DIOR A VENEZIA, INTRAMONTABILI ELEGANZE

Christian Dior a Venezia 1951, un anno magico. Gli scorci più intriganti della città erano coprotagonisti dalla campagna che in tutto il mondo diffondeva le proposte del sarto più popolare del momento.

“Intramontabili eleganze. Dior a Venezia” è il titolo della mostra fotografica, a cura di Vittorio Pavan e di Luca Del Prete, dedicata al grande couturier francese e al suo legame con Venezia, dal 12 aprile al 3 novembre nel Museo Villa Pisani, a Stra (Riviera del Brenta).

Sempre nel 1951, il 3 settembre, si celebrava a Palazzo Labia il “Ballo del Secolo”, quel Bal Oriental voluto da Don Carlos de Beistegui y de Yturbe, che richiamò mille protagonisti del jet set. Un ballo in maschera che impegnò Dior con Dalì, il giovane Pierre Cardin, Nina Ricci e altri, come creatori dei costumi per gli ospiti. Un evento che mostrò al mondo i fasti del Settecento veneziano. Testimoni di entrambi gli eventi furono i fotografi di Cameraphoto, l’agenzia fotografica veneziana fondata nel ’46 da Dino Jarach, che in quegli anni documentava tutto ciò che di speciale accadeva a Venezia e oltre. Per volontà di Vittorio Pavan, attuale conservatore dell’imponente Archivio di Cameraphoto (la parte storica vanta oltre 300mila negativi schedati) e di Daniele Ferrara, direttore del Polo Museale Veneto, le immagini di quei due eventi vengono ora esposte al pubblico a Villa Nazionale Pisani, a Stra, la “regina” delle Ville Venete, impreziosita dagli affreschi di Giambattista Tiepolo. Artista che dominò, dai soffitti di Palazzo Labia, la memorabile festa del 1951.

Per la mostra Pavan ha selezionato 40 immagini della collezione messa in scena a Venezia da Dior. In quegli anni ogni sfilata presentava poco meno di 200 modelli. Dior era l’idolo della moda del dopoguerra. Le sue collezioni erano attese dal mondo. Si valuta che solo per vedere e acquistare le sue proposte sorvolassero l’Oceano, ogni anno, 25mila persone.

Ogni suo cambiamento di linea e ogni stagione ne imponeva uno, che veniva accolto con entusiasmo o con critiche feroci. Ma nessuna donna che volesse essere alla moda poteva ignorare i dettami del couturier parigino di Avenue Montaigne, dalla maison nata da appena 5 anni che impegnava già un migliaio di collaboratori.

Il suo New look dominava la moda. Nel 1950 aveva imposto la Linea Verticale, nel ’51 – come documentano le immagini esposte a Villa Pisani – la donna non poteva che vestire in Ovale: spalle arrotondate e maniche a raglan, tessuti modellati come una seconda pelle. Complemento indispensabile, il cappellino, per cui Dior si ispirò, quell’anno, ai copricapi dei coolies, alla cinese quindi. Per l’autunno creò invece la linea “Princesse” in cui la vita dava l’illusione di estendersi sotto al seno. Nelle immagini di Cameraphoto le belle modelle vestite da Dior duettano con Venezia. La mostra ha l’obiettivo di contribuire alla valorizzazione dell’archivio fotografico Cameraphoto, dichiarato di eccezionale interesse culturale dal Mibac.

Il secondo nucleo della mostra è dedicato al Gran Ballo di Palazzo Labia, per il quale il 3 settembre a Venezia giunsero da tutto il mondo mille invitati doc, su invito di don Carlos, popolare come Il Conte di Montecristo. Dior, con giovani sarti e con Dalì, creò abiti ispirati al Settecento di Goldoni e Casanova per i Duchi di Windsor, i Grandi di Spagna, l’Aga Khan III, il Re Faruq d’Egitto, Winston Churchill, re, principi e principesse, milionari, artisti, stilisti come Balenciaga e Schiaparelli, protagonisti del jet set come Barbara Hutton, Orson Welles, Daisy Fellowes, Cecil Beaton, i Polignac, Rothschild. Ad accoglierli Don Carlos svettante su platform alte 40 centimetri, abbigliato da Re Sole. Erede di un’immensa fortuna creata in Messico, viveva tra Parigi, dove possedeva una casa disegnata da Le Courbusier e decorata da Dalì, e un castello di campagna. Aveva acquistato e restaurato Palazzo Labia ed ora lo offriva ai suoi amici.

L’uomo glamour e trendy non rinuncia mai all’orologio giusto

Elegante e sofisticato, sportivo o di foggia militare, prezioso o firmato per l’uomo l’orologio è un oggetto quasi di culto, un simbolo di personalità qualcosa che dice tanto su chi lo indossa.

L’orologio è, per eccellenza, l’ornamento dell’uomo. Pensare che l’ora la si può leggere sul cellulare, è come andare in giro in infradito. Tutto l’anno.

Non si può discutere su quanto sia più elegante girare il braccio e far uscire dal polsino il quadrante dell’orologio, piuttosto che frugare nelle tasche e tirare fuori il cellulare.

Partendo da questo presupposto, la domanda è “perché un uomo non può avere un solo orologio?”

In realtà è molto semplice: possedere un solo orologio, è come possedere solo un paio di scarpe! (oltre alle infradito)

Quell’unico paio non potrà mai essere perfetto per ogni occasione! Indosseresti delle scarpe da trekking con uno smoking? No di certo!

Un orologio, immagine di status symbol per l’uomo molto più che per il sesso opposto, non può essere da meno, e quindi puoi indossare con uno smoking lo stesso orologio che indossi per andare al mare? Penso proprio di no!

Un uso quotidiano, un evento elegante, l’attività sportiva… ogni occasione richiede un diverso tipo di scarpa, e quindi anche un diverso orologio.

VEDIAMO QUALI SONO GLI OROLOGI CON CUI BISOGNA COMINCIARE UNA COLLEZIONE.

1.La prima scelta da affrontare è sicuramente un orologio di uso quotidiano, che si possa abbinare sia a uno stile più casual, per il tempo libero, e a uno più formale, per il lavoro. Deve trattarsi di un orologio preciso, resistente, duraturo, adatto insomma ad una vita piuttosto stressante!

2. Il secondo orologio che dovrebbe entrare nella collezione di ogni uomo è sicuramente un modello sportivo e multifunzionale. Anche in questo caso occorre un orologio che sia duraturo, resistente, solido affidabile, insomma un valido compagno di avventura.

Esistono vari tipo di orologio con molteplici funzioni specifiche,altimetro, profondimetro, ghiera diver… Devi solo decidere quali funzioni sono importanti per te e per le tue attività.

3. Per le occasioni più eleganti occorre invece un orologio più rappresentativo. In questi casi è fondamentale l’abbinamento del cinturino agli altri accessori in cuoio, che deve essere in pelle, senza cuciture, o con impunture sottili.

E’ l’occasione per sfoggiare gli heritage, gli automatici, gli orologi di famiglia. Insomma, è il momento di lasciare da parte le nuove tecnologie, e portare un orologio classico, magari proprio un pezzo di qualche vecchio zio.

DUNQUE UN UOMO DOVREBBE AVERE ALMENO TRE OROLOGI DIVERSI, UNO SPORTIVO, UNO ELEGANTE, E UNO PER L’USO QUOTIDIANO.

E poi andrebbero considerate le varianti di quadrante e di cinturino da abbinare allo stile della giornata, e perchè no, alla tendenza del momento. Ma di un minimo di tre orologi non si può proprio fare a meno, se si vuole avere un’immagine sempre perfetta per gli eventi e le occasioni a cui si partecipa.

Arriva il ponte più lungo di sempre: ecco tante idee look alle quali ispirarvi

…se non avete idea di cosa mettere in valigia. Che abbiate progettato un fine settimana al mare o una staycation cittadina, gli accessori faranno la differenza, per non sbagliare un look

Aprile porta una sorpresa molto gradita (per i fortunati che potranno approfittarne): una sequenza di festività che regaleranno un ponte della durata record di quasi dieci giorni. Sull’organizzazione delle vacanze di solito ci sono due scuole di pensiero: quella di chi organizza tutto in anticipo e nei dettagli e chi invece si lascia ispirare da un’idea last minute. Una sola variabile, di solito, lascia tutti impreparati: la valigia.

Perché qualcosa o manca o è addirittura spaiato se non completamente inadeguato al clima della nostra destinazione. Se poi siete dirette verso una meta glam le difficoltà aumentano perché oltre a pigiama e spazzolino d’ordinanza ci sono ottime probabilità che jeans e scarpe da tennis non saranno abbastanza chic. E di sbagliare abbinamento, poi, non se ne parla.

La soluzione? Portare capi versatili, in tonalità neutre e facilmente abbinabili tra loro, certo. E puntare tutto sugli accessori giusti: un brand come Eledor ad esempio, è perfetto per essere sicure di avere nella vostra borsa tutto ciò che serve. Nei suoi store, infatti, potrete completare qualsiasi outfit senza il rischio di fare errori di stile.

Le borse Eledor

Design e linee pulite. Ecco due elementi che caratterizzano le borse Eledor: chic senza esagerazioni, ma capaci di farsi notare, proprio come gli oggetti di design più riusciti. Lo stile è il punto di forza Niente eccessi, niente forme urlate, piuttosto il valore è dato dalle proporzioni e dai dettagli. Il risultato? Le borse rimangono impresse nella memoria, più per quello che sono realmente, che per il marchio.

Gli orecchini
Sono un altro tormentone di stagione. Meglio se dorati e dalle proporzioni maxi, devono farsi notare.

Gli occhiali da sole
Scegliete i cat-eye del momento: evitate la montatura grande da diva e optate per la versione slim. Decisamente più trendy.

Il foulard
Estremamente versatile, ormai non si indossa più al collo. Perfetto tra i capelli, per dare un twist anche all’hair style più semplice oppure annodato alla borsetta come dettaglio di stile in più.

Le ultraflat
Comode, easy e soprattutto ideali anche la sera. Ebbene si, sfoggiare tacchi altissimi dopo il tramonto non è più un diktat. Così le ciabattine (ricamate, intrecciate, con dettagli speciali insomma) sono perfette 24/7.

Maxicappello
Che siate al mare o in città poco importa: la fine di Aprile di solito coincide con l’inizio ufficiale della bella stagione. E i raggi del sole di quel periodo sono i più insidiosi proprio perché spesso sottovalutati. Fondamentale schermarsi, quindi, ma con stile.

Fermacapelli
Fino a poco tempo fa considerate un accessorio da scolarette, ora si sono trasformate in vero e proprio must have. Tartaruga o decorate da perle, a forma di barretta oppure di fiore, l’importante è sfoggiarne almeno una.

“La creativita’, vuole coraggio”.

Pennelli, tempera e tavolozza non sono gli unici strumenti che permettono di fare arte. Giulia Varotto ne è la dimostrazione: la floral designer di Teolo riesce infatti a utilizzare fiori e non solo per creare delle composizioni che lasciano tutti a bocca aperta.

Abbiamo avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con Giulia una fiorista tutta padovana per farci raccontare come nasce il suo business Rosa Rosae e tanto altro ancora.

Quando nasce la tua passione per i fiori?

La mia passione per i fiori nasce praticamente da sempre, dopo 11 anni di lavoro come dipendente, desideravo ardentemente di aprire qualcosa di mio, nel Settembre 2018 ci sono riuscita.

Cosa vuol dire per te essere una Flower Designer?

Essere una flower designer vuol dire riuscire a costruire una sorta di scenografia, da un singolo prodotto ad un evento, creando qualcosa che regali emozioni e sensazioni curando ogni singolo dettaglio.

Qual è il tuo stile?

Non lo descriverei perchè muta continuamente, amo il rispetto delle composizioni nella percezione più naturale. Però sono felice quando mi dicono di riconoscere un mio lavoro semplicemente da una foto e, questo mi lusinga molto.

Il tuo cavallo di battaglia?

Le mie cappelliere, sono un oggetto molto raffinato.

Come tieni la tua creatività sempre allenata? C’è qualcosa o qualcuno da cui prendi ispirazione?

Prendo ispirazione dalla bellezza della natura che si dimostra in maniera diversa per ogni stagione. C’è tanta abbondanza, così tante varietà di fiori in tutti il mondo che mantenere viva la mia creatività è abbastanza facile. Mi piace anche inserire all’interno delle mie composizioni degli elementi inaspettati, inoltre sono grata al mio maestro Luigi Modolo.

Quali gli obiettivi finora raggiunti?

Sono molto felice di quello che ho messo in piedi da sola. Per il prossimo futuro mi piacerebbe raggiungere un obiettivo nobile, che il mio logo Rosae Rosa rappresenti coerentemente i miei valori, facendolo diventare un brand impegnandomi per costruire qualcosa che possa essere unico e funzionale. La gente non acquista da un negozio perché è leader, acquista perché ha un prodotto migliore, in nessuna indagine di mercato le persone hanno mai detto “acquisto questo prodotto perché l’azienda è leader del settore”.

Il tuo rapporto con il mondo di internet e i social?

Internet, social network e smartphone, stanno cambiando il nostro modo di pensare e le nostre abitudini quotidiane in maniera radicale, li considero nella misura equilibrata che io mi pongo utili, ma non indispensabili, è possibile restare umani in un mondo tecnologico.

Giulia, Tre qualità per essere imprenditori oggi?

Innovazione, tenacia e molta perseveranza.

Tre cose che porteresti sullo spazio?

Il mio cane, la mia famiglia e il cellulare.

Il tuo rifugio?

Il mio negozio, un luogo capace di infondere calore, protezione, pace e serenità. 

Continua…..

Informazioni utili:

www.rosaerosa.it

mail: info@rosaerosa.it

SILENT-YACHTS Il futuro è elettrico!

Non c’è dubbio, il futuro della mobilità è elettrico. Sulla terra quanto sull’acqua. Ne sono pienamente convinti Michael and Heike Kohler, fondatori di Silent Yachts, un cantiere con base in Austria ma collaborazioni in tutto il mondo, Italia compresa.

Ormai 10 anni fa, nel 2009, i due furono artefici del progetto e della costruzione di SolarWave 46, un catamarano “full solar-powered”, ovvero a propulsione completamente elettrica ed energicamente autosufficiente grazie ai pannelli solari.

Con questo catamarano girarono per ogni mare per 5 anni di fila dimostrando non solo che era possibile non fermarsi a fare gasolio, ma anche che elettrico-solare non significava per forza viaggiare a velocità ridottissime e rinunciare a tutto ciò che a bordo consumi energia, a partire dall’aria condizionata.

Sul loro catamarano, infatti i 6-8 ospiti, che si sono avvicendati nel corso dei 5 anni di viaggio, hanno potuto usufruire dell’acqua prodotta dal dissalatore, dell’aria condizionata e del riscaldamento: tutto grazie alla sola energia del sole.

A valle di questa esperienza è nato Silent Yachts che, nell’estate scorsa, ha messo in acqua la sua prima imbarcazione, il Silent 55, a cui seguirà il Silent 79 sarà una barca che potrà navigare in totale autosufficienza energetica, con un’autonomia virtualmente infinita, senza emissioni inquinanti e nel più assoluto silenzio. Tutto ciò grazie ad una coppia di motori elettrici, da 50 a 250 KW a seconda della versione scelta, alimentati da batterie al litio di ultima generazione, le stesse impiegate dalla Tesla, per un totale di 240 kWh. Abbastanza da permettere una navigazione notturna di circa 100 miglia a 6/7 nodi, mentre un inverter da 15 kVA provvede alle utenze.

Durante il giorno 70 pannelli solari che ricoprono la tuga, con una capacità di picco di circa 25 kW, sono in grado di produrre e ridistribuire l’energia elettrica per le utenze e la ricarica delle batterie (a bordo c’è comunque un generatore d’emergenza).

Il Silent 79 è disponibile  anche nella versione Hibrid Power con una coppia di motori di 220 HP e due possibilità di personalizzazione. Il designer Marco Casali dello studio Too Design, al quale è stato commissionato il design degli interni e degli esterni, ha già elaborato proposte a 4 o 6 cabine, con letti matrimoniali o separati e con bagni “en suite”. Ovviamente su richiesta sono possibili ulteriori versioni, anche in virtù degli spazi e delle possibilità offerte dalla configurazione catamarano della barca, una configurazione quasi “obbligata”, sia per la superficie disponibile ad accogliere i pannelli solari che per la maggiore efficienza idrodinamica che consente di ridurre i consumi e renderli sostenibili con la produzione di energia solare a bordo che, comunque, è sempre limitata.

Prezzo previsto: 3,4 milioni di euro, ma con molti optional inclusi. Certo non sono pochi, anche se stiamo parlando quasi di un superyacht. E poi ricordiamoci che si tratta pur sempre di una barca estremamente innovativa, sicuramente dal punto di vista tecnologico, ma anche perché rappresenta un nuovo modo di navigare, ecologico, senza rumore e emissioni, con autonomia praticamente infinita…non dimentichiamo, però, di fare cambusa.

Per informazioni: www.silent-yachts.com

“Le borse sono i nuovi gioielli, chiudi gli occhi e vedrai la bellezza”.

É una storia sorprendente: la storia di un’amicizia di vent’anni, di un’avventura imprenditoriale e di un’evoluzione. È la storia di un piccolo laboratorio di sartoria, ora diventato un brand d’alta moda grazie al lavoro di Elena Rigon e di Dorella Bicego che hanno deciso di unire le loro sinergie in questa nuova avventura imprenditoriale, facendo nascere ELEDOR una nuova realtà tutta al femminile.

Elena cos’è Eledor?

L’eccellenza, la cura e la qualità artigianale infondono ad ogni creazione il valore dell’eleganza oltre il tempo, destinata a durare per sempre, come il dettaglio distintivo che spicca su ogni borsa, quasi fosse un gioiello prezioso, insomma “il saper fare”.

Cosa significa essere imprenditori oggi?

Un antico proverbio giapponese dice “cadi sette volte, rialzati otto”. Un chiaro invito a non smettere mai di provarci, nonostante le difficoltà. Non importa quanto tempo impiegherai per raggiungere il tuo Sogno, se è veramente quello che vuoi, è tuo dovere crederci fino in fondo!

L’imprenditore è, prima di tutto, colui che ha fantasia e creatività, il significato del suo lavoro stà in questo: realizzare qualcosa che altri non fanno. Dare forma a quello che pensa e inventa, “ la creatività”, è questa la parola che fa la differenza.

Quali obiettivi volete raggiungere?

Desideriamo che il nostro brand venga riconosciuto e ricordato per la sua artigianalità, perché la ricerca dell’eccellenza non si ferma, non consente pause, non permette eccezioni. Richiede un lavoro quotidiano, perché si basa sui nostri valori, quelli che ogni giorno ci mettono alla prova, quelli che vediamo il tutto ciò che facciamo e che ci accade. Se qualcosa è importante per noi, l’ideale è lavorarci tutti i giorni, senza eccezioni, perché l’artigianalità è un linguaggio universale.

In cosa si riconosce Eledor?

Sicuramente per l’alta qualità! La fattura delle collezioni che è controllata in ogni sua fase di lavorazione: dalla creatività alla concia e al taglio delle pelli, per arrivare al prodotto finito. Eledor è sempre alla ricerca di prodotti unici, dall’anima artigianale e realizzati su misura.

Elena ci dice tre valori “Made in  Italy” che la vostra azienda traspone nei prodotti?

Creatività, Artigianalità e Contemporaneità, queste sono le caratteristiche che per noi rispecchiano il “Made in Italy”, in aggiunta il processo stesso di creazione delle nostre collezioni, partendo da materie prime eccellenti, rispecchia tutta la tradizione artigianale, l’arte del bello e l’attenzione al dettaglio che fa la differenza in tutte le cose ben fatte.

Tre cose che non può rinunciare?

In primis il mio cellulare, è fondamentale devo essere sempre connessa, le scarpe da ginnastica per la comodità e la praticità e, infine le foto delle mie montagne trentine.

La comunicazione e internet?

Per una azienda la comunicazione è indispensabile, è un piccolo ecosistema che cresce all’interno di un mercato più vasto, grazie alle risorse umane che la compongono. Una buona comunicazione è fondamentale per migliorare l’efficienza della nostra azienda e le sue possibilità di crescita in un mercato che richiede sempre maggiori competenze e professionalità. E’doveroso trasmetterle a livello comunicativo in modo che vengano riconosciute e si affermino nel mercato Nazionale ed Internazionale.

Che voto darebbe alla vostra azienda?

Un 7+, abbiamo fatto tante cose e abbiamo anche commesso degli errori, ma siamo convinte che la strada intrapresa ci possa permettere di riuscire a trasmettere e ricevere valore!

Continua…….

Indirizzi utili:

www.eledor.it

mail:shop@eledor.it

The Grand House.

A Roma soggiornare in case private con servizi da hotel di lusso

Né grande hotel né casa privata. Ma qualcosa a metà tra i due, che include caratteristiche di entrambi mettendo a punto una nuova forma di ospitalità. “Nel mondo non esiste una cosa del genere, solo qualche esperienza isolata: un paio a Roma, qualcuna a Londra e a Parigi”. Insomma nulla che somigli al progetto The Grand House, ideato da Massimo e Maurizio Micangeli che mirano a imporsi come leader del settore a livello internazionale.

Eredi di una famiglia da sempre nel mondo dell’ospitalità – il nonno ebbe tra i suoi ospiti anche Re Vittorio Emanuele, il padre è stato lo storico presidente della mitica azienda alberghiera Ciga, e loro si occupano di alberghi all’estero – i due hanno dato seguito a un’esigenza personale e ne hanno fatto un format innovativo. Che mira a intercettare la domanda di quei viaggiatori (non solo low budget) che preferiscono soggiornare in appartamenti privati godendo dei comfort e dei servizi propri di un hotel di lusso. “Siamo convinti che ci sia una richiesta crescente e due anni di studi di fattibilità, interviste e verifiche ce lo confermano”.

The Grand House. Il progetto

L’idea nasce in aereo verso New York, “leggendo di un giornalista americano che ha vissuto per un anno in affitto con Air b&b, cambiando almeno una abitazione al mese” spiega Massimo “raccontava di case bellissime e incontri interessanti, ma anche di problemi ed esperienze negative, come sporcizia o malfunzionamenti, per cui Air b&b non è responsabile né interviene in nessun modo”. Cercando ha scoperto altre piattaforme simili, che sono solo intermediarie e non si occupano delle strutture, “non sanno neanche se le case sono pulite o no, non danno servizi, al massimo qualcuno consente di prenotare esperienze di vario tipo senza garantire nulla”. Da lì nasce la scintilla: “case con pulizia, vantaggi e servizi come quelli degli alberghi”. E oltre.

Il progetto è appena partito e a oggi include 7 case a Roma (ma il numero cresce con buon ritmo), tutte bellissime, dimore storiche e maisons particulières indimenticabili, in posizioni strategiche e con qualcosa di particolare come la vista negli angoli più belli della città o qualche elemento che le rende uniche, con una storia da raccontare che si può leggere nel ‘cahier de maison’ insieme a informazioni sul quartiere e i suoi dintorni. Uno degli omaggi che attende ogni ospite per rendere indimenticabile il soggiorno. Così come il ventaglio di extra di cui possono godere gli ospiti.

E a breve (il 9 maggio) inaugurerà anche The Grand Club, a via Arco della Fontanella, ovviamente in pieno centro, uno spazio aperto 24 ore al giorno in cui lasciare bagagli, fare check in e check out, ma anche fermarsi per un caffè o un drink, approfittare di un’area relax o delle postazioni internet, chiedere consigli o servizi.

Cosa è The Grand House?

Una collezione di appartamenti in cui soggiornare godendo dei servizi di un grande hotel. I servizi sono uno dei pilastri su cui si basa il progetto.

Che genere di servizi?

Di vario tipo. Partiamo da quelli base, come la pulizia quotidiana degli appartamenti: il nostro personale – qualificato e in divisa – ogni giorno si occupa della pulizia come in un hotel, rifare i letti e pulire ogni cosa nei momenti in cui gli ospiti non sono presenti, tutto organizzato e informatizzato.

E poi?

Tantissime cose. Per esempio il servizio di baby sitting: abbiamo un accordo con Le Cicogne, una struttura che ho testato più volte con i miei figli. E poi personal shopper, personal trainer, accompagnamento da e per l’aeroporto. Poi secondo le esigenze, dal frigo pieno, ai kit di cortesia per adulti e bambini, con i pannolini e il necessario per i più piccoli.

The Grand House: gli appartamenti

Che caratteristiche deve avere un appartamento per essere parte di Grand House?

Di due tipi, da una parte estetici: deve essere bello, particolare, caratteristico e in Centro Storico. Dall’altra strutturali: verifichiamo per esempio che la caldaia e tutti gli impianti siano in regola e perfettamente funzionanti. La selezione è molto lunga.

Fate anche interventi sulle case?

Non strutturali. Spesso cambiamo i materassi, installiamo il wifi o aggiungiamo un mobile dove riteniamo sia necessario. Poi ci occupiamo di alcune dotazioni: accappatoi, lenzuola, kit da bagno e caricabatterie, provvediamo a riempire il frigorifero per gli ospiti.

Le case devono essere libere?

Non è detto. Abbiamo qualche appartamento di persone che vivono in un’altra città o all’estero e che dunque si riservano di tenere qualche giorno per loro.

Quali sono i prezzi?

Da 380 euro a 2500 per un appartamento da 5 stanze, ideale anche per famiglie numerose, tutto incluso, eccetto la tassa di soggiorno. Decisamente meno di un albergo di lusso.

Ma voi quanto avete investito in questo progetto?

Per ora siamo sopra i 2 milioni di euro, principalmente per il personale, anche perché la struttura esiste da parecchi mesi prima della partenza, abbiamo investito in corsi di formazione, informatizzazione e creazione di piattaforme web per le prenotazioni e la gestione di tutti i processi, e poi in comunicazione, soprattutto orientata su canali di fascia (e costi) alti negli Stati Uniti.

Chi c’è dietro Grand House?

Grand House è una start up innovativa posseduta al 100% da una holding, Compagnia Grandi Alberghi. Tra i soci numerosi vengono dal mondo della cultura, dell’arte e dell’imprenditoria.

Ma questa è una nuova forma di turismo esclusivamente extralusso?

I numeri sono in crescita e le previsioni sono buone, non escludiamo, un domani, di fare due fasce di livello diverso. Gli studi dicono che ci sarà carenza di 5 stelle nei prossimi 10 anni e già nei prossimi 5 anni, solo dalla Cina, arriveranno migliaia di turisti alto spendenti, giovani e acculturati, che spesso hanno studiato in università occidentali che cercano vacanze ed esperienze. Per questo ci siamo concentrati sulla fascia alta, anche perché quando abbiamo cominciato piattaforme come Air b&b, che invece ora ha anche un upgrade, non la consideravano.

Come vi rapportate alla città?

Roma soffre un turismo che lascia ben poco, il nostro piccolo contributo è di fare rimanere più soldi alla città.

In che modo?

Cerchiamo di fare proposte interessanti per i turisti, stiamo lavorando molto sulle cose da fare e luoghi da visitare a Roma e nelle vicinanze. Perché non è raro che un turista da Roma vada a Pompei in giornata, ma mai a Viterbo.

Quali sono i punti critici?

C’è molto da fare per alzare la qualità, via Veneto nell’immaginario comune di un americano è ancora il luogo in cui andare a passeggiare e invece oggi non è più così attrattivo. Mancano tante cose: una persona molto ricca a Roma non sa come spendere i soldi.

www.thegrandhouse.com/it/

Il virtual training piace sempre di più

La lezione viene proiettata su megaschermi e la classe è trasportata in luoghi di grande impatto emozionale

Sei pronta per una seduta di yoga sulle spiagge della California? O preferirsci qualcosa di più tosto, come una lezione di cycling a New York? Ovviamente sempre seguita da trainer certificati e famosi.

È il virtual training proposto da alcune catene di palestre:la lezione viene proiettata su megaschermie la classe è trasportata in luoghi di grande impatto emozionale.

Il fenomeno piace ed è in crescita: secondo il Wexer Global Consumer Survey Report, la frequenza dei cyber-workout è più che raddoppiata negli ultimi tre anni, soprattutto da parte delle donne (64%). E il coinvolgimento è altissimo, al punto che, in media, questi corsi si frequentano tre volte a settimana.

È un’esperienza fortemente immersiva», conferma Luca Torresan, direttore marketing della catena McFit, che offre questo tipo di proposta, «Inoltre si ha a disposizione un ventaglio di lezioni molto ampio: dance, gag, Pilates, yoga, Bootcamp, funzionale, total body, bike… ogni gym activity ha il suo corso.

Un allenamento virtuale, che dà risultati reali perché richiede fiato, fatica e impegno come nei corsi tradizionali.

” I DETTAGLI NON SONO PER CHIUNQUE”

Gecko Hotel & Beach Club

Separata da Ibiza da poche miglia di mare aperto, Formentera, con le sue acque blu zaffiro e le infinite sabbie, è il luogo perfetto per ricalibrare la sua sorella più edonistica. Come uno dei pochi posti in cui soggiornare sulla piccola isola, questo affascinante hotel e beach club sfrutta al massimo la sua posizione privilegiata su Playa Migjorn, un idilliaco tratto di sabbia e mare di 10 km. Inizierai a decomprimere non appena scendi dalla barca al porto di La Savina, dove incontrerai uno dei Range Rover di Gecko che ti consegnerà direttamente alla piscina della club house in soli 15 minuti. La club house a pianta bassa del Gecko, le varie aree relax e il ristorante ne fanno l’emblema dell’eleganza balearica rilassata; una miscela di stile Riviera anni ’50 e minimalismo moderno corre in tutto l’hotel e le sue 30 camere. La svolta a stella è il Gecko Loft: una suite attico che si completa con vista sul Mediterraneo dalla sua terrazza privata, ideale per drink al tramonto e osservare le stelle.

Uno splendido hotel direttamente sulla spiaggia di Migjom per vivere l’isola di Formentera nella sua versione più tranquilla e chic. L’isola di Formentera può essere vissuta nel suo lato più romantico, tranquillo e naturalistico nel bel resort Gecko Beach Club, una hotel di grande charme, dallo stile moderno e chic, situato direttamente in riva al mare sulla bianca spiaggia di Migjom nella zona più tranquilla di Ca-Marì.

La struttura alberghiera è perfettamente inserita nella natura circostante, raffinata e contraddistinta in tutte le sue parti, dall’architettura agli arredi, dal colore bianco. Il resort offre una serie di servizi e di pacchetti completi, dai massaggi rigeneranti ai corsi di yoga, dal un ristorante di pregio alla possibilità di celebrare matrimoni e organizzare eventi in riva al mare, tutto permette di trascorrere delle vacanze rigeneranti in un vero paradiso.

Gecko Beach Club, infatti, accontenta i gusti della sua poliedrica clientela, si può godere dell’offerta gastronomica o trascorrere momenti di relax in giardino, o, i più romantici, possono passeggiare mano nella mano sulla spiaggia al chiaro di luna…

per maggiori informazioni www.geckobeachclub.com

RIMETTERE L’ ARTE AL CENTRO DELL’ ATTENZIONE

Il patrimonio artistico italiano è cosi vasto che talvolta è necessario riportare qualche capolavoro al centro dell’attenzione per non dimenticarlo. Come ha fatto Milano con il Ciclo di Orfeo, in passato attribuito al Grechetto che da una sala della Biblioteca Sormani è stato portato nella sala delle Cariatidi di Palazzo Reale e riallestito nell’originaria sequenza pensata per il palazzo Visconti di Via Monte Napoleone.

Le tele seicentesche che raffigurano l’universo animale e vegetale sono lo spunto per una mostra messa in scena con un riuscito effetto teatrale. Ma l’intento è quello di rilanciare la raccolta fondi per il restauro delle tele, di cui si vede qualche saggio, ammesso ai benefici fiscali dell’Art Bonus.

A proposito di restituzioni di beni monumentali, un caso esemplare è rappresentato dal Complesso conventuale di San Francesco a Lucca, dopo anni di abbandono è stato riconsegnato alla fruizione di cittadini e turisti dall’intervento della Cassa di Risparmio di Lucca. Ora ospita convegni, eventi culturali e concerti come quelli del Lucca Classica Music Festival, a fine aprile.

Complesso di San Francesco Lucca

Una raccolta museale non deve essere per forza immutabile, ma può diventare, come nel caso della Fondazione Querini Stampalia di Venezia, un museo vivo che continua ad accrescersi. In queste pagine raccontiamo l’ultima acquisizione: l’importante collezione di dipinti e sculture di Intesa Sanpaolo, esposta da novembre nelle sale ripensate dall’architetto Michele De Lucchi.

Fondazione Querini Stampalia Venezia