Aman lancia un marchio alberghiero focalizzato sul benessere ‘Janu’

Aman, il marchio di hotel di lusso è amato da oltre tre decenni. Per passare il tempo lontano dalla routine quotidiana di lavoro, affari, persone e affaticamento e quando vuoi la tranquillità nel posto più bello possibile senza che nessuno ti parli troppo, il lussuoso resort Aman è il posto che fa per te. Tuttavia, questa società alberghiera, considerata la società alberghiera più lussuosa del mondo, sta ora lanciando un secondo marchio chiamato Janu. La struttura manterrà i suoi principi fondamentali di lusso, opulenza e design straordinario nelle sue proprietà, sebbene ciò che cambia (molti diranno in meglio) è che questa sorella minore è molto più vivace e molto meno isolata esperienza di viaggio che lo rende adatto a una generazione più giovane a cui non dispiacerebbe le conversazioni sane e le amicizie che spesso iniziano nei viaggi. Janu differisce da Aman con un’enfasi sul “benessere sociale”, un pensiero che mira a riunire connessione e comunità sotto lo stesso tetto. 

Come hanno intenzione di farlo accadere? Bene per cominciare, ci sono lezioni di fitness incentrate sul gruppo e spazi pubblici in cui incontrare e impegnarsi in conversazioni diventa favorevole. Si parla di tour di street art guidati da proprietà o in una serie di ristoranti e bar, alcuni dei quali avranno DJ e spettacoli dal vivo per tutta la settimana. Offrono anche camere più grandi anche se le loro tariffe premium rimangono invariate qui.

Janu aprirà a Tokyo, Sveti Stefan, Montenegro e Al Ula, Arabia Saudita. Rispetto al prezzo medio di Aman di € 1.400 a notte, Janu fluttuerà nella gamma di € 1.000 a notte.

“La Bolla che parla di noi: Borgo Veritas”

#Borgo Veritas è una realtà aziendale in equilibrio tra tradizione e modernità, è in grado di consegnare l’eccellenza dei suoi prodotti ai suoi clienti. L’impegno profuso nelle attività di cantina e l’attenta selezione delle uve, ha portato questa azienda a distinguersi nel tempo, producono una Ribolla Gialla da emozione.

Noi di MadeRural abbiamo fatto proprio così, abbiamo incontrato Valentina Greguol, resp.commerciale Italia di Borgo Veritas, azienda che fa capo a Leonardo Mascherin (fondatore), discende da una famiglia di agricoltori da 5 generazioni, per farci raccontare e rispondere alle nostre domande.

*Valentina, perché comprare i vostri vini?

I nostri vini raccontano la nostra storia e quella della nostra terra, cerchiamo di versare storia nei calici, perché il nostro concetto di concepire il vino ci porta a misurarci sempre con le sfide sempre più difficile del mercato, perché in viticoltura non ci sono formule strabilianti, ne ricette preconfezionate, ma esistono ragionamenti che conducono a costruirsi ogni giorno a stretto contatto con la vigna, un’idea che porti al risultato finale: qualità.

*Il vostro cavallo di battaglia?

La Ribolla Gialla spumatizzato, è un’esplosione di fragranza e, se permettete noi aggiungiamo: al primo impatto gustativo si ha una piacevolissima ed emozionante esplosione, elegante.

Le emozioni ci spingono all’azione; ci fanno ridere, gridare e piangere, ci inducono a parlare, condividere e fare acquisti. Oggi più che mai non beviamo vino per alimentarci, per scaldarci, per curarci o altro, beviamo vino per conoscere, emozionarci, condividere, il vino bisogna conoscerlo (di persona).

www.borgoveritas.com

BOUTIQUE CON STANZA. I NEGOZI DOVE FERMARSI A DORMIRE

Dalla libreria alla panetteria, fino ai concept store di lusso: i negozi più chic del mondo accolgono i clienti anche dopo l’orario di chiusura. Con camere di design esclusive.

C’è una tendenza tutta nuova nella ricezione turistica italiana e internazionale che nasce dal bisogno di offrire ai clienti degli alberghi (e ai viaggiatori in generale) un’esperienza in più, qualcosa di davvero unico: sono le boutique con le stanze incorporate, oppure le stanze con boutique annesse, mettetela come volete. Allora, in Scozia si pernotta sopra a una vera libreria e, intanto, si possono vendere libri e gestire il negozio. A Barcellona, nel quartiere chic di Eixample, invece, la panetteria è gourmet, ma è pure hotel di design. Come anche a Milano: da Pandenus si mangiano ottime pagnotte e si dorme in locanda (per esempio nella sede di via Mercato).

Per chi ama lo shopping poi cosa c’è di meglio che restare nei paraggi del proprio concept store preferito? Restando a Milano, 10 Corso Como è tempio del lusso e di marchi sperimentali, ma anche tre suite per brevi o lunghi soggiorni; mentre ad Anversa, il negozio più bello della città, Graanmarkt 13, offre pure un magnifico attico di design per sei fortunati ospiti.

E per i golosi? Per loro c’è un nuovo, formidabile abbinamento: è quello fra dolcetti e hotel di lusso. Si uniscono deliziosamente a Parigi per esempio, dove Fauchon, la pasticceria-gastronomia più famosa di Francia, ha aperto il suo primo albergo a cinque stelle (proprio nei pressi del negozio originale, in place de la Madaleine). E a Roma, città in cui da poco più di un anno è nato l’hotel The First Roma Dolce con la sua pasticceria Velo da mille e una «monoporzione» (da sballo il passion fruit cheescake).

Se invece amate la musica ma dopo un concerto piuttosto impegnativo non vi va di prendere la macchina, a Los Angeles c’è l’hotel con il teatro-icona incorporato (lo United Artist Theatre) che fa per voi. Infine, il vero binomio pennichella-shopping compulsivo: al Dubai Mall, negli Emirati Arabi, il centro commerciale più grande del mondo (con 1.200 negozi), c’è Sleep ‘n Shop, capsule in cui concedersi un meritato riposino fra un acquisto e l’altro.

Un sogno chiamato Christian Louboutin: a Parigi in mostra le scarpe del desiderio

Trenta anni di carriera raccontati in dieci stanze (più una) tra prime creazioni – quelle senza suola rossa – e scarpe iconiche. In un luogo dell’infanzia dello stilista, viaggio nel gusto e nelle fonti di ispirazioni di un genio 

Parigi, tra il parco Bois de Vincennes e la porta est della città, il piccolo Christian Louboutin – basco in testa e cartella alla mano – esce dal liceo Elisa Lemonnier, nel cuore del XII arrondissement, e come tutti i giorni torna a casa passando davanti al Palais de la Porte Dorée, il palazzo dalla porta dorata. Sono gli anni ’70, Christian ha circa 12 anni ma la visione di questo edificio gioello dell’Art Deco lo cattura. I bassorilievi, la ricchezza delle sale interne che ospitano il Museo nazionale delle arti dell’Africa e dell’Oceania e l’Acquario tropicale di Parigi.

Un universo, dove bellezza ed esotismo si incontrano, nel quale il giovane Louboutin ama immergersi soprattutto nelle domeniche pomeriggio. Al suo ingresso un cartello invita le visitatrici a non camminare sui mosaici e lo fa con il disegno di una una scarpa dal tacco stilizzata. Un’immagine destinata a diventare un’ossessione per Christian che proprio a quella silhoutte si ispirerà per creare Pigalle, uno dei suoi modelli più popolari: un classico decolleté nero lucido con suola rossa che, anni dopo,  trasformerà il suo creatore da disegnatore di scarpe a icona

Nasce così il sogno di una scarpa che ora viene celebrata a Parigi proprio al Palais de la Porte Dorée dal 26 febbraio al 26 luglio con la mostra “Christian Louboutin: the Exhibition[ist]” curata da Olivier Gabet, direttore del Museo delle arti decorative di Parigi. Un nome – che spiega lo stesso stilista francese – “gioca sul concetto di esibizione e di esibizionismo perché mi piace dare un approccio più sovversivo alla mostra, nel quale esibendo le mie opere mi espongo in prima persona in maniera più intima”. 

In un luogo dei ricordi così caro a Louboutin – non a caso una delle sue prima creazioni si chiama “Maquereau” (sgombro) come un pesce visto al Palais de la Porte Dorée- le sue scarpe vengono esposte per raccontare trenta anni di carriera. Ma non solo. Il percorso, diviso in dieci aree, approfondisce le fonti di ispirazione, i riferimenti, le passioni e le collaborazioni tra le quali spiccano quelle con David Lynch, con Blanca Li, con l’artista neozelandese Lisa Reihana che per lui ha costruito un affresco digitale biografico o con i maestri delle vetrate artistiche della Maison du Vitrail. 

“Lo spazio senza precedenti che Christian Louboutin occupa nella moda contemporanea è dovuto anche al fatto che il suo lavoro ha radici nella cultura popolare, nel senso più nobile della parola“, spiega il curatore Olivier Gabet. Ed è lui a dividere il percorso espositivo in dieci tappe, più una. Si parte dall’anticamera, dove troneggia un disegno delle scarpa con il tacco vietata dal quale tutto ebbe inizio: lo firma Louboutin che scrive “La mia ossessione arriva da questo disegno…dal quale tutto ha avuto origine”.

L’artigianalità, Una Vera e Propria Forma Di Arte

Quando la passione si tramuta in professione vera e propria. Il nostro post della nostra ha come oggetto l’artigiano, il risultato di esperienza, eccellenza, volontà, impegno e cura dei dettagli. Essere artigiano rappresenta una scelta, la volontà di portare avanti la propria passione, nonostante tutto e tutti.

Parlando di lavoro, in ognuno di noi, infatti, esiste una passione nascosta. L’importante è riconoscerla, coltivarla e farla crescere. Se poi la stessa passione è condivisa da più persone, fare ciò che piace diventa più semplice. Facciamo un passo indietro. Per artigianalità si intende la particolare manifattura e/o produzione di tutto ciò che non è stato prodotto industrialmente e che è stato invece realizzato con lavoro prevalentemente, se non esclusivamente manuale, da parte di artigiani. Il significato più antico di artigianalità allude ad una vera e propria forma di arte.

Nella Grecia del V-IV secolo A.C., il significato di artigianalità era racchiuso in una parola, technè, che comprendeva insieme artigianato ed arte, proprio a dimostrare come questi due concetti siano legati fin dal passato. Manualità e artigianalità si traducono non solo nella qualità delle materie prime e del lavoro prestato, ma sono sinonimo anche di originalità, o unicità, e cura dei dettagli, per canoni estetici lontani da quelli imposti dalla grande industria. L’artigianalità, in quest’ottica, può essere anche sinonimo di lusso.

Passiamo anche a degli esempi pratici. Nell’alta moda, settore in cui l’Italia viaggia forte senza temere troppo la concorrenza, abiti e accessori vari sono caratterizzati, oltre che dalla rarità e qualità delle materie prime, anche e soprattutto dall’artigianalità, dal lavoro creativo e manuale di stilisti e maestri sarti. La manualità e artigianalità “made in Italy” racchiude tutta la bellezza dei nostri manufatti, la nostra cultura, la nostra identità. Pensiamo anche ai produttori di vino, professione che richiede una determinata professionalità, per studi, esperienza e acquisizione delle competenze necessarie in azienda. Una professione che impegna la gestione del vigneto in armonia con il clima e le disponibilità del luogo (idriche, nutrizionali, terreno, variabilità biologica), con le problematiche (sostanza organica, batteri, lieviti) al fine di ottenere il miglior risultato.

Essere riconosciuti come “industriali artigiani” è un valore costante nel tempo, e il mondo intero è affascinato dai prodotti della nostra terra, dalla cura nella scelta della materia prima, dalla ricerca di un’altissima qualità e creatività in ogni passaggio della filiera produttiva. E queste sono infatti le peculiarità di un artigiano con la A maiuscola, che deve essere il diretto responsabile nella scelta e nell’acquisto delle materie prime, attraverso la collaborazione con i migliori fornitori, selezionati sulla base dell’altissima qualità, affidabilità e capacità di innovazione dei materiali. Il rapporto con i fornitori è caratterizzato da stretti legami, frutto di un rapporto leale e duraturo nel tempo. In seguito, le elevate competenze dei protagonisti e la specializzazione nelle diverse fasi produttive fanno la differenza. E’ essenziale fornire un supporto attivo e costante, con controlli di qualità rigorosi e continui, che vengono implementati nelle diverse fasi di lavorazione.

In questo contento si inseriscono gli artigiani del caffè di qualità. Il mondo del caffè è ampio e variegato, ed è una sfida affascinante trasformare ogni chicco di caffè in emozione in tazza. Anche il nostro lavoro è il risultato di passione, davvero tanta passione. Dal 2013 nella nostra micro torrefazione mettiamo a frutto tutta l’esperienza di settore maturata negli anni e sperimentiamo ogni giorno nuovi caffè e nuovi profili di tostatura, ricercando sempre il perfetto equilibrio organolettico per ogni chicco. Con un occhio di riguardo alla tecnologia perché, si sa, bisogna restare sempre aggiornati.

Perché essere artigiani, come già detto e ribadito, rappresenta una vera e propria forma d’arte!

Suite della settimana – Valley View Suite at Four Seasons Las Vegas

Ci sono molte ragioni per amare Las Vegas, è famosa in tutto il mondo con sfavillanti luci al neon e ricche località a tema; le meraviglie di Sin City ti garantiranno un soggiorno diverso da qualsiasi cosa tu abbia mai provato prima. Uno dei posti in cui è possibile trascorrere un soggiorno peccaminosamente lussuoso è al Four Seasons di Las Vegas. Se sei in cerca di lusso stravagante, tranquillità e una vista killer, allora la loro Valley View Suite è la stanza che fa per te.


L’hotel ha un ingresso privato al largo di Las Vegas Boulevard e le sue camere e suite sono situate tra il 35 ° e il 39 ° piano della torre della baia di Mandalay. Dal momento che è arroccato in alto sopra la scintillante striscia di Las Vegas, puoi essere sicuro di ottenere viste insuperabili sul Las Vegas Boulevard e sul paesaggio desertico circostante. Non sorprende quindi che la Valley View Suite abbia ampie vedute della valle e delle cime frastagliate della Black Mountain.

A Las Vegas, le dimensioni contano e più grande è, meglio è. La tua suite rimane fedele a questo ed è sovradimensionata, rendendola flessibile per le famiglie. Con una superficie di 170 metri quadrati, comprende soggiorno e sala da pranzo separati, camera da letto, bagno, stanza per gli ospiti, uno studio privato, due armadi di grandi dimensioni e un’ampia cucina. La suite presenta eleganti elementi di design contemporaneo ispirati all’era glamour Art-Deco. La tavolozza dei colori di beige, oro e verde completa molto bene l’art déco e sottolinea l’eleganza come ci si aspetterebbe da un hotel Four Seasons.

Il cuore della suite: la camera da letto ha un letto king size con piumini e cuscini che sicuramente ti manderanno in un beato stato di sonno. La suite dispone anche di un divano letto pieghevole che lo rende perfetto se sei una famiglia o un gruppo.

Goditi una cena accogliente nella sala da pranzo privata che può ospitare sei persone, un servizio di tè e caffè di lusso e vari altri elettrodomestici per la tua comodità. Il bagno (personalmente, il mio spazio preferito) è un posto che non vorrai mai lasciare. Trascorri del tempo in questo lussuoso bagno in marmo e lascia che la doccia completi il tuo risveglio i tuoi sensi o semplicemente scivoli in uno stato di oblio nella vasca da bagno. Quando finalmente decidi di uscire, avvolgiti in un lussuoso accappatoio di spugna e trascorri il resto della giornata senza fare nulla.

Las Vegas ha una reputazione per l’eccellenza culinaria e Four Seasons Las Vegas non delude. Il loro ristorante Veranda offre autentici piatti della cucina italiana e cocktail speciali tra vetrate, un bar e posti a sedere in stile lounge. Oppure vai da Charlie Palmer, dove il famoso chef Charlie Palmer sazierà la tua fame e le tue voglie di pesce abbinate a una lista di vini eclettica.

Prima di fare il check-out, assicurati di regalarti un po ‘di tempo nella loro rinnovata Spa Five Star Spa. Dispone di 12 sale per trattamenti, tra cui due suite per coppie di grandi dimensioni e una Zen Lounge ampliata e un’area commerciale al dettaglio, e utilizza prodotti eco-compatibili come Naturopathica, Phytomer e Pure Fiji.

Costo: 879 USD
Dimensioni: 170 mq.
Occupazione: 4 adulti o 2 adulti e 3 bambini

Perché dovresti andarci?
Con vista sulla città e sul deserto, la suite offre il perfetto mix di stile, serenità e lusso. Le dimensioni della stanza e le funzionalità aggiuntive offerte come un divano letto pieghevole che lo rende perfetto per le famiglie. Dovremo dire che è tutto quello spazio extra che rende questa suite degna di essere vissuta.

Dove: Four Seasons Hotel Las Vegas
3960 Las Vegas Boulevard South
Las Vegas, Nevada 89119
Telefono: +1 (702) 632-5000


“Tradizione e innovazione, tra realtà e futuro: Villa Parens Wine”

Ogni vino ci racconta una storia,Prima di tutto è la storia delle sue origini, dei luoghi in cui è nato, delle terre che lo hanno generato e degli uomini che lo hanno prodotto. Sono storie ricche di umanità e di tradizioni, ed è bello lasciarsi sedurre dai racconti belli e seducenti, lasciarsi che accompagnano in un viaggio immaginario attraverso le terre del vino.

Il vignaiolo è competente e ricercatore, il ricercatore è colui che come tale non si accontenta, va avanti, persevera nello studio e nella sperimentazione, non si culla mai di aver valorizzato un territorio, inoltre perchè il vino ha bisogno di persone vere che si parlano guardandosi negli occhi.

Il vignaiolo ritiene di poter raccontare i suoi vini meglio di chiunque altro, non di rado a volte questa funzione si accosta ad alcuni personaggi, magari in tutt’altre faccende, viene assunta da opinionisti che poco o nulla sanno dei processi in vigna ed in cantina. Il consumatore attuale è (acculturato) cresciuto, è esigente, appassionato e pertanto cerca il vuole conoscere, ed è normale quindi che si rivolga a quella figura professionale che, dall’impianto del vigneto alla messa in bottiglia, può, con cognizione di causa, descrivere l’intero processo. 

Ecco perché risultano cosi determinanti, oltre al contenuto della bottiglia, il racconto della storia, delle origini, della fatica quotidiana, del rapporto con la terra, dei sogni realizzati, e di quelli ancora nel cassetto, per proporre e trasmettere emozioni, è fondamentale proporre emozioni.

Ce lo ha insegnato Giovanni Puiatti di Villa Parens, quando abbiamo chiacchierato con lui di vino.

Quanto conta raccontare il vino che si vuole vendere?
È fondamentale, perchè la qualità ormai è data come un prerequisito. Sapere aggiungere alle qualità organolettiche del prodotto un racconto, una storia,  che lo renda veramente unico, è quello che può determinarne il successo nel mercato. Soprattutto se nel messaggio si riesce a trasmettere un’emozione, oltre a chi siamo, che cosa facciamo e perché.

Che cosa va raccontato? il territorio, le persone o le caratteristiche del vino?

La componente umana è un elemento importante. Giovanni Puiatti è uomo che conosce il mercato internazionale, inoltre ci descrive che oggi essere imprenditore è passione, che deve alimentare un talento, in grado leggere il mercato. Per raccontare la sua, una storia lunga e vissuta, inizia con un padre innovatore ed esteta, che per primo cambia il rapporto con mondo vino, traslandolo da bevanda/alimento a momento emozionale/estetico, e quindi artistico. Perché, ci spiega, anche il vino prima di essere bevanda, è un’idea, nasce dall’uomo. Le storie aiutano a memorizzare quel che il produttore racconta, il perché lo fa, dove lo fa ed in generale tutti quegli elementi della sfera affettiva. La componente umana è l’elemento in più, per determinare il fascino ed il successo del mio vino.

Cosa conta nel racconto del vino?

Primo: Essere efficaci, riuscire, amo ad adottare il punto di vista del pubblico a cui ci rivolgiamo,se riusciamo ad intuire il cosa, i suoi interessi, trasmettere purezza e naturalezza. Le frasi fatte non trasmettono un messaggio emozionale.

Secondo: La strategia, perché è imprescindibile avere ben presente dove si sta andando, capire la comunicazione che ci circonda, sia dei competitor, che del territorio a cui si appartiene. Originalità, è la chiave per distinguersi e direi perseveranza.

Terzo: Evitare di concentrarci su dati statistici, aspetti tecnici, analisi chimiche. Il nostro cervello non è fatto per immagazzinare numeri, è più interessante dire come e per quale motivo è nato un vino o un progetto, ad esempio Villa Parens che rappresenta il sunto e la continuità della storia di famiglia, l’estensione di un sogno e la dichiarazione di un amore.

L’uomo è il protagonista del vino, l’interprete del suo farsi e con il ritmo del lavoro che rimane artigianale, condizionato dalla natura, dal tempo atmosferico, dagli usi, dalle tradizioni e dai gusti. Tutto questo ci conforta per il fatto che il vino non è mai casuale ne banale. Il vino è sempre portatore di valori sani, genuini, della terra e del gusto, della cultura alimentare. In una parola, quando l’amore per l’arte diventa vino è EMOZIONE.

Le scarpe sportive Alex De Pase: un nuovo brand, una nuova idea di lusso

LUSSO E ARTIGIANALITÀ LE BASI DEL BRAND CHE HA GIÀ CONQUISTATO IL MERCATO DEL MEDIO ORIENTE

Tra le tante novità nel mondo dello street wear ci sono le scarpe sportive Alex De Pase. Si tratta però di un progetto che guarda solo in parallelo a quell’universo che si contraddistingue per un mix di abbigliamento sportivo, denim e t-shirt bianche in cotone. Infatti è il mondo del tatuaggio il punto di partenza di un progetto innovativo e inaspettato dedicato alla calzatura di lusso. Ed è proprio quest’ultima parola – lusso – a scandire ogni fase del progetto voluto dal maestro del tatuaggio realistico Alessandro Depase assieme al collettivo creativo Kardif. Il sodalizio sintetizza un’estetica votata al design e spirito ribelle: un binomio che punta a diventare must-have tra gli appassionati di moda.

Manifattura e ispirazione danno vita a una gamma, sia per l’uomo che per la donna, che comprende sneaker e scarpe da corsa e anche un mocassino slip-on. Da qui i creativi non si smuovono. E dichiarano: “La scarpa è forse l’accessorio che più di tutti definisce il nostro stile” afferma il team “così abbiamo pensato che sarebbe stato incredibile poterla rendere speciale. Il tatuaggio realistico è trasporto emotivo, arte, ribellione e l’idea di poter trasferire queste emozioni in una scarpa è davvero una nuova sfida creativa”. “Per la prima volta”, proseguono, “il tatuaggio si declina su una pelle diversa”. I pellami, infatti, sono scelti tra i migliori del made in Italy.

Tuttavia è la suola a contenere il vero saper fare delle scarpe sportive Alex De Pase. Qui, i tatuaggi diventano elemento decorativo e identità stilistica. Sulla superficie, il vitello nappato conversa con la pelle scamosciata, in un continuo mesh up dove il tessuto tecnico incontra il dettaglio decorativo. Gli spike metallici diventano increspature a definire l’allure rock e impertinente della scarpa.

“Arua: Lì, dove la tranquillità trova casa”

In dialetto altoatesino, “A rua” significa pace, spazi personali e affrancarsi dalla quotidianità. Il risultato è un luogo unico per rigenerarsi e sentirsi liberi da ogni pensiero; un complesso creato nel rispetto della natura che lo circonda.

Qui, sopra Merano, troverete un’oasi in cui il tempo si cristallizza nell’attimo del piacere: il design elegante e indimenticabili esperienze culinarie sposano la bellezza dei vigneti, degli alberi di olivo e dei frutteti della zona, rendendo le nostre ville un “rifugio dell’anima”. Per l’anima. Cogliete quell’attimo e date alla vostra vita un ritmo nuovo.

SEI APPARTAMENTI, SEI SOLUZIONI CONCETTUALI

Ambienti in cui sentirsi liberi. Fino in fondo.

L’ampiezza degli ambienti, le finestre che si affacciano su un paesaggio meraviglioso e i materiali naturali plasmano un’atmosfera incantevole. Qui, un design classico ricco di stile, mobili senza tempo e studiati dettagli costituiscono un inscindibile trait d’union.
L’esterno diventa interno con la terrazza che si pone come un’amabile estensione dello spazio abitativo. Dulcis in fundo, un panorama da acquerello in grado di ispirare.

Respirate l’atmosfera mediterranea del giardino impreziosito da un vigneto di 2,5 ettari, magari godendovi una buona lettura. In contrasto con questo scenario, cime scoscese, splendide e maestose, a portata di mano e di cuore…

Non importa se passeggiando nel nostro uliveto, tra quelli situati più in quota qui in Alto Adige, nuotando nell’Infinity Sole Pool riscaldata o rilassandosi nell’apposita sala relax con ampia vetrata: lasciate che la forza e la bellezza della natura vi infondi nuove energie.

Sapori

La colazione sarà servita ogni mattina direttamente nella vostra villa. Dolci e abbondanti prelibatezze regionali assicurano un inizio di giornata fenomenale.

E di sera, fiorisce un bouquet di squisite possibilità…

L’Arua Dinner: nel raffinato ristorante “Texel” situato al piano terra e con caratteristica cucina a vista. In vostra presenza viene proposto un allettante menu di 4 portate, che può essere gustato avendo il tramonto come sfondo.

Ready to cook: se si preferisce cenare da soli, invece, consegneremo le pietanze desiderate direttamente in villa. Dovrete solo terminarne la preparazione passandole, ad esempio, in padella. Per una favolosa cena intima con ingredienti e… ricetta compresi.

Dinner out: il padrone di casa, Otto Mattivi, vi vizierà nel ristorante Hidalgo proponendo il meglio della tradizione culinaria mediterranea. La pasta fatta in casa, i classici altoatesini, le specialità di carne e pesce alla griglia e il famoso Wagyu Beef Tasting, seguiti da dolci eccezionali, delizieranno il vostro palato.

Dall’autunno 2019, potrete godervi il piacere della carne di prima classe: Nel nuovo ristorante di specialità Aomi, anch’esso gestito da Mattivi, diverse varianti del delizioso Wagyu & Kobe Beef vi attenderanno a tavola. Un’esperienza di gusto indimenticabile…

Attraverso il servizio navetta, saremo lieti di organizzare le vostre trasferte per i ristoranti di Postal, situati a circa 25 minuti di trasbordo.

E cosa sarebbero queste delizie culinarie senza l’accompagnamento di un buon bicchiere di rosso o bianco? Potrete trovare vini selezionati anche nella vostra villa, a magnifica conclusione della serata. La possibilità di scelta è sontuosa grazie alle 600 pregiate etichette tra cui optare.

Lago Arredamenti: capacità innovativa e visionaria

Il territorio dà, il territorio riceve. È così che devono andare le cose. Certo, se l’azienda non fosse nata in un contesto come quello veneto – padovano per la precisione – puntellato di piccole aziende con le competenze necessarie a dare forma a molti suoi progetti, sarebbe stato difficile raggiungere i risultati attuali e quelli futuri a cui oggi aspira. Ma la capacità innovativa e visionaria dei figli di Giuseppe Lago – fondatore dell’azienda di arredamento negli anni 80 – è stata a sua volta motore di innovazione per un territorio e un modello imprenditoriale che, in certi casi, dimostrava di aver segnato il passo.

Ma andiamo con ordine: Daniele Lago – ultimo dei dieci figli di Giuseppe – è amministratore delegato dell’azienda di famiglia, mente e anima di un’evoluzione che, in poco più di dieci anni, ha portato da 3 a 35 milioni di euro il fatturato della società, presente in tutto il mondo con 400 punti vendita indiretti, 13 monomarca in Italia e quattro al’estero, e quasi 200 dipendenti . E che, soprattutto, ha imposto il brand come uno dei più dinamici del design italiano, artefice non soltanto di soluzioni per l’arredo originali e attente alle esigenze di un mondo in trasformazione, ma anche di formule commerciali e di marketing inedite, che in taluni casi hanno fatto scuola. Come il «Lago Apartment» lanciato nel 2009, ovvero la possibilità per un partner di mettere il proprio appartamento a disposizione dell’azienda, che ne cura l’interior, in cambio dell’impegno di aprire le porte di casa per promuovere i prodotti stessi di Lago, con eventi e attività di vario genere. Nel 2014 il progetto si è esteso alle strutture ricettive e commerciali, agli uffici e agli spazi real estate. Oggi il «Lago Design Network» è una rete che conta oltre 200 luoghi in tutto il mondo.

Ed è questa la cosa fondamentale per Daniele Lago: essere una comunità: «Quello che accade intorno a un tavolo è più importante del tavolo stesso», è uno dei suoi mantra. La comunità è quella da cui si parte, quella in cui si affondano le radici, certo: è la tradizione di ebanisteria ereditata dai nonni, sono i valori e la cultura che si respirano nella terra in cui si cresce.

Ma poi bisogna cambiare, evolvere: «C’è un’inerzia nei modelli familiari di impresa che ancora resiste nel Nord-Est e in generale in Italia – osserva -. Per me uscire da questa familiocrazia è fondamentale». Ed è quello che ha fatto Lago: «Pur riconoscendo il valore positivo e la qualità del lavoro di nostro padre – racconta – per prima cosa abbiamo cambiato la governance, aprendo a manager e collaboratori esterni, che hanno contribuito con un grande apporto di creatività e innovazione nella progettazione, nei processi produttivi e nella comunicazione».

Lago punta sui mercati esteri con in Marketing digitale

Oggi i fratelli Lago operativi in azienda sono tre: gli altri hanno preso altre strade. Perché, osserva Daniele, «la cosa più importante per fare innovazione è fare ciò che si ama, e non sempre in una famiglia tutti hanno voglia di lavorare nella propria azienda». Il capitalismo del domani, osserva Lago, si fonda sulla capacità di incentivare e motivare i propri dipendenti, facendone una squadra, mettendo assieme le idee. L’evoluzione digitale ha aiutato, costringendo le aziende a rivoluzionare i paradigmi di business, che oggi devono comprendere l’intero ciclo di vita di un prodotto, dalla sua progettazione alla sua commercializzazione e anche oltre, perché oggi un oggetto vive anche nella condivisione sui social del suo utilizzo e Lago è una delle più grandi community digitali del mondo dell’arredo, seconda soltanto a Ikea.

Adesso per l’azienda la sfida è diventare più internazionali: oggi l’export vale circa il 30% del fatturato ma, entro 4-5 anni, l’obiettivo è di rovesciare queste percentuali, anche facendo leva sul modello distributivo e di marketing molto incisivo, diverso da quello dei competitor, che va al di là del prodotto e parla a 25 milioni di persone attraverso i canali digitali.