“Care aziende, guai a stare fermi adesso. Ecco le parole chiave per difendersi”

Semplicità, sobrietà, autenticità e socialità. Ecco le parole che saranno “protagoniste” del dopo emergenza-coronavirus che ha rivoluzionato l’Italia e gli italiani. Da un primo momento di confusione, gli italiani stanno tentando di sviluppare una sorta di vita in digitale. E sono aumentati, proprio negli ultimi giorni, gli acquisti di smartphone, pc e televisori. Segno che gli italiani si stanno attrezzando per rimanere in casa. “E’ normale, però che ci sia una contrazione dei consumi su tutti i fronti. Ci si ferma ovviamente. Ma di fronte a questa situazione la reazione non può che essere emotiva, questo perché non ci sono certezze, c’è un continuo cambiamento delle abitudini giornaliere su quello che si può fare o non può fare, si guardano le foto della gente in fila davanti ai supermercati.

Ma lo sguardo è ormai proietato al futuro, quando questa emergenza sarà solo un brutto ricordo. Tutto tornerà come prima? “Cito Giampaolo Fabris e il suo libro “La società post-crescita. Consumi e Stili di vita” pubblicato nel 2010, che racconta tutto quello che è successo dalla grande crisi del 2008. Come sono cambiati e in maniera radicale, i comportamenti dei consumatori. La ricerca del superfluo, l’eccesso del lusso, la fedeltà alle marche sono tutte cose che vengono completamente meno. Ecco, credo che questo è quello che potrebbe accadere quando passerà l’emergenza coronavirus.

Si accentueranno alcune cose, in particolar modo i consumatori andranno a cercare la semplicità, la sobrietà e l’autenticità. Penso ai prodotti biologici, naturali, fatti in casa, fatti bene, del territorio, insomma tutte cose che garantiscono autenticità del territorio e che saranno di grandissimo interesse”.

Si manifesterà soprattutto nel tessuto agroalimentare, che ha una grande valenza emozionale, simbolica e psicologica. “Se dovesse continuare questa emergenza sarebbe la recessione economica più grave della storia dell’umanità”. Rimane il problema di cercare di capire come fare a sapere qual è “meno a più valore””.

Intanto le aziende non possono rimanere con le mani in mano: “Ci sono troppe aziende silenti e questo è un suicidio. Le aziende, intanto, possono fare due cose: da una parte cercare di trovare alternative distributive, come il delivery però supportato da piattaforme digitali, quindi dei siti ben fatti e fruibili. Mi pare che sia necessario fare un lavoro importante sull’e-commerce che poi rimarrà come eredità.

La seconda cosa è la brand reputation. Se l’azienda blasonata non vuole finire nella gdo, deve dare delle alternative al suo cliente. Ecco allora una situazione di brand reputation, cioè devono dirmi dove trovare, per esempio quel vino, comunicare dove poterlo andare a prendere, quali sono le enoteche che ce l’hanno, se fanno delivery. Insomma bisogna attrezzarsi per dare informazioni. La brand reputation, però, si costruisce nel tempo”.

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