti, toccati, indossati”.

Come state ripartendo?
“Dopo questo periodo di stop totale ci siamo rimesse in marcia. I bergamaschi sono gente tosta, che non lascia mai le cose a metà e le porta fino in fondo. Gli ordini che non sono stati cancellati li abbiamo spediti. Siamo tornate in manifattura e ora comunichiamo il nostro progetto che, pur essendo partito prima della pandemia, è in linea con un nuovo sentire che ha raccontato bene Giorgio Armani quando si è espresso in favore di una moda più umana che non rincorra continuamente i trend di stagione con costi esagerati. Quella dell’eleganza senza tempo è anche una nostra idea fissa. Forse, dopo questa battuta d’arresto, si comincerà a pensare in termini di contenuti ed emozione. Penso e spero che quando le donne torneranno nei negozi avranno voglia di trovare qualcosa che non sia solo lo sfizio di stagione da mettere solo un paio di volte: non è più il momento dell’usa e getta, anche da un punto di vista economico, A noi era sembrato fin dall’inizio della nostra avventura che ci fossero delle donne come noi in cerca di qualcosa di diverso, di italiano, con tessuti supernaturali e sostenibili per l’ambiente, di abiti femminili e comodi al tempo stesso, italiani e adatti per situazioni formali ed eleganti, buoni sia per il mattino che la sera che rimangano nell’armadio per più di una stagione”.

Ben prima della pandemia, avete concepito la vostra collezione come un omaggio all’Italia e all’italianità…
“Fin dall’inizio il nostro è stato un messaggio d’amore per il nostro paese, il Made in Italy e le sue filiere. Ora più che mai sosteniamolo, compriamo vestiti italiani e tutto ciò che viene creato qui. Restiamo in Italia anche perr le vacanze. I nostri capi si ispirano alle nostre città che dobbiamo poter tornare presto a visitare. E i modelli della nostra capsule hanno nomi come ‘Firenze, Positano, Taormina, Roma, Venezia”. E colori che suonano così: “luminosa come una mattina sul Lungarno’ o ‘Rosso come un tramonto sul Gianicolo’.

Nella comunicazione avete puntato anche sulla famiglia…
“Al glamour e al patinato abbiamo preferito associare un’immagine calda e famigliare con i valori che ci appartengono, che piacciano a noi e alle nostre figlie”.

Per ricevere un capo ci vogliono circa tre settimane…
“Alcuni capi li abbiamo già, altri li produciamo sul momento, come si fa con gli abiti sartoriali. Siamo una realtà di nicchia con l’ambizione di diventare grande. Vendiamo on-line e in boutique, abbiamo negozi dal Piemonte a Baden Baden in Germania”

Tra i vostri modelli dall’allure sobria e borghese, c’è solo un abito trasparente e sexy che spariglia. Come mai?
“E’ stato un errore,  il tessuto nero non era pesante come pensavamo, ma alle amiche delle nostre figlie è piaciuto subito”

Le sue figlie, Bendetta e Angelica, l’hanno aiutata?
Non vedevano l’ora di vedere i primi disegni, e quando i primi capi sono arrivati in showroom, Benedetta, che è la più grande, ha scattato le prime foto e compare in tanti immagini per i social. Più delle supermodelle, per quanto belle e professionali, preferiamo mostrare gli abiti indossati dalle mie figlie, da un’amica, e in generale da persone normali perché raccontano qualcosa in più. Ora per esempio c’è l’immagine di mia sorella  che ha messo un nostro abito giallo per il suo primo giorno di lavoro in un nuovo programma. Volevamo comunicare anche un messaggio di ‘girl power’, di soddisfazione. Così come io e Daniela a cinquant’anni ci siamo rimesse in gioco facendo una piccola rivoluzione, così ci piace che le donne – hanno portato più di tutti sulle spalle la fatica e la difficoltà di stare in casa – ci possano raccontare i loro obiettivi raggiunti, dall’essere riuscite a rientrare in un paio di jeans, a essersi ritagliate uno spazio solo per loro o un nuovo lavoro”.

Ha imparato in famiglia a lavorare con le donne?
“Ho dei legami forti con le mie sorelle, le amiche, mia cognata. Non sono mai stata in competizione con l’universo femminile, invece di invidiare, ammiro le donne in gamba. Ma questo sentimento purtroppo non è così diffuso. La sorellanza e l’aiuto reciproco sarebbero utile da portare avanti ma c’è ancora un po’ di strada da fare perché ci riconoscano pari diritti. Lo vedo nei social, ci sono cattiverie terrificanti che mi feriscono. A fronte di tante belle testimonianze ricevute, ce ne sono state altre di segno opposto. E’ come se il successo invece di inorgoglire desse fastidio”

Vivete nella città più colpita dalla pandemia, le immagini della macabra sfilata delle casse mortuarie nei mezzi militari resterà per tutti un ricordo indelebile. Suo marito, Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, è stato ed è in prima linea. Come l’ha cambiata la pandemia?
“Da vent’anni sono l’ambasciatrice del Cesvi, ma questa volta sono stata coinvolta anche per raccogliere fondi, una cosa che non avevo mai fatto. Poi ho scoperto quanto mi piace accudire la mia famiglia. Ho sempre lavorato in altre città, facendo avanti e indietro. Da due mesi sono a casa con i miei ragazzi e pranziamo e ceniamo tutti insieme, è un’esperienza molto bella. Ognuno collabora: mio figlio Alessandro ha fatto la spesa  per gli anziani, e quindi è diventato l’addetto anche dei nostri acquisti, le ragazze mi hanno dato una mano e tutti tengono a posto la loro stanza. All’inizio avevamo paura: Giorgio non ha mai pensato che si sarebbe potuto ammalare però si è sempre protetto. Quando rientrava lo assalivamo: ‘lava le mani’, ‘togli la mascherina’…Per fortuna stiamo tutti bene”

Il lutto vi ha toccato direttamente?
“A Bergamo chiunque io conosca ha perso qualcuno o aveva uno o più malati in famiglia. Solo adesso sono venute fuori le cifre reali della pandemia ma noi lo sentivamo. Il dolore si respirava nel silenzio tutt’intorno. Da noi quei momenti di allegra condivisione come i canti dalle finestre o gli aperitivi via social non ci sono mai stati. Ora, poco per volta, la città si sta risvegliando, siamo gente silenziosa che va avanti a testa bassa ma c’è bisogno di fondi per sostenere il nostro territorio fitto di imprese anche piccole in difficoltà”.


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Spa della settimana: ringiovanimento come nessun altro nella spa Chiva-Som, Hua Hin, Tailandia

Quando la nostra salute mentale e fisica è stata della massima importanza se non ora? L’arricchimento emotivo e il ringiovanimento fisico sono il bisogno dell’ora; siamo fortunati che un tale paradiso esiste a Hua Hin, in Thailandia dove lo spazio, la tranquillità e l’eccezionale ospitalità thailandese si uniscono per darci un innalzamento di spiriti ed esperienze indimenticabili per la vita. Benvenuti a Chiva-Som, un resort sulla spiaggia situato all’interno di sette acri di terreno sereno e un ambiente confortevole. Per coloro che sono alla ricerca di benessere e arricchimento oltre al riposo senza meta, Chiva-Som è il posto che fa per te. una collezione unica di 54 camere e suite raffinate rende omaggio a un’elegante estetica thailandese. Caratteristici arredi in teak e tessuti locali creano un ambiente grazioso e accogliente. Ma il più grande richiamo di tutti a Chiva-som è la combinazione unica di programmi e servizi per godersi una vacanza salutare lontano dalle grinfie dello stress e della routine.

Di cosa si occupa la spa: la Thailandia non è altro che il posto con le migliori spa e la guarigione olistica e la spa di Chiva-Som riflettono proprio questo fatto. La gamma di trattamenti per il corpo e idroterapia di Chiva-Som Hua Hin è stata progettata per migliorare il benessere ottimale e assistere gli ospiti nel loro viaggio verso il benessere. La loro tavolozza di materiali aumenta il nostro senso di riposo con opzioni completamente naturali come il bambù e il granito americano bianco. Le suite di idroterapia migliorate incorporano pannelli in vetro teak e seta e utilizzano una tavolozza di materiali più controllata e semplificata. Le sale per trattamenti sono lussuosamente realizzate con dimmer regolabili per illuminazione, letti per trattamenti più ampi e personalizzabili in altezza, così gli ospiti non devono mai adattarsi a dimensioni più piccole e scendere a compromessi sul comfort. Khun Wanna Homsanoe, il direttore della spa lo ripristina con le sue parole, “La nostra missione presso la Spa è di aiutare i nostri ospiti a raggiungere i loro obiettivi con trattamenti su misura che leniscono la mente, il corpo e lo spirito. Il bozzolo per il corpo di Chiva-Som Skin Haven racchiude tutto questo e altro ancora ”.

Dove: 73/4 Petchkasem Road, Tambon Nong Kae, distretto di Hua Hin, Prachuap Khiri Khan 77110, Tailandia
Telefono: +66 32 536 536

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Questa custodia controllata da smartphone utilizzerà l’energia dell’ozono per sanitizzare i tuoi vestiti da batteri e virus.

Ti ricordi che scrivevamo del Samsung Air Dresser € 1500? Un guardaroba che pulirà automaticamente i tuoi vestiti? Qualcos’altro su linee simili chiamato Pura-Case è un purificatore di guardaroba portatile di Carlo Ratti associati per la startup tecnologica scribit. Sta facendo un’incursione nella nostra vita per darci un’idea di ciò che la nuova normalità richiede. Questo purificatore per guardaroba alimentato a batteria elimina la maggior parte dei microrganismi, batteri e virus dai vestiti utilizzando l’ozono. Non ci vuole cervello per indovinare che la nostra ossessione per il rimanere liberi da virus continuerà per molti anni a venire e un aggeggio come il Pura-Case è più che utile. 

La custodia portatile può essere posizionata in un corridoio o all’interno di un armadio e sarà realizzata con fibre riciclate, che saranno rivestite per mantenere l’ozono all’interno della custodia durante il processo di sanificazione. Una volta che un capo è appeso all’interno della custodia, un sistema di purificazione dell’aria con trattamento all’ozono pulisce e deodora i tessuti. Virus o batteri possono sopravvivere sui vestiti per lunghi periodi, ma grazie alla tecnologia utilizzata in Pura-Case, l’ozono sterilizza i vestiti senza usare acqua per il lavaggio e risparmia anche sprechi d’acqua. È una macchina molto efficiente poiché si stima che il 98% di microrganismi, batteri e virus provenienti dai vestiti e dal tessuto dell’utente possa essere disinfettato entro un’ora.

Il progetto è attualmente sviluppato come prototipo; il caso Pura sarà presto lanciato su Kickstarter per coloro che sono interessati.

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È questo il futuro dell’alta cucina? In questo ristorante di Amsterdam è ora possibile cenare in una serra individuale

Mentre il blocco finirà prima, il coronavirus ci ha sicuramente indotto a valutare i nostri stili di vita. Soprattutto il settore alberghiero è tenuto a intensificare il suo gioco con i clienti che stanno ripensando alle loro esigenze di mangiare fuori! Tuttavia, per garantire che gli affari procedano senza intoppi – un ristorante di Amsterdam ha avuto un’idea unica per infallibile l’unica cosa di cui i clienti sono preoccupati al momento – Sicurezza.

Per garantire il rispetto delle norme sul distanziamento sociale, Mediamatic ETEN, un ristorante vegano situato nel Dijksgracht nel quartiere Oosterdok di Amsterdam, invita ora gli ospiti a cenare in serre individuali. Le strutture in vetro racchiuse sono dotate di un tavolo per due o tre commensali e assicureranno che la società di 1,5 metri sia facilitata dopo tutto!

Commentando la nuova iniziativa, il socio fondatore di Mediamatic Willem Velthoven in una dichiarazione a NL Times ha dichiarato: “Questa è stata una delle idee più fattibili da un ampio elenco di idee che abbiamo avuto durante il brainstorming”, ha aggiunto inoltre, “Ne abbiamo altre, più grandi serre, ma il loro utilizzo dipende da come tutto finisce. I gruppi più grandi potrebbero [venire] ora ma poi dovrebbero essere famiglie. Per ora, i gruppi più grandi vengono scoraggiati perché, per nostra esperienza, sono solo più rumorosi e quindi ottieni il comportamento eccitato che fa volare lo sputo e così via, e questo è il tipo di comportamento che farebbe diffondere il virus più velocemente. ”

Gli appassionati di cibo possono prenotare in anticipo un menu di 4 portate a base vegetale nelle serre di quarantena di Mediamatic ETEN dalle 18:00 alle 20:30 o dalle 20:30 alle 23:00, sebbene le prenotazioni non siano attualmente disponibili fino a giugno.

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Halfbike, il triciclo che fa impazzire i millennials

Un po’ bici, un po’ monopattino, un po’ skateboard: ha tre ruote, quella davanti motrice e si guida come un surf, ma derapa come una supercar da drifting, regalando sensazioni simili a quelle che prova uno sciatore. Benvenuti nel folle pianeta della Halfbike, la “mezza bici” che fa impazzire i millennials.

Un ibrido mai visto prima che richiede una guida unica, si piega e si infila in una borsa e quindi è perfetto per essere “parcheggiato” a casa o in ufficio, magari dopo essersi fatto lunghi tragitti in treno o metropolitana. Già perché la mobilità del futuro ha una sola parola d’ordine: intermodalità, ossia percorrere tratti lunghi con mezzi veloci e subito percorsi brevi con veicoli leggeri, green e facili da trasportare.

Prodotta dalla Kolelinia Ltd in Bulgaria, questa specie di bicicletta si ispira alle famose due ruote alte Penny-Farthing del 1870, quegli stanissimi mezzi con la ruota anteriore gigantesca. La posizione di guida qui però è verticale e la ruota anteriore è da 18 pollici e quella posteriore da 8 e ha un cambio a quattro marce (nel mozzo come ora va di moda) e freni a tamburo, mentre il telaio è realizzato in alluminio aerospaziale ed è pieghevole.

La posizione eretta del pilota consente poi un allenamento unico: migliore respirazione, allenamento costante dell’equilibrio e dei riflessi e quindi coinvolgimento di tutti i muscoli del corpo. Per girare con una Halfbike è infatti necessario inclinarsi, più o meno come su uno skateboard, quindi per controllare il veicolo non basta solo sterzare, bisogna usare tutto il corpo e visto che qui si sta sempre in piedi e non c’è la sella, non ci si riposa mai, neanche nelle discese. Insomma con la Halfbike si fatica di più ma è questo il bello.

A metà strada fra un monopattino e una bici, si guida in piedi e offre sensazioni di guida uniche: costa 550 euro e si vende on line. E’ il mezzo perfetto per la mobilità del futuro delle grandi città.

I suoi inventori Martin Angelov e Mihail Klenov sono due giovani architetti, non a caso grandi esperti della mobilità urbana: l’Halfbike nasce proprio per essere il perfetto anello di congiunzione fra bici e monopattino, e per chi vuole sempre tenersi in forma. Facile no?

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Piazza San Marco a Venezia: bellezza in solitudine

Una visita silenziosa ed in punta di piedi a Piazza San Marco durante il lockdown del Coronavirus, per ammirare una Venezia unica. Senza persone ammassate lungo le calli e senza vaporetti che si incrociano nei canali. Senza gondole sotto i ponti e senza venditori di ricordi da portare con sè per ricordo..

Ecco le immagini di Piazza San Marco come non l’ho vista mai, bellissima durante  uno dei momenti magici della giornata, l’ora d’oro del tramonto.

C’è un’atmosfera surreale, pennellate di luce sulla piazza vuota e sulla laguna insolitamente calma e dalle acque trasparenti: il tempo di specchiarsi e ritrovare la sua antica bellezza, la Signora delle Acque, poi sarà più bella di prima. Ma ora abbiamo capito che la sua bellezza è fragile, e va rispettata.

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“Rompere i preconcetti nobilitando materiali innovativi: Benedetta Boroli”.

SPRING SUMMER 20

Geometrica, grintosa con linee morbide ed iperfemminili, sinonimo di artigianalità e Made in Italy: lasciati incantare dalla nuova collezione SS20! Caratteristico della stagione è il nuovo tacco composto da due parti: la zeppa che dona comfort e praticità giornaliera, mentre il piccolo tacco conferisce alla scarpa un twist moderno e un nuovo look in chiave contemporanea.

Non essendo quest’ultima parte rivestita pelle, non si rovina nel tempo!
Colori pastello si fondono con morbide nappe, pellami laminati e materiali tecnici come rete e neoprene.

Lasciati ispirare dal mondo di Benedetta Boroli, dove classicità e modernità si fondono creando forme che rivoluzionano il tradizionale Made in Italy.

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ARRIVA IL BIKINI CON MASCHERINA COORDINATA

I primi due modelli li ha fatti per gioco, in casa, scherzando con le due figlie ma appena la foto è stata messa sui social ha iniziato ad essere virale ed è finita anche su Striscia la Notizia. E’ di Tiziana Scaramuzzo, romana di nascita, ma da 45 anni residente a Falconara Marittima, l’idea del trikini da spiaggia all’epoca della mascherina obbligatoria e del distanziamento sociale:ai classici due pezzi del costume è abbinata la mascherina della stessa fantasia del bikini. «Non pensavo potesse avere tutta questa risonanza – si schermisce Scaramuzzo – e invece ha colpito. L’idea è venuta davvero per gioco.Ho un negozio artigianale, Elexia Beachwear, i costumi li faccio io e vendo soprattutto in questo periodo: Ma con l’attività chiusa, parlando con le mie figlie ho detto che se proprio dovevamo convivere con le mascherine, che mascherine siano, anche al mare.

Ho fatto due prototipi, avevo già i costumi da bagno e ho abbinato loro la mascherina dello stesso colore e della stessa stampa. Poi ho pubblicato le foto sulla mia pagina Facebook e su quella Instagram”. Da lì le foto hanno cominciato a fare il giro dei social e sono arrivate le prime richieste . “Se mi copiano l’idea? Pazienza, io non vedo l’ora solo di riaprire il negozio, poi potrò fare il trikini a tutte” dice Scaramuzzo”.

Nel frattempo ha riconvertito la produzione e ha cominciato a realizzare mascherine munite di tasca. “La gente le ordina sia al telefono che attraverso i social. Per fuori comune facciamo le spedizioni – spiega -. Sono tutte in cotone, sono lavabili, non sono certificate come quelle mediche, ma possono contenere la mascherina chirurgica perché hanno una taschina”.. La negoziante ha scelto un prezzo calmierato di 5 euro per la vendita

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Questo attico da 20 milioni di dollari è la casa più costosa mai venduta a Brooklyn

Molti dicono che la casa è dove si trova il cuore. Attualmente, potrebbe non sembrare che un sovradosaggio di essere messo in quarantena all’interno delle nostre umili dimore ci stia facendo impazzire. Non sarebbe questo il caso se fossimo confinati in questa bellissima casa a Brooklyn. Un appartamento di Brooklyn ha appena venduto per $ 20,3 milioni e ha battuto tutti i record per essere la casa più costosa mai venduta nel quartiere. L’ attico è in cima alla Quay Tower di 30 piani. Senza dubbio la casa è fatta con gusto, ma ciò che lo rende un problema è anche la posizione. L’appartamento si trova a Brooklyn Heights e offre una vista sui fiumi Hudson e East. Coloro che vivono qui godranno di viste ininterrotte sullo skyline di Manhattan, sul Ponte di Brooklyn e sulla Statua della Libertà. Perché qualcuno vorrebbe mai finire la quarantena in un attico come questo e andarsene? Esploriamo come appare all’interno.

Le viste inimmaginabilmente impressionanti dall’attico lo rendono un acquisto desiderabile. Non tutti i giorni guardi fuori dalla finestra e vedi la Statua della Libertà, il Ponte di Brooklyn e uno skyline considerato uno dei migliori al mondo.

Riesci a immaginare di vivere in questo salotto? Misura per un re direi! L’abbondante luce naturale illumina l’arredamento e le finestre dal soffitto al pavimento consentono di godere della vista da ogni angolo della stanza.

Non è un hotel, è l’ascensore privato che ti conduce in questo appartamento da sogno. L’attico è composto da cinque camere da letto e 5,5 bagni, tra cui questo bagno in stile Jack e Jill

Questo bagno con ampie vedute della città è dove posso sicuramente passare metà della mia vita con un buon libro in una mano e un vino in un’altra.

Questa è la sala del tramonto pensata per godersi un tramonto davvero speciale se goduto da questo spazio tentacolare. La casa offre numerosi servizi come una sala da musica, un centro fitness di 2000 metri quadrati, capacità di casa Amazon Smart e un servizio di portineria 24 ore al giorno.

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MODA MADE IN ITALY, LA RICETTA PER RIPARTIRE IN TRE PUNTI

Gradualità, sicurezza e puntare al reshoring riportando produzioni nel paese

La moda italiana e la sua filiera, unica al mondo per la qualità dei prodotti, è quasi del tutto ferma da un mese e mezzo circa. E’ necessario ripartire per non perdere la leadership, ma con nuove regole per la sicurezza nelle aziende ed anche con nuove strategie, magari approfittando della situazione per riportare in Italia produzioni che si facevano all’estero (reshoring), senza perdere tempo, per non minare per sempre la preziosa filiera italiana, fatta anche di migliaia di piccole imprese e di artigiani. “La moda è una filiera stagionale.

Ci sono date importanti, non comprimibili – ha detto  il presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, Carlo Capasa intervenendo a L’Italia che investe su Corriere.it – noi dobbiamo presentare le collezioni a giugno per venderle, prepararle e consegnarle alle boutique di tutto il mondo. Non dimentichiamo che ieri in Cina a Canton, ha riaperto la boutique di Hermes, incassando la cifra record di 2,5 milioni di dollari”.   “Si riparte tutelando la salute – sottolinea Matteo Lunelli che con Altagamma riunisce 107 eccellenze del made in Italy -. Devono riavviarsi le piccole imprese e settori come il design, completamente bloccati da un mese e mezzo. Gli associati di Altagamma, Camera Moda e Confindustria Moda vogliono ripartire rispettando le regole, gradualmente”.   

“Lo smart working va benissimo per la parte commerciale e amministrativa delle imprese – spiega  il presidente di Confindustria Moda Claudio Marenzi (Herno)- ma la produzione va fatta sul campo. Insisto sul tema sicurezza perché abbiamo firmato in Confindustria un protocollo con i sindacati, che poi verrà discusso con il comitato scientifico e con il Mise. Ma abbiamo una filiera unica al mondo e stiamo fermi. In Spagna, Turchia, Portogallo, hanno continuato a lavorare, in sicurezza certo. Qualcuno potrebbe cominciare a pensare di produrre fuori abbandonando la filiera italiana. Se non ripartiamo subito rischiamo di perdere il supporto del made in Italy, la filiera. Tra la bolla 1998 – 2008 abbiamo perso centinaia di migliaia di addetti ai lavori. Se la filiera la perdi è finita, non si ricrea. Ricordiamo che siamo la seconda manifattura in Europa con il 40% della produzione, poi viene la Germania con l’11%”.

“Bisogna ripensare al reshoring – sottolinea Marenzi – lavorando sul cuneo fiscale e valutando certi fattori come il costo dell’energia che in Italia è il 30% in più degli altri paesi europei. Bisogna pensare anche al costo del lavoro e sono sicuro che ripartirebbe anche tanta occupazione al Sud Italia”. “Noi siamo in primi in qualità – incalza Capasa –l’occupazione del settore riguarda un milione di persone. Stiamo rischiando di distruggere la migliore azienda italiana”. “Io con Herno sono ripartito da quattro settimane in sicurezza” rivela Marenzi. “Le nostre aziende daranno la priorità alla salute delle persone- conferma Lunelli -. Ricordiamo inoltre che gli associati di Altagamma hanno donato per l’emergenza sanitaria 41 milioni di euro e hanno pagato tutti e i fornitori con grande senso di responsabilità sociale.

A questo proposito aggiungo che garantire al sicurezza dei dipendenti vuol dire anche pensare a dettagli come organizzare i turni nella pausa pranzo per evitare assembramenti nelle mense”.  “La riapertura dovrà essere graduale – conclude Marenzi – la parte commerciale e amministrativa può continuare in remoto, ma bisogna riaprire almeno il 50% di ogni azienda, per fasce di età, cominciando dai più giovani, pensando ai trasporti più sicuri o consigliando spostamenti con mezzi propri”. 

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Dove si sono rifugiati gli ultraricchi durante la pandemia

La crisi del Covid-19 sta esponendo le differenze di status come raramente era successo in questi anni. Il reddito e la classe sociale di appartenenza condizionano i luoghi dell’abitare, la vicinanza ai servizi essenziali, oppure l’accesso all’assistenza sanitaria. Chi può permetterselo, si è messo subito alla ricerca di luoghi per sfuggire alla pandemia, lontano dalle folle. Che si tratti di superyacht noleggiati in fretta e furia o di tenute di campagna simili a fortezze, gli ultraricchi di tutto il mondo stanno trovando un modo per rendere più gradevole una situazione da molti paragonata a una guerra.

L’amministratore delegato della società di noleggio di yacht Burgess Jonathan Beckett, in un’intervista al Telegraph ha spiegato che la domanda per i suoi servizi è schizzata dall’inizio della pandemia: “Uno yacht con un bel clima non è un brutto posto per isolarsi”. Il prezzo per noleggiare le sue navi? Tra i 53mila dollari e il milione di dollari a settimana. Beckett ha spiegato che adesso molti clienti prenotano le navi per diversi mesi: “Una famiglia ha noleggiato uno yacht per nove settimane e abbiamo anche avuto due prenotazioni a lungo termine per yacht da 39 e 70 metri”. I clienti pianificano già lezioni on-line a bordo per i loro figli, o fanno salire in barca direttamente i professori, con lezioni di cucina dallo chef per mamma e papà. Le destinazioni più di tendenza: l’Alaska, le isole del Pacifico e il Cile meridionale.

Se l’industria dei viaggi è stata colpita duramente dalla pandemia, non tutti i comparti soffrono allo stesso modo. Le compagnie aeree aspettano il salvataggio dei governi e gli alberghi si sono svuotati, ma gli aerei e gli elicotteri privati vanno alla grande. NetJets, una società statunitense che vende la proprietà parziale di aerei privati, sta cercando di collaborare con altre imprese per fare in modo che i clienti possano evitare gli aeroporti commerciali. Approfittando del momento d’oro, NetJets si è anche offerta in compenso, di mettere a disposizione parte della propria flotta per consegnare in tempi rapidi mascherine protettive da una parte all’altra degli Stati Uniti.

C’è anche un’altra ragione, non meno importante del lusso, che spinge i ricchi a scegliere gli yacht: mentre i porti delle navi da crociera sono chiusi in tutto il mondo, le marine da diporto sono ancora aperte. Il motivo sarebbe che gli yacht sono mediamente più puliti e al tempo stesso meno “monitorati” delle navi passeggeri. Del resto, le scarse possibilità di completa igienizzazione sono una delle ragioni per cui la nave Diamond Princess è diventata uno dei più famosi focolai di Covid-19 al mondo, con un numero di contagi passato da 10 a 700 nel giro di due settimane.

Ogni yacht è invece disinfettato da cima a fondo tra un noleggiante e l’altro, e alcuni includono speciali filtri per l’aria condizionata pensati apposta per ridurre la diffusione di agenti patogeni. Come se non bastasse, mentre nelle marine chi scende e chi sale resta quasi tutto il tempo all’aperto, mentre una squadra di pulizie si occupa della sua imbarcazione, i terminal delle crociere sono quasi sempre affollati da centinaia di passeggeri e personale di bordo. Il risultato è che – pur nel bel mezzo di un’emergenza sanitaria globale – l’affitto delle navi di lusso è incoraggiato  mentre tutto il resto del settore nautico è costretto in casa.

“I ricchi sono più resilienti dei poveri di fronte alle epidemie, in funzione delle maggiori risorse di cui dispongono”, ha speigato Richard Keller, professore di storia medica e bioetica all’Università del Wisconsin. Quando al presidente Donald Trump è stato chiesto perché gli atleti e altre persone più “interconnesse” ottengano i tamponi prima di tutti gli altri, ha risposto: “Forse è perché così è la vita”. Per chi non può solcare i mari proibiti alla gente comune, esiste l’opzione della fuga via terra. Negli Stati Uniti, le persone con la seconda o terza casa si sono allontanati dai focolai del Covid, come New York, verso spazi più bucolici: gli Hamptons, Cape Cod nel Massachusetts, Hilton Head in Carolina del Sud oppure Palm Beach, in Florida, sono stati presi d’assalto.

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Ispirato alle supercar, questo concetto di yacht di lusso hard-top da 27 m viene chiamato “Lamborghini of the seas”

L’anno scorso, lo studio di design di yacht Officina Armare con sede a Milano ha rivelato un concetto di motoscafo a cielo aperto chiamato A43 che è stato ispirato da uno dei più malvagi hypercar in edizione limitata mai realizzati: la Lamborghini Centenario Roadster. Lo studio di design è tornato quest’anno con l’ennesimo concetto di nave di lusso che attinge fortemente dal mondo delle automobili esotiche. Il nuovo sorprendente A88 Gransport è un concetto di yacht di lusso hard-top da 27 m con molti elementi di design presi in prestito dalle supercar.Il Rapporto Robb lo ha definito “Huracan Evo del mare”, e ci sono motivi sufficienti per sostenerlo. Il corpo aerodinamico dello yacht evoca la forma di una supercar aerodinamica. Inoltre, l’arco muscoloso, le prese d’aria multiple, l’hardtop aerodinamico simile a una coupé, i quattro scarichi d’acqua e gli spoiler in fibra di carbonio per gli aiuti aerodinamici sono elementi che vengono sollevati direttamente dalle auto performanti.

I due motori diesel 16 valvole A88 da 2.600 cavalli che generano una potenza cinque volte maggiore rispetto al motoscafo A43 dell’anno scorso. È sufficiente dare allo yacht di 27m una velocità massima di 46 mph, mentre la portata massima dichiarata è di 400 miglia a velocità di crociera di 40 mph. L’A88 può ospitare fino a 8 persone in 4 cabine: due Master Suite e due cabine doppie. Il layout può anche essere interamente personalizzato per soddisfare le esigenze del suo proprietario. Il master a tutto baglio presenta un letto king-size, un bagno privato con doccia a sedere e una propria area mini-lounge. Il ponte di prua presenta due grandi prendisole e una copertura per bimini in tela, mentre il ponte di poppa vanta un divano in pelle e una zona pranzo all’aperto. 

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Il designer Yves Behar ha introdotto uno specchio intelligente alimentato dall’intelligenza artificiale che funge anche da sistema di fitness domestico all-inclusive

Con COVID-19 , gli allenamenti casalinghi hanno guadagnato un’enorme popolarità. E contribuendo in modo equo alla tendenza sono il designer Yves Behar e l’imprenditore Trent Ward che hanno recentemente svelato uno specchio intelligente che non solo funge da aggiunta estetica alla tua casa, ma ti aiuta anche a rimanere in forma! 

Progettato come un sistema di fitness domestico all-in-one , ‘Forme’ come viene chiamato fornisce proiezioni di lezioni di fitness secondo la scelta dell’utente. Lo specchio a figura intera è dotato di altoparlanti, un microfono e una videocamera e può contenere attrezzature per l’allenamento di resistenza ad alta tecnologia all’interno della sua struttura. È dotato di pulegge e bracci regolabili in fusione di alluminio di alta qualità che possono essere regolati secondo le proprie preferenze e il dispositivo può essere montato a parete e mantenuto indipendente per soddisfare le diverse esigenze di arredamento.

In definitiva, Forme mira a creare un’esperienza coinvolgente raccogliendo i dati dell’utente da allenamenti precedenti e lanciando raccomandazioni personalizzate sui pesi corretti, esercizi ottimali basati su età e peso e la quantità ideale di attività a proprio vantaggio. Commentandolo, Behar in una dichiarazione ha dichiarato: “Giriamo gli allenamenti in un modo che ci fa sentire come se l’utente fosse effettivamente nella stessa stanza del loro allenatore”, ha aggiunto inoltre, “Tutti sono occupati, il che rende più difficile allenarsi un paio di volte a settimana per il tuo benessere. Forme fa molto per risolvere questo problema. “

L’esclusivo sistema di fitness a casa con mirroring intelligente costa 4.000 Euro ed è ora disponibile per il pre-ordine online. Sarà lanciato per la vendita al dettaglio a Los Angeles e New York nell’agosto di quest’anno. Bene, sembra che gli allenamenti a casa abbiano appena avuto un significato completamente nuovo!

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Excellence Fashion Diaries: Calicanto Luxury Bags, la Linea Sottile tra Moda e Architettura.

Ci sono quegli oggetti magnifici, che piacciono perché non sono solo belli, ma sono interessanti, sono irresistibili e desiderabili come un’opera d’arte. Il libro Il lato oscuro del design mette in luce quei prodotti appunto definiti paradossalmente di design, quando in realtà non adempiono alla loro vera funzione d’uso pratico che migliora un’azione quotidiana, ma svelano solo la propria anima estetica, elitaria. Uno fra tutti? Lo spremiagrumi di Philippe Starck, un esempio di oggetto cult la cui appartenenza ne comunica uno status symbol e la soddisfazione del desiderio del fruitore.

Così, questi prodotti fanno breccia nel cuore delle persone per le implicazioni emozionali che celano. Vi chiederete, che legame c’è tra il titolo e la prima parte dell’articolo? Mi è venuto in mente il libro di Dario Russo, quando ho letto un’intervista di Pietro Leonardi. Architetto per professione e direttore creativo per passione di Calicanto, brand di borse luxury di famiglia, Leonardi ha affermato che il marchio intende essere riconoscibile con garbo discreto, senza ostentazioni, desiderabile come un oggetto di design di cui ci si innamora per la forza evocativa che ha in sé. Senza perdere di vista la funzione contenitiva, quella primaria, di una borsa.

Se questo è dunque l’obiettivo di Calicanto, devo ammettere che personalmente con me è riuscito a raggiungerlo. Ho scoperto il marchio in una pagina di uno dei magazine mensili che sfoglio abitualmente, in una campagna pubblicitaria dove l’heritage veneziano dialoga con l’allure blasé della modella che mostra la borsa Mini Flap green rafia.

Calicanto sintetizza il mix di cultura della pelletteria di una famiglia di artigiani di Riviera del Brenta, combinandolo con le tecnologie avanzate. Emblema della squisita manifattura Made in Italy, la collezione della label è scandita da ricerca e design. Si riconosce una certa futurabilità dei modelli, risultato del background tecnico-progettuale di Leonardi.

L’ispirazione è Venezia in tutte le sue sfumature e complessità: dal blu delle fodere delle borse uguale a quelle delle coperture delle gondole fino ad alcuni nomi degli accessori: vi sono Lido, dal dettaglio in legno, e Biennale, una it piece dalle linee tridimensionali in cui il pellame è tagliato e assemblato manualmente attraverso una lavorazione di alta manifattura. La collezione Autunno Inverno 2020-21 esplora invece il rapporto della città lagunare con la capitale bizantina Costantinopoli.

Poche linee composte da variante caratterizzano la selezione di Calicanto, che per la stagione primaverile 2020 ha introdotto tinte pastello: Biennale e Lido sono proposte nelle nuance aloe, gardenia e acquamarina.

Micro-architetture in pelle: quel che si dice un alleato di stile al quadrato per cosmopolite che amano lo stile deciso!

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L’albergatore svizzero ha avviato i lussuosi pacchetti di quarantena “Covid-19” forniti con un test antivirus

Con il rallentamento economico, uno dei settori più colpiti comprende l’ospitalità. Gli hotel di tutto il mondo stanno sperimentando un calo delle vendite, tuttavia, Le Bijou Hotel & Resort ha deciso di combattere questo con l’innovazione. Nel proteggere i ricavi, la catena del lusso ha introdotto quello che definisce il pacchetto esclusivo “Covid-19”. 

Rivolto a clienti facoltosi che desiderano mettere in quarantena con stile, il “Covid-19 Service” include un soggiorno di lusso con consegna di pasti e servizi medici, compresi i test antivirus. Gli ospiti possono effettuare il check-in e il check-out automatici con una minima interazione con il personale dell’hotel e persino usufruire dei servizi medici in camera forniti su chiamata da Double Check, una clinica sanitaria privata in Svizzera. I servizi sono disponibili negli hotel di Le Bijou a Basilea, Berna, Ginevra, Lucerna, Zugo e Zurigo e includono $ 500 – test del CORONAVIRUS, $ 1.800 – check-in infermieristico due volte al giorno e $ 4.800 – assistenza infermieristica 24 ore su 24.

Commentando l’accordo esclusivo, Alexander Hübner, CEO e co-fondatore della catena, ha dichiarato: “All’inizio di marzo, i ricavi sono diminuiti in modo significativo. Abbiamo detto, va bene, dobbiamo reagire immediatamente a questo. ” Ha inoltre aggiunto: “All’inizio avevamo solo due richieste al giorno. Ora è aumentato fino a quattro, cinque, sei al giorno, e abbiamo appena iniziato, credo, una settimana, 10 giorni fa. ” .

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Coronavirus. Pensando al futuro. Pasquale Torrente: ecco come cambierà il Convento

È proprio in questo momento di inattività forzata che occorre progettare il futuro. E Pasquale Torrente sta già pensando a come rinnoverà il suo Convento di Cetara.

Di lui abbiamo conosciuto la spontaneità e quella capacità istintiva di leggere il suo tempo Pasquale Torrente è uno dei grandi cuochi di tradizione; uno di quelli che hanno saputo rinnovarsi, migliorare, e apportare continui aggiustamenti senza mai perdere la rotta, da bravo uomo di mare. Del resto lui il mare ce l’ha a un passo, in quella Cetara che ha contribuito a rendere familiare in Italia e fuori, anche grazie alla lunga collaborazione con Eataly che lo ha portato qua e là per il mondo. “Sto sempre con la valigia, e ora mi sono dovuto fermare: in 10 anni è la prima volta che dormo per più di un mese nello stesso letto” dice, raccontando di una vita da globetrotter della cucina, “c’è stata una sovraesposizione che ha fatto bene a tutti, soprattutto a me”.

Il rientro a Cetara

Oggi la scelta è di fermarsi in un orizzonte più intimo, lasciando il palcoscenico internazionale per tornare a Cetara e a una dimensione più familiare: “usciamo da Eataly, lo avremmo annunciato proprio in questi giorni” spiega. Poi il coronavirus ha scombinato questi ed altri piani. Ma intanto la direzione è chiara: torna per riappropriarsi di ritmi più tranquilli e per rispetto dei sentimenti: “sono diventato nonno, voglio godermi la mia nipotina”, ma anche per accompagnare un cambio generazionale alla guida del locale, con il figlio Gaetano in cucina e lui in sala, a fare gli onori di casa. Sarà lì per accogliere, consigliare e creare un servizio che non si esaurisce nel piatto ma accompagna tutto il pasto, in cerca di un’interazione frutto di una innata energia comunicativa. “Ora più che mai il rapporto umano è limitato, credo che dopo si tornerà al contatto; noi abbiamo la fortuna di trasmettere un bel calore umano, una cosa che oggi ci manca moltissimo e speriamo di riprendere quanto prima”. E di farlo sotto le volte del Convento, anche grazie a quella cucina che è lì a un passo, un ben visibile a chi vuole coglierne lo spettacolo. Una decrescita per crescere” lo chiama questo rientrare a casa. Un’esigenza che non si ferma sulla soglia del ristorante, ma entra anche in cucina.

La semplicità aumentata del Convento

La chiusura forzata imposta dall’emergenza Covid-19 lo trova deciso a rimodulare, ancora una volta, il suo Convento, e ancora una volta farlo senza cambiarne l’anima. “La mia cucina bene o male è sempre stata quella: territorio, prodotti poveri. Eravamo già su questa strada”. Ora però preme sull’acceleratore (o forse il contrario, chissà), per arrivare a quella semplicità aumentata che è il futuro del Convento. “In questo momento c’è da riflettere su tutto”, cercando di immaginare come sarà dopo, e interpretare il futuro che verrà. Così che questo tempo fermo si trasformi in un tempo pieno di opportunità, nonostante tutto. “Se uno si mette a pensare ai danni che ha avuto, non si muove; invece bisogna pensare a come fare incoming e come fidelizzare i clienti”.

Il ristorante che verrà

Pensiamo a tutto: “magari prima la pizza la facevi solo a cena, e ora ti chiedi se non sia il caso di farla anche a pranzo, per esempio”. Oppure di cambiare volto ad alcune proposte storiche. “Lo abbiamo già cominciato a fare, con gli antipasti in condivisione”, le amate alici, per esempio “con pane e burro, con provola, marinate, alla scapece o in forma di polpettina”. E poi i crudi di pesce: “avrà ancora senso avere in carta un piatto a 25 euro? Magari puoi pensare a fare degli assaggi, tipo tapas, a un prezzo più basso”. Prodotti dell’orto e non quarta gamma Il tutto orientato a una maggiore fruibilità, a contenere i costi, a minimizzare gli scarti, “usare tutto, ogni parte, bucce e ritagli inclusi. Gli scarti di una grande ricciola li usi per una puttanesca. Lo fanno anche nei grandi ristoranti, gli stessi che negli ultimi tempi hanno cominciato a usare anche cose meno costose: una volta c’erano solo astici e aragoste, poi sono arrivati sgombri e altri prodotti meno nobili” anche perché ci sono costi fissi da ammortizzare. “Anche per quello dovremo valutare bene come organizzare il lavoro di tutti”.

La cucina, invece?

Parola d’ordine: semplicità. Ma non senza consapevolezza del valore di certe tradizioni e delle potenzialità di tecniche e conoscenze attuali: “Parliamo sempre di vedere la tradizione a 10 km di distanza come dice Massimo (Bottura, ndr). E allora il nostro polpo arrosto lo mettiamo con una crema di melanzane arrostite fatta da Gaetano con tecniche nuove. È lo stesso principio della genovese di tonno”. E poi via, a raccontare ricette su ricette: dallo spaghetto con i ricci “che si farà con le cozze appena aperte, che hanno la stessa cremosità e sono perfette se le sai aggiustare nella sapidità”, all’aglio olio e peperoncino “facciamo tre cotture: una prima in cui bruciamo aglio, poi una seconda a metà e quella finale in padella, con altro olio e aglio fresco. È divertente e buona. Ma semplicissima”. E poi la polpetta di totani e patate – “meno filetti e più polpette” dice – che rilegge la grande tradizione della Costa d’Amalfi, con una salsa ketchup campana, con San Marzano, alici sotto sale e un po’ di colatura, e il pesto cetarese, “una cosa interessantissima”: menta prezzemolo basilico e colatura di alici. E continua con la pasta con fondo di tonno e buccia di limone “Era una grande ricetta del mastro Cosentino, il papà di una generazione di cuochi campani. È lui che ha insegnato a usare a 360 gradi tutti i prodotti che si hanno in cucina”.

Bere il territorio

Un ritorno alla centralità del territorio anche in cantina: “stiamo pensando a fare una carta con i vini della Costa d’Amalfi, ci ragionavamo su da un po’, ora siamo convinti. Anche perché” aggiunge “le persone quando si spostano vogliono bere i vini locali”. Un modo per farsi ambasciatori della propria terra e diventare un riferimento per i produttori locali, senza per questo dimenticare gli Champagne o altri vini più importanti.

Cambio di prospettiva

“Siamo tornati con i piedi per terra” dice spiegando, con un paragone che gli è caro, che è come per un calciatore quando si spengono i riflettori a fine carriera, “non essere più al centro dell’attenzione può metterti in crisi. Ora è così per tutti” riflette. E continua “ci siamo resi conto finalmente che non siamo niente. Che da un giorno all’altro si può capovolgere la nostra vita, le nostre abitudini, il nostro quotidiano. È dura, ti rendi conto che alla fine non siamo niente. A volte ci sentiamo immortali e non lo siamo”. Un cambio di prospettiva? “Sì, per noi e spero per i clienti, a loro dico ‘venite con meno astio al ristorante’: sedetevi con la tranquillità, e se sbagliamo qualcosa ditecelo subito, cerchiamo di correggerci, magari ci beviamo un bicchiere insieme.

Cerchiamo di stare bene. In fondo” conclude “facciamo solo da mangiare, non siamo medici, non salviamo vite umane”.

Al Convento – Cetara (SA) – piazza S. Francesco, 16 – 089 261039 – www.alconvento.net

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Ispirazione femminile secondo Hebe Studio

Hebe Studio – Gea Antonini, Federica Croce e Laura Zama sono tre designer italiane che hanno scelto di creare tailleur da donna, abilmente confezionati su misura e basati sulla tradizionale sartoria maschile, aggiungendo un tocco divertente e femminile.

Hebe Studio – L’idea di abito femminile è decisamente cambiata. Non è solo per uomini. Non è più relegato a occasioni formali e super eleganti e si sposa benissimo con tutti i momenti della vita quotidiana.  La diversità di tessuti, colori e tagli rende l’abito adatto ai vari impegni della giornata, a lavoro e non, versatile e soprattutto pratico. Si può giocare con gli accessori e diversificarne l’uso in base alle proprie esigenze. L’abito può essere abbinato al tacco a spillo per una cena romantica o un evento serale e anche a sneakers sgargianti durante il giorno.

Ciò fa capire come la donna può essere elegante e femminile restando comoda e sentendosi sempre sé stessa nell’abito che sceglie di indossare.

Una donna vestita Hebe Studio non passa mai inosservata. È una donna indipendente, fine che vuole sentirsi unica.

Stilisti e designer dovrebbero essere un’ispirazione, una guida, ma in nessun modo dovrebbero imporre la propria creatività. Questo è quello che Gea, Federica e Laura hanno deciso di perseguire la loro passione condivisa e credere nel loro sogno. Alla base di tutto una grande intuizione, un concept solido. Essere una guida, un’ispirazione e dare spazio all’idea di unicità. Non imporre il loro stile di design ma creare una linea continua tra l’abito e la donna che lo indossa.

Hebe Studio intuisce un nuovo modo di personalizzare: portare il processo di progettazione più vicino alle donne, per far esprimere il proprio stile e la propria creatività.

Ispirazioni

The Hebe Suit è una reinterpretazione dei classici abiti da uomo: nuovi stili, colori e tessuti. Esaltare l’indipendenza, l’eleganza e la femminilità di una donna, senza mai trascurare la praticità richiesta per la sua routine quotidiana.  Un abito ben fatto è versatile e adattabile ad ogni occasione. È un classico eterno, per ogni stagione e ogni donna. Le combinazioni di colore e tessuto sono le caratteristiche fondamentali.

Sartoria made in Italy

La modernità abbraccia la tradizione artigianale per garantire la migliore qualità. I designer lavorano a fianco di sarti tradizionali e seguono personalmente il processo di sviluppo di ogni singolo abito, dall’inizio alla fine: dalla selezione dei tessuti alla combinazione dei colori, e rivedere tutti i dettagli fatti a mano per garantire una vestibilità perfetta. Scegli tra diversi tessuti e infinite opzioni di colore.

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Bentley ha aperto un raffinato ristorante pop-up sulla montagna più alta degli Emirati Arabi Uniti

Bentley ha recentemente creato un ristorante di lusso pop-up per i suoi clienti sulla cima della montagna più alta degli Emirati Arabi Uniti, Jebel Jais. Appropriatamente chiamato “The Peak of Luxury”, è stato costruito per celebrare il lancio in Medio Oriente della nuova Continental GT e del SUV di lusso Bentley Bentayga V8. In stile tenda araba, fu aperto per soli sette giorni e servì un menu appositamente progettato di piatti classici britannici con un tocco mediorientale, creato dal famoso chef Colin Clague. La lussuosa sala da pranzo Bentley si trovava a 1.934 metri sul livello del mare e il percorso per raggiungere la posizione è costituito da alcune delle più belle strade tortuose delle colline che gli Emirati Arabi Uniti hanno da offrire.

Il menu di cinque portate nel ristorante includeva prelibatezze britanniche come il salmone scozzese Lock Fyne, bistecche di manzo britanniche e budini dello Yorkshire. Bentley ha affermato di voler “dimostrare i livelli di lusso su misura che Bentley offre attraverso esperienze davvero straordinarie” e “descrive la posizione come una” sala da pranzo di lusso “con mobili contemporanei e spettacolari viste panoramiche sulla cima della montagna. “Lavorare con Bentley – che è un’icona britannica – per un progetto così innovativo è stata un’esperienza davvero unica”, ha affermato Colin Clague, che si è preso una settimana di distanza dal suo ruolo di chef esecutivo presso Ruya a Mayfair. “Nel corso della mia carriera ho lavorato in molte cucine in molti paesi del mondo, ma non ho mai servito la cena in un ristorante completamente su misura sulla montagna più alta degli Emirati Arabi Uniti.

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Coronavirus:"Le aziende ora pensino a nuove forme di comunicazione"

Lo sentiamo per commentare l’emergenza Coronavirus che ha investito tutta l’Italia e che sta modificando il tessuto economico. Anche quello delle aziende del food e beverage. Il rinvio di tutti gli eventi enogastronomici sarà una grave conseguenza per le aziende di settore: “E’ un po’ presto per dire che cosa potrebbe cambiare -, ma siamo tutti d’accordo nel sostenere che piangersi addosso è la cosa più facile e inutile del mondo”. Dovremmo cercare di trovare delle buone opportunità da una grave situazione di emergenza: “in generale la comunicazione, anche a causa di questo evento, sarà soggetta a importanti cambiamenti.

Dal punto di vista della comunicazione l’Italia è molto arretrata rispetto a molti altri paesi del mondo. Sappiamo tutti che la pubblicità classica sta attraversando una grossa crisi. Questo perché nel nostro paese non siamo stati in grado di sfruttare le opportunità che internet e i social ci consentono. Tutto quello che siamo stati in grado di fare, e mi riferisco anche al settore enogastronomico, è stato quello di trasferire le pubblicità classiche nei social. Una cosa inutile. Perché in realtà bisognava imparare prima il loro linguaggio, e soprattutto quello dei video”.

“In rete circolano video bellissimi, ma non sono nostri, sono di paesi come gli Stati Uniti, la Francia, l’Inghilterra. La mia impressione è questa. Da un lato questa emergenza Coronavirus il segno lo lascerà. Perché ci saranno pochissimi eventi enogastronomici in giro per l’Italia.

A quel punto il mondo enogastronomico dovrà pensare a nuove forme di comunicazione”. Che possono andare in due direzioni complementari ed opposte allo stesso tempo: “Da una parte la rinuncia da parte delle aziende ai grandi numeri – dice – quindi la scelta di lavorare con poche persone, invitarle magari in cantina, nelle enoteche, appuntamenti con pochi opionion leder o pochi buyer, quasi inviti ad personam; dall’altro un recupero dell’advertising tradizionale, ma non per mandare in tv i soliti spot che in Italia sono inguardabili da oltre 20 anni, ma utilizzando le strategie e le tecnologie che la rete ci garantisce”.

Ed ecco le nuove sfide che le aziende devono affrontare: “Uno spot non può mai darci una sensazione gustativa reale – dice – ma proprio qui sta la sfida alla comunicazione. Ci sono dei settori che lo hanno saputo risolvere in maniera egregia. Ci riescono con quella che viene chiamata sinestesia, ossia riescono a fornire delle sensazioni gustative a partire dalle immagini; penso per esempio alle aziende che producono caffé o merendine, oppure il cioccolato. Ma guardando non solo al mondo del food e beverage, anche il campo dei profumi riesce a darci, attraverso gli spot, delle sensazioni olfattive. E allora perché non provare con il vino? Certo, c’è un vincolo semiotico, perché un’immagine è un’immagine e il gusto è il gusto. Ma questo deve essere il nostro punto di partenza, non di arrivo. Il limite che deve essere pensato come una sfida da affrontare e sperabilmente vincere”.

Insomma è tempo di cercare nuove strategie di comunicazione, e bisogna farlo con i professionisti della comunicazione.E bisogna muoversi in fretta: “Sto notando come le aziende in questo momento investano sempre meno in comunicazione.

Questo perché stanno usando quell’onda lunga che anni si chiama “gastromania”, cioè il fatto che i prodotti dell’enogastronomia si vendono un po’ per moda. Ma le mode ad un certo punto passano. E allora poi non si saprà più come fare, come vendere.

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“Care aziende, guai a stare fermi adesso. Ecco le parole chiave per difendersi”

Semplicità, sobrietà, autenticità e socialità. Ecco le parole che saranno “protagoniste” del dopo emergenza-coronavirus che ha rivoluzionato l’Italia e gli italiani. Da un primo momento di confusione, gli italiani stanno tentando di sviluppare una sorta di vita in digitale. E sono aumentati, proprio negli ultimi giorni, gli acquisti di smartphone, pc e televisori. Segno che gli italiani si stanno attrezzando per rimanere in casa. “E’ normale, però che ci sia una contrazione dei consumi su tutti i fronti. Ci si ferma ovviamente. Ma di fronte a questa situazione la reazione non può che essere emotiva, questo perché non ci sono certezze, c’è un continuo cambiamento delle abitudini giornaliere su quello che si può fare o non può fare, si guardano le foto della gente in fila davanti ai supermercati.

Ma lo sguardo è ormai proietato al futuro, quando questa emergenza sarà solo un brutto ricordo. Tutto tornerà come prima? “Cito Giampaolo Fabris e il suo libro “La società post-crescita. Consumi e Stili di vita” pubblicato nel 2010, che racconta tutto quello che è successo dalla grande crisi del 2008. Come sono cambiati e in maniera radicale, i comportamenti dei consumatori. La ricerca del superfluo, l’eccesso del lusso, la fedeltà alle marche sono tutte cose che vengono completamente meno. Ecco, credo che questo è quello che potrebbe accadere quando passerà l’emergenza coronavirus.

Si accentueranno alcune cose, in particolar modo i consumatori andranno a cercare la semplicità, la sobrietà e l’autenticità. Penso ai prodotti biologici, naturali, fatti in casa, fatti bene, del territorio, insomma tutte cose che garantiscono autenticità del territorio e che saranno di grandissimo interesse”.

Si manifesterà soprattutto nel tessuto agroalimentare, che ha una grande valenza emozionale, simbolica e psicologica. “Se dovesse continuare questa emergenza sarebbe la recessione economica più grave della storia dell’umanità”. Rimane il problema di cercare di capire come fare a sapere qual è “meno a più valore””.

Intanto le aziende non possono rimanere con le mani in mano: “Ci sono troppe aziende silenti e questo è un suicidio. Le aziende, intanto, possono fare due cose: da una parte cercare di trovare alternative distributive, come il delivery però supportato da piattaforme digitali, quindi dei siti ben fatti e fruibili. Mi pare che sia necessario fare un lavoro importante sull’e-commerce che poi rimarrà come eredità.

La seconda cosa è la brand reputation. Se l’azienda blasonata non vuole finire nella gdo, deve dare delle alternative al suo cliente. Ecco allora una situazione di brand reputation, cioè devono dirmi dove trovare, per esempio quel vino, comunicare dove poterlo andare a prendere, quali sono le enoteche che ce l’hanno, se fanno delivery. Insomma bisogna attrezzarsi per dare informazioni. La brand reputation, però, si costruisce nel tempo”.

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SMART WORKING, COSA È E PERCHÈ PUÒ ESSERE UNA POSSIBILITÀ IN TEMPI DI CORONAVIRUS

Cambiamento culturale e vantaggi per l’ambiente

“C’era una volta, neppure tanti anni fa, l’ufficio tradizionale, dove si doveva tutti essere presenti alle 9 al massimo, e dove tutti gli impiegati lavoravano fino alle 18, timbrando un cartellino cartaceo quattro volte al giorno”. Il Lessico della Felicità”, un manuale nato con l’obiettivo di spiegare attraverso 33 parole chiave come affrontare lo stravagante disturbo che è la vita, compresa quella lavorativa. L’idea che ci debba essere una presenza fisica in ufficio è  ancora nella testa di molti: una azienda italiana su due non ha mai preso in considerazione l’ipotesi – se non in questa situazione di emergenza da coronavirus – che i suoi dipendenti possano lavorare con lo smart working. 

Lo smart working, qui sta l’opportunità e al tempo stesso la difficoltà, non è solo una possibilità tecnologica come si pensa comunemente: in realtà presuppone un approccio manageriale nuovo in cui le persone godono di autonomia nella scelta di dove lavorare (da casa, in un coworking, in un caffè) e di quando lavorare, perché sono responsabilizzati sui risultati e non oggetto di micromanagement come faceva il capufficio di qualche decennio fa.

Quali sono i vantaggi? Per l’ambiente è evidente che far lavorare una percentuale maggiore di persone da remoto ha un impatto ambientale positivo molto forte: traffico, emissione di CO2, trasporti pubblici meno ingolfati, ecc. Inoltre, lo smart working è percepito come un vero e proprio benefit dai lavoratori, che già in fase di colloquio porta a preferire le aziende che lo offrono regolarmente.

Per le aziende questa modalità di lavoro è invece il frutto di una nuova cultura manageriale che, a fronte di una maggiore responsabilizzazione del lavoratore, offre più flessibilità e autonomia: lo smart working richiede quindi non solo un cambiamento tecnologico, ma un vero e proprio cambiamento culturale nella leadership. Presuppone infatti una riflessione organizzativa in cui i vecchi modelli di postazione di ufficio fissa e di orario imposto non funzionano più, a fronte dei cambiamenti che il nostro modo di lavorare ha avuto negli ultimi anni, prima fra tutte con la digital transformation. 

E’ dimostrato dagli studi, a fronte di questo maggiore empowerment del lavoratore, un impatto positivo sulla produttività, e anche un risparmio di costi: le aziende non devono più prevedere sedi monstre, con una scrivania per ogni singolo lavoratore, ma spazi condivisi più piccoli, sulla base del bisogno effettivo di essere presenti in azienda. Il pregiudizio che lo smartworker non lavori, paura di manager con uno stile fortemente orientato al micromanagement, è assolutamente infondato, dice l’esperto, è vero il contrario.

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LENNY KRAVITZ DESIGNER A NEW YORK DI UN CONDOMINIO DI LUSSO

Edificio su 75 Kenmare è a due passi da Little Italy a New York.

In un mondo dove tutto è ‘cross-contamination’, perché non mischiare musica e design? Ci ha pensato Lenny Kravitz, factotum della musica, che ha disegnato gli interni di uno degli ormai tanti condomini di lusso a New York. Si tratta di ’75 Kenmare’, situato sull’omonima strada e numero civico, a NoLita (North of Little Italy), quartiere una volta popolato da squatter e ora diventato l’ultimo di quelli chic della Grande Mela, abitato soprattutto da ricchi millennial e Generazione Z.

75 Kenmare è stato progettato da Andre’ Kikoski, l’architetto di One Hudson Yards, mentre per Kravitz si tratta del primo progetto residenziale newyorkese per la sua azienda di design Kravitz Design fondata nel 2003. Per la società immobiliare DHA Capital che ha costruito l’edificio sfruttando un ex parcheggio-garage si trattava di trovare un designer che avesse conoscenza della zona e che potesse trasmettere il vibe del downtown cool. Non hanno dovuto cercare lontano visto che non a caso la Kravitz Design ha i suoi uffici a solo pochi isolati di distanza, su Crosby Street, a Soho. Kravitz, che tra le altre cose da giovane bazzicava a NoLita, è stato l’anello di congiunzione tra il quartiere e la visione dell’edificio. “Si trattava di restituire un po’ del sapore originario della downtown che ho vissuto negli anni ’80 – ha detto Kravitz in un’intervista -. Ricordo ancora quando tutti i miei amici occupavano loft che oggi costano 10 milioni di dollari l’uno!”.

Il designer ha quindi combinato quel senso di trasandato che caratterizzava il quartiere nel passato con le rifiniture di lusso che sono quasi di rigore della maggior parte degli edifici di lusso di Manhattan. 75 Kenmare è composto da 38 appartamenti su sette piani con un rooftop e un giardino terrazzato al secondo piano. Cosa caratterizza il design? “Ho voluto che fosse volubile, sexy e caldo” – ha detto Kravitz. Lo stile del design è un retro-feel con il vecchio che incontra il nuovo e cosi Kravitz, mantenendo fede all’ispirazione ’70 e ’80 della sua musica, mixa superfici lucide e dettagli eleganti a materiali e finiture più grezze, accostando ad esempio pareti a mosaico e superfici in nudo calcestruzzo. Non manca un tocco di Made in Italy con i piani cucina realizzati con marmo italiano. Gli appartamenti, inoltre, hanno grandi finestre che inquadrano lo skyline di New York.

L’edificio ha anche diverse amenità, tra queste una palestra, un garage all’avanguardia e negozi al piano terra. I prezzi degli appartamenti oscillano tra oltre un milione e 700mila di dollari a circa 12 milioni per un attico. Gli inquilini di 75 Kenmare, oltre ad avere il privilegio di vivere un appartamento dove aleggia il tocco artistico di Lenny Kravitz hanno anche a portata di mano alcuni dei ristoranti più alla moda della città, tra cui molti italiani, e negozi alla moda frequentati da trendsetter.


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FRAGRANZE PER AMBIENTE, ARRIVANO QUELLE ANTIBATTERICHE

Nella moda e nel lusso c’è un nuovo trend, quello dell’emotional branding”. Multisensorialità è la parola chiave che sempre più viene usata per descrivere l’approccio a clienti e utenti e garantisce esperienze immersive ed emozionali che coinvolgono tutti i sensi per ottenere stati di benessere, ma anche per spingere al riacquisto, spendere di più, fidelizzare ad un brand.


Tra tutti i sensi, quello che maggiormente crea ricordo lasciando un incisivo imprinting nella memoria è l’olfatto. Alcuni test scientifici dimostrano che il nostro cervello dopo sei mesi ricorda molto più facilmente un aroma che un’immagine e che il nostro umore migliora del 40% grazie a una piacevole fragranza.

In particolare, le note di testa di un profumo rimangono impresse nella memoria, le note di cuore sono quelle che evocano emozioni, quelle di fondo creano un legame che rimane nel tempo. Gli odori, tramite gli umori e le emozioni, condizionano i processi cognitivi, che rappresentano il secondo mezzo attraverso cui i profumi agiscono sul comportamento. Il marketing olfattivo quindi, si presenta come una efficace arma competitiva efficace per i retailer in tempi in cui gli acquisti in Italia e nel mondo avvengono principalmente online.

I giapponesi hanno scoperto prima di altri le proprietà del profumo per accrescere la produttività, ridurre gli errori e lo stress, favorire l’armonia tra le persone e stimolare la creatività. In Giappone infatti il profumo è diffusamente impiegato nell’ambiente di lavoro, la Borsa di Tokyo da anni diffonde nel pomeriggio una profumazione alla menta per restituire energia agli agenti.


Lo sa bene Lorenzo Cotti CEO di Integra Fragrance, eccellenza italiana che dal 2006 sviluppa identità olfattive per ambienti di prestigiosi brand il 48 paesi del mondo, che spiega: “Oggi le fragranze per ambiente non sono solo usate nel lusso e nel retail, ma anche nell’industria alberghiera, ospedali, compagnie aeree, banche, uffici pubblici, eventi, trasporti urbani. Oltre a donare esperienze multisensoriali infatti, molte delle essenze usate nello sviluppo di un profumo possiedono forti attività antibatteriche. Se contenuti all’interno di una fragranza diffusa in ambiente, gli oli essenziali, fra gli altri, di cannella, origano, timo, chiodi di garofano, citronella, tea tree, litzea cubeba sono in grado di ridurre la presenza di batteri lieviti e funghi fino all’80%. Senza aggiungere alcun componente chimico quindi”, conclude Cotti “profumare l’aria con fragranze che contengono queste sostanze garantisce un’azione battericida naturale al 100%”.

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Aman lancia un marchio alberghiero focalizzato sul benessere ‘Janu’

Aman, il marchio di hotel di lusso è amato da oltre tre decenni. Per passare il tempo lontano dalla routine quotidiana di lavoro, affari, persone e affaticamento e quando vuoi la tranquillità nel posto più bello possibile senza che nessuno ti parli troppo, il lussuoso resort Aman è il posto che fa per te. Tuttavia, questa società alberghiera, considerata la società alberghiera più lussuosa del mondo, sta ora lanciando un secondo marchio chiamato Janu. La struttura manterrà i suoi principi fondamentali di lusso, opulenza e design straordinario nelle sue proprietà, sebbene ciò che cambia (molti diranno in meglio) è che questa sorella minore è molto più vivace e molto meno isolata esperienza di viaggio che lo rende adatto a una generazione più giovane a cui non dispiacerebbe le conversazioni sane e le amicizie che spesso iniziano nei viaggi. Janu differisce da Aman con un’enfasi sul “benessere sociale”, un pensiero che mira a riunire connessione e comunità sotto lo stesso tetto. 

Come hanno intenzione di farlo accadere? Bene per cominciare, ci sono lezioni di fitness incentrate sul gruppo e spazi pubblici in cui incontrare e impegnarsi in conversazioni diventa favorevole. Si parla di tour di street art guidati da proprietà o in una serie di ristoranti e bar, alcuni dei quali avranno DJ e spettacoli dal vivo per tutta la settimana. Offrono anche camere più grandi anche se le loro tariffe premium rimangono invariate qui.

Janu aprirà a Tokyo, Sveti Stefan, Montenegro e Al Ula, Arabia Saudita. Rispetto al prezzo medio di Aman di € 1.400 a notte, Janu fluttuerà nella gamma di € 1.000 a notte.

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BOUTIQUE CON STANZA. I NEGOZI DOVE FERMARSI A DORMIRE

Dalla libreria alla panetteria, fino ai concept store di lusso: i negozi più chic del mondo accolgono i clienti anche dopo l’orario di chiusura. Con camere di design esclusive.

C’è una tendenza tutta nuova nella ricezione turistica italiana e internazionale che nasce dal bisogno di offrire ai clienti degli alberghi (e ai viaggiatori in generale) un’esperienza in più, qualcosa di davvero unico: sono le boutique con le stanze incorporate, oppure le stanze con boutique annesse, mettetela come volete. Allora, in Scozia si pernotta sopra a una vera libreria e, intanto, si possono vendere libri e gestire il negozio. A Barcellona, nel quartiere chic di Eixample, invece, la panetteria è gourmet, ma è pure hotel di design. Come anche a Milano: da Pandenus si mangiano ottime pagnotte e si dorme in locanda (per esempio nella sede di via Mercato).

Per chi ama lo shopping poi cosa c’è di meglio che restare nei paraggi del proprio concept store preferito? Restando a Milano, 10 Corso Como è tempio del lusso e di marchi sperimentali, ma anche tre suite per brevi o lunghi soggiorni; mentre ad Anversa, il negozio più bello della città, Graanmarkt 13, offre pure un magnifico attico di design per sei fortunati ospiti.

E per i golosi? Per loro c’è un nuovo, formidabile abbinamento: è quello fra dolcetti e hotel di lusso. Si uniscono deliziosamente a Parigi per esempio, dove Fauchon, la pasticceria-gastronomia più famosa di Francia, ha aperto il suo primo albergo a cinque stelle (proprio nei pressi del negozio originale, in place de la Madaleine). E a Roma, città in cui da poco più di un anno è nato l’hotel The First Roma Dolce con la sua pasticceria Velo da mille e una «monoporzione» (da sballo il passion fruit cheescake).

Se invece amate la musica ma dopo un concerto piuttosto impegnativo non vi va di prendere la macchina, a Los Angeles c’è l’hotel con il teatro-icona incorporato (lo United Artist Theatre) che fa per voi. Infine, il vero binomio pennichella-shopping compulsivo: al Dubai Mall, negli Emirati Arabi, il centro commerciale più grande del mondo (con 1.200 negozi), c’è Sleep ‘n Shop, capsule in cui concedersi un meritato riposino fra un acquisto e l’altro.

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Un sogno chiamato Christian Louboutin: a Parigi in mostra le scarpe del desiderio

Trenta anni di carriera raccontati in dieci stanze (più una) tra prime creazioni – quelle senza suola rossa – e scarpe iconiche. In un luogo dell’infanzia dello stilista, viaggio nel gusto e nelle fonti di ispirazioni di un genio 

Parigi, tra il parco Bois de Vincennes e la porta est della città, il piccolo Christian Louboutin – basco in testa e cartella alla mano – esce dal liceo Elisa Lemonnier, nel cuore del XII arrondissement, e come tutti i giorni torna a casa passando davanti al Palais de la Porte Dorée, il palazzo dalla porta dorata. Sono gli anni ’70, Christian ha circa 12 anni ma la visione di questo edificio gioello dell’Art Deco lo cattura. I bassorilievi, la ricchezza delle sale interne che ospitano il Museo nazionale delle arti dell’Africa e dell’Oceania e l’Acquario tropicale di Parigi.

Un universo, dove bellezza ed esotismo si incontrano, nel quale il giovane Louboutin ama immergersi soprattutto nelle domeniche pomeriggio. Al suo ingresso un cartello invita le visitatrici a non camminare sui mosaici e lo fa con il disegno di una una scarpa dal tacco stilizzata. Un’immagine destinata a diventare un’ossessione per Christian che proprio a quella silhoutte si ispirerà per creare Pigalle, uno dei suoi modelli più popolari: un classico decolleté nero lucido con suola rossa che, anni dopo,  trasformerà il suo creatore da disegnatore di scarpe a icona

Nasce così il sogno di una scarpa che ora viene celebrata a Parigi proprio al Palais de la Porte Dorée dal 26 febbraio al 26 luglio con la mostra “Christian Louboutin: the Exhibition[ist]” curata da Olivier Gabet, direttore del Museo delle arti decorative di Parigi. Un nome – che spiega lo stesso stilista francese – “gioca sul concetto di esibizione e di esibizionismo perché mi piace dare un approccio più sovversivo alla mostra, nel quale esibendo le mie opere mi espongo in prima persona in maniera più intima”. 

In un luogo dei ricordi così caro a Louboutin – non a caso una delle sue prima creazioni si chiama “Maquereau” (sgombro) come un pesce visto al Palais de la Porte Dorée- le sue scarpe vengono esposte per raccontare trenta anni di carriera. Ma non solo. Il percorso, diviso in dieci aree, approfondisce le fonti di ispirazione, i riferimenti, le passioni e le collaborazioni tra le quali spiccano quelle con David Lynch, con Blanca Li, con l’artista neozelandese Lisa Reihana che per lui ha costruito un affresco digitale biografico o con i maestri delle vetrate artistiche della Maison du Vitrail. 

“Lo spazio senza precedenti che Christian Louboutin occupa nella moda contemporanea è dovuto anche al fatto che il suo lavoro ha radici nella cultura popolare, nel senso più nobile della parola“, spiega il curatore Olivier Gabet. Ed è lui a dividere il percorso espositivo in dieci tappe, più una. Si parte dall’anticamera, dove troneggia un disegno delle scarpa con il tacco vietata dal quale tutto ebbe inizio: lo firma Louboutin che scrive “La mia ossessione arriva da questo disegno…dal quale tutto ha avuto origine”.

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L’artigianalità, Una Vera e Propria Forma Di Arte

Quando la passione si tramuta in professione vera e propria. Il nostro post della nostra ha come oggetto l’artigiano, il risultato di esperienza, eccellenza, volontà, impegno e cura dei dettagli. Essere artigiano rappresenta una scelta, la volontà di portare avanti la propria passione, nonostante tutto e tutti.

Parlando di lavoro, in ognuno di noi, infatti, esiste una passione nascosta. L’importante è riconoscerla, coltivarla e farla crescere. Se poi la stessa passione è condivisa da più persone, fare ciò che piace diventa più semplice. Facciamo un passo indietro. Per artigianalità si intende la particolare manifattura e/o produzione di tutto ciò che non è stato prodotto industrialmente e che è stato invece realizzato con lavoro prevalentemente, se non esclusivamente manuale, da parte di artigiani. Il significato più antico di artigianalità allude ad una vera e propria forma di arte.

Nella Grecia del V-IV secolo A.C., il significato di artigianalità era racchiuso in una parola, technè, che comprendeva insieme artigianato ed arte, proprio a dimostrare come questi due concetti siano legati fin dal passato. Manualità e artigianalità si traducono non solo nella qualità delle materie prime e del lavoro prestato, ma sono sinonimo anche di originalità, o unicità, e cura dei dettagli, per canoni estetici lontani da quelli imposti dalla grande industria. L’artigianalità, in quest’ottica, può essere anche sinonimo di lusso.

Passiamo anche a degli esempi pratici. Nell’alta moda, settore in cui l’Italia viaggia forte senza temere troppo la concorrenza, abiti e accessori vari sono caratterizzati, oltre che dalla rarità e qualità delle materie prime, anche e soprattutto dall’artigianalità, dal lavoro creativo e manuale di stilisti e maestri sarti. La manualità e artigianalità “made in Italy” racchiude tutta la bellezza dei nostri manufatti, la nostra cultura, la nostra identità. Pensiamo anche ai produttori di vino, professione che richiede una determinata professionalità, per studi, esperienza e acquisizione delle competenze necessarie in azienda. Una professione che impegna la gestione del vigneto in armonia con il clima e le disponibilità del luogo (idriche, nutrizionali, terreno, variabilità biologica), con le problematiche (sostanza organica, batteri, lieviti) al fine di ottenere il miglior risultato.

Essere riconosciuti come “industriali artigiani” è un valore costante nel tempo, e il mondo intero è affascinato dai prodotti della nostra terra, dalla cura nella scelta della materia prima, dalla ricerca di un’altissima qualità e creatività in ogni passaggio della filiera produttiva. E queste sono infatti le peculiarità di un artigiano con la A maiuscola, che deve essere il diretto responsabile nella scelta e nell’acquisto delle materie prime, attraverso la collaborazione con i migliori fornitori, selezionati sulla base dell’altissima qualità, affidabilità e capacità di innovazione dei materiali. Il rapporto con i fornitori è caratterizzato da stretti legami, frutto di un rapporto leale e duraturo nel tempo. In seguito, le elevate competenze dei protagonisti e la specializzazione nelle diverse fasi produttive fanno la differenza. E’ essenziale fornire un supporto attivo e costante, con controlli di qualità rigorosi e continui, che vengono implementati nelle diverse fasi di lavorazione.

In questo contento si inseriscono gli artigiani del caffè di qualità. Il mondo del caffè è ampio e variegato, ed è una sfida affascinante trasformare ogni chicco di caffè in emozione in tazza. Anche il nostro lavoro è il risultato di passione, davvero tanta passione. Dal 2013 nella nostra micro torrefazione mettiamo a frutto tutta l’esperienza di settore maturata negli anni e sperimentiamo ogni giorno nuovi caffè e nuovi profili di tostatura, ricercando sempre il perfetto equilibrio organolettico per ogni chicco. Con un occhio di riguardo alla tecnologia perché, si sa, bisogna restare sempre aggiornati.

Perché essere artigiani, come già detto e ribadito, rappresenta una vera e propria forma d’arte!

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Suite della settimana – Valley View Suite at Four Seasons Las Vegas

Ci sono molte ragioni per amare Las Vegas, è famosa in tutto il mondo con sfavillanti luci al neon e ricche località a tema; le meraviglie di Sin City ti garantiranno un soggiorno diverso da qualsiasi cosa tu abbia mai provato prima. Uno dei posti in cui è possibile trascorrere un soggiorno peccaminosamente lussuoso è al Four Seasons di Las Vegas. Se sei in cerca di lusso stravagante, tranquillità e una vista killer, allora la loro Valley View Suite è la stanza che fa per te.


L’hotel ha un ingresso privato al largo di Las Vegas Boulevard e le sue camere e suite sono situate tra il 35 ° e il 39 ° piano della torre della baia di Mandalay. Dal momento che è arroccato in alto sopra la scintillante striscia di Las Vegas, puoi essere sicuro di ottenere viste insuperabili sul Las Vegas Boulevard e sul paesaggio desertico circostante. Non sorprende quindi che la Valley View Suite abbia ampie vedute della valle e delle cime frastagliate della Black Mountain.

A Las Vegas, le dimensioni contano e più grande è, meglio è. La tua suite rimane fedele a questo ed è sovradimensionata, rendendola flessibile per le famiglie. Con una superficie di 170 metri quadrati, comprende soggiorno e sala da pranzo separati, camera da letto, bagno, stanza per gli ospiti, uno studio privato, due armadi di grandi dimensioni e un’ampia cucina. La suite presenta eleganti elementi di design contemporaneo ispirati all’era glamour Art-Deco. La tavolozza dei colori di beige, oro e verde completa molto bene l’art déco e sottolinea l’eleganza come ci si aspetterebbe da un hotel Four Seasons.

Il cuore della suite: la camera da letto ha un letto king size con piumini e cuscini che sicuramente ti manderanno in un beato stato di sonno. La suite dispone anche di un divano letto pieghevole che lo rende perfetto se sei una famiglia o un gruppo.

Goditi una cena accogliente nella sala da pranzo privata che può ospitare sei persone, un servizio di tè e caffè di lusso e vari altri elettrodomestici per la tua comodità. Il bagno (personalmente, il mio spazio preferito) è un posto che non vorrai mai lasciare. Trascorri del tempo in questo lussuoso bagno in marmo e lascia che la doccia completi il tuo risveglio i tuoi sensi o semplicemente scivoli in uno stato di oblio nella vasca da bagno. Quando finalmente decidi di uscire, avvolgiti in un lussuoso accappatoio di spugna e trascorri il resto della giornata senza fare nulla.

Las Vegas ha una reputazione per l’eccellenza culinaria e Four Seasons Las Vegas non delude. Il loro ristorante Veranda offre autentici piatti della cucina italiana e cocktail speciali tra vetrate, un bar e posti a sedere in stile lounge. Oppure vai da Charlie Palmer, dove il famoso chef Charlie Palmer sazierà la tua fame e le tue voglie di pesce abbinate a una lista di vini eclettica.

Prima di fare il check-out, assicurati di regalarti un po ‘di tempo nella loro rinnovata Spa Five Star Spa. Dispone di 12 sale per trattamenti, tra cui due suite per coppie di grandi dimensioni e una Zen Lounge ampliata e un’area commerciale al dettaglio, e utilizza prodotti eco-compatibili come Naturopathica, Phytomer e Pure Fiji.

Costo: 879 USD
Dimensioni: 170 mq.
Occupazione: 4 adulti o 2 adulti e 3 bambini

Perché dovresti andarci?
Con vista sulla città e sul deserto, la suite offre il perfetto mix di stile, serenità e lusso. Le dimensioni della stanza e le funzionalità aggiuntive offerte come un divano letto pieghevole che lo rende perfetto per le famiglie. Dovremo dire che è tutto quello spazio extra che rende questa suite degna di essere vissuta.

Dove: Four Seasons Hotel Las Vegas
3960 Las Vegas Boulevard South
Las Vegas, Nevada 89119
Telefono: +1 (702) 632-5000


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“Tradizione e innovazione, tra realtà e futuro: Villa Parens Wine”

Ogni vino ci racconta una storia,Prima di tutto è la storia delle sue origini, dei luoghi in cui è nato, delle terre che lo hanno generato e degli uomini che lo hanno prodotto. Sono storie ricche di umanità e di tradizioni, ed è bello lasciarsi sedurre dai racconti belli e seducenti, lasciarsi che accompagnano in un viaggio immaginario attraverso le terre del vino.

Il vignaiolo è competente e ricercatore, il ricercatore è colui che come tale non si accontenta, va avanti, persevera nello studio e nella sperimentazione, non si culla mai di aver valorizzato un territorio, inoltre perchè il vino ha bisogno di persone vere che si parlano guardandosi negli occhi.

Il vignaiolo ritiene di poter raccontare i suoi vini meglio di chiunque altro, non di rado a volte questa funzione si accosta ad alcuni personaggi, magari in tutt’altre faccende, viene assunta da opinionisti che poco o nulla sanno dei processi in vigna ed in cantina. Il consumatore attuale è (acculturato) cresciuto, è esigente, appassionato e pertanto cerca il vuole conoscere, ed è normale quindi che si rivolga a quella figura professionale che, dall’impianto del vigneto alla messa in bottiglia, può, con cognizione di causa, descrivere l’intero processo. 

Ecco perché risultano cosi determinanti, oltre al contenuto della bottiglia, il racconto della storia, delle origini, della fatica quotidiana, del rapporto con la terra, dei sogni realizzati, e di quelli ancora nel cassetto, per proporre e trasmettere emozioni, è fondamentale proporre emozioni.

Ce lo ha insegnato Giovanni Puiatti di Villa Parens, quando abbiamo chiacchierato con lui di vino.

Quanto conta raccontare il vino che si vuole vendere?
È fondamentale, perchè la qualità ormai è data come un prerequisito. Sapere aggiungere alle qualità organolettiche del prodotto un racconto, una storia,  che lo renda veramente unico, è quello che può determinarne il successo nel mercato. Soprattutto se nel messaggio si riesce a trasmettere un’emozione, oltre a chi siamo, che cosa facciamo e perché.

Che cosa va raccontato? il territorio, le persone o le caratteristiche del vino?

La componente umana è un elemento importante. Giovanni Puiatti è uomo che conosce il mercato internazionale, inoltre ci descrive che oggi essere imprenditore è passione, che deve alimentare un talento, in grado leggere il mercato. Per raccontare la sua, una storia lunga e vissuta, inizia con un padre innovatore ed esteta, che per primo cambia il rapporto con mondo vino, traslandolo da bevanda/alimento a momento emozionale/estetico, e quindi artistico. Perché, ci spiega, anche il vino prima di essere bevanda, è un’idea, nasce dall’uomo. Le storie aiutano a memorizzare quel che il produttore racconta, il perché lo fa, dove lo fa ed in generale tutti quegli elementi della sfera affettiva. La componente umana è l’elemento in più, per determinare il fascino ed il successo del mio vino.

Cosa conta nel racconto del vino?

Primo: Essere efficaci, riuscire, amo ad adottare il punto di vista del pubblico a cui ci rivolgiamo,se riusciamo ad intuire il cosa, i suoi interessi, trasmettere purezza e naturalezza. Le frasi fatte non trasmettono un messaggio emozionale.

Secondo: La strategia, perché è imprescindibile avere ben presente dove si sta andando, capire la comunicazione che ci circonda, sia dei competitor, che del territorio a cui si appartiene. Originalità, è la chiave per distinguersi e direi perseveranza.

Terzo: Evitare di concentrarci su dati statistici, aspetti tecnici, analisi chimiche. Il nostro cervello non è fatto per immagazzinare numeri, è più interessante dire come e per quale motivo è nato un vino o un progetto, ad esempio Villa Parens che rappresenta il sunto e la continuità della storia di famiglia, l’estensione di un sogno e la dichiarazione di un amore.

L’uomo è il protagonista del vino, l’interprete del suo farsi e con il ritmo del lavoro che rimane artigianale, condizionato dalla natura, dal tempo atmosferico, dagli usi, dalle tradizioni e dai gusti. Tutto questo ci conforta per il fatto che il vino non è mai casuale ne banale. Il vino è sempre portatore di valori sani, genuini, della terra e del gusto, della cultura alimentare. In una parola, quando l’amore per l’arte diventa vino è EMOZIONE.

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Le scarpe sportive Alex De Pase: un nuovo brand, una nuova idea di lusso

LUSSO E ARTIGIANALITÀ LE BASI DEL BRAND CHE HA GIÀ CONQUISTATO IL MERCATO DEL MEDIO ORIENTE

Tra le tante novità nel mondo dello street wear ci sono le scarpe sportive Alex De Pase. Si tratta però di un progetto che guarda solo in parallelo a quell’universo che si contraddistingue per un mix di abbigliamento sportivo, denim e t-shirt bianche in cotone. Infatti è il mondo del tatuaggio il punto di partenza di un progetto innovativo e inaspettato dedicato alla calzatura di lusso. Ed è proprio quest’ultima parola – lusso – a scandire ogni fase del progetto voluto dal maestro del tatuaggio realistico Alessandro Depase assieme al collettivo creativo Kardif. Il sodalizio sintetizza un’estetica votata al design e spirito ribelle: un binomio che punta a diventare must-have tra gli appassionati di moda.

Manifattura e ispirazione danno vita a una gamma, sia per l’uomo che per la donna, che comprende sneaker e scarpe da corsa e anche un mocassino slip-on. Da qui i creativi non si smuovono. E dichiarano: “La scarpa è forse l’accessorio che più di tutti definisce il nostro stile” afferma il team “così abbiamo pensato che sarebbe stato incredibile poterla rendere speciale. Il tatuaggio realistico è trasporto emotivo, arte, ribellione e l’idea di poter trasferire queste emozioni in una scarpa è davvero una nuova sfida creativa”. “Per la prima volta”, proseguono, “il tatuaggio si declina su una pelle diversa”. I pellami, infatti, sono scelti tra i migliori del made in Italy.

Tuttavia è la suola a contenere il vero saper fare delle scarpe sportive Alex De Pase. Qui, i tatuaggi diventano elemento decorativo e identità stilistica. Sulla superficie, il vitello nappato conversa con la pelle scamosciata, in un continuo mesh up dove il tessuto tecnico incontra il dettaglio decorativo. Gli spike metallici diventano increspature a definire l’allure rock e impertinente della scarpa.

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“Arua: Lì, dove la tranquillità trova casa”

In dialetto altoatesino, “A rua” significa pace, spazi personali e affrancarsi dalla quotidianità. Il risultato è un luogo unico per rigenerarsi e sentirsi liberi da ogni pensiero; un complesso creato nel rispetto della natura che lo circonda.

Qui, sopra Merano, troverete un’oasi in cui il tempo si cristallizza nell’attimo del piacere: il design elegante e indimenticabili esperienze culinarie sposano la bellezza dei vigneti, degli alberi di olivo e dei frutteti della zona, rendendo le nostre ville un “rifugio dell’anima”. Per l’anima. Cogliete quell’attimo e date alla vostra vita un ritmo nuovo.

SEI APPARTAMENTI, SEI SOLUZIONI CONCETTUALI

Ambienti in cui sentirsi liberi. Fino in fondo.

L’ampiezza degli ambienti, le finestre che si affacciano su un paesaggio meraviglioso e i materiali naturali plasmano un’atmosfera incantevole. Qui, un design classico ricco di stile, mobili senza tempo e studiati dettagli costituiscono un inscindibile trait d’union.
L’esterno diventa interno con la terrazza che si pone come un’amabile estensione dello spazio abitativo. Dulcis in fundo, un panorama da acquerello in grado di ispirare.

Respirate l’atmosfera mediterranea del giardino impreziosito da un vigneto di 2,5 ettari, magari godendovi una buona lettura. In contrasto con questo scenario, cime scoscese, splendide e maestose, a portata di mano e di cuore…

Non importa se passeggiando nel nostro uliveto, tra quelli situati più in quota qui in Alto Adige, nuotando nell’Infinity Sole Pool riscaldata o rilassandosi nell’apposita sala relax con ampia vetrata: lasciate che la forza e la bellezza della natura vi infondi nuove energie.

Sapori

La colazione sarà servita ogni mattina direttamente nella vostra villa. Dolci e abbondanti prelibatezze regionali assicurano un inizio di giornata fenomenale.

E di sera, fiorisce un bouquet di squisite possibilità…

L’Arua Dinner: nel raffinato ristorante “Texel” situato al piano terra e con caratteristica cucina a vista. In vostra presenza viene proposto un allettante menu di 4 portate, che può essere gustato avendo il tramonto come sfondo.

Ready to cook: se si preferisce cenare da soli, invece, consegneremo le pietanze desiderate direttamente in villa. Dovrete solo terminarne la preparazione passandole, ad esempio, in padella. Per una favolosa cena intima con ingredienti e… ricetta compresi.

Dinner out: il padrone di casa, Otto Mattivi, vi vizierà nel ristorante Hidalgo proponendo il meglio della tradizione culinaria mediterranea. La pasta fatta in casa, i classici altoatesini, le specialità di carne e pesce alla griglia e il famoso Wagyu Beef Tasting, seguiti da dolci eccezionali, delizieranno il vostro palato.

Dall’autunno 2019, potrete godervi il piacere della carne di prima classe: Nel nuovo ristorante di specialità Aomi, anch’esso gestito da Mattivi, diverse varianti del delizioso Wagyu & Kobe Beef vi attenderanno a tavola. Un’esperienza di gusto indimenticabile…

Attraverso il servizio navetta, saremo lieti di organizzare le vostre trasferte per i ristoranti di Postal, situati a circa 25 minuti di trasbordo.

E cosa sarebbero queste delizie culinarie senza l’accompagnamento di un buon bicchiere di rosso o bianco? Potrete trovare vini selezionati anche nella vostra villa, a magnifica conclusione della serata. La possibilità di scelta è sontuosa grazie alle 600 pregiate etichette tra cui optare.

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Lago Arredamenti: capacità innovativa e visionaria

Il territorio dà, il territorio riceve. È così che devono andare le cose. Certo, se l’azienda non fosse nata in un contesto come quello veneto – padovano per la precisione – puntellato di piccole aziende con le competenze necessarie a dare forma a molti suoi progetti, sarebbe stato difficile raggiungere i risultati attuali e quelli futuri a cui oggi aspira. Ma la capacità innovativa e visionaria dei figli di Giuseppe Lago – fondatore dell’azienda di arredamento negli anni 80 – è stata a sua volta motore di innovazione per un territorio e un modello imprenditoriale che, in certi casi, dimostrava di aver segnato il passo.

Ma andiamo con ordine: Daniele Lago – ultimo dei dieci figli di Giuseppe – è amministratore delegato dell’azienda di famiglia, mente e anima di un’evoluzione che, in poco più di dieci anni, ha portato da 3 a 35 milioni di euro il fatturato della società, presente in tutto il mondo con 400 punti vendita indiretti, 13 monomarca in Italia e quattro al’estero, e quasi 200 dipendenti . E che, soprattutto, ha imposto il brand come uno dei più dinamici del design italiano, artefice non soltanto di soluzioni per l’arredo originali e attente alle esigenze di un mondo in trasformazione, ma anche di formule commerciali e di marketing inedite, che in taluni casi hanno fatto scuola. Come il «Lago Apartment» lanciato nel 2009, ovvero la possibilità per un partner di mettere il proprio appartamento a disposizione dell’azienda, che ne cura l’interior, in cambio dell’impegno di aprire le porte di casa per promuovere i prodotti stessi di Lago, con eventi e attività di vario genere. Nel 2014 il progetto si è esteso alle strutture ricettive e commerciali, agli uffici e agli spazi real estate. Oggi il «Lago Design Network» è una rete che conta oltre 200 luoghi in tutto il mondo.

Ed è questa la cosa fondamentale per Daniele Lago: essere una comunità: «Quello che accade intorno a un tavolo è più importante del tavolo stesso», è uno dei suoi mantra. La comunità è quella da cui si parte, quella in cui si affondano le radici, certo: è la tradizione di ebanisteria ereditata dai nonni, sono i valori e la cultura che si respirano nella terra in cui si cresce.

Ma poi bisogna cambiare, evolvere: «C’è un’inerzia nei modelli familiari di impresa che ancora resiste nel Nord-Est e in generale in Italia – osserva -. Per me uscire da questa familiocrazia è fondamentale». Ed è quello che ha fatto Lago: «Pur riconoscendo il valore positivo e la qualità del lavoro di nostro padre – racconta – per prima cosa abbiamo cambiato la governance, aprendo a manager e collaboratori esterni, che hanno contribuito con un grande apporto di creatività e innovazione nella progettazione, nei processi produttivi e nella comunicazione».

Lago punta sui mercati esteri con in Marketing digitale

Oggi i fratelli Lago operativi in azienda sono tre: gli altri hanno preso altre strade. Perché, osserva Daniele, «la cosa più importante per fare innovazione è fare ciò che si ama, e non sempre in una famiglia tutti hanno voglia di lavorare nella propria azienda». Il capitalismo del domani, osserva Lago, si fonda sulla capacità di incentivare e motivare i propri dipendenti, facendone una squadra, mettendo assieme le idee. L’evoluzione digitale ha aiutato, costringendo le aziende a rivoluzionare i paradigmi di business, che oggi devono comprendere l’intero ciclo di vita di un prodotto, dalla sua progettazione alla sua commercializzazione e anche oltre, perché oggi un oggetto vive anche nella condivisione sui social del suo utilizzo e Lago è una delle più grandi community digitali del mondo dell’arredo, seconda soltanto a Ikea.

Adesso per l’azienda la sfida è diventare più internazionali: oggi l’export vale circa il 30% del fatturato ma, entro 4-5 anni, l’obiettivo è di rovesciare queste percentuali, anche facendo leva sul modello distributivo e di marketing molto incisivo, diverso da quello dei competitor, che va al di là del prodotto e parla a 25 milioni di persone attraverso i canali digitali.

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DAI RIMEDI PER IL SONNO ALLA MUSICOTERAPIA, DIECI TREND MONDIALI DEL WELLNESS

Nel mondo si spendono 432 miliardi di dollari per riposare meglio e ancora non dormiamo. Entro il 2024 la ‘sleep economy’, che include i metodi alternativi per migliorare il riposo notturno, raggiungerà i 585 miliardi di dollari. Devices che controllano come dormiamo, luci ‘circadiane’ biodinamiche per gli ambienti di casa, App con le dosi di luce/buio per i frequent flyers vittime del jet lag, diete calmanti, integratori ed erbe rilassanti, materassi e guanciali pro sonno, massaggi e terme pro-riposo sono in cima alla top ten del wellness a cura del Global Wellness Institute, organizzazione statunitense che monitora le tendenze di palestre, club fitness, studio privati, personal trainer, industrie e clienti di tutto il mondo.

Al secondo posto della classifica i rimedi wellness per i nuovi giovani: gli ultrasessantenni. L’età è riscritta, la generazione di over sessanta è diversa da quella che li ha preceduti, è ancora nel pieno del lavoro, corre le maratone, va in palestra e cura il proprio aspetto in modo puntuale. “La vecchiaia è più bella di quanto pensi”, si legge nel report che punta alla silver wellness economy ricordando che nel 2050 la popolazione over 60 raddoppierà passando dal 12 al 22 per cento. Il business del benessere si prenderà cura non solo della forma fisica dei nuovi anziani e i club del fitness iniziano ad offrire anche corsi contro l’incontinenza e i sintomi fastidiosi della menopausa. Anche la moda considera gli anziani e Maye Musk, modella settantunenne, è fra le nuove cover girl di molte riviste patinate. Non mancano i colossi della cosmetica che puntano al pubblico più vecchio come Shiseido che – segnala il report – in Giappone ha lanciato recentemente ‘Prior’, un brand per pelle molto matura, idem ha fatto la statunitense Pause Well Aging.

Occupa la terza postazione il fitness dal Giappone anche in previsione delle imminenti Olimpiadi (sono attesi 600.000 visitatori fra luglio ed agosto prossimi e non si limiteranno solo a guardare le gare). Il Paese ha alle spalle una tradizione wellness secolare che sarà di grande tendenza per i prossimi anni. Saranno sempre più seguiti i bagni green nelle ‘foreste’, gli Onsen terapeutici, i monasteri buddisti per ritiri meditativi e piatti salutari ‘ shojin ryori’ che includono verdure selvatiche stagionali. Segue la filosofia ‘ikigai’ che invita a svegliarsi al mattino vedendo le cose in modo positivo e, grande ritorno, gli incensi naturali ad azione purificante e rilassante (il 70% prodotti nell’isola di Awaji-shima). Il Giappone abbina alle tradizioni una grossa spinta innovativa introducendo robot anti-stress e anti-depressione negli ospedali e nei centri benessere. Inoltre tecnologie avanzatissime nel campo della cura della pelle, come APP per l’iPhone che analizzano e quantificano le dosi ottimali di sieri in base alle necessità cutanee con ben 80.000 possibili combinazioni diverse (Future Skin, di Fine Fiber Technology). E’ made in Japan anche un nuovo rimedio che combina un siero cosmetico ad una membrana ultrasottile veicolata da un diffusore hi-tech che nutre la pelle la notte (di proprietà del brand Kao) .

Quarto posto per il benessere mentale che traslocherà dal lettino dell’analista al computer di cassa e ai trattamenti olistici e alternativi. Nel 2019, a livello globale, abbiamo speso circa il 15% in più rispetto all’anno precedente e arriveremo a 2.31 miliardi nel 2022. Per combattere l’ansia crescente e la depressione, i problemi di coppia e le difficoltà nelle relazioni umane ci affideremo sempre più agli analisti virtuali. Segnalano gli studiosi che chatbot, robot e piattaforme di consulenza psicologica e terapia di coppia sono destinati ad aumentare e che l’80 per cento delle cure può già traslocare in remoto riducendo i costi delle consulenze ed allargando in modo esponenziale la platea. Ad oggi le APP per la salute mentale sono oltre 10.000, quelle per la meditazione raggiungono un business di miliardi di dollari, i software per il ‘benessere delle relazioni’ crescono del 14,8% ogni anno e raggiungeranno i 2.3 miliardi di dollari entro il 2022.

Quinto posto per la medicina energetica. Olistica, alternativa e da sempre bocciata da quella ufficiale, inizia ad avere una aria più seria, scrivono gli studiosi. Il potenziale dei campi magnetici, delle luci e dei suoni per aumentare l’energia del corpo sono presi sempre più in considerazione nei centri benessere e perfino inclusi nella progettazione di case pensate per il benessere.

Sesta postazione per il wellness sabbatico, per chi può permettersi un ritiro prolungato dalle attività quotidiane per ritrovare la forme fisica e mentale. Il sabbatico deve durare almeno 20 giorni ed è offerto nelle principali Spa, centri termali ed hotel di lusso (con la possibilità di lavorare dal posto, in caso di astinenza).

Al posto numero sette i trattamenti per la salute riproduttiva. Si fanno meno figli e le strategie per averli si intensificano. Meditazione, cibi salutari, attività fisica mirata, test per la fertilità connessi con App e smartphone che includono la conta della ‘riserva ovarica’, congelamento ovuli (che crescerà del 25% nei prossimi due anni) e così via.

All’ottavo posto dei trend del wellness 2020 del Global Wellness Institute la musica per il benessere. Dalla musico-terapia (ne bastano 78 minuti al dì per migliorare il benessere mentale, secondo la British Academy of Sound Therapy), al suono del Gong per calmare l’ansia, dalle tracce musicali per sessioni di mega-meditazione fino alla musica di precisione con l’aiuto di nuove tecnologie applicate con il supporto di neuro scienziati.

Al nono posto gli analisti inseriscono l’importanza della scienza dietro le industrie. Nel mondo wellness è pieno di fake, elisir miracolosi e frodi. Gli analisti citano lo ‘sproporzionato ‘ successo del sito internet Goop di Gwyneth Paltrow, che vende delle sue uova vaginali alle candele profumate di odori corporei come mezzi per stare bene (con un giro d’affari che si avvicina ai 250 milioni di dollari) . Cosa fa davvero bene? Il settore del wellness ha grande bisogno di maggiori prove scientifiche e regole tanto che gli studi in corso rientrano nella nuova classifica.

Al decimo posto: Terme di Relilax Boutique Hotel & SPA a Montegrotto – Lo stress e il superlavoro possono causare dolori, malessere, insonnia. Qui, grazie alle cure termali e al medico in sede, si possono affrontare e può bastare un weekend per sentirsi già meglio. Merito anche della conduzione familiare e dell’atmosfera rilassante, unite al lusso pacato tipico del Relilax. Un’ultima nota sulle opzioni food: se scegliete la versione light – detox, è comunque top.

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“GLI ABITI E I GIOIELLI CHE HANNO CREATO LO ‘STILE MILANO’

In mostra a Palazzo Morando cambiamenti ed evoluzioni dagli anni ’50

Ogni città ha il suo stile e Milano, con la sua sobrietà, fatta di capi impeccabili e dettagli preziosi, frutto di alta artigianalità, è la capitale della moda: la mostra ‘Stile Milano’, aperta a palazzo Morando, dal 21 gennaio al 29 marzo, racconta come lo è diventata, grazie ad artigiani, spesso donne, che hanno permesso la nascita dei grandi brand.

Le ‘Storie di eleganza’ della mostra ideata da Mara Cappelletti, curata dalla stessa Cappelletti e Cristina Ongania con la collaborazione di Anna Cecilia Russo, uniscono il mondo dell’abito e del gioiello made in Milano sottolineando lo stretto legame che esiste tra il vestito e l’ornamento dagli anni Cinquanta a oggi. Dal dopoguerra in poi le sartorie, da Biki a Jole Veneziani, e i gioiellieri milanesi, da Buccellati a Cusi, da Faraone a Calderoni, hanno creato per le loro clienti abiti e gioielli personalizzati che esprimono un lusso non gridato ma ricercato e ‘su misura’. E nel 1952 le Case di Moda di Jole Veneziani, Vanna, Noberasko, Germana Marucelli, partecipando alla storica sfilata della sala bianca di Palazzo Pitti a Firenze, contribuiscono alla nascita dell’Alta Moda Italiana.

Two models in dresses designed by Jole Veneziani, 1956, Courtesy The Art Archive, Mondadori Portfolio, Electa Uno degli ‘ensemble’ in mostra al V&A-Victoria and Albert Museum di Londra in occasione della mostra dedicata all’ apporto che l’Italia ha dato al mondo della moda dalla Seconda guerra mondiale a oggi, Londra, 16 Marzo 2014.

Contemporaneamente nascono e prosperano altri atelier milanesi come Fercioni, Giuseppina Tizzoni, Ferrario, Selia, Pirovano, Biki e Gigliola Curiel. Questa – per le curatrici – è l’origine di ciò che eleggerà Milano capitale della moda.

La creatività non è solo nella realizzazione di oggetti, ma anche nel modo di indossarli, nella comunicazione, nel giornalismo, come mostra la ricerca svolta dalle curatrici in diversi archivi privati e pubblici, come quello del Gruppo Rcs e della Rai, dove sono state raccolte memorie, documenti e testimonianze delle sartorie e dei gioiellieri, la cui storia si interseca con quella delle famiglie milanesi.

 “La collaborazione con il Centro di Produzione Rai di Milano – spiega Cappelletti – ha permesso una ricostruzione e un’interpretazione dello stile, rendendo accessibile al pubblico un percorso che riporta nel presente quello che era la realtà dei diversi periodi del passato riguardante la città e i suoi personaggi. La ricerca ha permesso anche di rileggere, attraverso alcune delle penne più ironiche, intelligenti e fantasiose del giornalismo italiano, tra cui Camilla Cederna, Lina Sotis e Marisa Rusconi, i modi e le mode dell’uso e dell’acquisto del gioiello sullo sfondo degli avvenimenti sociali ed economici che hanno, in maniera diretta o indiretta, contribuito ai cambiamenti dello stile dal dopoguerra al giorno d’oggi”.

Ed ecco nell’allestimento, ideato da Maurizio Favetta e Antonio Pio Giovanditto, sfilare il boom degli anni ’50, i rivoluzionari anni ’60, gli anni di piombo, la spensieratezza degli anni ’80, il pop degli anni ’90 e il nuovo millennio.

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La lana di pecora delle antiche razze: da Vittorio Veneto alla fashion week di Milano

VITTORIO VENETO – Coperte in edizione limitata prodotte dal Lanificio Bottoli, e con il nome di Vittorio Veneto riportato nell’etichetta, nelle mani di Irama, i Negramaro, Andrea Pirlo, Carolina Daur, Pelayo Diaz e di altri importanti ospiti della maison Etro durante la Fashion Week a Milano. «Vittorio Veneto e il Veneto non sono solo territorio di prosecco, ma anche di moda» sottolinea Roberto Bottoli che dal 1978 porta avanti l’attività che venne fondata dai suoi avi nel 1861.

L’imprenditore vittoriese ha fortemente voluto che il nome della città comparisse su queste coperte. «Per questo progetto – sottolinea -, tutta l’azienda ha lavorato molto duro e questo risultato è importante soprattutto per i giovani che hanno deciso di lavorare con noi e che vedono il prodotto da loro creato in mano a personaggi famosi».

L’azienda vittoriese, specializzata nella produzione di filati made in Italy, è stata scelta dallo stilista Etro per una nuova collaborazione. «Per la prima volta nella storia della maison, un grande marchio come Etro ha dato visibilità ad un fornitore, affiancando il suo marchio al nostro – racconta Ettore Bottoli -. Etro ci ha scelto per la produzione di 550 coperte ecologiche esclusive».

Le coperte sono state realizzate con lana di pecora delle antiche razze Sopravvissana e Gentile di Puglia. “Abbiamo lavorato con il Lanificio Bottoli per realizzare una coperta in edizione limitata: 550 esemplari in 100% lana merinos italiana nei colori del vello naturale. La lana, tosata sull’Appennino, è stata filata e tessuta a Vittorio Veneto” si legge nell’etichetta.

«Espressamente abbiamo chiesto che venisse menzionata la sede del lanificio» precisa Roberto Bottoli. Il lanificio ha deciso di puntare su prodotti made in Italy, recuperando anche antichi filati che rischiavano con il tempo di scomparire.

«Molte azienda – conclude l’imprenditore – hanno scelto di delocalizzare, altre di vendere. Noi abbiamo puntato sul vero made in Italy, made in Veneto per l’esattezza, e sulla qualità del nostro prodotto. Farci apprezzare da una delle più famose case di moda ci rende orgogliosi. E ci dà anche l’energia per continuare in un mondo dove la concorrenza sleale cinese, e purtroppo anche di alcuni lanifici italiani, rende sempre più difficile la sopravvivenza di aziende come la nostra».

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Sartoria d’eccezione: Latorre

La Sartoria Latorre nasceva nel lontano 1965; era una piccola impresa locale, fondata da Michele Latorre, che inizialmente creava abiti su misura. Negli anni, Michele acquisiva maturità ed esperienza, lavorando dapprima per clienti locali, nel suo piccolo laboratorio artigianale a Locorotondo, delizioso borgo nel cuore della Valle d’Itria, in Puglia.

Ma il suo sguardo lungimirante e la sua curiosità imprenditoriale lo portavano oltre le mura del suo paese, verso quell’alta sartoria che faceva del Made in Italy una forza internazionale.

La sartoria napoletana, per esempio, è sempre stata per Michele un punto di riferimento fondamentale; ed è da questa ispirazioni che partono, ancora oggi, le sue creazioni, apprezzate, ormai dopo tanti anni, non solo più a livello locale. I suoi figli (Vito, Alberto, Luciano ed Alessio) hanno saputo far tesoro dell’esperienza paterna, accordandola con un nuovo spirito imprenditoriale, giovane e frizzante, ma con un occhio sempre rivolto alla manualità del classico metodo sartoriale, sinonimo di qualità e alta precisione.

I processi produttivi della Sartoria Latorre sono molteplici, provenienti dall’antica tradizione di una sartoria d’altri tempi. Ago, filo e ditale: sono l’anima del loro lavoro, cuore insostitubile di un lavoro meticoloso e sopraffino; questi oggetti, semplici e fondamentali, si sono evoluti negli anni, attraverso un connubio tra tradizione ed innovazione.

L’utilizzo di tecnologie ultra moderne da mani sapienti garantiscono una produzione sartoriale, che mira alla perfezione. Un capo Latorre si riconosce dalla vestibilità, dai dettagli numerosi ed ineccepibili, dall’eleganza di un capo creato su misura, tutti ingredienti fondamentali per uno stile unico e al passo coi tempi.

I migliori tessuti, finiture curate nei minimi dettagli, una cura meticolosa nella scelta degli accostamenti, una perfetta vestibilità: questa è la Sartoria Latorre. Oggi la Sartoria Latorre è orgogliosa di realizzare i suoi capi totalmente in Italia, in quella che un tempo era una piccola impresa a conduzione familiare, a Locorotondo, dove ora circa 150 operai specializzati creano capi unici e di altissima qualità.

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Dalle docce intelligenti attinenti allo stress alle vasche da bagno artistiche – Ecco come si sono evoluti i bagni moderni per offrire un senso di benessere

È l’unico posto nella casa in cui una persona può davvero essere sola, per indulgere in riti che leniscono, riposano e ripristinano. Quindi, nel progettare progetti di lusso per i suoi clienti, la designer di Rowena Gonzales, di Liquid Interiors, cerca ogni opportunità per incorporare elementi di benessere che nutrono e ispirano.

Bagni che sono fuori dall’ordinario portando un’atmosfera di spa in casa, rendono il benessere un’esperienza quotidiana, piuttosto che un lusso, dice: Antoine Besseyre Des Horts, vicepresidente del design presso Lixil Water Technology Asia, concorda sul fatto che l’elevato ruolo del bagno di un tempo umile ha alimentato la domanda di prodotti per il benessere che supportano le nostre esigenze di vita in modo sano, responsabile e bello.

Per soddisfare tali criteri, afferma, il bagno moderno “deve essere facile da usare e pulito, ergonomico, sicuro, fornire un senso di benessere ed esprimere il proprio stile personale”.

Specialmente, sottolinea il designer, il bagno è un’altra area della casa in cui i confini tradizionali si stanno dissolvendo. Proprio come la cucina si è fusa con il soggiorno per creare un nuovo spazio sociale, il bagno si fonde sempre di più con la camera da letto per formare un rifugio privato. Ciò richiede una maggiore attenzione al design, in modo che l’illuminazione, i colori e i materiali scelti riflettano lo stato mutevole della stanza.

Se hanno spazio, molte persone vogliono ancora una vasca da bagno in modo da poter lussureggiare ininterrottamente in un lungo bagno caldo. Le vasche da bagno dal design ergonomico offrono il massimo del comfort e non c’è dubbio sul fascino visivo di una vasca autoportante glamour, come la sinuosa vasca da bagno Veil di Kohler, o il richiamo di un bagno giapponese ispirato alla sorgente di acqua calda nelle nuove linee INAX S600 e S400 , lanciato a livello globale alla Milano Design Week 2019.

Questo non è l’unico modo per godersi una sessione di idroterapia riparativa a casa ora che le esperienze spa sono integrate nelle docce.

Il nuovo sistema doccia Euphoria Smart Control di Grohe, ad esempio, ti consente di personalizzare la tua esperienza con il semplice tocco di un pulsante. “A seconda del tuo umore o dell’ora del giorno, puoi scegliere uno spray potente e corroborante per un inizio energizzante al mattino o rilassarti con uno spray rilassante, morbido come la pioggia estiva”, dice Besseyre Des Horts. La tecnologia assicura che la temperatura dell’acqua rimanga esattamente come piace a te.

Per ottenere l’atmosfera rilassante desiderata e soddisfare la necessità di maggiore comodità e comfort nel bagno, tutto nello spazio dovrebbe essere intuitivo e facile da usare. “Non devi dover giocherellare con controlli diversi”, sottolinea.

In termini di colori, il bianco è pulito, minimal, elegante e senza tempo. Ma con il comfort, un obiettivo generale del design del bagno, emergono trame morbide come finiture in venature del legno, tonalità della terra e ceramica mentre i proprietari di case cercano di fare una dichiarazione forte nel loro ritiro privato.

Nel frattempo, Kohler sta definendo “la rinascita dei colori” la principale tendenza per il bagno del momento. Il marchio riporta la continua domanda per la sua gamma di servizi igienici, vasche e vanità neri, ma coloro che non sono in grado di fare un passo così grande possono sempre immergere il dito del piede nel colore semplicemente cambiando le rubinetterie.

Clutter è un killer della passione, e in nessun luogo più che in un bagno. Il comodo vano portaoggetti nel cassetto progettato per accessori per il trucco e la rasatura dei capelli tiene fuori dalla vista le necessità quotidiane, mentre è a portata di mano. Per semplificare l’aspetto, nascondi i punti di potere all’interno dell’armadietto.

Per finire, aggiungi le piccole cose che faranno la differenza. Asciugamani di alta qualità, soffici, splendido sapone per le mani e prodotti per il bagno, coccole per il corpo e l’uso di candele e diffusori profumati trasformeranno il bagno di casa in una lussuosa esperienza spa.

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Eco-lusso da città: ecco la nuova bici elettrica Carrer

Ecologica, Elegante ed Elettrica. Sono queste le tre E per la nuova bicicletta made in Italy di Carrer, che mantiene il cuore di legno (il telaio, unico e artigianale) e un’anima moderna e tecnologica.

Una bicicletta interamente Made in Italy, perfetta per la città, a cui è stato aggiunto il motore tedesco Ansmann, unico componente estero.

Dopo le prime e-bike Carrer arrivate nel mercato nel 2016, la ricerca è stata indirizzata verso un motore elettrico performante, capace di maggiore autonomia rispetto ai modelli precedenti. La e-bike Carrer è utile a chi vuole muoversi in città o percorrere tragitti lunghi senza grandi sforzi. La nuova versione elettrica è applicabile a tutti i modelli di city bike: Bibione, Valgrande e Venezia. Il motore non compromette il design sinuoso delle linee: è celato in una elegante borsa artigianale in cuoio italiano conciato al vegetale e tamponato a mano.

La bicicletta CarrerBikes si caratterizza per il perfetto equilibrio tra tradizione e innovazione, la sicurezza e le ottime prestazioni di guida.

CarrerBikes è il marchio italiano di biciclette di design che unisce tecnologia a un telaio in legno realizzato a mano da maestri d’ascia. L’unica bicicletta in legno al mondo costruita in un cantiere nautico, dove la conoscenza dei materiali e la lavorazione del legno hanno raggiunto i livelli massimi di performance e bellezza.

Ausmann e telaio fatto a mano in legno di rovere da Maestri d’Ascia veneti. Sella Brooks, manubrio Metropolis, ruote artigianali Pippowheels, borsa in cuoio personalizzata Bambulé

Fonte:carrer

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SENTIER: “Non si può descrivere la passione, la si può solo vivere”.

In un momento dove non serve più nulla e tutti hanno tutto, anche un paio di babbucce può fare la differenza. L’azienda trevigiana Sentier propone la sua collezione rispettano tradizioni e territorio. Totalmente Made In Italy, un tempo si realizzavano in casa, con stoffe di recupero di vecchi abiti dismessi ed utilizzando come suola vecchi copertoni di bicicletta, e oggi come allora sono realizzate artigianalmente per Sentier con stoffe selezionate di alta qualità, cucite e confezionate interamente a mano evitando l’uso di colla. La suola in gomma riciclabile, trapuntata con filo cerato, riproduce fedelmente il vecchio copertone di bicicletta.

Credo in un artigianato rinnovato e capace di mantenere intatta la propria identità nel tempo», racconta la fondatrice di Sentier, ex buyer di moda che nel 2007 ha creato la sua piccola azienda specializzata in scarpe per la montagna: le mitologiche pedule, realizzate interamente a mano da una famiglia di artigiani di Montebelluna, la patria di questo genere di calzature.

Tutto è iniziato grazie all’incontro con il marito Nicola, vigile del fuoco, che ha ispirato e supportato il progetto. «Mi ero innamorata  di un suo paio di pedule acquistate più di 30 anni prima: ormai introvabili. Dopo molti mesi di ricerca, però, finalmente sono riuscita a rintracciare l’artigiano che le aveva “prodotte” con le proprie mani e che, ritrovando le forme ormai dimenticate da tempo, è riuscito a creare prima il mio 37 e poi una piccola collezione da distribuire nelle località turistiche montane, il mio primo cliente a Cortina d’Ampezzo, oggi Sentier è presente nel mondo e accanto alle pedule, vendono le tradizionali babbucce friulane.

Nell’ultimo anno è stato inaugurato anche l’e-commerce “fatto su ordinazione”, che permette da un lato di soddisfare i clienti più lontani geograficamente ma anche di supportare i punti vendita già esistenti. «Il tutto spiegano perseguendo l’obiettivo principale, ossia contribuire a salvaguardare il nostro artigianato, specialmente nell’era della delocalizzazione, della produzione e globalizzazione di prodotti che risultano senza “anima”.