Un sogno chiamato Christian Louboutin: a Parigi in mostra le scarpe del desiderio

Trenta anni di carriera raccontati in dieci stanze (più una) tra prime creazioni – quelle senza suola rossa – e scarpe iconiche. In un luogo dell’infanzia dello stilista, viaggio nel gusto e nelle fonti di ispirazioni di un genio 

Parigi, tra il parco Bois de Vincennes e la porta est della città, il piccolo Christian Louboutin – basco in testa e cartella alla mano – esce dal liceo Elisa Lemonnier, nel cuore del XII arrondissement, e come tutti i giorni torna a casa passando davanti al Palais de la Porte Dorée, il palazzo dalla porta dorata. Sono gli anni ’70, Christian ha circa 12 anni ma la visione di questo edificio gioello dell’Art Deco lo cattura. I bassorilievi, la ricchezza delle sale interne che ospitano il Museo nazionale delle arti dell’Africa e dell’Oceania e l’Acquario tropicale di Parigi.

Un universo, dove bellezza ed esotismo si incontrano, nel quale il giovane Louboutin ama immergersi soprattutto nelle domeniche pomeriggio. Al suo ingresso un cartello invita le visitatrici a non camminare sui mosaici e lo fa con il disegno di una una scarpa dal tacco stilizzata. Un’immagine destinata a diventare un’ossessione per Christian che proprio a quella silhoutte si ispirerà per creare Pigalle, uno dei suoi modelli più popolari: un classico decolleté nero lucido con suola rossa che, anni dopo,  trasformerà il suo creatore da disegnatore di scarpe a icona

Nasce così il sogno di una scarpa che ora viene celebrata a Parigi proprio al Palais de la Porte Dorée dal 26 febbraio al 26 luglio con la mostra “Christian Louboutin: the Exhibition[ist]” curata da Olivier Gabet, direttore del Museo delle arti decorative di Parigi. Un nome – che spiega lo stesso stilista francese – “gioca sul concetto di esibizione e di esibizionismo perché mi piace dare un approccio più sovversivo alla mostra, nel quale esibendo le mie opere mi espongo in prima persona in maniera più intima”. 

In un luogo dei ricordi così caro a Louboutin – non a caso una delle sue prima creazioni si chiama “Maquereau” (sgombro) come un pesce visto al Palais de la Porte Dorée- le sue scarpe vengono esposte per raccontare trenta anni di carriera. Ma non solo. Il percorso, diviso in dieci aree, approfondisce le fonti di ispirazione, i riferimenti, le passioni e le collaborazioni tra le quali spiccano quelle con David Lynch, con Blanca Li, con l’artista neozelandese Lisa Reihana che per lui ha costruito un affresco digitale biografico o con i maestri delle vetrate artistiche della Maison du Vitrail. 

“Lo spazio senza precedenti che Christian Louboutin occupa nella moda contemporanea è dovuto anche al fatto che il suo lavoro ha radici nella cultura popolare, nel senso più nobile della parola“, spiega il curatore Olivier Gabet. Ed è lui a dividere il percorso espositivo in dieci tappe, più una. Si parte dall’anticamera, dove troneggia un disegno delle scarpa con il tacco vietata dal quale tutto ebbe inizio: lo firma Louboutin che scrive “La mia ossessione arriva da questo disegno…dal quale tutto ha avuto origine”.

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